Enzo Iacchetti ha intrapreso azioni legali contro Meta Platforms, chiedendo la rimozione immediata di contenuti diffusi su Facebook che considera gravemente offensivi, falsi e istigatori all’odio. Attraverso i suoi legali, l’artista ha formalmente diffidato la piattaforma, sostenendo che tali contenuti ledono la sua reputazione, la sua immagine e la sua serenità personale.
I post segnalati, provenienti da vari profili, contengono fotomontaggi e testi calunniosi, alcuni dei quali lo accostano all’ideologia nazista. Questi contenuti, secondo Iacchetti, sono estranei a qualsiasi forma legittima di espressione e violano il suo diritto all’immagine, oltre a contravvenire agli standard della community di Facebook. Nella diffida inviata a Meta Platforms Ireland Ltd e Meta Platforms, Inc., l’artista richiede non solo la rimozione dei contenuti offensivi ma anche l’adozione di misure preventive per evitare future violazioni. In caso contrario, si riserva il diritto di intraprendere azioni legali, anche d’urgenza, per il risarcimento dei danni subiti.
Alcuni dei post incriminati mostrano Iacchetti con baffi che richiamano esplicitamente l’iconografia di Adolf Hitler, mentre in altri viene rappresentato in contesti ostili all’Italia, con l’intento evidente di denigrare la sua immagine pubblica. Parallelamente, Iacchetti ha annunciato di aver sporto denuncia-querela contro gli autori di questi contenuti offensivi e diffamatori, ritenendoli responsabili della diffusione consapevole di informazioni false, denigratorie e istigatrici all’odio. Questa denuncia riguarda l’ipotesi di diffamazione aggravata e qualsiasi altra fattispecie di reato che potrebbe emergere durante le indagini.
La decisione di Iacchetti di agire legalmente è motivata dalla necessità di tutelare non solo la sua immagine e reputazione, ma anche di combattere l’uso distorto dei social network come veicolo di odio e disinformazione. Nella querela, si sottolinea che, come personaggio pubblico, Iacchetti ha sempre accettato il confronto e le critiche, nel rispetto della libertà di espressione e del pluralismo delle opinioni. Tuttavia, si evidenzia che le accuse volgari e mortificanti, basate su una deliberata mistificazione, superano ogni forma di critica legittima, trasformandosi in aggressioni reputazionali amplificate dall’uso distorto dei social media.
“I contenuti che non possono e non devono essere tollerati”, afferma la querela. Iacchetti ha quindi deciso di non rimanere in silenzio di fronte a tali attacchi e di affrontare legalmente chi diffonde contenuti che ledono la dignità delle persone. La sua azione legale mira a stabilire un precedente, sottolineando l’importanza di una maggiore responsabilità da parte delle piattaforme social nel gestire contenuti dannosi e falsi.
In un contesto in cui i social media giocano un ruolo sempre più centrale nella comunicazione pubblica, la questione della responsabilità per la diffusione di contenuti falsi è diventata cruciale. Iacchetti si unisce a una crescente lista di figure pubbliche che hanno deciso di combattere contro le calunnie e le diffamazioni online, cercando di proteggere non solo se stessi, ma anche l’integrità del dibattito pubblico.
La vicenda di Enzo Iacchetti evidenzia anche la fragilità della reputazione personale nell’era digitale, dove un semplice post può avere conseguenze devastanti. La sua determinazione a difendere la propria immagine e a denunciare l’uso improprio dei social media rappresenta un appello alla responsabilità collettiva nella lotta contro la disinformazione e l’odio online. Con questa azione legale, Iacchetti spera di inviare un messaggio chiaro: non si può tollerare l’uso distorto delle piattaforme social per attaccare la dignità delle persone.



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