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Undicenne abbandonato dal bus nella neve: aperta un’inchiesta. La madre: “È tornato in ipotermia”



La vicenda di un bambino di 11 anni, costretto a percorrere oltre 6 chilometri a piedi sotto la neve, continua a suscitare forti reazioni e indignazione. L’episodio è avvenuto il 27 gennaio scorso, quando il giovane è stato fatto scendere da un autobus della linea 30 Calalzo-Cortina perché non in possesso del nuovo biglietto da 10 euro, introdotto di recente. La Procura di Belluno ha avviato un’inchiesta per chiarire i dettagli di quanto accaduto, mentre l’azienda di trasporti Dolomiti Bus ha avviato un’indagine interna. L’autista coinvolto è stato sospeso dal servizio.



Il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ha espresso la sua solidarietà alla famiglia del ragazzo e ha accolto favorevolmente l’apertura dell’inchiesta da parte della Procura. “Esprimo la mia vicinanza alla famiglia e al giovane ragazzino bellunese e accolgo con favore la decisione della Procura di Belluno di aprire un’inchiesta su un fatto che va chiarito fino in fondo,” ha dichiarato Stefani. Ha sottolineato che l’episodio ha messo in pericolo il bambino e ha scosso l’intera nazione. “Concentriamoci sui fatti – ha aggiunto – un bambino è stato abbandonato sotto la neve e costretto a raggiungere a piedi la sua abitazione, dove è giunto dopo 6 chilometri di cammino e in condizioni di ipotermia. Tutto ciò è disumano e non ha nulla a che fare con la cultura dei veneti, che sono una comunità umana, unita e generosa.”

L’azienda Linea Spa, che gestisce la corsa in questione per conto di Dolomiti Bus, ha espresso “rammarico” per l’accaduto, dichiarando di essere “sollevata” che non vi siano state conseguenze più gravi. Secondo le ricostruzioni, il bambino stava tornando da San Vito a Vodo di Cadore dopo la scuola, ma non aveva il nuovo biglietto olimpico giornaliero che era entrato in vigore da pochi giorni.

Il ragazzo ha raccontato la sua esperienza ai giornali, spiegando: “Quella strada la conoscevo. L’avevamo fatta tante volte in estate, per cui non mi sono spaventato troppo, sapevo la direzione da prendere.” Tuttavia, ha ammesso di aver avuto molto freddo e di aver provato momenti di rabbia durante il lungo cammino. Al suo arrivo a casa, il bambino presentava sintomi di ipotermia, con una temperatura corporea di 35 gradi. La madre ha aggiunto che il ragazzo ha affrontato il tragitto con due zaini, uno contenente i libri di scuola e l’altro con l’occorrente per l’ora di educazione fisica. “Non aveva cellulare, perché a scuola è vietato portarlo, quindi non è riuscito a chiamarci,” ha spiegato la madre, che ha deciso di presentare querela.

L’episodio ha sollevato interrogativi sulla sicurezza dei trasporti pubblici e sulla responsabilità degli autisti nei confronti dei passeggeri, specialmente quando si tratta di minori. La decisione di far scendere un bambino in una situazione così pericolosa ha destato preoccupazione tra i genitori e nella comunità locale. La storia ha attirato l’attenzione dei media e ha portato a una riflessione più ampia sulle politiche di trasporto e sulla protezione dei più vulnerabili.

Le indagini della Procura di Belluno e dell’azienda di trasporti mirano a chiarire le circostanze che hanno portato a questa situazione. Sarà fondamentale comprendere se ci siano stati errori di valutazione da parte dell’autista e se le procedure di sicurezza siano state adeguatamente rispettate. L’auspicio è che la vicenda possa portare a miglioramenti nella gestione del trasporto pubblico, affinché episodi simili non si ripetano in futuro.



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