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Trump contro Papa Leone: “Debole e pessimo sulla politica estera”



Donald Trump ha attaccato pubblicamente Papa Leone, indicato come il primo pontefice americano nella storia della Chiesa cattolica, con un lungo intervento pubblicato su Truth mentre si trovava a bordo dell’Air Force One di rientro dalla Florida. Nel messaggio, il presidente degli Stati Uniti ha rivolto critiche dirette al nuovo pontefice, definendolo un “debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera” e sostenendo che le sue posizioni inciderebbero anche sul rapporto tra Casa Bianca e Vaticano.



Nel testo, Trump ha collegato l’attacco alle parole pronunciate dal pontefice in occasione di una veglia di preghiera nella basilica vaticana di San Pietro, nelle stesse ore in cui, secondo il racconto, Stati Uniti e Iran stavano portando avanti colloqui di pace in Pakistan, poi falliti. Il presidente ha contestato il modo in cui il Papa avrebbe impostato il tema delle paure legate all’amministrazione americana, contrapponendolo a quanto accaduto durante la pandemia. Nel post, Trump ha scritto: “Parla della paura nei confronti dell’amministrazione Trump, ma non menziona la paura che la chiesa cattolica, e tutte le altre organizzazioni cristiane, hanno provato durante il Covid, quando venivano arrestati sacerdoti, ministri di culto e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose”.

L’intervento prosegue con riferimenti alla famiglia del pontefice. Trump afferma di preferire il fratello del Papa, presentandolo come più vicino alle proprie posizioni politiche: “Preferisco di gran lunga suo fratello Louis perché è totalmente Maga. Lui ha capito tutto”. Nel medesimo passaggio, il presidente accusa Papa Leone di un atteggiamento ritenuto permissivo verso Iran sul tema nucleare, sostenendo che il pontefice lo considererebbe accettabile: “ritenere accettabile che l’Iran possieda l’arma nucleare”.

Nel post viene poi richiamata anche la politica estera americana in America Latina, con un passaggio dedicato al Venezuela. Trump respinge l’idea che il Papa possa criticare un’azione militare statunitense, motivandola con ragioni di sicurezza interna legate al traffico di droga e all’immigrazione criminale. Nel testo pubblicato su Truth, il presidente scrive: “Non voglio un Papa che trovi terribile il fatto che l’America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti e che, ancor peggio, stava svuotando le proprie carceri riversando nel nostro Paese assassini, spacciatori e criminali violenti”. Nello stesso blocco, Trump aggiunge un’ulteriore critica alle prese di posizione del pontefice nei confronti dell’amministrazione americana: “E non voglio un Papa che critichi il presidente americano poiché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia”.

Uno dei punti centrali del messaggio riguarda la rivendicazione, da parte del presidente, di un presunto peso nella scelta del pontefice, identificato nel testo come Louis Prevost. Trump sostiene che la nomina sarebbe stata inattesa e che la decisione avrebbe avuto a che fare anche con l’esigenza di gestire il rapporto con lui. Nel passaggio riportato, si legge: “Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa sconcertante. Non figurava in nessuna lista dei papabili ed è stato scelto dalla Chiesa esclusivamente perché americano; si riteneva, infatti, che quello fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente Donald J. Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano”.

Nelle righe successive, il presidente torna a giudicare l’atteggiamento del pontefice su criminalità e armi nucleari, introducendo anche un riferimento a incontri con figure vicine al mondo democratico. Trump scrive: “Purtroppo”, ha proseguito Trump, “l’atteggiamento di Leone, troppo debole sul fronte della criminalità e su quello delle armi nucleari, non mi va affatto a genio. Né mi piace il fatto che incontri simpatizzanti di Obama come David Axelrod, un fallito della sinistra, uno di coloro che avrebbero voluto vedere arrestati fedeli e membri del clero”.

Il messaggio si chiude con un invito rivolto direttamente al pontefice a modificare la propria linea, con toni netti e un richiamo a concentrarsi sul ruolo religioso piuttosto che politico. Nel testo integrale pubblicato, Trump conclude: “Leone”, ha insistito il presidente americano “dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di Papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un Grande Papa, anziché un politico. Questo comportamento gli sta arrecando un danno gravissimo e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la chiesa cattolica!”.

L’intervento, diffuso mentre il presidente era in viaggio sull’Air Force One e rilanciato attraverso Truth, segna una presa di posizione pubblica e articolata nei confronti di Papa Leone, con contestazioni che spaziano dalla gestione della criminalità alle scelte di politica estera e ai rapporti con esponenti dell’area legata a Obama come David Axelrod. Il contenuto del post, per estensione e per i temi affrontati, colloca il confronto tra presidenza statunitense e vertice della Chiesa cattolica su un piano dichiaratamente politico, in un momento in cui la figura del primo pontefice americano attira attenzione internazionale.

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