Secondo l’Istituto Cattaneo, il governo Meloni non è stato sconfitto alle regionali, ma l’analisi dei flussi elettorali in Campania, Puglia e Veneto mostra un quadro politico molto più incerto. Centrodestra e opposizioni ora sarebbero quasi in parità nel voto proporzionale.
L’ultima indagine dell’Istituto Cattaneo ridisegna il panorama politico italiano. Pur confermando che il centrodestra mantiene solide basi elettorali, lo studio evidenzia una crescente competitività del campo largo, capace di contendere alla coalizione di Giorgia Meloni il primato nei collegi più sensibili.
L’analisi dei flussi in Campania, Puglia e Veneto segnala che il vantaggio del centrodestra, netto nel 2022, oggi si sarebbe quasi azzerato.
Un equilibrio nuovo tra gli schieramenti
Nel voto proporzionale, centrodestra e opposizioni risultano ora in sostanziale equilibrio. Secondo le simulazioni, il sistema previsto dal Rosatellum renderebbe decisivi i collegi uninominali, dove nel 2022 la coalizione di governo aveva conquistato 98 seggi in più grazie alla frammentazione tra Pd, M5S e Terzo Polo.
Oggi, invece, il margine si ridurrebbe a 34 collegi, con il rischio di arretramenti significativi in Sicilia, Sardegna e Calabria.
Gli studiosi del Cattaneo osservano che questa tendenza potrebbe rendere concreta l’ipotesi di un pareggio elettorale o di una maggioranza risicata, riaprendo il dibattito sulla legge elettorale e sull’opportunità di introdurre un meccanismo che garantisca stabilità.
I travasi di voto: il fattore decisivo
Un ruolo centrale è giocato dai travasi di voto tra i blocchi politici. In Puglia, il 30% degli elettori che alle Europee avevano sostenuto il centrodestra ha scelto Antonio Decaro, candidato del centrosinistra, consentendogli una vittoria ampia. In Campania, la percentuale di elettori che ha lasciato il centrodestra per sostenere Roberto Fico si aggira intorno al 20%.
I dati mostrano che in Campania, il 19% dei votanti di Fratelli d’Italia, il 22% di quelli di Forza Italia e il 16% di Lega hanno optato per il campo largo. In Puglia, i flussi sono ancora più evidenti: il 31% di ex elettori di FdI, il 30% di FI e il 28% di Lega ha votato per Decaro.
Il risultato: Pd primo partito in Campania e Puglia, mentre in Veneto brilla Luca Zaia, che conferma la forza personale al di là delle appartenenze di partito.
L’impatto del nuovo equilibrio
Le simulazioni di YouTrend indicano che un’alleanza compatta tra Pd, M5S, Avs e Italia Viva potrebbe ribaltare il risultato in diversi collegi. Sei circoscrizioni considerate perse nel 2022 diventerebbero oggi favorevoli al centrosinistra, mentre altre dodici sarebbero contendibili.
Una situazione che potrebbe cambiare la composizione del Senato e rendere più complessa la formazione di una maggioranza stabile.
Le reazioni politiche
Il centrodestra, consapevole del rischio di un equilibrio instabile, rilancia l’idea di una riforma elettorale con premio di maggioranza per la coalizione che superi il 40% e l’abolizione dei collegi uninominali.
La proposta divide gli alleati: Forza Italia difende il modello attuale, mentre Lega e Fratelli d’Italia spingono per una legge che garantisca una vittoria chiara e immediata.
Le opposizioni, invece, accusano la maggioranza di voler modificare le regole del gioco per blindare il proprio potere. Il Partito Democratico parla di un tentativo di “salvare la leadership della destra” in vista di un futuro più incerto, mentre Matteo Renzi sostiene che la proposta sia motivata dal “timore di perdere con l’attuale sistema”.
Un’Italia spaccata ma in movimento
La mappa del voto regionale restituisce un Paese diviso: Nord e Centro orientati verso il centrodestra, Sud e “zona rossa” sempre più competitivi per il centrosinistra. Ma il dato più significativo, osservano gli analisti, è la fluidità dell’elettorato, con spostamenti di voto sempre più frequenti e imprevedibili.



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