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Addio a Sofia: sui social la 26enne raccontava la sua lotta contro il tumore

Voleva diventare una ballerina ma, a soli 15 anni, si era trovata a fare i conti con una malattia terribile, molto più grande di lei, che l’aveva costretta ad affrontare una durissima battaglia. Una sfida che però non l’aveva mai vista arrendersi, raccontando attraverso i social quello che stava vivendo sulla sua pelle. Purtroppo però alla fine Sofia Zilio non ce l’ha fatta. La ragazza 26enne era alle prese da tempo con un osteosarcoma, un tumore osseo maligno che tende a manifestarsi soprattutto nei bambini e negli adolescenti che si trovano nel periodo di massima crescita. Lei, originaria di Padova, aveva fatto ricorso a ogni sua energia ed era riuscita in un primo momento a vincere. Poi, purtroppo, una recidiva del cancro l’aveva attaccata di nuovo, ma stavolta al polmone. Sofia ha lottato ancora, ma stavolta per lei non c’è stato niente da fare.  Durante tutto questo periodo la giovane aveva voluto raccontare il suo percorso.

La ragazza aveva infatti lanciato “Il mio, il Nostro cammino”, un diario-blog nel quale si parlava di tumore e si potevano condividere preoccupazioni, dubbi ma anche speranze. “Ho deciso di iniziare a scrivere questa pagina dopo essermi riaccaduta una triste situazione a livello di salute” aveva scritto. E pian piano i suoi follower erano aumentati, spingendola a continuare quell’avventura online e scoprendo che i social network possono essere il luogo giusto per sfogarsi e trovare conforto, oltre che portare la propria testimonianza agli altri.

Nell’ultimo post che compare su Facebook, il 5 luglio, Sofia si scusava per essere stata un po’ assente: “Non volevo scrivere sempre di brutte notizie.. hanno rotto ste brutte notizie”. “Ciao Sofia, hai cantato per aiutare i bambini ammalati, ma purtroppo nessuno ha potuto aiutare te. Continua a cantare ora che sei libera…” è stato l’annuncio della morte della 26enne, pubblicato ieri 30 luglio sulla pagina Facebook di Team For Children, un’associazione di volontariato che si occupa di bambini.

Sofia collaborava proprio con l’associazione, dopo essersi appassionata al canto. I funerali della ragazza si terranno giovedì 2 agosto alle 9.30 alla chiesa di Pontevigodarzere. In quell’occasione ogni offerta sarà destinata alla Fondazione del Madagascar, proprio come voluto da Sofia. Per chi volesse darle un ultimo saluto, la salma sarà accolta alla Casa Funeraria Brogio di Cadoneghe.

L’osteosarcoma di cui era affetto, un raro tumore delle ossa che fa registrare circa 150 casi all’anno, lo avrebbe ucciso. A salvare un bambino piemontese di appena 6 anni sono
stati i medici della Città della Salute e della Scienza di Torino che, per la prima volta su un paziente così piccolo, hanno adottato una innovativa tecnica che ricostruisce il femore malato con un omero donato, appositamente rovesciato e rivestito di ceramica. Interventi con tecniche analoghe fino ad ora sono stati effettuati su bambini più grandi. Una novità premiata al recente Congresso internazionale di tecnologia in chirurgia protesica, a Boston, con il primo premio mondiale. L’operazione, effettuata all’ospedale infantile Regina Margherita e resa nota a due anni di distanza per avere la certezza del successo, è perfettamente riuscita.

Dopo due anni di terapie oncologiche presso l’Oncoematologia pediatrica del Regina Margherita, F.C., che ora ha otto anni, ha infatti ripreso la vita normale di un bambino di quell’età. Scuola e giochi compresi. L’intervento è stato effettuato dall’equipe del dottor Raimondo Piana, direttore di Chirurgia oncologica ortopedica della Città della Salute di Torino. È consistito in primo luogo nell’asportazione della parte distale del femore (articolazione del ginocchio); la ricostruzione è invece avvenuta con un omero rovesciato, utilizzato in alternativa al femore per l’età e le piccole dimensioni del ginocchio.

L’osso, proveniente dalla Banca dei tessuti Muscoloscheletrici della Regione Piemonte, è stato rivestito con una protesi in ceramica di ultima generazione. Il tutto è stato poi collegato al femore del bambino con una placca al ginocchio, ricostruendo capsula e tutti i legamenti e preservando la tibia. Con questo approccio multidisciplinare, spiegano alla Città della Salute e della Scienza di Torino, patologie simili a quella di F.C. hanno una prognosi più favorevole rispetto al passato.

IL PROBLEMA SVILUPPO. Questo nonostante la complessità di operazioni che devono tenere conto anche dello sviluppo dei bambini. La parte ricostruita deve infatti crescere, in modo regolare, per non determinare nel tempo una differenza di lunghezza delle gambe. Ed è proprio questo l’aspetto dell’intervento, presentato a Boston dal dottor Michele Boffano, che più ha colpito i medici riuniti al Congresso di tecnologia in chirurgia protesica.

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