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Il Milan vola senza Gonzalo Higuain a Siviglia, dove questa sera affronterà in Europa League il Betis, a pochi giorni dal big match di domenica contro la Juventus. L’argentino è ancora alle prese con il problema all’anca avvertito nella partita con l’Udinese, ma a Milanello contano di recuperarlo in tempo per il match contro la sua ex squadra.

Intanto Rino Gattuso in Spagna dovrà fare a meno anche di Giacomo Bonaventura e Davide Calabria, mentre ha recuperato Hakan Calhanoglu.

Patrick Cutrone ha segnato 3 gol nelle ultime due partite di Europa League fra Olympiacos (2) e Betis Siviglia. Betis-Milan in diretta tv su Sky Sport Uno e Sky Sport (Canale 252) anche in alta definizione HD. Video live streaming con SkyGo (gratis per gli abbonati). La partita non viene trasmessa in chiaro.

Le probabili formazioni di Betis-Milan che ci piacerebbe vedere in campo. Real Betis Siviglia (3-5-2): Pau López; Mandi, Bartra, Sidnei; Barragan, Lo Celso, William Carvalho, Sergio Canales, Junior Firpo; Loren, A.Sanabria. Allenatore Quique Setién. Milan (4-3-3): Reina; Abate, Musacchio, A.Romagnoli, Laxalt; Kessié, Bakayoko, Bertolacci; Suso, Cutrone, Çalhanoglu. Allenatore Gennaro Gattuso.

Rewind. Quindici giorni fa, un Rino Gattuso abbacchiato lasciava San Siro con un parlamento di gufi che accerchiava la sua panchina. La sconfitta col Betis aveva aperto la diga dei dubbi e della crisi. Stasera, il tecnico del Milan si ripresenta davanti agli andalusi forte di tre vittorie di fila in campionato, un Diavolo in zona Champions e una panchina solida abbandonata dai gufi. Come cambiano le cose. E questa partita è decisiva, ancor più di quella con la Juve di domenica sera, per saldare la rinascita. Forse Higuain non poteva giocare, forse ha scelto di non forzare per presentarsi al meglio e col dente avvelenato contro la sua ex squadra. Ma perdere contro la banda CR7 ci sta. Farlo col Betis sarebbe un mezzo disastro, anche se qualsiasi risultato non darà certezze di qualificazione o eliminazione. Il Diavolo incerottato cerca continuità. Per il morale, per la consapevolezza di sé, per allargare l’orizzonte in questa Europa tanto desiderata.
Il Betis che soffre in Liga (un solo punto nelle ultime quattro partite) in Europa si trasforma. Diede una piccola lezione di calcio a San Siro. Gattuso lo ha ammesso anche ieri, chiedendo più coraggio alla sua truppa dimezzata dagli infortuni. Il Betis ha più qualità in mezzo al campo del Milan: se lo lasci manovrare sono guai. Tuttavia il Diavolo nel frattempo è rinato giocando magari meno bene, ma con più compattezza e determinazione. È scesa la tecnica, è salito il cuore. Una squadra più a portata di ringhio. Doti buone per sedare il Betis. Con grinta, unità e pressing sui vari Lo Celso,
Canales e Carvalho, si può arginare la squadra di Quique Setien e cercare di colpirla mettendola sul ritmo. Bakayoko e Kessie dovranno alzare i loro giri. Poi saranno importanti le volate di Borini e Laxalt sulle fasce, come le imbucate di Calhanoglu, per aiutare Cutrone. Riprendere il volo in Europa nonostante l’infermeria piena, sarebbe un ulteriore segnale che il Milan ha svoltato del tutto.

Più che sentirsi il Barcellona capolista – qui a Siviglia il Milan alloggia nel- l’hotel che di solito frequentano Messi e i suoi compagni in trasferta in Andalusia – Rino Gattuso invidia la serenità del collega del Betis, Quique Setien, peraltro un ex centrocampista che ha proseguito nella carriera da allenatore. La partita di stasera offre ai rossoneri la possibilità di riproporsi in vetta al girone, un’opportunità da cogliere per non trascinare il discorso qualificazione fino ad Atene: una vittoria, più pericoloso accontentarsi del pari, permetterebbe alla squadra anche di riscattare l’imbarazzo dell’andata. La sconfitta, associata alle beffa di leardi nel derby, segnò il momento più buio della stagione milanista. Tra gli spettatori malinconici in tribuna c’erano il presidente Paolo Scaroni e Gordon Singer, oltre alla dirigenza, ed effettivamente circolò l’ipotesi dell’esonero del tecnico a cui fu infine deciso di accordare altro tempo. Una settimana è stata più che sufficiente per riaccendere la luce e riscaldare i rapporti tra Rino e il club: oggi Gattuso è un allenatore capace di vincere tre partite di fila anche se privo dei suoi uomini chiave. Tra l’andata e il ritorno il mondo rossonero si è dunque rovesciato, mentre al Betis è rimasto tutto più o meno lo stesso: la squadra è 14a in Liga (a pari punti con la Reai Sociedad 13a), ha conquistato un solo punto degli ultimi dodici a disposizione eppure la pressione su Setien è modesta. Quique dice che proverà a trasformare la «frustracion» (cioè i fischi con il Celta) in applausi e qui si esaurisce il discorso: lo stadio, pieno per due terzi, è pronto al solito sostegno.

ASPETTANDO IL PIPITA Se il Milan ha dimostrato di esaltarsi nelle difficoltà, reagì con un poker in casa del Sassuolo dopo due pareggi grigi e ha conquistato tre vittorie nella settimana successiva a Inter e Betis, ci sono di nuovi i presupposti per pensare in grande. Gli ostacoli non mancano: oltre lo stadio avverso, ci sono guai di formazione più pesanti del solito. Mancherà infatti il massiccio contributo di Higuain in zona gol, che tutti si augurano di circoscrivere alla gara di stasera. «Gonzalo sta lavorando, in questo momento non sappiamo se ce la farà per la Juve, ma ci lascia ben sperare. Oggi non è il massimo da vedere ma confidiamo di riaverlo. Calabria lo stesso, Caldara, Biglia e Bonaventura invece resteranno out anche domenica».

NOVITÀ E CONSAPEVOLEZZA

Gli infortuni, è il paradosso di Rino, possono aver portato alla svolta: più che a livello tattico («abbiamo provato qualcosa di nuovo, qualcosa che ci dia compattezza») Gattuso è molto più sensibile all’aspetto motivazionale: «I problemi hanno rafforzato il gruppo, tutti stanno dando qualcosa di più. Se si è rivista la luce è merito delle responsabilità che i giocatori si sono presi». Gattuso detta infine le linee generali valide per match ad alta tensione, dunque per stasera come per domenica con la Juve, capolista fin qui incontrastata della Serie A: «Voglio vedere una squadra molto più coraggiosa di quella dell’andata, non si penserà a nulla se non a vincere. Ci giochiamo tanto e il campionato sarà un pensiero successivo. Vogliamo esprimere il nostro calcio, loro possono altrimenti metterci in difficoltà con il palleggio. Le vittorie ti fanno allenare meglio, la palla pesa meno e c’è più entusiasmo. Questo gruppo non ha bisogno di stimoli particolari, è consapevole».

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Cercare continuità di risultati e raddrizzare la questione qualificazione per evitare di arrivare a giocarsi l’all-in tra un mese in casa dell’Olympiacos. Sono queste le due missioni principali che il Milan deve provare a portare a termine con la partita di questa sera contro il Betis, che vincendo all’andata ha scombussolato i piani rossoneri. Di questo è consapevole anche Rino Gattuso che alla vigilia della partita ha parlato proprio del modo in cui andrà interpretata la partita odierna: «Il Betis è una squadra che può cambiare a livello numerico, ma è una squadra che ha una sua identità, palleggia bene, fa male, imbuca. Non verticalizza tantissimo ma ti fa venire il mal di testa. Serve una grande partita a livello tattico, pur non giocando una grandissima partita a San Siro abbiamo avuto le nostre occasioni. La nostra prestazione è stata al di sotto delle nostre possibilità» e poi aggiunge: «Il Betis mi preoccupa, non bisogna farli giocare dove gli piace. Se gli si dà campo, può fare male. È una squadra che sa giocare molto bene e può creare grandissime problematiche».

L’infermeria di Milanello è ancora piena, ma ci sono segnali che portano verso il semaforo verde per alcuni giocatori come Calabria e, probabilmente, Higuain anche se, sul Pipita, Gattuso è stato prudente: «Sta lavorando, in questo momento non sappiamo se ce la farà per la Juve, sta lavorando». La sensazione, però, è che Gonzalo voglia possa stringere i denti per essere a disposizione per giocare quella che, inevitabilmente, è da considerare la sua partita. Ma gli infortuni e le problematiche delle ultime settimane hanno cementato ulteriormente il gruppo: «I ragazzi si sono fatti trovare pronti e chi ha giocato meno, ha dato qualcosa in più. Per un allenatore, avere un gruppo così, è più facile.

Grazie a loro abbiamo visto la luce» dice con orgoglio l’allenatore milanista che ha poi svelato come anche Bonaventura, unitamente a Biglia e Caldara, non sarà a disposizione per domenica. Una brutta tegola per il Milan, visto che il problema al ginocchio di Jack è lo stesso che ciclicamente gli presenta il conto e che lo ha tenuto fuori per circa 45 giorni nel corso della preparazione estiva.

A guidare l’attacco milanista, questa sera, ci sarà Patrick Cutrone sul quale Gattuso si è soffermato in conferenza: « E’ cresciuto tantissimo negli ultimi 4-5 mesi. il veleno ce l’ha, la voglia ce l’ha. Ha fatto grandi passi in avanti su come e dove muoversi per fare male agli attaccanti. Patrick non ti da nessuna sensazione, perché quando non gioca ha il muso, quando gioca è teso. Devi entrare nella sua testa, devi toccare e parlare con la sua anima. Ha tantissima voglia di giocare e quando si accende tira fuori il meglio di sé. Per la sua crescita e per fare una grande carriera deve migliorare quando non è protagonista. Ma con giocatori forti tecnicamente, può migliorare ancora». Ma questa sera sarà fondamentale che possa essere protagonista.

Le ricerche possono iniziare con:

  1. Portogallo con l’emittente Rádio e Televisão de Portugal;
  2. Repubblica Ceca con l’emittente Ceca Ceská Televize;
  3. Serbia con l’emittente Radio-televizija Srbije;
  4. Suriname con l’emittente Surinaamse Televisie Stichting;
  5. Paesi Bassi con l’emittente Sanoma Media Netherlands;
  6. Svezia con l’emittente Modern Times Group;
  7. Turchia con l’emittente Turkish Radio and Television Corporation;
  8. Slovacchia con l’emittente Slovenská Televízia;
  9. Svizzera con l’emittente Schweizer Radio und Fernsehen;
  10. Paraguay con l’emittente Sistema Nacional De Television.

L’attacco del Milan per una sera è sulle spalle di Patrick Cutrone. Per la prima volta in questa stagione il ventenne a Siviglia si ritroverà titolare ma non al fianco di Gonzalo Higuain, ancora alle prese con il dolore all’anca avvertito contro l’Udinese e in dubbio per il big match di domenica con la Juventus. Al di là del modulo che alla fine sceglierà Rino Gattuso, 4-3-3 o 3-5-2 con Suso seconda punta, Cutrone sarà il riferimento più avanzato del Milan, a caccia di una vittoria che semplifichi il percorso verso i sedicesimi di Europa League. All’andata, due settimane fa, l’attaccante è stato bravo ad accendere la luce di un Milan in balia degli spagnoli, entrando dopo l’intervallo e segnando al 38’ il gol che ha animato i minuti finali del match. Era la quarta delle sue 5 reti, realizzate tutte entrando dalla panchina a parte l’ultima, a fine ottobre con la Sampdoria, quando per la prima volta Gattuso lo ha lanciato da titolare in questa stagione, affiancandolo a Higuain.

Fino ad allora, Cutrone quest’anno ha fatto il gregario, bravo ad ottimizzare gli scampoli a disposizione per ritagliarsi spesso un ruolo da protagonista. Un po’ come nella scorsa stagione, quando si è fatto largo fra Nikola Kalinic e André Silva diventando il capocannoniere della squadra con 18 reti, 12 più del croato e 8 più del portoghese. È leggermente più alta la media di gol a partita inaugurata con il centro decisivo alla Roma, e rallentata da una distorsione alla caviglia. Per fortuna del Milan Cutrone ha saputo stringere i denti nella settimana di fine settembre in cui si è fermato Higuain, quando Gattuso lo ha utilizzato per dare il cambio nel finale ai due ‘falsi 9’ nel tridente al posto dell’argentino, Fabio Borini a Empoli e Samu Castillejo contro il Sassuolo. Ora il Pipita è di nuovo ai box e Cutrone può giocare la quarta partita da titolare di fila, con ancor più responsabilità. Perché non c’è Higuain, perché la sfida con il Betis è cruciale, e perché domenica c’è la Juventus. L’anno scorso Cutrone ha vissuto in panchina l’andata con i bianconeri e al ritorno ha giocato gli ultimi dieci minuti: ora si candida per una maglia da titolare nella partita più sentita dai tifosi.

Anche dall’Inghilterra iniziano i rumors sul possibile arrivo di Aaron Ramsey al Milan. Il Guardian ha legato la trattativa all’approdo in rossonero, dal 1° dicembre, di Ivan Gazidis, che conosce bene il centrocampista gallese e potrebbe indirizzare la trattativa sui binari giusti, che poi verrebbe lasciata in mano a Leonardo. Tuttavia, le richieste di ingaggio di Ramsey sono molto elevate e si aggirano sui 5 milioni. Dunque, è ipotizzabile che questa soluzione sia percorribile più per giugno che per l’immediato. È evidente che con Biglia fuori fino a gennaio – l’argentino punta ad essere al top per la Supercoppa Italiana del 16 gennaio contro la Juventus – il Milan debba intervenire in quel reparto specifico e delicato, tanto è vero che il nome di Leandro Paredes, che è ai ferri corti con lo Zenit San Pietroburgo, è sempre e comunque un’opzione importante da poter perseguire. Per ora i russi fanno una valutazione molto alta del suo cartellino, attorno ai 30 milioni, ma sembrano poterci essere gli spiragli per abbassare la richiesta. In più Paredes gradirebbe e non poco tornare in Italia ed essendo un classe ’94, potrebbe raccogliere senza problemi l’eredità di Biglia. Dunque, non ci sarà solo Lucas Paquetà come volto nuovo nel 2019 milanista. In più, visto il numero risicato di difensori centrali con i quali Gattuso lavora (Caldara fuori almeno tre mesi) è ipotizzabile che ci siano anche degli innesti in quello specifico ruolo, con il brasiliano Rodrigo Caio (che ha passaporto italiano) che può tornare di moda.

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Per l’attacco il nome più ricorrente è quello di Zlatan Ibrahimovic, che da Los Angeles, dove ha partecipato ad un vento organizzato dai Galaxy, ha parlato dei rumors che lo riguardano: «Tornerò sicuramente ai Galaxy. Però voglio precisare che non sono qui in vacanza: il mio desiderio è vincere trofei. Io sono il migliore, vorrei che anche la mia squadra fosse all’altezza di lottare per il campionato. Sono qui da sette mesi, molte cose sono ancora nuove. Il club conosce i miei desideri. Il rapporto è molto positivo: mi sono stati vicino, hanno aiutato la mia famiglia e sto bene con tutti. Non sono preoccupato». Ma quando si tocca il tema del nuovo contratto, Ibra spara alto: «È un work in progress, arriverà il prima possibile. Dipende da quanto riusciranno a ottenere con un grosso prestito dalla banca…». I contatti tra Leonardo e Raiola, va detto, sono costanti e riprenderanno nelle prossime settimane, con il Milan che potrebbe anche modificare la proposta originale, passando da sei mesi più opzione di rinnovo per un altro anno a 18 mesi direttamente. Attenzione alla situazione di Pato, che non ha mai nascosto la sua disponibilità a tornare al Milan, che sta concludendo alla grande la sua stagione in Cina (15 gol totali, 5 nelle ultime 5 gare) e che è in costante contatto con Leonardo. Possibili cavalli di ritorno, dunque, in attesa che si aprano le liste e che i movimenti rossoneri vengano allo scoperto.

S-E come se il destino lo cercasse continuamente. Come se volesse proseguire a mettere alla prova i suoi vent’anni per capire se davvero le spalle sono così larghe. lidio del pallone è di nuovo lì, che bussa alla porta di Patrick Cutrone e gli chiede se è pronto all’ennesima grande responsabilità. La risposta ovviamente è un dettaglio, perché come direbbe qualcuno che a Milanello ha giocato e allenato, Patrick si sente nato pronto. Non per snobismo o presunzione, ma per carattere. È il suo modo di affrontare il lavoro: aggredirlo, come fa in campo col pallone. E allora stasera ci sarà di nuovo un club che si affida fiducioso a lui. Il mesto arrivederci di Higuain lascia al ragazzo di Parè il ruolo di primatto- re in una delle partite più delicate della stagione.
Al Villamarin è vietato fallire, perché il girone diventerebbe un giardino sfiorito pieno di spine.
ASSISTENZA Nemmeno il tempo di gustarsi il giro in tandem con Gonzalo, che Patrick si ritrova senza il suo compagno di viaggio. Non dovrà fare tutto da solo, certo. La vittoria di Udine dimostra che l’intelligenza tattica non manca. «È stato molto bravo, il 90% delle volte da quella
posizione calcia», lo ha elogiato Gattuso parlando dell’azione vincente in cui Patrick ha svolto un lavoro fondamentale di assistenza. È stato un segno di maturità : al settimo minuto di recupero è facile che l’istinto prevalga sulla testa, soprattutto in un attaccante. Stasera però Gattuso spera di veder andare in buca lui. D’altra parte i gol pesanti fin qui non sono mancati. Anche in Europa League. Gli ultimi sono stati i due all’Olympiacos in una di quelle partite che corrono su binari molto pericolosi.
ENTUSIASMO Piuttosto, occorre un cambio di tendenza in trasferta.
Riuscirci stasera ripagherebbe di tutta l’attesa perché Patrick da un po’ di mesi sta flirtando solo con San Siro. Gli ultimi 9 gol – fra campionato e coppe – sono arrivati in casa. L’ultima firma lontano dal Me- azza risale a Roma-Milan dello scorso febbraio. Dettagli, forse, rispetto a quanto gli chiede Gattuso, che punta soprattutto sull’aspetto caratteriale: «Voglia e veleno li ha. Quando non gioca mette il muso, quando gioca è teso, bisogna saper parlare con la sua anima: se non si sente protagonista lo puoi perdere. Deve migliorare un po’ quando non è protagonista, perché nello spogliatoio è una cosa che si nota». Il messaggio è molto chiaro, mentre i pensieri di Patrick vanno al gruppo: «Abbiamo perso il derby, ma da vera squadra siamo rimasti compatti – ha detto ieri -. Lo spogliatoio è molto unito. Higuain? Lo aspetto, lo aspettiamo. Sappiamo tutti che attaccante è, ma essendo una grande squadra abbiamo giocatori che possono sostituire chi non c’è e cercheremo di portare a casa la vittoria». Lui è uno di questi, e la domanda alla fine è la stessa della scorsa stagione: è giusto che il Milan finisca sulle spalle di un ragazzo di vent’anni? All’inizio la risposta era un prevedibile no, adesso è diventata una piacevole certezza.

E’ per momenti come questi che un ragazzo gioca a calcio» così Alessio Romagnoli ha raccontato le emozioni che ha provato dopo aver realizzato il gol decisivo per la vittoria del Milan alla Dacia Arena contro l’Udinese. Per il capitano rossonero si è trattato del secondo gol da tre punti nell’arco di quattro giorni, e sono marcature che hanno avuto un peso specifico pesantissimo visto che i rossoneri sono rimasti ancorati al quarto posto, in coabitazione con la Lazio. Difficilmente, nella storia recente del Milan, si troverà un precedente come quello realizzato da Romagnoli, ovvero due gol consecutivi che sono valsi due vittorie. Segni del destino, momenti che possono dare un significato diverso alla stagione milanista e che proiettano Romagnoli nella dimensione riservata a quei giocatori che, seppur non facendo gli attaccanti, possono regalare punti non solo stoppando gli avversari, ma anche realizzando gol pesanti. Uno di quelli che, per intenderci, fanno alzare le aste nei fantacalcio di tutta Italia.

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Nel momento di maggior difficoltà della squadra, con Higuain che va ko al 35’ del primo tempo e con un’infermeria che fa registrare il sold out e con nomi illustri, Romagnoli ha incarnato alla perfezione il vademecum del Gattusismo. Non ha paura di prendersi delle responsabilità Alessio, glielo impone la fascia che porta al braccio, ma anche la sua indole, che in campo non gli fa mai sbagliare l’atteggiamento. Era sicuro, alla vigilia, che il Milan avrebbe fatto risultato alla Dacia Arena, ma mai e poi mai si sarebbe immaginato di segnare un altro gol da tre punti. In abbondante extra-time, come in nessun altro sport potrebbe accadere. Un esempio per tutti, un capitano che sta diventando sempre più grande e che si è praticamente scrollato di dosso i postumi del divorzio da Bonucci, che è stato fondamentale nel suo processo di maturazione. Alessio adesso è un leader maximo, è un punto di riferimento per i compagni dentro e fuori dal campo, dove la sua condotta è esemplare. E poi, ai più nostalgici, quel break in scivolata su Opoku che ha dato il via all’interminabile azione del gol, ha ricordato uno di quegli strappi che, negli anni ’80 e ’90, erano tipici di Franco Baresi, che ogni tanto si dedicava a sortite offensive che lo hanno portato a segnare diversi gol. Epoche diverse, ma sensazioni simili. Il boato con cui i tifosi milanisti arrivati in Friuli hanno accolto la sua staffilata, lo ha travolto così come l’ondata di messaggi sui social, dove ieri le sue foto erano presenti ovunque sui profili dei tifosi milanisti e dei compagni di squadra.

Pur avendo già eguagliato il suo record di gol stagionali in campionato, Romagnoli rimane con i piedi per terra, sia per quanto lo riguarda sia per quel che concerne gli obiettivi stagionali: «E’ presto per parlare di Champions. Speriamo di continuare con questo ritmo. Forse adesso abbiamo più cattiveria di prima, adesso giochiamo più compatti e decisi. Siamo tutti titolari, non esistono le riserve. Cerchiamo di dare tutti il massimo». E quando gli viene chiesto, nell’intervista flash con Sky in piena sbornia post vittoria, se sia il momento migliore della sua carriera, Alessio ha dichiarato: «E’ un bel momento, per ora è il migliore, spero ne arrivino di altri ancora più belli». Di certo c’è la sua fedeltà ai colori rossoneri, sancita a giugno, quando i malumori attorno alla proprietà cinese erano ormai certezze, con il prolungamento del contratto fino al 2022. Poi la scelta dello spogliatoio di dargli la fascia di capitano e la scarica, ad altissimo voltaggio, che Romagnoli ha attivato sul Milan nei minuti di recupero delle partite contro Genoa e Udinese. E mentre torna ad aleggiare il paragone con Nesta, lui si concentra già sulla sfida di dopodomani contro il Betis, crocevia fondamentale per il passaggio del turno in Europa League.

Traspare un po’ di ottimismo, 24 ore dopo. Gonzalo Higuain ieri è stato a Milanello, malgrado Gattuso avesse dato un giorno di riposo, e ne ha approfittato per fare una prima valutazione dell’infortunio che lo ha obbligato a uscire dopo poco più di mezzora di Udinese-Milan. E sono state valutazioni moderatamente positive, nel senso che la botta tra il fianco e la schiena c’è stata e continua a fare male. Ma sono state sostanzialmente escluse eventuali complicazioni, che avrebbero significato uno stop più lungo, saltando così le prossime partite.

Al contrario, l’impressione è che il riposo non potrà che far bene ad Higuain, tanto da farlo tornare disponibile già nei prossimi giorni. Il problema, se così vogliamo dire, è che subito dopo il sollievo per il pericolo scampato, sono sorti i dubbi sulla strategia da adottare. Perché all’orizzonte ci sono due gare diversamente importanti e non è facile fare una scelta precisa. Giovedì, come è noto, il Milan sarà impegnato a Siviglia contro il Betis. Particolare non insignificante: non ci sarà Castillejo, che nella gara di due settimane fa è riuscito a farsi espellere nei minuti di recupero. Tra l’altro, il ko del Milan a San Siro fa sì che la gara sia diventata importantissima. Quasi decisiva per la qualificazione: un nuovo passo falso, metterebbe i rossoneri in una situazione delicatissima, visto che l’Olympiacos un punto con gli spagnoli lo ha conquistato.

E quindi ecco il dubbio: giocarsi la gara con Higuain, con il rischio di perderlo poi per la Juve, o non forzare il recupero, in modo che il Pipita sia poi disponibile domenica sera? Higuain ci tiene tantissimo a giocare contro la sua ex squadra, ha voglia di rivincita e non vorrebbe rinunciarvi per nulla al mondo. Ma per il Milan, il discorso è ben diverso: la partita contro la Juventus vale poco più di zero, mentre a Siviglia è tutta un’altra musica, decisiva per la qualificazione. Due volontà opposte che in qualche modo dovranno trovare una quadra. . Di sicuro, però, resta il sospiro di sollievo tirato da tutto l’ambiente Milan e ben certificato anche dalle parole di Gattuso: «Il Pipita va valutato in questi giorni, speriamo non sia nulla di grave». Parole molto più serene rispetto al dopo Udinese, quando era stata addirittura ricordata una vecchia operazione alla schiena del giocatore per spiegare i grandi timori del momento.

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