Un incubo di molestie sessuali e intimidazioni ha segnato la vita di due adolescenti originarie del Salento, che hanno trovato il coraggio di raccontare la loro drammatica esperienza durante un incidente probatorio. Le giovani, ascoltate in un’aula di tribunale, hanno confermato le gravi accuse rivolte ai loro familiari, tra cui i genitori e il nonno, sebbene i dettagli specifici siano protetti da normative sulla privacy.
La situazione è venuta alla luce quando una delle sorelle ha chiesto aiuto a un’insegnante, rivelando: “Mi aiuti, si metta in contatto con mia sorella, perché il mio telefonino è stato sequestrato.” Questa richiesta disperata ha svelato un contesto di violenze e abusi che ha coinvolto entrambe le ragazze. Le vittime hanno raccontato di essere state sottoposte a percosse, di aver subito strappi ai capelli e di essere state isolate dai genitori, che hanno persino confiscato i loro telefoni per impedirne il contatto con l’esterno.
Il nonno delle ragazze, padre della madre, è accusato di violenza sessuale nei loro confronti. Secondo le indagini, l’anziano avrebbe approfittato delle occasioni in cui le ragazze erano sole durante i pranzi e le cene familiari. Le minacce rivolte alle nipoti sarebbero state pesanti: “Non dite nulla o scoppia il caos”, una frase che ha alimentato la paura e il silenzio delle giovani, le quali temevano ritorsioni se avessero osato raccontare la verità.
A far da sfondo a questa tragica vicenda c’è un padre descritto come un vero e proprio “padrone” della casa, che avrebbe esercitato un controllo totale sulle figlie, supportato dalla complicità della moglie. Le violenze domestiche avrebbero portato a episodi di violenza fisica, con calci, schiaffi e pugni che avrebbero lasciato segni evidenti sul corpo di una delle ragazze. Quest’ultima ha giustificato gli ecchimosi e le lesioni al volto, sostenendo di essere stata coinvolta in un incidente in moto.
La madre, invece di proteggere le figlie, avrebbe contribuito a perpetuare il clima di terrore in casa. Non solo non sarebbe intervenuta per fermare gli abusi, ma avrebbe anche minacciato le ragazze affinché ritirassero le accuse presentate ai carabinieri. Questo comportamento ha ulteriormente complicato la già difficile situazione delle vittime, costrette a vivere in un ambiente ostile e pericoloso.
Nonostante le pressioni e le intimidazioni subite, il 3 marzo le due ragazze hanno deciso di recarsi in caserma per formalizzare una denuncia contro i familiari. La loro scelta di rompere il silenzio è stata determinante e ha avviato un’indagine che potrebbe portare a misure cautelari nei confronti dei familiari coinvolti, considerando la gravità delle accuse mosse.
La vicenda ha suscitato grande attenzione e preoccupazione nella comunità locale, evidenziando la necessità di garantire protezione e supporto alle vittime di abusi domestici. Le autorità stanno ora approfondendo le indagini per accertare la verità dei fatti e assicurare che i responsabili siano chiamati a rispondere delle loro azioni.



Add comment