Beatrice Venezi, nominata direttore musicale del prestigioso Teatro La Fenice di Venezia nel settembre 2025, ha affrontato numerose critiche e contestazioni da parte di politici e orchestrali. La sua nomina ha suscitato polemiche, poiché rappresenta un cambio di paradigma in un ambiente tradizionalmente dominato dalla sinistra. Nonostante le avversità, Venezi ha continuato a promuovere il suo amore per la musica e la libertà, utilizzando i social media per comunicare i suoi messaggi.
Recentemente, Venezi ha avuto l’opportunità di visitare il carcere femminile della Giudecca, dove ha condiviso la sua esperienza in una lettera pubblicata sul Gazzettino, il principale quotidiano locale. Durante la sua visita, avrebbe dovuto tenere una lezione magistrale sul celebre brano “Va’ pensiero”, tratto dall’opera Nabucco di Giuseppe Verdi. Tuttavia, ha scelto di dedicare del tempo a conoscere le detenute, sedendosi tra di loro e instaurando un dialogo diretto.
Venezi ha raccontato di essere arrivata in anticipo e di aver deciso di non restare in disparte. “Mi sono presentata, una per una. Abbiamo iniziato a parlare. Ho chiesto che cosa fosse la musica per loro, se la ascoltano, che rapporto hanno con il suono, con il silenzio”. Le detenute hanno risposto con curiosità, ma una domanda in particolare l’ha colpita: “Che effetto ti fa stare qui? Non hai paura di noi?”. Questa interrogazione ha rivelato una diffidenza che ha sorpreso Venezi.
In risposta, ha affermato: “No, certo che no. Perché dovrei?”. Questo scambio l’ha portata a riflettere su come il contatto umano possa essere una forma di connessione profonda, oltre le barriere del pregiudizio. Venezi ha sottolineato che la vera lezione di quel giorno non sarebbe stata solo quella musicale, ma piuttosto un insegnamento sull’umanità. “Esistono molte forme di limitazione della libertà. Ma non posso nemmeno immaginare che cosa significhi essere private della propria libertà personale”, ha dichiarato, evidenziando la complessità della loro realtà.
Durante la sua lezione, Venezi ha condiviso la sua visione sulla musica come fonte di consolazione e sostegno. “La musica è possibilità di consolazione, come sollievo, come sostegno. Se esiste qualcosa di radicalmente umano è proprio l’arte”. Ha spiegato che la cultura è un prodotto dell’essere umano, richiamando l’attenzione sull’importanza dell’arte nel riconnettere le persone al significato più profondo della loro umanità.
Le parole di Venezi risuonano con ideali che, paradossalmente, potrebbero essere apprezzati da chi solitamente si oppone alle sue posizioni politiche. Tuttavia, la sua esperienza dimostra quanto sia difficile trovare un terreno comune nel dibattito culturale contemporaneo, dove le divisioni ideologiche spesso prevalgono sul dialogo costruttivo.
La visita al carcere femminile ha permesso a Venezi di comprendere meglio le sfide e le difficoltà affrontate dalle donne detenute, molte delle quali sono madri separate dai loro figli. “È una realtà che interroga nel profondo”, ha affermato, sottolineando l’importanza di ascoltare le loro storie e di riconoscere la loro umanità, al di là del loro status di detenute.



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