“Ho messo la pistola vicino a Mansouri perché temevo le conseguenze di quello che era accaduto”. Queste sono le parole di Carmelo Cinturrino, il poliziotto arrestato questa mattina, lunedì 23 febbraio, per l’omicidio di Abderrahim Mansouri, ucciso il 26 gennaio a Rogoredo. L’assistente capo del Commissariato di Mecenate a Milano ha parlato nel pomeriggio con il suo avvocato, Pietro Porciani, e ha riconosciuto le sue responsabilità. Cinturrino ha spiegato di essersi accorto solo mentre sparava che “quello che aveva in mano era un sasso”, aggiungendo di aver poi “detto al mio collega di andare a pigliare lo zaino, sapeva cosa c’era dentro”. Secondo la ricostruzione della Procura, nello zaino si trovava una replica della pistola Beretta 92 che Cinturrino avrebbe posizionato accanto a Mansouri mentre stava morendo, nel tentativo di alterare le indagini.
Attualmente detenuto nel carcere di San Vittore, Cinturrino sarà ascoltato domani dal giudice per le indagini preliminari Domenico Santoro nell’interrogatorio di convalida del fermo. Secondo quanto emerso dalle indagini condotte dal pm Giovanni Tarzia, Cinturrino avrebbe sparato “coscientemente e volontariamente” verso Mansouri, il quale stava cercando una via di fuga e riparo tra i cespugli di via Impastato. La vittima è stata colpita alla testa con un proiettile esploso dalla sua pistola d’ordinanza calibro 9X19. Dopo aver sparato, Cinturrino si è avvicinato al corpo e lo ha “girato”, attendendo “22 minuti” prima di “allertare i soccorsi”. Per l’accusa, questo tempo sarebbe stato utilizzato per “modificare la scena del delitto” e piazzare la pistola finta accanto a Mansouri, al fine di inscenare una “situazione compatibile con la falsa versione” della legittima difesa.
Cinturrino ha sparato alle 17:33. Più precisamente, il colpo è avvenuto tra le 17:33 e 2 secondi, quando Mansouri ha effettuato uno screenshot del proprio cellulare, e le 17:33 e 40 secondi, quando le telecamere di sorveglianza hanno ripreso un collega del 42enne correre verso l’auto con cui si è diretto al Commissariato di Mecenate. Il poliziotto era andato a prendere lo zaino che, secondo l’accusa, conteneva la replica della Beretta piazzata accanto al 28enne ormai in fin di vita. Sulla pistola finta sono state trovate tracce biologiche di Cinturrino e di un altro soggetto, ma non di Mansouri, il quale aveva solo il cellulare e un sasso in mano.
Stando a quanto riferito dagli agenti coinvolti nell’inchiesta, nessuno aveva intimato l’alt a Mansouri né tantomeno gridato “fermo polizia”. Un testimone oculare dello sparo, identificato dagli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, che rappresentano la famiglia della vittima, ha riferito che il 28enne era caduto con “la faccia verso il terreno”, mentre era stato trovato dai soccorsi con il viso rivolto verso l’alto. I soccorsi sono stati chiamati alle 17:55 e alle 18:31 il 28enne è stato dichiarato morto.
Il pm Tarzia ha chiesto per Cinturrino la custodia cautelare in carcere, evidenziando il rischio di inquinamento probatorio, di reiterazione del reato e la pericolosità sociale. Durante le indagini, sono emersi i “metodi di intervento” discutibili del 42enne durante le operazioni di contrasto allo spaccio di stupefacenti. È stato riferito che Cinturrino fosse solito “percuotere” i frequentatori del “bosco di Rogoredo” utilizzando un martello ed è stato descritto come “una persona pericolosa, aggressiva e violenta”. Gli stessi quattro agenti, indagati a loro volta per favoreggiamento e omissione di soccorso, hanno dichiarato di aver mentito all’inizio perché avevano “paura” che Cinturrino “potesse” anche “sparargli”.
Secondo l’accusa, il movente dell’omicidio sarebbe da ricercare nella “pregressa conoscenza” tra Cinturrino e Mansouri. Il 42enne aveva ammesso di aver riconosciuto Mansouri. Tuttavia, alcuni testimoni hanno riferito che c’era dell’altro. Pare, infatti, che Cinturrino chiedesse una sorta di “pizzo” al 28enne, in particolare soldi e droga fino a 200 euro e cinque grammi di cocaina al giorno. Mansouri, però, negli ultimi mesi si sarebbe rifiutato di pagare e avrebbe voluto denunciarlo.



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