Arisa, 43 anni, partecipante al Festival di Sanremo 2026 con il brano Magica Favola, ha messo in luce un aspetto poco noto del suo percorso personale: la convivenza da tempo con la tricotillomania. Questo disturbo, che rientra tra i disturbi ossessivo-compulsivi e correlati, si manifesta in un impulso ricorrente e difficile da controllare a strapparsi i capelli, provocando spesso danni visibili.
Nel corso degli anni la cantante ha raccontato di come questa condizione abbia segnato il suo rapporto con i propri capelli. Per limitare l’impulso, ha scelto in varie occasioni di rasarsi la testa. Inoltre, per nascondere i segni dello strappo compulsivo e preservare la sua immagine artistica, ha fatto uso di parrucche durante alcune uscite pubbliche.
Dal punto di vista medico, la tricotillomania è una forma di comportamento compulsivo classificata nel DSM-5-TR, caratterizzata da gesti ripetuti che portano alla perdita di capelli e dalla difficoltà a interrompere tale abitudine, con un impatto significativo sulla vita quotidiana. A differenza di altri disturbi ossessivi, in questo caso lo strappo non deriva da ossessioni legate all’aspetto, ma spesso da tensione, ansia o stress, che temporaneamente si alleviano proprio grazie a questo comportamento.
Si stima che circa l’1-2% della popolazione ne sia affetto, principalmente donne dalla giovane età. Le cause non sono univoche: entrano in gioco fattori psicologici, come la gestione delle emozioni, ma anche elementi biologici e neurobiologici.
Il meccanismo che mantiene il disturbo è legato alla sensazione di sollievo momentaneo che segue il gesto compulsivo. La malattia evolve in modo altalenante, con fasi di maggiore controllo alternate a momenti più intensi, spesso legati a condizioni di stress.
Nel raccontare la propria esperienza, Arisa ha spiegato come la rasatura abbia rappresentato per lei un modo pratico per arginare l’impulso. Allo stesso modo, l’uso di parrucche è stato uno strumento per gestire le conseguenze estetiche del disturbo, soprattutto in un ambiente in cui l’immagine ha un peso rilevante come quello dello spettacolo.
Tante persone che soffrono di tricotillomania ricorrono a simili strategie per nascondere le zone colpite e affrontare la pressione sociale, spesso accompagnate da sentimenti di vergogna e isolamento. La testimonianza della cantante contribuisce a far conoscere meglio un disturbo ancora poco compreso e a ridurne lo stigma.
Il trattamento più efficace ad oggi è la terapia cognitivo-comportamentale, in particolare il training di inversione delle abitudini. Questo approccio aiuta a riconoscere i segnali premonitori dell’impulso, a identificare i fattori scatenanti e a sostituire il gesto compulsivo con altro comportamento incompatibile.
Può essere affiancato da tecniche di gestione dello stress e regolazione emotiva, e in presenza di disturbi associati come ansia o depressione si valuta eventualmente un supporto farmacologico. Ogni percorso va personalizzato in base alla storia e ai sintomi della persona, sotto la guida di specialisti della salute mentale.
Chiedere aiuto resta un passo fondamentale per chi convive con questa condizione, che ha oggi possibilità di trattamento concrete e mirate.



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