Quella notte Giovanni Sala non ce l’ha fatta. Gianni, così lo chiamavano, si è spento tra il 19 e il 20 agosto del 2023, collassando vicino alla porta della sede Sky a Rogoredo, quartiere ai margini sud di Milano. Aveva trentaquattro anni. La sua vita segnata dalla dipendenza da sostanze ha incrociato quella di due addetti alla sicurezza poco prima della fine.
I due lo hanno fermato, fatto cadere, poi immobilizzato sul cemento con un ginocchio premuto sulla schiena. Oggi sono sotto processo: la Corte d’Assise li sta giudicando per omicidio preterintenzionale. Martedì scorso, il 27 gennaio, parola ai medici forensi. Dai loro esami emerge che su Sala ci fu una compressione continua al petto oltre i cinque minuti; nei corpi senza patologie, anche soltanto quattro bastano a ridurre forte le capacità respiratorie.
Tre estati addietro, quello che successe fu registrato dalle videocamere intorno. Le immagini, viste pure in tribunale, mostrano Sala camminare nervoso lungo via Russolo, diretto verso l’entrata dell’edificio di Sky Italia, ma mai tenta di saltare la recinzione. Prima uno poi l’altro dei due agenti Italpol lo fermano: hanno quarantasei e sessantaquattro anni. Alla fine il trentaquattrenne finisce a terra, tenuto giù da un ginocchio premuto sul dorso.
Durante l’udienza, il medico legale Michelangelo Bruno Casali illustrò i risultati dell’autopsia: nei campioni ematici di Sala erano presenti sia cannabinoidi che cocaina, quest’ultima in concentrazione tripla rispetto al limite oltre cui compaiono effetti visibili. Più lunga si è protratta – oltre cinque minuti – la compressione toracica subita dalla vittima, secondo quanto precisato da Casali. In condizioni normali, senza alterazioni chimiche nell’organismo, appena quattro minuti nella stessa posizione prona potrebbero già ridurre in modo netto la capacità respiratoria.
Appena i controllori videro che Sala giaceva immobile, tentarono di soccorrerlo però non c’era più nulla da fare. Il consulente medico indica tre fattori legati al decesso: una forte intossicazione da cocaina, un blocco circolatorio al cuore già presente prima dell’intervento, oltre a una riduzione del respiro causata proprio dalle pressioni fisiche operate durante il fermo. Sala presentava uno stato precario, con dipendenze note; ovviamente quelle manovre non avrebbero prodotto gli stessi esiti su chi non fosse sotto l’effetto di sostanze potenti. Tuttavia, secondo il dottore, come sono stati applicati quei metodi e per quanto tempo ha influito sul risultato finale. Il prossimo appuntamento davanti ai giudici cade nel giorno 19 febbraio.



Add comment