Marracash e le violenze: “Da che parte sto, siamo solo all’inizio”. Le parole choc sono un caso politico
tratto da Libero
“Chi mi conosce sa bene da che parte sto. Le diseguaglianze sociali sono la mia battaglia, alla ribellione ho dedicato la mia vita. Ecco da che parte sto”. Marracash, rapper milanese, ragazzo cresciuto in una periferia difficile come la Barona, scende in campo sulla questione delle violenze di piazza degli ultimi giorni e lo fa con parole forti, a tratti sconcertanti.
“Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all’inizio. Con le buone non cambi le cose”, scrive l’artista, al secolo Fabio Bartolo Rizzo, in un lungo e articolato post sul suo profilo Instagram, pubblicato a corredo di due scatti: un manifestante che corre tenendo sulle spalle il tricolore fra la nebbia dei fumogeni lanciati dalla polizia a Milano e un camion con lo striscione “Non è solo la protesta dei trasporti, ma del popolo”.
“Un anno fa – prosegue – da un palco dicevo che il potere capisce solo il potere e che è ora che il popolo mostri il proprio. Due anni fa pubblicavo un disco catastrofista già dal titolo. Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all’inizio. Con le buone non cambi le cose”.
“Non ho mai creduto nella protesta attraverso i social, l’ho sempre trovata troppo facile, cheap, non costa niente – continua Marracash -. Certo, rispetto chiunque cerchi di far sentire la propria voce con ogni mezzo, ma dal canto mio ho sempre creduto che l’impegno e l’autorevolezza si dimostrino e guadagnino nel tempo. Attraverso le nostre scelte, la nostra etica, il nostro lavoro, oltre ovviamente a ciò che diciamo e facciamo tutti i giorni, non solo in una storia o un post nei momenti critici. Semplicemente questo non è il mio canale preferito… Lo sono i testi, la musica, i concerti, le interviste. I social per me sono un ufficio stampa”.
Le dichiarazioni di Marracash sono diventate subito un caso, anche politico. “Se un rapper famoso come Marracash dice che si aspettava tutto questo e che con le parole non si cambia niente, non ci siamo“. sottolinea il vice-capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Alfredo Antoniozzi. “A questi idoli giovanili si chiede di dare l’esempio – prosegue Antoniozzi – e proprio con le parole si cambiano invece le democrazie liberali. È inutile citare Pasolini – aggiunge Antoniozzi – ma è utile che proprio gli idoli dei ragazzi li invitino a fare politica senza violenza e con spirito propositivo e non sfasciando negozi.



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