Negli ultimi tempi, potresti esserti imbattuto in notizie allarmanti che mettono in guardia gli automobilisti da misteriosi oggetti trovati sulle loro auto. Bottiglie d’acqua, banconote, e perfino — in modo quasi comico — una fetta di formaggio: storie virali che fanno discutere e preoccupare.
I video sensazionalistici che accompagnano queste notizie suggeriscono che la presenza di tali oggetti potrebbe segnalare un pericolo imminente, come il tentativo di adescamento da parte di trafficanti o rapitori pronti ad approfittare del momento in cui la vittima si avvicina per rimuoverli.
Uno degli ultimi video diventati virali mostra una donna in un parcheggio che filma diverse auto con un filo metallico avvolto intorno alla maniglia della portiera. Nella didascalia del video si legge con tono inquietante:
“Ma che diavolo… è uno scherzo? Qualcuno rischia davvero di essere rapito?”
È facile capire perché un filmato del genere possa allarmare chi lo guarda.
Da dove nasce questa paura?
Secondo alcuni racconti, la preoccupazione della donna sarebbe fondata: il filo o la fascetta di plastica legati alla maniglia dell’auto verrebbero utilizzati come “tattica” dai rapitori per distrarre la vittima, costringendola a perdere tempo nel tentativo di sciogliere l’oggetto e offrendo così ai criminali l’occasione di agire.
C’è persino chi consiglia, in caso di ritrovamento, di non toccare nulla e di recarsi subito in un luogo affollato o chiedere aiuto alle autorità.
Tuttavia, prima di farsi prendere dal panico, è importante sapere che non ci sono prove reali a sostegno di queste teorie.
Le origini della leggenda
La voce del cosiddetto “trucco del filo” ha avuto origine da un post su Facebook nel 2015.
Le forze dell’ordine della città canadese in cui la storia era nata indagarono e non trovarono alcuna evidenza di rapimenti collegati a questo presunto stratagemma.
Anche le organizzazioni impegnate nella lotta contro la tratta di esseri umani non hanno mai registrato episodi simili.
Non esistono dati, testimonianze né casi documentati che confermino l’esistenza di questa pratica.
La leggenda è tornata a circolare quattro anni dopo, in aree come il Texas e il Michigan, alimentata dai social media.
In risposta, il Direttore dell’Istituto per la Giustizia Sociale e la Lotta alla Tratta di Esseri Umani dell’Università di Toledo (Ohio) ha definito queste affermazioni semplicemente “ridicole”.
Anche diverse forze di polizia locali hanno smontato il mito, descrivendolo come una “leggenda urbana”, o più precisamente come una forma di “scare-lore”, ovvero storie virali costruite per spaventare.
Cosa accade davvero nel mondo reale
Gli esperti spiegano che le vere minacce legate al traffico di esseri umani si manifestano in tutt’altro modo.
Oggi, i trafficanti si servono soprattutto di strumenti digitali: piattaforme online, social network e messaggistica privata.
Le loro vittime non sono sconosciuti scelti a caso nei parcheggi, ma persone vulnerabili già note o con cui riescono a stabilire un contatto attraverso internet.
In questo contesto, il “trucco della cordicella” appare del tutto inefficace e poco credibile.
La vera precauzione è l’informazione
Essere prudenti è sempre una buona abitudine. Tuttavia, lasciare che miti o bufale influenzino il nostro comportamento può farci concentrare sui rischi sbagliati.
Invece di temere un filo legato alla maniglia dell’auto, è molto più utile restare informati sui pericoli reali e adottare comportamenti di sicurezza concreti — come gestire con attenzione la propria presenza online, proteggere i dati personali e non condividere informazioni sensibili con sconosciuti.
In conclusione:
se dovessi mai trovare una cordicella, un filo o una fascetta legata alla tua auto, puoi stare tranquillo.
Non è un segnale di rapimento, né un nuovo stratagemma criminale.
Molto più probabilmente è uno scherzo, un residuo di un lavaggio, o — semplicemente — l’eco di una leggenda metropolitana che continua a girare sui social.
La vera difesa contro la paura è la conoscenza.



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