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L’Homo Erectus parlava? Quasi certamente, dicono gli scienziati



La maggior parte degli studiosi concorda sul fatto che i Neanderthal avessero un linguaggio, ma il quadro è meno chiaro per le specie umane più antiche. Benjamin ha conseguito un Master in antropologia presso l’University College London e ha precedentemente lavorato nei campi delle neuroscienze psichedeliche e della salute mentale.



L’Homo erectus era in grado di attraversare il mare e potrebbe essersi accoppiato con i Denisoviani.

Tra tutte le caratteristiche che distinguono gli esseri umani dal resto del regno animale, il linguaggio è probabilmente la più significativa. Nonostante ciò, non sappiamo ancora quando sia emersa l’unica capacità di comunicazione verbale simbolica, anche se gli autori di un nuovo studio suggeriscono che uno dei nostri antenati estinti potrebbe aver posseduto il dono della parola già 2 milioni di anni fa.

Secondo i ricercatori, l’Homo erectus possedeva tutti gli strumenti necessari per il linguaggio e la parola, basando la loro argomentazione su diverse linee di evidenza anatomica, genetica e archeologica. Per esempio, spiegano che «l’Homo erectus è stata la prima specie del genere Homo ad avere un cervello significativamente ampliato», aggiungendo che regioni chiave come i lobi frontali e parietali erano morfologicamente simili a quelli degli esseri umani moderni.

Naturalmente, questo di per sé non dimostra che l’Homo erectus potesse parlare come noi, ma gli autori dello studio indicano che la specie era sufficientemente avanzata dal punto di vista cognitivo da poter usare il linguaggio. Affrontano anche le precedenti preoccupazioni secondo cui gli ominini arcaici sarebbero stati incapaci del controllo respiratorio avanzato necessario per il linguaggio a causa di un canale spinale stretto, evidenziando che alcuni esemplari di Homo erectus presentano un midollo spinale rientrante nei valori osservati nell’Homo sapiens.

Anche questo non prova nulla, e gli studiosi hanno discusso se tale caratteristica anatomica possa davvero essere utilizzata come indicatore delle capacità linguistiche. Tuttavia, i ricercatori non si fermano qui e sottolineano che la struttura dell’orecchio interno di alcune popolazioni di Homo erectus potrebbe essere stata adatta all’ascolto del linguaggio parlato.

Inoltre, scrivono che «dal punto di vista genetico, molte mutazioni importanti legate al cervello, alla cognizione e al linguaggio possono essere fatte risalire al periodo dell’Homo erectus». Per esempio, un gene chiamato FOXP2 è ritenuto collegato all’emergere della comunicazione vocale, ma svolge anche un ruolo nella locomozione bipede. Poiché l’Homo erectus camminava su due piedi, gli autori dello studio suggeriscono che la specie potrebbe aver posseduto questa base genetica per lo sviluppo del linguaggio.

Infine, i ricercatori osservano che l’Homo erectus utilizzava strumenti in pietra appartenenti all’industria acheuleana, piuttosto che il più arcaico repertorio oldowayano. La capacità di concettualizzare, apprendere e insegnare le tecniche necessarie per produrre questi utensili più avanzati potrebbe aver richiesto sia pensiero astratto sia comunicazione simbolica, fornendo un ulteriore indizio sulla possibile capacità linguistica dell’Homo erectus.

In un’email a IFLScience, l’autrice dello studio Lan Yao della China Jiliang University ha spiegato che «la possibilità [che l’Homo erectus parlasse] è relativamente alta, nonostante non vi sia una certezza al 100% a causa della natura inferenziale della ricerca sull’origine del linguaggio».

Una simile affermazione difficilmente passerà inosservata, e l’idea che l’Homo erectus possedesse un linguaggio è già stata contestata in passato. Per esempio, le prove che la specie abbia attraversato l’oceano per raggiungere le isole dell’Indonesia sono state utilizzate per sostenere che questo ominino preistorico fosse capace di comunicazione complessa e cooperazione, ma altri studiosi hanno respinto questa teoria.

Argomentazioni simili sono state costruite anche sull’ipotesi che l’Homo erectus cacciasse e si nutrisce in gruppo, ma anche queste sono state fortemente contestate.

Attualmente non esiste consenso su quale specie umana sia stata la prima a parlare, sebbene molti antropologi ritengano che i Neanderthal avessero una qualche forma di linguaggio. Le prove più convincenti a sostegno di questa ipotesi derivano dal fatto che l’Homo sapiens e i Neanderthal si sono accoppiati, producendo discendenti ibridi che sono sopravvissuti e prosperati, diventando infine nostri antenati.

È quindi altamente probabile che questi figli preistorici dell’amore fossero capaci di parlare, il che implica che anche entrambi i genitori possedessero un linguaggio.

È interessante notare, tuttavia, che gli autori del nuovo studio discutono dati genomici che suggeriscono che i Denisoviani — i nostri parenti umani più stretti — sembrano aver avuto una relazione simile con un ominino arcaico sconosciuto, ampiamente sospettato di essere l’Homo erectus. Questa evidenza rappresenta il colpo di grazia per la loro tesi secondo cui l’Homo erectus possedesse un linguaggio parlato, anche se gli studiosi dissenzienti difficilmente resteranno in silenzio nel rispondere.



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