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Tommaso Cerno provoca: “Preferisco essere Giuda che Gesù, al Tg2 mi faccio da parte se serve”



Il nome di Tommaso Cerno è al centro del dibattito mediatico. Il giornalista, noto per il suo percorso professionale che lo ha visto dirigere testate come Il Giornale, Il Tempo e L’Espresso, è ora protagonista su Rai2 con la striscia informativa “2 di Picche”, in onda dopo il Tg2. La trasmissione, che dura appena tre minuti, ha suscitato critiche fin dal suo debutto, soprattutto per la sua collocazione temporale a ridosso del referendum. Secondo il sindacato dei giornalisti Rai, l’Usigrai, e alcuni esponenti dell’opposizione, il programma avrebbe un tono propagandistico favorevole al governo.



Nonostante le polemiche, Cerno si dice entusiasta dell’attenzione generata dal suo intervento televisivo. “Sono entusiasta dell’attenzione enorme che suscitano i miei tre minuti. Ho fatto i calcoli: conduttori che sono in onda da anni non fanno il 5% di share,” ha dichiarato il giornalista. La trasmissione ha infatti registrato un risultato di poco superiore al 5% di share, un dato che Cerno considera significativo per un format così breve e giovane.

Il giornalista non si sottrae alle critiche, anzi le accoglie con consapevolezza: “Ben vengano le critiche, soprattutto quelle vere. Ne prendo atto: sono tutto tranne che infallibile.” La sua apertura al confronto riflette la sua visione del ruolo del giornalista, che lui stesso definisce un “libero pensatore”. Con ironia, aggiunge: “Meno male che non sono stato un’ora in onda, sennò ci finivano l’inchiostro.”

La figura di Tommaso Cerno, che si distingue per il suo approccio diretto e senza filtri, ha attirato opinioni contrastanti. Alcuni lo elogiano come opinionista incisivo, mentre altri lo criticano come conduttore poco efficace. Lui stesso si definisce più giornalista che conduttore: “Non sono un conduttore. Sono un giornalista e anche questa parola ‘opinionista’ non capisco bene cosa voglia dire. Ci sono le opinioni e ci sono i pistolotti; io funziono quando posso dire quello che penso.”

In passato, Cerno ha rinunciato a progetti più complessi come “Barabba” su Rai3 e altri programmi strutturati. La scelta sembra coerente con la sua volontà di mantenere una forma di comunicazione diretta e immediata, che gli consenta di esprimere liberamente le sue idee. “Questa piccola striscia è un’opinione appoggiata in un momento della televisione, ma ha una vita anche fuori dalla televisione,” ha spiegato.

Un aspetto interessante del format di “2 di Picche” è la sua diffusione sui social media e altre piattaforme digitali. Cerno sottolinea come il programma stia sperimentando nuove modalità di comunicazione, in linea con l’evoluzione del giornalismo moderno. “Fanpage è l’esempio di come può cambiare il giornalismo. Avete fatto delle rivoluzioni attraverso modelli di comunicazione nuovi che hanno imposto a quelli tradizionali, televisioni e giornali, di seguire le vostre indicazioni,” ha affermato.

Il giornalista vede nel digitale una possibilità per raggiungere un pubblico più ampio e diversificato, senza vincoli di orario o piattaforma: “2 di Picche è girato sui social, sulle piattaforme in maniera straordinaria. Può diventare un appuntamento che non necessariamente costringe le persone a restare alle 14:00 davanti alla televisione.”

Quando gli viene chiesto se tre minuti siano sufficienti per fare informazione, Cerno risponde con sincerità: “Sì, sono suggestioni e io cerco di fare quello che mi viene spontaneo. Non voglio avere ragione; quando troppa gente mi dà ragione penso di essere cascato nel banale.” La sua ambizione è quella di stimolare riflessioni nei telespettatori, incoraggiandoli a pensare liberamente.

Il futuro del programma rimane incerto, ma Tommaso Cerno sembra determinato a proseguire con il suo approccio unico e provocatorio. La sua visione del giornalismo e dell’informazione si basa sull’autenticità e sulla capacità di adattarsi ai cambiamenti del panorama mediatico. In un contesto in cui la comunicazione evolve rapidamente, il giornalista sembra voler giocare un ruolo attivo nel definire nuovi standard per l’informazione televisiva e digitale.

La sfida di “2 di Picche” è appena iniziata, ma l’impatto generato nei primi episodi dimostra che anche pochi minuti possono fare la differenza nel panorama mediatico italiano.



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