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Tra Napoli e Bolzano, nessuno si salva: le gravi mancanze nel caso del piccolo Domenico



Un clima di tensione e confusione caratterizza il reparto di cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale Monaldi di Napoli, dove si sono verificati gravi problemi organizzativi e relazionali. La morte del piccolo Domenico Caliendo, avvenuta dopo un trapianto di cuore, ha acceso i riflettori su un sistema che presenta evidenti carenze e disfunzioni. Le indagini si concentrano ora su una serie di errori e mancanze che hanno contribuito a questa tragedia.



Il 30 dicembre, una settimana dopo il fallito trapianto, la direttrice generale dell’azienda, Anna Iervolino, ha convocato il primario della cardiochirurgia, Guido Oppido, per chiarire le circostanze dell’accaduto. Iervolino è venuta a conoscenza dell’evento in modo informale, ciò che evidenzia un clima di comunicazione inadeguato. Oppido ha spiegato le problematiche legate alla conservazione del cuore, ma ha anche ribadito di essere “fermamente convinto della bontà degli atti chirurgici”, sottolineando che il cuore prelevato era stato definito “perfettamente prelevato e integro”.

Il 9 febbraio si è tenuta una riunione cruciale, durante la quale Iervolino ha chiesto di organizzare turni di lavoro per operare nel caso si presentasse un nuovo donatore. Oppido ha lamentato la mancanza di personale sufficiente. Durante la discussione, la dottoressa Gabriella Farina, che aveva effettuato il prelievo a Bolzano, ha dichiarato di non sapere di essere responsabile della gestione delle liste d’attesa. Questo ha suscitato “sgomento” nella direttrice generale.

Le relazioni tra Oppido e la professoressa Maria De Feo, responsabile del “percorso trapianto cuore”, non erano migliori. De Feo ha precisato di non avere un ruolo clinico nell’heart team, mentre la mancanza di formazione sul dispositivo Paragonix, utilizzato per il trasporto del cuore, ha ulteriormente complicato la situazione. Quando Iervolino ha chiesto spiegazioni, nessuno ha potuto fornire risposte soddisfacenti, e De Feo ha affermato che Oppido non era collaborativo.

La situazione ha portato a un audit sull’evento avverso, evidenziando “criticità strutturali e organizzative” e la “mancata formalizzazione di ruoli, responsabilità e punti di verifica” durante il processo chirurgico. Gli ispettori hanno concluso che l’evento era favorito da “fattori latenti di sistema” che hanno impedito di intercettare le criticità in tempo.

Le indagini si sono intensificate e sono ora indirizzate verso l’ipotesi di omicidio colposo. Il pubblico ministero Giuseppe Tittafiore ha disposto l’autopsia sul corpo di Domenico e ha aggravato la posizione di sei sanitari dell’ospedale Monaldi, tra medici e paramedici, che hanno ricevuto avvisi di garanzia. I loro cellulari sono stati sequestrati e potrebbero essere coinvolti anche altri sanitari presenti durante l’intervento all’ospedale San Maurizio di Bolzano.

Lì, il team di Monaldi, composto da una cardiochirurga e un assistente, ha proceduto all’espianto del cuore di un bambino di quattro anni. Durante il trasporto, è stato utilizzato ghiaccio secco nel frigorifero isotermico, invece di ghiaccio tradizionale, il che ha portato a un congelamento completo dell’organo. Questo errore, compiuto da personale estraneo al team napoletano, ha avuto conseguenze fatali.

Inoltre, si è scoperto che il team di Napoli ha avuto problemi anche durante l’espianto, con un drenaggio insufficiente che ha causato congestione nel fegato e nel cuore. Oppido ha dovuto affrontare accuse di precipitazione nelle fasi dell’operazione, mentre i suoi legali sostengono che il medico ha fatto tutto il possibile per salvare la vita di Domenico.

Il 23 dicembre, tra le 9 e le 11, si è consumato l’errore fatale. Dopo il ricovero di Domenico all’ospedale Monaldi, il cuore da trapiantare è stato conservato in un box isotermico privo di tecnologia adeguata per monitorare la temperatura. Quando il team è arrivato a Bolzano per prelevare l’organo, hanno richiesto ai colleghi locali di integrare il ghiaccio, ma il ghiaccio secco utilizzato ha causato il congelamento del cuore.

Dopo il trapianto, il cuore non ha funzionato correttamente e il bambino è stato attaccato a un dispositivo Ecmo, che ha provocato danni agli altri organi. Il 29 dicembre, la gravità della situazione è diventata evidente, ma i genitori di Domenico sono stati tenuti all’oscuro delle reali condizioni del bambino.

Il 11 gennaio, la madre, Patrizia Mercolino, ha presentato una denuncia ai carabinieri, avviando un’indagine che ha portato a un audit interno e alla sospensione dei trapianti pediatrici. Il 21 febbraio, le parole di Patrizia sono state chiare: “Ora Domenico è un angioletto. Voglio tutta la verità.” La richiesta di giustizia per il piccolo Domenico continua a crescere, mentre le indagini si approfondiscono.



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