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Ungheria, condanna esemplare per il compagno di Ilaria Salis accusato di martellate: usa un nome femminile perché si identifica “binario”



La giustizia ungherese ha inflitto una condanna di otto anni di carcere all’attivista antifascista Maja T., una giovane tedesca di 25 anni, accusata di violenza. Questo processo è simile a quello che ha coinvolto Ilaria Salis, un’altra attivista, e si inserisce in un contesto di crescente repressione nei confronti degli antifascisti in Ungheria. Maja T. è stata accusata, insieme ad altri 19 antifascisti europei, di aver commesso violenze con manganelli nel 2023 su nove militanti di estrema destra durante un raduno neonazista a Budapest.



L’eurodeputata di Alleanza Verdi/Sinistra (Avs), Ilaria Salis, ha commentato la sentenza prevista per oggi, definendo il procedimento contro Maja e il suo compagno Gabriele M. come un “processo farsa”. “Non ci sono dubbi. È un palcoscenico kafkiano su cui va in scena lo squallido spettacolo della punizione esemplare che il regime infligge ai propri nemici”, ha scritto Salis su X. L’eurodeputata ha espresso scetticismo riguardo all’esito della sentenza, sottolineando che non si aspetta buone notizie.

Salis ha anche evidenziato come i procedimenti legali siano pesantemente influenzati, se non addirittura orchestrati, dal governo di Viktor Orbán. Ha affermato che il quadro indiziario contro gli imputati è “estremamente labile”, poiché né MajaGabriele sono stati riconosciuti dalle vittime o dai testimoni. Questo solleva interrogativi sulla validità delle accuse e sull’imparzialità del processo.

Inoltre, Salis ha messo in luce il contesto politico in Ungheria, caratterizzato da una campagna elettorale in corso. Secondo la eurodeputata, per l’estrema destra al potere, ottenere “lo scalpo degli antifascisti stranieri” rappresenta uno strumento di propaganda populista efficace, utile per rafforzare una narrazione di sicurezza e repressione, alimentando l’idea di un paese assediato da nemici esterni.

La sentenza attesa per Maja T. deve essere letta in questo contesto, secondo Salis. Ha sottolineato la necessità di continuare a chiedere con forza il trasferimento di Maja in Germania, dove dovrebbe essere sottoposta a un procedimento equo, considerando l’illegalità della sua estradizione. Ha concluso affermando che “nessun antifascista deve essere estradato in Ungheria“.

La condanna di Maja T. ha suscitato reazioni di protesta da parte di attivisti e sostenitori dei diritti umani, che vedono nel processo un esempio di come le autorità ungheresi stiano perseguitando gli oppositori politici sotto il pretesto di mantenere l’ordine pubblico. La situazione di Maja e degli altri antifascisti accusati è diventata un simbolo della repressione delle libertà civili in Ungheria, portando a interrogativi sul rispetto dei diritti umani nel paese.

Gli sviluppi del caso di Maja T. continueranno a essere monitorati da vicino, sia in Ungheria che a livello internazionale. La condanna e la sua eventuale estradizione in Germania potrebbero avere ripercussioni significative sul dibattito riguardante le libertà civili e i diritti degli attivisti in tutta Europa. La questione solleva anche interrogativi sul ruolo dell’Unione Europea nella protezione dei diritti umani e nella promozione della democrazia negli stati membri.



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