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Scandalo a Ravenna, sei medici indagati: avrebbero compilato falsi referti per evitare l’espulsione di stranieri violenti



A Ravenna, un’indagine condotta dai pubblici ministeri Daniele Barberini e Angela Scorza ha portato all’apertura di un fascicolo su almeno sei medici indagati per aver rilasciato certificati medici volti a ostacolare i rimpatri di migranti irregolari. L’accusa principale riguarda la falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale, con i professionisti accusati di emettere documenti che segnalavano patologie incompatibili con la detenzione amministrativa.



Secondo quanto riportato in un articolo de Il Resto del Carlino, nel reparto di malattie infettive dell’ospedale locale sarebbero stati rilasciati diversi certificati per bloccare i nulla osta necessari per l’accompagnamento degli extracomunitari ai Cpr (Centri di permanenza per i rimpatri) e per il conseguente volo verso i loro Paesi d’origine. Per i non esperti, è fondamentale avere un documento formale che certifichi lo stato di salute di un migrante per procedere al rimpatrio. I medici indagati avrebbero quindi redatto certificati in cui si attestavano condizioni fisiche o malattie che impedivano il rimpatrio.

L’iter di rimpatrio non può essere avviato se sussiste un rischio di contagio o se ci sono problematiche psicologiche o psichiatriche che potrebbero aggravarsi in detenzione. Inoltre, le malattie croniche che portano a un’instabilità clinica sono un altro fattore che impedisce il trasferimento. Durante una perquisizione informatica avvenuta giovedì scorso, le forze dell’ordine hanno scoperto certificati che non solo erano incompleti, ma anche “compilati ad arte” per giustificare l’inidoneità dei migranti al rimpatrio.

Le autorità stanno ora cercando di raccogliere prove, inclusi messaggi e conversazioni, per attestare le presunte irregolarità. I controlli sono stati effettuati presso le abitazioni dei medici coinvolti, nei loro luoghi di lavoro e sui dispositivi mobili. Due casi specifici sono al centro dell’attenzione delle autorità: il primo riguarda un 25enne senegalese, arrestato il 21 gennaio per aver molestato sette donne. Nonostante fosse stato portato in questura dalla polizia, non è stato possibile trasferirlo nel Cpr a causa di una visita medica che lo ha dichiarato “inidoneo”.

Questo caso ha suscitato notevoli polemiche, in quanto il giovane, noto per le sue condotte violente, è rimasto libero. Un altro caso controverso riguarda un 26enne del Gambia, noto per danneggiare le pensiline degli autobus. Anche lui è stato giudicato non idoneo al rimpatrio, ma successivamente è finito in carcere per aggravamento della misura cautelare.

Non è certo che i medici coinvolti nelle indagini siano direttamente legati a questi episodi specifici, ma le incongruenze emerse richiedono un’operazione di verità su un sistema che, se confermato, sarebbe estremamente grave. Questa situazione non solo rappresenterebbe un ulteriore strumento contro l’attuale governo, ma permetterebbe anche a individui violenti di rimanere nel Paese, mentre in altre nazioni sarebbero già stati rimpatriati.

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha commentato l’inchiesta, affermando: “A Ravenna c’è stata un’indagine giudiziaria che ha accertato che c’erano dei medici che pregiudizialmente, ideologicamente, facevano certificazioni, delle quali si presume fossero false, per fare in modo che non fossero trasferiti nei Cpr delle persone pericolose”. Queste dichiarazioni evidenziano la serietà delle accuse e la necessità di una revisione approfondita delle pratiche mediche in relazione ai rimpatri.



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