​​


Alessandro Sallusti duro contro la sinistra: "I violenti entrano come nel burro, un errore terribile" - Baritalia News

Alessandro Sallusti attacca la sinistra sulle proteste di piazza

Il direttore di Libero ospite a Quarta Repubblica denuncia la vicinanza tra ambienti politici e manifestanti violenti



Il direttore di Libero ospite a Quarta Repubblica denuncia la vicinanza tra ambienti politici e manifestanti violenti



Alessandro Sallusti punta il dito contro la sinistra italiana e denuncia quello che considera un rapporto sempre più problematico tra una parte della politica e gli ambienti protagonisti delle violenze di piazza. Ospite di Quarta Repubblica, il programma di Rete 4 condotto da Nicola Porro, il direttore di Libero sostiene che il rischio maggiore non sia rappresentato dai singoli episodi di violenza, ma dalla possibilità che questi trovino una forma di legittimazione politica all’interno delle istituzioni e del dibattito pubblico nazionale.

Il giornalista contesta soprattutto l’atteggiamento di chi, pur condannando formalmente gli scontri registrati nelle Ultime settimane, continua a richiamare le ragioni dei manifestanti pacifici senza distinguere con sufficiente chiarezza le diverse responsabilità. Un ragionamento che Sallusti collega direttamente alle proteste degli ultimi giorni e al dibattito sulle tensioni nelle piazze italiane, individuando nella possibile vicinanza tra gruppi violenti e ambienti politici il nodo principale di una questione che definisce estremamente delicata per la tenuta democratica del Paese e per il rispetto delle regole fondamentali della convivenza civile.

Secondo il giornalista, il problema riguarda soprattutto la capacità di alcuni protagonisti delle proteste di trovare ascolto negli ambienti della sinistra. Il direttore insiste sulle parole d’ordine utilizzate durante le mobilitazioni, sostenendo che l’opposizione al Governo Meloni e il sostegno alla causa palestinese rischierebbero di diventare criteri sufficienti per ottenere una sponda politica istituzionale. La critica si conclude con un invito diretto agli esponenti dell’opposizione a compiere una selezione molto più attenta dei propri interlocutori, sebbene si tratti di una valutazione politica personale del giornalista le cui dichiarazioni non dimostrano, da sole, l’esistenza di rapporti organizzativi strutturati tra partiti e responsabili di episodi violenti.

La seconda parte del suo intervento televisivo riguarda la distinzione fondamentale tra chi manifesta senza commettere reati e chi invece prende parte attivamente a scontri, lanci di oggetti o danneggiamenti di beni pubblici e privati. Per Sallusti, la sinistra commetterebbe un errore imperdonabile nel tenere insieme queste due realtà distinte all’interno dello stesso discorso politico. Il direttore critica in particolare le risposte che, davanti alle immagini evidenti degli scontri, richiamano sistematicamente il numero dei partecipanti pacifici rimasti estranei alle violenze, dimenticando le responsabilità dei facinorosi.

A suo giudizio, la presenza di manifestanti pacifici non dovrebbe mai essere utilizzata strumentalmente per ridimensionare la gravità delle azioni compiute da altri in contesti di piazza, mentre le forze dell’ordine e lo Stato garantiscono la sicurezza pubblica e il regolare svolgimento delle manifestazioni autorizzate su tutto il territorio nazionale.

Le dichiarazioni del direttore riportano così al centro del confronto pubblico un principio fondamentale previsto espressamente dall’articolo 17 della Costituzione italiana: il diritto riconosciuto ai cittadini di riunirsi pacificamente e senz’armi nelle piazze. La norma tutela rigorosamente la libertà di manifestazione del pensiero, mentre eventuali aggressioni fisiche, danneggiamenti materiali e altre condotte penalmente rilevanti devono sempre essere valutati esclusivamente sulla base delle responsabilità individuali accertate dalle autorità competenti durante le indagini di polizia e giudiziarie.

Questa distinzione risulta rilevante anche sul piano strettamente politico: partecipare a una manifestazione di piazza non significa affatto condividere gli eventuali comportamenti violenti messi in atto da altri partecipanti isolati. Allo stesso modo, il sostegno pubblico a una determinata causa politica non costituisce di per sé una prova legale di coinvolgimento nei disordini di piazza. Sallusti concentra invece la propria critica sul comportamento dei partiti e sulla necessità, da lui fermamente sostenuta, di prendere le distanze in maniera inequivocabile da chiunque scelga di ricorrere alla violenza fisica durante le mobilitazioni collettive.

Il suo intervento si chiude quindi con una precisa richiesta politica rivolta alla sinistra: distinguere con molta più decisione tra i veri protagonisti delle proteste e non confondere mai la tutela costituzionale del diritto di manifestare liberamente con la difesa, anche indiretta, di comportamenti violenti che danneggiano la sicurezza collettiva.

Nel frattempo, il panorama della cronaca e dell’attualità nazionale continua a registrare interventi istituzionali e misure di sicurezza mirate in vari ambiti dello Stato. Tra i vari episodi recenti monitorati dalle autorità competenti figurano anche risposte tempestive delle istituzioni in contesti di tensione sociale e sportiva registrati sul territorio italiano, dove l’attenzione resta massima per prevenire turbamenti dell’ordine pubblico.

Le autorità continuano a monitorare con attenzione la situazione generale del Paese, garantendo la tutela della sicurezza e l’applicazione delle normative vigenti in materia di ordine pubblico. L’impegno delle forze dell’ordine si concentra sulla prevenzione di ogni forma di violenza e sulla protezione dei cittadini che scelgono di esercitare pacificamente i propri diritti democratici costituzionali ogni giorno senza eccezioni di sorta per nessuno.



Add comment