Danny Torrance parla con Tony fin dalle prime scene di Shining. Ma dietro quello che sembra un semplice amico immaginario si nasconde qualcosa di molto più importante.
Tony avverte Danny dei pericoli dell’Overlook Hotel e gli mostra immagini del futuro. Nel romanzo di Stephen King la sua vera identità viene rivelata chiaramente.
Tra i tanti misteri di Shining, uno dei più affascinanti riguarda Tony, il misterioso amico con cui parla il piccolo Danny Torrance. Non lo vediamo mai realmente nel film di Stanley Kubrick: sentiamo soltanto la sua voce uscire dalla bocca del bambino, accompagnata dal caratteristico movimento del dito indice.
All’inizio potrebbe sembrare semplicemente un amico immaginario creato da un bambino particolarmente solitario. Ma Tony sa cose che Danny non dovrebbe conoscere, gli mostra immagini che non ha mai visto e soprattutto sembra sapere in anticipo ciò che accadrà all’Overlook Hotel.
La spiegazione diventa ancora più interessante confrontando il film del 1980 con il romanzo di Stephen King, pubblicato nel 1977. Nel libro, infatti, King fornisce una risposta molto più precisa sull’identità di Tony. Sul suo sito ufficiale, lo scrittore lo descrive come una versione più adulta dello stesso Danny, collegando inoltre il nome Tony al secondo nome del bambino: Anthony.
Nel film di Kubrick, invece, questa spiegazione viene lasciata volutamente molto più ambigua.
Chi è Tony in Shining e perché parla attraverso Danny
Tony viene introdotto praticamente all’inizio della storia.
Danny vive insieme alla madre Wendy e al padre Jack Torrance. Quando Jack ottiene il lavoro di custode invernale dell’Overlook Hotel, Danny manifesta immediatamente una strana inquietudine.
È Tony a mostrargli alcune delle immagini più terrificanti che diventeranno centrali nel film: i corridoi dell’albergo, le gemelle Grady e l’enorme quantità di sangue che fuoriesce dagli ascensori.
Danny non sembra controllare completamente queste visioni.
Tony arriva, parla e gli mostra qualcosa.
Quando una dottoressa chiede al bambino chi sia il suo misterioso amico, Wendy lo definisce semplicemente un amico immaginario. Danny, invece, racconta che Tony è un bambino che vive nella sua bocca e che, quando non vuole farsi vedere, si nasconde nel suo stomaco.
Kubrick rappresenta Tony in maniera estremamente semplice ma inquietante.
Danny muove il dito indice e modifica la propria voce. Tony non possiede quindi un corpo visibile e lo spettatore non può stabilire immediatamente se stia assistendo a un fenomeno soprannaturale oppure a una manifestazione della mente del bambino.
La situazione cambia quando Danny incontra Dick Hallorann, il cuoco dell’Overlook.
Hallorann capisce immediatamente che il bambino possiede la stessa capacità psichica che lui chiama “shining”, la luccicanza. I due possono comunicare senza parlare e Danny riesce a percepire eventi e presenze che rimangono invisibili agli altri.
A quel punto diventa evidente che le visioni associate a Tony non possono essere liquidate semplicemente come fantasie infantili.
Tony è profondamente collegato alla luccicanza di Danny.
Tony è Danny adulto?
Nel romanzo di Stephen King, sostanzialmente sì.
È questa la grande rivelazione che il film di Kubrick non esplicita.
Nel libro Tony appare inizialmente come una figura misteriosa che Danny riesce a vedere soltanto a distanza. Progressivamente diventa evidente che esiste un legame molto più profondo tra i due.
Verso la conclusione, Danny comprende che Tony è collegato direttamente a lui stesso.
Il sito ufficiale di Stephen King chiarisce la questione senza ambiguità: Tony è una versione più grande di Danny, mentre il suo nome deriva da Anthony, secondo nome del protagonista. Il nome completo del bambino è infatti Daniel Anthony Torrance.
In altre parole, attraverso la luccicanza Danny riesce in qualche modo a entrare in contatto con una proiezione del proprio sé futuro.
Tony può quindi vedere ciò che Danny bambino ancora non comprende.
Ecco perché lo avverte.
Ecco perché gli mostra l’Overlook.
Ed ecco perché sembra conoscere eventi che non sono ancora accaduti.
Nel romanzo, la natura di Tony è strettamente legata alle capacità psichiche straordinarie del bambino. Non è quindi soltanto il classico “amico immaginario”, ma una manifestazione resa possibile proprio dalla luccicanza.
Perché Tony cerca di spaventare Danny?
Questa è una delle parti più interessanti del personaggio.
Le immagini mostrate da Tony sono terrificanti, tanto che Danny stesso arriva ad avere paura di lui.
Ma lo scopo sembra essere soprattutto quello di avvertirlo del pericolo.
Tony gli mostra ciò che potrebbe accadere all’Overlook perché Danny deve prepararsi a qualcosa che, da bambino, non sarebbe ancora in grado di comprendere pienamente.
C’è però anche un’altra lettura.
Tony può essere considerato la parte della mente di Danny capace di elaborare informazioni e paure che il bambino non riesce ad affrontare coscientemente.
Prima ancora dell’arrivo all’Overlook, infatti, la vita di Danny è tutt’altro che serena.
Jack ha avuto seri problemi con l’alcol e con la gestione della rabbia. Nel romanzo viene raccontato anche l’episodio nel quale il padre, durante uno scatto d’ira, rompe accidentalmente il braccio al figlio. La famiglia vive quindi già una situazione fragile prima di mettere piede nell’hotel.
Tony può essere letto anche come un meccanismo attraverso il quale Danny riesce a dare una forma alle proprie paure.
Ma in Shining c’è davvero il soprannaturale: Hallorann possiede la stessa capacità psichica di Danny e i due riescono a comunicare telepaticamente. Per questo ridurre Tony esclusivamente a una risposta psicologica al trauma non spiega tutto ciò che accade nella storia.
Tony nel film di Kubrick è davvero Danny adulto?
Qui bisogna fare una distinzione importante tra il romanzo e il film.
Stephen King offre una spiegazione abbastanza precisa.
Stanley Kubrick no.
Nel film Tony rimane una presenza misteriosa. Non appare fisicamente e non viene mostrata la rivelazione esplicita secondo la quale sarebbe una versione futura di Danny.
Il British Film Institute sottolinea proprio questa ambiguità: Tony avverte Danny, ma contemporaneamente sembra quasi attirarlo verso determinate esperienze, lasciando allo spettatore il dubbio sulla sua natura.
Questo rientra perfettamente nel modo in cui Kubrick costruisce Shining.
Il regista elimina o modifica diverse spiegazioni presenti nel romanzo e preferisce lasciare numerosi elementi irrisolti. Lo spettatore vede che qualcosa di soprannaturale sta accadendo, ma raramente riceve una spiegazione definitiva delle regole che governano l’Overlook.
Tony diventa così ancora più inquietante.
Nel film possiamo interpretarlo come la manifestazione della luccicanza di Danny, una parte della sua psiche o l’equivalente cinematografico del suo sé futuro raccontato da King, ma Kubrick non conferma esplicitamente una sola di queste interpretazioni.
Perché Tony prende il controllo di Danny?
Durante la permanenza all’Overlook avviene qualcosa di ancora più strano.
Danny appare sempre più traumatizzato dagli eventi dell’hotel e, a un certo punto, Tony sembra prendere il sopravvento.
Il bambino cambia voce e comportamento.
Quando Wendy cerca di parlare con lui, Danny risponde attraverso Tony. È come se il piccolo si fosse ritirato dentro se stesso lasciando emergere quella personalità che fino a quel momento aveva utilizzato soltanto occasionalmente.
È proprio in questa fase che compare uno degli elementi più celebri di Shining:
REDRUM.
Danny continua a ripetere e successivamente scrive la misteriosa parola.
Solo quando Wendy la osserva riflessa nello specchio comprende cosa significhi.
REDRUM letto al contrario diventa MURDER, cioè “omicidio”.
Ancora una volta Tony sembra anticipare ciò che sta per succedere: Jack è ormai completamente fuori controllo e la vita di Wendy e Danny è in pericolo.
Tony salva Danny?
In un certo senso, Tony contribuisce alla sua sopravvivenza.
Le sue visioni permettono al bambino di percepire il pericolo molto prima degli adulti.
Ma nel momento decisivo è Danny stesso a dimostrare di possedere intelligenza e sangue freddo.
Quando Jack lo insegue nel labirinto innevato, Danny comprende di poter utilizzare le proprie impronte contro il padre. Cammina all’indietro sulle tracce già lasciate e poi si allontana in un’altra direzione.
Jack continua così a seguire una pista che improvvisamente scompare.
Danny riesce a raggiungere Wendy e i due fuggono dall’Overlook, mentre Jack rimane intrappolato nel labirinto e muore congelato.
Nel romanzo di Stephen King, tuttavia, gli eventi conclusivi sono molto diversi: l’Overlook viene distrutto dall’esplosione della caldaia, mentre Dick Hallorann sopravvive. È una delle differenze più importanti tra il libro e l’adattamento di Kubrick.
Cosa significa davvero Tony
Tony può essere interpretato su più livelli contemporaneamente.
È innanzitutto il tramite attraverso il quale Danny sperimenta la propria luccicanza. Gli permette di vedere frammenti del futuro e di percepire il pericolo dell’Overlook.
Nel romanzo possiede poi un’identità precisa: è collegato al futuro Danny, tanto che il nome deriva direttamente da Anthony Torrance.
Ma Tony rappresenta anche qualcosa di più intimo.
Danny è un bambino costretto ad affrontare situazioni che sarebbero difficili persino per un adulto: l’alcolismo del padre, la violenza familiare, la paura della separazione dei genitori e infine un hotel popolato da presenze soprannaturali.
Tony diventa quindi anche una voce attraverso la quale Danny può trasformare paure incomprensibili in avvertimenti concreti.
Ed è proprio la differenza tra King e Kubrick a rendere il personaggio ancora più affascinante.
Nel libro sappiamo chi è Tony. Nel film crediamo di capirlo, ma Kubrick non ci concede mai una risposta definitiva.



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