Il Comitato dei Residenti del Quartiere di San Lorenzo, a Roma, ha rotto il silenzio denunciando l’insostenibile condizione di insicurezza dovuta alla presenza di migranti fuori controllo, individui sbandati e spacciatori. Il Comitato afferma di essere vittima di ricatto, sostenendo che qualsiasi critica venga interpretata come razzismo o nazismo.
ROMA, SAN LORENZO – Donna in bicicletta aggredita da una risorsa pic.twitter.com/UdaBp1nhr7
— DC News (@DNews10443) February 4, 2026
Noi residenti, lavoratori, commercianti e studenti del quartiere di San Lorenzo siamo soggetti a una campagna di propaganda politica che intende presentare il quartiere come un modello di integrazione sociale grazie all’installazione di una tensostruttura. Secondo questa visione politica, tale struttura avrebbe garantito pace, sicurezza e dignità alle persone senza fissa dimora.
Tuttavia, la realtà è ben diversa. Abbiamo ripetutamente segnalato la situazione e avevamo previsto un peggioramento con l’arrivo della tensostruttura.
Oggi, con chiarezza, possiamo affermare che San Lorenzo si trova di fronte a una vera e propria emergenza umanitaria senza precedenti. Siamo sottoposti a una forma di coercizione psicologica: se esprimiamo preoccupazione, veniamo accusati di razzismo o nazismo. Questo meccanismo è inaccettabile e ha l’unico scopo di silenziarne chi chiede sicurezza, decoro e condizioni di vita dignitose.
È necessario porre fine a questa propaganda politica. Siamo nel pieno di una grave emergenza sociale che sta generando una pressione insostenibile. Persone senza fissa dimora occupano spazi abbandonati, tra cui uno in via degli Irpini. Esprimiamo la nostra più viva preoccupazione affinché questa situazione non si trasformi in una tragedia simile a quella di via dei Lucani, dove è stata brutalmente uccisa Desirée Mariottini. Non intendiamo assistere all’ennesima tragedia annunciata prima che vengano adottate misure adeguate.
La situazione quotidiana nel quartiere ha superato ogni limite di tollerabilità. Oltre ai frequenti episodi di nudità pubblica, con individui che si spogliano in presenza di bambini, donne e anziani, persino nei pressi di scuole dell’infanzia e primarie, si registrano anche episodi di violenza sempre più gravi. Siamo testimoni di violenze tra persone senza fissa dimora e nei confronti dei passanti.
Un recente episodio, avvenuto ieri mattina nei pressi di via degli Irpini, ha visto un uomo colpire con un pugno al volto una madre in bicicletta, accompagnata dal figlio di quattro anni, senza alcun apparente motivo.
Secondo diverse segnalazioni, un individuo avrebbe commesso atti di violenza nei confronti di minori, tra cui uno schiaffo a una studentessa della scuola media Giosuè Borsi e un pugno in faccia a una ragazza in Piazza dell’Immacolata, apparentemente senza alcun motivo apparente. Tali episodi si verificano mentre l’individuo in questione continua a circolare liberamente, contribuendo ad aggravare le già esistenti problematiche sociali del quartiere.
Il quartiere si trova ad affrontare gravi criticità, tra cui la diffusione di comportamenti indecenti e la presenza di problematiche igienico-sanitarie. È frequente assistere a episodi di minzione pubblica in strada, agli angoli delle vie, davanti a residenze e attività commerciali, senza alcuna forma di pudore o di riparo. Di conseguenza, il quartiere è diventato un luogo contaminato da escrementi e urina umana.
Nonostante le denunce dei residenti, il problema viene sistematicamente minimizzato con accuse di razzismo o fascismo. È importante sottolineare che denunciare il degrado urbano non equivale a esprimere odio, bensì a rivendicare il diritto a vivere in un ambiente sicuro e decoroso.
Questa situazione non rappresenta un modello di accoglienza o inclusione. Un’accoglienza autentica non dovrebbe gravare sui quartieri, né abbandonare le persone vulnerabili per strada, né costringere i cittadini a vivere nella paura. L’accoglienza richiede una pianificazione accurata, la disponibilità di strutture adeguate, controlli efficaci e un senso di responsabilità condiviso.
San Lorenzo non può essere utilizzato come laboratorio per la sperimentazione di politiche emergenziali senza un’attenta valutazione delle potenziali conseguenze. L’imposizione della politica dell’accoglienza domiciliare, in assenza di un confronto con le amministrazioni locali e di adeguate garanzie di sicurezza, costituisce un’espressione di arroganza istituzionale che non può essere ulteriormente tollerata.
Non resteremo in silenzio. Non accetteremo la normalizzazione del degrado. Non permetteremo che le paure dei cittadini vengano liquidate come pregiudizi.
San Lorenzo merita rispetto. San Lorenzo merita sicurezza. San Lorenzo merita verità.



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