Con 84 voti favorevoli su 151 deputati, il Parlamento della Croazia ha dato il via libera alla riforma che segna il ritorno della leva militare obbligatoria. La misura comporta modifiche sostanziali a due normative fondamentali: la Legge sulla Difesa e quella sul servizio nelle Forze Armate.
Il nuovo sistema entrerà in vigore a partire dal 2026 e coinvolgerà circa 18.000 giovani uomini ogni anno, chiamati a un periodo di addestramento militare di base della durata di due mesi. Per le donne la partecipazione sarà volontaria. È prevista un’alternativa civile per chi si oppone al servizio per motivi etici o religiosi, della durata di tre o quattro mesi.
La decisione arriva in un contesto di accresciuta instabilità geopolitica, aggravata dalla guerra in Ucraina e dal clima di incertezza internazionale che ha spinto molti Paesi europei a rafforzare le proprie capacità difensive. Il governo croato ha giustificato la scelta come necessaria per garantire una forza di riserva qualificata e preparata, in grado di rispondere rapidamente a potenziali crisi.
Secondo il ministro della Difesa Ivan Anušić, il ripristino del servizio di leva è un passo fondamentale per adeguare le strutture militari alle nuove sfide internazionali: «L’attuale situazione geopolitica richiede il ripristino dell’addestramento militare di base», ha dichiarato. La riforma prevede incentivi lavorativi per chi completa il servizio, un tentativo di coniugare esigenze di sicurezza con politiche giovanili e occupazionali.
L’addestramento sarà distribuito su tre centri sparsi nel Paese, e ogni anno saranno organizzati fino a cinque cicli formativi, ciascuno composto da circa 800 giovani. Si prevede quindi un totale massimo di 4.000 arruolati contemporanei, con un compenso mensile di circa 1.100 euro.
La legge ha suscitato reazioni contrastanti all’interno del panorama politico. L’opposizione di sinistra ha criticato duramente il provvedimento, definendolo un freno alla libertà individuale e un ostacolo alla vita professionale dei giovani. Sono stati sollevati dubbi anche sul fronte della parità di genere, evidenziando l’obbligatorietà solo per gli uomini.
Nonostante le polemiche, il governo ha confermato la volontà di andare avanti, sottolineando che la nuova leva servirà anche a rafforzare il legame tra cittadini e istituzioni, promuovendo un senso di responsabilità collettiva verso la difesa nazionale.
Con questa riforma, la Croazia torna al modello di addestramento militare abbandonato nel 2008, poco prima dell’adesione alla NATO, quando si era optato per forze armate professionali basate sul volontariato. A distanza di quasi vent’anni, il cambio di rotta segnala una nuova fase nelle strategie difensive del Paese, più orientata all’autosufficienza e alla mobilitazione nazionale.
Il vero banco di prova sarà la fase attuativa, prevista per l’inizio del 2026: l’efficacia della misura dipenderà non solo dalla capacità logistica delle forze armate, ma anche dalla risposta dei giovani e dall’equilibrio tra obblighi militari, diritti individuali e opportunità civili.



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