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Silvia Salis, il retroscena: disposta a tutto per diventare l’anti-Meloni



Silvia Salis si presenta come una figura alternativa a Giorgia Meloni, ma solo se formalmente invitata.  Rappresenta l’immagine più istituzionale del centrosinistra, in contrapposizione a Ilaria Salis, europarlamentare che ha scelto questa carica per evitare un processo, pur rimanendo sotto l’attenzione di diverse procure europee, non solo ungheresi.



Le contraddizioni all’interno della sinistra sono evidenti. La Salis, nota per la sua carriera nel lancio del martello, si è dichiarata disponibile a guidare il centrosinistra in Italia, qualora venisse designata come prima scelta. Tuttavia, ritenendosi dotata di capacità straordinarie, si rifiuta di partecipare alle primarie, considerate un processo democratico di base, in particolare per una figura politica di alto profilo come la sua.  Con il suo stile etereo e avvolgente, capace di conquistare il consenso con un semplice gesto, la Salis, che predilige l’abbigliamento bianco immacolato, si aspetta che l’intero campo largo le offra il sostegno, idealmente con gesti di affetto simbolici. Attualmente, l’unico a sostenerla pubblicamente è Matteo Renzi, suo storico sostenitore.  Tale sostegno, tuttavia, è considerato insufficiente, motivo per cui la Salis lo mantiene in una posizione secondaria, evitando di compromettere la sua immagine con il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle, che rappresentano la base elettorale più ampia.

Elly Schlein e Giuseppe Conte, naturalmente, non la considerano una figura gradita e la invitano a confrontarsi nelle primarie, con l’obiettivo di sconfiggerla e risolvere la questione. La Salis, tuttavia, evita un confronto diretto, anche a livello verbale.  Dopo aver espresso la sua disponibilità, la sindaca ha immediatamente precisato che, a suo parere, sarebbe altrettanto soddisfatta di continuare il suo mandato a Genova.  Sottolinea, infatti, che nella città ci sono ancora numerose questioni da affrontare, molte delle quali, a dire il vero, rimangono irrisolte.  Il suo braccio destro, Alessandro Terrile, esponente del Partito Democratico non schierato con Schlein, è costantemente impegnato nel lavoro amministrativo, mentre la Salis si dedica a incontri pubblici e attività di comunicazione.  Questa ritirata strategica consente di allentare le tensioni, creando le condizioni per una ripresa più efficace.

È necessario riconoscere con franchezza che le donne sono spesso in competizione tra loro, e l’idea che chi assistiamo tra noi sia una rarità è una semplificazione eccessiva. Nell’universo femminile, la competizione si manifesta su diversi livelli, tra cui bellezza, età e relazioni sentimentali.

È possibile che la sindaca Salis provi una certa avversione per il concetto di primarie proprio per evitare tale competizione.  Infatti, in termini di bellezza, età e relazioni sentimentali – essendo coniugata con il noto e stimato regista Fausto Brizzi, che le fornisce preziose indicazioni sulla comunicazione e sull’immagine pubblica – la sindaca non teme rivali. Tuttavia, si sente meno sicura riguardo ai voti, che sono fondamentali per la democrazia, e preferisce quindi un’incoronazione diretta.

Le primarie, per lei, rappresenterebbero una sfida: richiedono di prendere una posizione chiara e di mantenere una coerenza con essa.  Al contrario, la sindaca Salis si comporta come una modella politica; meglio ancora, un’indossatrice: qualsiasi ruolo le venga assegnato, lo interpreta con disinvoltura e lo indossa con naturalezza.

La Flottilla che salpa dal porto di Genova è un esempio di questo adattamento. La sindaca indossa la kefiah e partecipa al corteo pro-Palestina, invocando la fine del genocidio.

Successivamente, si ritrova in una posa elegante e ammiccante, vestita come una manager con i piedi stanchi, con accanto alle estremità scalze un paio di scarpe Manolo Blahnik del valore di 1.200 euro.  Questo potrebbe essere interpretato come un affronto all’elettorato progressista e grillino.

La destra, percepita come meno sofisticata, potrebbe essere l’unica a reagire alla polemica della solita sinistra radical chic, che predica bene e razzola male. Il campo largo, per ottenere la vittoria, deve abbracciare tutte le posizioni, e non esiste miglior contenitore di un vuoto di pensieri e valori da riempire.  Pertanto, Silvia, con il suo vasto guardaroba che rappresenta la sinistra anti-Meloni, si presenta come un’opzione adatta a tutte le stagioni e a tutte le fasce di reddito imponibile. Il passaggio dal salario minimo all’alta moda per tutti rappresenta un notevole salto logico.

Al centro del dibattito politico si pone la questione del vuoto a sinistra, percepito come un vantaggio strategico, in quanto evita potenziali conflitti interni.  Ci si interroga, tuttavia, sulla legittimità della candidatura di un’ex atleta, pur di talento, che prima del suo ritiro dall’attività sportiva non godeva di una notorietà significativa al di fuori della Liguria, a guidare il Paese dopo un anno e mezzo di amministrazione cittadina, senza aver conseguito risultati particolarmente rilevanti.  Si pone inoltre la domanda su come possa essa sfidare una figura politica con trent’anni di esperienza, riconosciuta e apprezzata a livello internazionale.

La risposta risiede nella natura del “campo largo” che critica Meloni per la mancanza di una squadra coesa. In tale contesto, il valore del leader risiede nella sua capacità di essere poco influente e di non imporre la propria volontà.  Questo consente di rappresentare un ampio spettro di interessi, evitando di generare tensioni interne e di seguire le indicazioni dei leader di partito.  Tentare di agire in modo autonomo e di far valere il proprio peso, come fecero Romano Prodi e Matteo Renzi, comporta il rischio di essere rapidamente estromessi dal partito.

La sua candidatura vincente a Genova è stata, in sostanza, il risultato di un accordo tra diverse correnti di sinistra, finalizzato alla sua elezione e alla successiva spartizione del potere.  Con il Movimento 5 Stelle in posizione di osservatore, ruolo che Giuseppe Conte non è disposto ad assumere a livello nazionale, si pone una delle principali sfide.  La sua elezione è stata sostenuta da figure come la renziana Raffaella Paita, l’ex assessore Terrile, erede del potere dell’ex governatore Claudio Burlando, l’anima catto-progressista-scout dell’ex ministra Roberta Pinotti e il sostegno del compagno di gioventù e di attività sportiva, Armando Sanna, noto per la sua popolarità tra gli elettori piuttosto che per le sue capacità atletiche.  Queste stesse figure continuano a sostenerla, pur mantenendo il controllo della sua azione politica.

Il marito, Brizzi, ha contribuito alla sua immagine pubblica, e l’ex martellista, che aveva anche intrapreso la carriera giornalistica presso Samp Tv, si è ritrovata proiettata nel mondo dello spettacolo.  Anche il matrimonio con un regista milionario può essere considerato una forma di talento.

Considerato che la signora Salis si è dichiarata disponibile, ma non si prevedono ritiri da parte degli altri candidati, la questione centrale è se l’ex sindaco di Firenze accetterà l’invito dell’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi a partecipare alle primarie.  Renzi ha espresso preoccupazione per la possibilità che una sua candidatura possa portare alla frammentazione del voto a sinistra, con conseguente rischio di vittoria per la coalizione avversaria.  Si attende di verificare se la signora Salis deciderà di intraprendere questa sfida, consapevole dei potenziali rischi e delle conseguenze che tale decisione potrebbe comportare.

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