Nuovi attacchi tra Iran, Israele e Golfo: 32 feriti in Bahrain. La Nato intercetta un missile su Turchia. Petrolio oltre 100 dollari, gas in rialzo.
La crisi in Iran continua ad allargarsi dopo l’attacco condotto da USA e Israele, con una nuova giornata segnata da raid incrociati, allarmi nel Golfo e ripercussioni immediate sui mercati energetici. Nelle ultime ore, secondo gli aggiornamenti disponibili, si registrano ulteriori azioni militari nella regione, mentre cresce la pressione diplomatica e aumentano le preoccupazioni per la sicurezza delle rotte e delle infrastrutture strategiche.
Sul fronte economico, l’escalation ha già prodotto effetti sensibili: il petrolio ha superato i 100 dollari al barile e, in parallelo, è in crescita anche il prezzo del gas. L’aumento delle quotazioni energetiche viene letto come una risposta diretta all’instabilità nell’area e al rischio di interruzioni lungo i corridoi di approvvigionamento, in un contesto in cui i Paesi del Golfo risultano nuovamente esposti a minacce e attacchi.
Tra gli episodi riportati, un attacco iraniano con drone ha colpito il Bahrain, causando 32 feriti. L’evento si inserisce in una sequenza di azioni che hanno interessato l’area del Golfo, dove vengono segnalati ancora raid e tentativi di colpire obiettivi considerati sensibili. La situazione resta fluida e le autorità locali sono impegnate nella gestione dell’emergenza e nel rafforzamento delle misure di difesa.
Nel quadro della risposta difensiva, viene riferito che le difese Nato hanno distrutto sopra la Turchia un missile balistico lanciato da Teheran nell’est del Mar Mediterraneo. L’intercettazione, secondo quanto riportato, rappresenta un passaggio rilevante perché conferma l’innalzamento del livello di allerta anche oltre l’area immediatamente coinvolta dagli scontri e sottolinea il rischio di un ampliamento geografico degli incidenti.
Sul piano politico europeo, la tensione coinvolge direttamente anche il Mediterraneo orientale. In visita a Cipro, Emmanuel Macron ha collegato esplicitamente la sicurezza dell’isola alla protezione dell’intero continente, dichiarando: “Attacco all’isola è attacco all’Europa”. La frase arriva in un momento in cui la comunità internazionale osserva con attenzione i segnali di possibile estensione del conflitto e l’aumento di episodi che possono avere impatti su Paesi alleati e su aree di interesse strategico.
Intanto Israele ha annunciato nuovi raid su Libano e Teheran, indicando quindi un’ulteriore intensificazione delle operazioni. L’annuncio contribuisce ad alimentare l’incertezza sulle prossime mosse militari e sulle possibili reazioni, in un quadro in cui la catena di ritorsioni e controritorsioni appare ancora aperta.
Dalla Russia arrivano segnali di coinvolgimento politico sul dossier iraniano: Vladimir Putin si è congratulato con la nuova Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei. Nel racconto delle ultime ore si inserisce anche la valutazione del presidente statunitense Donald Trump, riportata così: “non durerà a lungo”. Le parole, in un contesto già altamente polarizzato, evidenziano la dimensione politica interna ed esterna che si intreccia con gli eventi sul terreno.
In serata si è aggiunto un passaggio diplomatico di rilievo: un colloquio telefonico tra Donald Trump e Vladimir Putin sulla situazione in Iran. A riferirlo ai giornalisti, secondo quanto riportato, è stato il consigliere presidenziale per gli affari internazionali Yuri Ushakov, citato dalla Tass. Nella ricostruzione diffusa, Ushakov ha dichiarato: “Questa sera c’è stato un colloquio telefonico tra i presidenti della Federazione Russa e degli Stati Uniti”. Si tratta del primo contatto noto dall’inizio dell’attacco statunitense e israeliano all’Iran, oltre che del primo colloquio tra i due leader da più di due mesi.
Sempre secondo la stessa fonte, Putin avrebbe “posto l’accento sull’Iran e sui negoziati sull’Ucraina” e Trump avrebbe “nuovamente espresso l’interesse per un cessate il fuoco rapido e una soluzione a lungo termine in Ucraina”. Nel resoconto attribuito a Ushakov compaiono inoltre altri temi trattati durante la chiamata: “I leader di Russia e Stati Uniti hanno discusso anche della questione venezuelana” e “hanno espresso la volontà di comunicare regolarmente”.



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