In tema di politica estera le posizioni divergono, però secondo Marco Grimaldi non c’è più timore. A parlare è stato il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra durante una puntata di Scanner Live. Accanto a lui in trasmissione sedevano Riccardo Ricciardi del M5s e Chiara Braga del Pd, entrambi capigruppo alla Camera. Sul fronte internazionale propone un passo deciso insieme: appena possibile, si riconoscerà la Palestina come Stato.
A cura di Luca Pons per Fanpage
Largo campo, chiamato “giusto” da chi parla in tv, cerca di tenere insieme le parti dopo il voto favorevole al referendum e i cambiamenti nel governo guidato da Meloni. Anche stavolta però si butta là dove brucia, specialmente quando si tratta di decidere cosa fare fuori dai confini nazionali, argomento mai semplice negli anni scorsi.
Durante A Scanner Live, il talk show politico di Fanpage.it guidato da Valerio Nicolosi, le voci dei tre principali partiti d’opposizione – Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra – hanno confermato una condivisione comune anche sulle questioni riguardanti Ucraina e Palestina.
“Siamo stati al valico di Rafah insieme. La prima cosa che faremo con questo governo èriconoscere lo Stato di Palestina, senza ‘se’, senza ‘dopo’, senza mettersi in un angolo come questo governo“, ha detto Marco Grimaldi, deputato di Avs. “Ricordo che sono tre i grandi Paesi che non voglio il riconoscimento dello Stato di Palestina: Stati Uniti, Israele e ahimè l’Italia. A Gaza ancora oggi c’è il massacro di un popolo, ancora oggi in Cisgiordania ci sono occupazioni illegali e ancora oggi in Libano si vedono delle scene da crimini di guerra perché ci sono sfollamenti forzati”.
Sul tema della Palestina, secondo Grimaldi, “c’è stato un salto quantistico da parte di questa coalizione”. E, ha sottolineato, “lo dice la forza considerata più radicale, che forse aveva anche più distanza politica da alcuni componenti di questa futura coalizione. Ma con grande pazienza siamo arrivati lì tutti insieme.La più grande mobilitazione, prima della Flotilla, l’hanno fatta le nostre forze politiche in una piazza a Roma. Abbiamo provato a metterci in sintonia con l’indignazione di un Paese che non voleva sentirsi complice di quel genocidio”.
È chiaro che delle differenze rimangono. Ma l’intenzione, in questo momento, è di non renderle un punto di rottura. “Siamo magari divisi sull’invio delle armi in Ucraina, ma tutti noi ci saremmo messi in campo dentro una de-escalation diplomatica che questo governo non ha fatto. Io non credo che abbiamo più paura di nulla. Abbiamo solo bisogno di mettere a terra tantissime idee, e anche la forza di chi ha visto i limiti di questa esperienza di governo, e non ha voglia più di giocare in difesa”.
Su questo punto, Grimaldi non si è limitato a dire che l’intesa funzionerà alle prossime elezioni. Ha aggiunto una precisazione: qualora Giorgia Meloni volesse correre ai ripari con un voto anticipato, loro hanno già tutto in ordine per guidare subito. Riguardo le primarie per scegliere chi comanderà la coalizione, preferisce tenere un tono basso. Non serve esagerare col peso del dibattito, ha sottolineato. Meglio evitare che diventi un chiodo fisso.
Non c’è dubbio: mentre oggi l’obiettivo sembra comune, prima il consenso a Montecitorio ha viaggiato su strade diverse.
Appena quattordici giorni prima, il dieci marzo, da parte di Pd, M5s e Avs erano state presentate tre risoluzioni distinte sulle questioni del Consiglio europeo. A quel rilievo, Braga ha replicato così: «In realtà quelle proposte ci siamo trovati d’accordo tra noi, in certi casi copiate uguali». Parole simili anche da Ricciardi. Poi Grimaldi ha aggiunto un pensiero diverso: «Non tornerei troppo su quella questione», ovvero spedire armi a Kiev, «dove invece dissentiamo. Quel disaccordo magari aiuta ad aprire nuovi percorsi». Secondo noi tre, una volta tanto, la Russia è stata invasa. Il punto fermo resta il multilateralismo, certo, ma anche un ruolo più deciso di Europa e Onu. L’idea che tutto dipenda da quella fissazione? Semplicemente non regge.



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