L’assistente capo Carmelo Cinturrino è attualmente indagato per omicidio volontario dopo la morte di Abderrahim Mansouri, un ragazzo di 28 anni, ucciso con un colpo di pistola alla testa il 26 gennaio scorso. L’incidente è avvenuto nei pressi del “boschetto della droga” di Rogoredo, durante un’operazione anti-spaccio. Secondo quanto riportato da alcuni conoscenti della vittima, Cinturrino avrebbe chiesto quotidianamente al giovane “200 euro e cinque grammi di cocaina”.
Le indagini stanno approfondendo la dinamica della sparatoria, con testimonianze che suggeriscono che Mansouri avesse espresso preoccupazione nei confronti del poliziotto. Alcuni amici hanno riferito che il 28enne temeva per la sua sicurezza dopo aver rifiutato le continue richieste di denaro e droga da parte di Cinturrino. Questo timore è stato confermato dal fratello di Mansouri, che ha descritto la morte del giovane come una “vendetta”.
I risultati preliminari dell’autopsia hanno rivelato che il colpo fatale è stato inferto circa tre dita sopra l’orecchio destro, suggerendo che Mansouri non fosse rivolto verso Cinturrino al momento dello sparo. L’avvocato Romagnoli, che rappresenta la moglie e la figlia della vittima, ha dichiarato: “Il che lascia intendere che al momento dello sparo il 28enne non fosse rivolto verso il poliziotto, posizione che non si concilia per niente con la dinamica di puntamento dell’arma descritta dal poliziotto.”
Le indagini non si concentrano solo su Cinturrino, ma coinvolgono anche altri quattro poliziotti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso. Durante gli interrogatori, questi agenti hanno parlato di arresti “forzati”, interventi evitati e comportamenti violenti durante i controlli condotti da Cinturrino. È emerso che la replica della pistola Beretta 92, che il poliziotto affermava fosse impugnata da Mansouri, sarebbe stata posizionata accanto al ragazzo “in un secondo momento”, dopo che Cinturrino aveva chiesto a un collega di andare a prendere uno zaino al commissariato di Mecenate. Il collega ha dichiarato di non sapere cosa contenesse la borsa, ma si sospetta che custodisse l’arma.
In aggiunta, sembra che Mansouri non fosse l’unica persona a cui Cinturrino chiedeva “il pizzo”. Voci recenti suggeriscono che l’agente avesse legami con alcuni spacciatori in un edificio popolare dove la moglie svolge il ruolo di custode. Questa ipotesi è attualmente oggetto di indagine da parte delle autorità competenti.
L’intera vicenda ha sollevato interrogativi sulla condotta di alcuni membri delle forze dell’ordine e ha attirato l’attenzione dei media nazionali. La morte di Mansouri ha scosso la comunità locale, portando a una riflessione più ampia sulla sicurezza e sull’integrità delle forze di polizia.
Le autorità stanno lavorando per chiarire i dettagli dell’incidente e per garantire che venga fatta giustizia. L’attenzione si concentra non solo sulle azioni di Cinturrino, ma anche sulle procedure e sul comportamento dei suoi colleghi, evidenziando la necessità di una revisione dei protocolli di intervento e di comunicazione all’interno delle forze di polizia.



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