Bitcoin e criptomonete: come si creano, come funzionano, come guadagnarci

Gli artefici della rivoluzione dei bitcoin sono Satoshi Nakamoto (un nome inventato dietro al quale regnano solo mistero e supposizioni) e il movimento Cypher-punk, che raccoglie un gruppo di esperti di crittografia. Grazie ai loro studi, nel 2009, venne creato il primo blocco di 50 bitcoin. Si tratta di una moneta definita “virtuale” perché fisicamente non esiste, come invece accade per le valute convenzionali (euro, dollaro, sterlina ecc…) che vengono chiamate anche Fiat. Il bitcoin e le altre monete simili, oltre ad essere virtuali, sfruttano tecnologie sofisticatissime di criptaggio ed è per questo che si identificano con l’etichetta criptovalute o criptomonete. Alla base di tutto c’è un sistema innovativo chiamato Blockchain.

Bitcoin: valore e funzionamento

Il valore del bitcoin è determinato dal mercato attraverso la classica legge economica della domanda e dell’offerta. Una particolarità del bitcoin, che fa crescere esponenzialmente il suo valore, però, è la quantità limitata del numero di monete che si possono coniare (in gergo si dice: minare). Il tetto massimo di monete è pari a 21 milioni e al momento ne sono state minate circa 17 milioni. Secondo alcuni calcoli approssimativi questo valore massimo di 21 milioni sarà raggiunto nel 2140. Questo perché ogni quattro anni il numero di bitcoin emessi viene dimezzato (secondo l’attuale potenza di calcolo), così come la quantità di moneta distribuita a chi scopre i nuovi blocchi (tramite il processo di mining) da aggiungere alla Blockchain. Un’altra caratteristica del Bitcoin è che il software necessario alla sua creazione è open source e non proprietario. E stato sviluppato e continua a evolversi grazie a una comunità di volontari che collaborano insieme per risolvere i problemi e migliorare il progetto. La Bitcoin Foundation, costituita nel 2012, si occupa di coordinare lo sviluppo lato software ed è una società senza scopo di lucro. Nel caso in cui la fondazione Bitcoin cessasse lo sviluppo tecnico, il lavoro verrebbe comunque portato avanti da sviluppatori volontari. Anche nell’ipotesi che vede Bitcoin Foundation o un altro soggetto cercare di prendere il controllo del software per minare, l’enorme comunità diffusa si rifiuterebbe di continuare a sviluppare aggiornamenti e migliorie, necessarie per il funzionamento stesso del sistema. Oltre alla tecnologia dietro ai bitcoin, anche il team alle spalle della criptovaluta è decentralizzato, rendendo il meccanismo più sicuro. La frammentazione qui rappresenta un punto di forza. Caratteristiche che candidano il sistema Bitcoin a essere eletto tra le invenzioni più importanti degli ultimi 100 anni.

Blockchain: un cuore tecnologico

Come dicevamo, la tecnologia alla base del bitcoin si chiama Blockchain e si fonda su un sistema di regole (o governance) diverso da quelli a cui siamo abituati. Per capire ancora meglio perché questa invenzione è tanto potente definiamo prima quali sono le governance che va a scardinare e quindi di quale insieme di regole si fa promotrice. Stiamo parlando di logica centralizzata, logica decentralizzata e logica distribuita.

  1. Logica centralizzata La logica centralizzata è rappresentata da un sistema nel quale tutto è gestito facendoriferimento a un’autorità centrale. La fiducia è nell’autorità e nell’autorevolezza del sistema al centro dell’organizzazione: come per il Governo.
  1. Logica decentralizzata Nella logica decentralizzata sono presenti più centri di comando a livello locale. La fiducia è delegata a un soggetto centrale ma più vicino. C’è poi un coordinamento tra le diverse autorità. Pensiamo alle nostre Regioni e alle ex Province.
  2. Logica distribuita

La vera rivoluzione è rappresentata dal Distributed Ledger alla base delle Blockchain: una rete distribuita dove non esiste più un centro. Il sistema di governance è costruito attorno a un nuovo concetto di parità tra soggetti. Nessuno prevale.

Mille applicazioni

La Blockchain può essere impiegata in molteplici settori e non solo per la gestione di metodi di pagamento. Questa straordinaria tecnologia, che molti pensano abbia una portata rivoluzionaria tanto quanto Internet, risolve un enorme problema che ci assilla da sempre: la mancanza di fiducia. Permette infatti, per la prima volta, di trasferire un prodotto digitale garantendone l’unicità. Facciamo un esempio: una canzone in formato .MP3 può essere duplicata infinite volte e ognuna di queste copie sarà identica. Non sarà possibile in alcun modo risalire all’originale. La Blockchain riesce a fare il contrario, può spostare un prodotto digitale, nel nostro caso una criptomoneta, garantendo che sia proprio e solo quella. Con la sua storia, documentata, certificata e senza possibilità di errore. Come possiamo bene immaginare, un registro del genere potrebbe tenere traccia di tutti i passaggi di proprietà di un appartamento, memorizzando gli atti notarili. Pensiamo quante applicazioni potrebbe avere… Uno tra i tanti utilizzi della Blockchain prevede la possibilità di digitalizzare l’identità delle persone. Servirà per erogare servizi evoluti al cittadino come il voto elettronico, l’accesso all’amministrazione digitale, il certificato online di residenza, il pagamento delle tasse e così via. E sono solo alcuni dei possibili utilizzi di questa tecnologia che sconvolgerà il prossimo futuro!

E le banche?

Un recente studio condotto dall’agenzia Deloitte in collaborazione con Efma (European Fi- nancial Management Associa- tion) ha analizzato la posizione di oltre 3.000 operatori internazionali rispetto all’impatto che la tecnologia Blockchain potrebbe avere sul settore bancario. I risultati evidenziano che il 58% degli operatori è consapevole dello stravolgimento che potrebbe presto abbattersi sugli istituti di credito. Il 92% delle banche ha inserito tra le strategie da mettere in campo nel prossimo futuro l’offerta di prodotti e servizi finanziari basati sulla Blockchain. L’85% ritiene che questa rivoluzionaria tecnologia diventerà dominante e diffusa entro il 2020. Nel frattempo, solo il 29% ha già avviato iniziative concrete di ricerca e sviluppo .

Siamo dinanzi a un’innovazione che presenta grandi potenzialità e di forte impatto. Non possiamo ignorarla, è fondamentale imparare a conoscerla”, ha dichiarato Riccardo Motta, partner di Deloitte, riferendosi alla vertiginosa ascesa a livello mondiale della Blockchain. “In Italia solo poche tra le più grandi istituzioni bancarie hanno iniziato a studiare e sperimentare questa tecnologia. Intesa Sanpaolo e Unicredit sono gli unici ad aver aderito a R3 Cev, il consorzio americano dei 45 big player internazionali del settore”. La strada è lunga: per non restare indietro le nostre banche dovranno darsi una mossa. C’è però da chiedersi se, inglobata nei prodotti bancari, la tecnologia Blockchain non perderà la sua natura di strumento che promuove libertà e privacy…

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