La giornalista interviene a Che Tempo Che Fa difendendo la decisione della magistratura e accusando l’esecutivo di alimentare la polemica sulle violenze di piazza.
La scarcerazione di Youssef Siher, il ricercatore coinvolto nell’inchiesta sugli scontri di Milano del 17 e 18 ottobre, accende un nuovo confronto politico. A intervenire è Concita De Gregorio, che contesta duramente la reazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e difende la decisione della magistratura di non convalidare il fermo. Durante un intervento a Che Tempo Che Fa, il programma condotto da Fabio Fazio sul NOVE, la giornalista prende posizione contro le critiche rivolte ai giudici e sostiene che l’attenzione sulle violenze di piazza rischi di mettere in secondo piano le ragioni del malessere sociale.
Parole che arrivano dopo le polemiche provocate dalla liberazione del trentenne, inizialmente sospettato di aver avuto un ruolo nell’organizzazione delle proteste milanesi. De Gregorio contesta innanzitutto la ricerca di un responsabile degli scontri e critica il comportamento della premier nei confronti della magistratura. Le persone hanno bisogno di un colpevole, allora la colpa è la sua. Ed è altrettanto chiaro che è vergognoso il modo in cui la Presidente del Consiglio si è accanita contro i magistrati, perché non c’erano proprio gli elementi per convalidare l’arresto di questa persona.
Il riferimento è al provvedimento adottato il 28 ottobre dalla gip di Milano Tiziana Landoni, che ha respinto la richiesta di custodia cautelare avanzata dalla Procura. La giudice ha ritenuto che, allo stato degli atti, non emergessero gravi indizi di colpevolezza a carico di Siher. In particolare, i messaggi pubblicati dall’indagato non avrebbero contenuto incitamenti concreti alla commissione di violenze. La decisione non costituisce un’assoluzione definitiva, ma riguarda i presupposti necessari per applicare una misura cautelare.
La giornalista allarga quindi il discorso alle responsabilità politiche e alla gestione del dibattito pubblico successivo agli scontri. Tutta questa questione dei disordini e della violenza, della condanna della violenza, della mente delle violenze, mi sembra che sia stata gonfiata artatamente dal Governo e dai giornali di Governo. Secondo De Gregorio, l’obiettivo sarebbe quello di distogliere l’attenzione da quello che è l’origine della rabbia sociale. La riflessione della giornalista si concentra poi sulle condizioni sociali che, a suo giudizio, alimentano le proteste.
Perche la rabbia e un sentimento di reazione come la gioia come la tristezza no. Ci si arrabbia si gioisce o ci si intristisce perché e successo qualcos altro. Quindi e un sentimento secondario. Secondo De Gregorio la risposta delle istituzioni non dovrebbe limitarsi alla repressione delle manifestazioni violente ma affrontare le cause del disagio. Allora non serve a niente focalizzarsi sulla rabbia reprimere la rabbia mettere in galera i minorenni cercare il capo espiatorio.
Il suo ragionamento prosegue con un richiamo alle difficolta economiche e sociali che interessano diverse categorie di cittadini. La giornalista cita i giovani che faticano a trovare una collocazione nella societa ma anche gli autotrasportatori che protestano per il costo del carburante e per sostenere le spese lavorative.
Il suo ragionamento prosegue con un richiamo alle difficoltà economiche e sociali che interessano diverse categorie di cittadini. La giornalista cita i giovani che faticano a trovare una collocazione nella società, ma anche gli autotrasportatori che protestano per il costo del carburante e per le difficoltà nel sostenere le spese lavorative. Le sue dichiarazioni si inseriscono in uno scontro già aperto tra governo e magistratura. Meloni aveva definito vergognosa la scarcerazione di Siher, considerando il provvedimento una mortificazione del lavoro delle forze dell’ordine.
De Gregorio esprime invece una valutazione opposta, sostenendo che l’azione politica dovrebbe concentrarsi sulle condizioni di disagio, ingiustizia ed esclusione sociale. Resta intanto il dato giudiziario: Siher è tornato libero il 28 ottobre, dopo che la gip ha escluso la sussistenza dei presupposti per convalidare il fermo e applicare la custodia cautelare.




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