Come vedere Napoli– Sassuolo Streaming Gratis diretta live Tv

Simone Verdi, 26 anni. Cresciuto nel Milan, prima di approdare al Napoli ha vestito le maglie di Torino, Juve Stabia, Empoli, Eibar, Carpi e Bologna mosca .A destra, a sinistra, in mezzo: fate un po’ come vi pare, sceglietevi voi le zolle d’erba, poi lasciatelo che vada, tanto non c’è problema. Perché Verdi sa calciare come serve, in quel momento esatto in cui voi state pensando: e adesso? Palla al centro e Verdi c’è, ci dovrebbe essere, perché i fratini, quella casacchine luminose che sembrano segnaletiche umane, hanno lasciato intuire che possa accadere ancora, e sarebbe la terza volta: la prima a Genova, contro la Sampdoria, non fu indimenticabile; la seconda, a Torino, sì, con tanto di gol, spettacoloso, all’interno di una azione marchiata dal talento suo e da quello di Mertens. Guarda un po’, dovrebbero ritrovarsi di nuovo…

L’OSSESSIONE. Verdi è quell’ossessione da cui è stato colpito il Napoli, e Giuntoli in testa, sin dall’anno scorso: settimane, anzi medi di corteggiamento, prima dci arrivare a gennaio, strappare un ni sperando che diventasse un sì e scoprendo che invece sarebbe stato un no: «Ma con rispetto: non è un rifiuto. Voglio solo concludere la stagione qua». Fu una notte burrascosa, nella quale Giuntoli strappò una promessa, ch’è stata mantenuta, a Verdi e al suo procuratore Orgnoni: un diritto di prelazione, quasi una firma anticipata, per chiudere poi il trasferimento a giugno.

LA SFIDA. Napoli e Bologna aveva già preparato la tavola, praticamente: accordo fatto, contratti da firmare, bonifico da venticinque milioni da versare. Tutto posticipato di sei mesi, perché Verdi non si è tirato indietro, ha mantenuto le sue due parole – una a Bigon di restare fino a maggio, l’altra con Giuntoli di arrivare poi – e ora bisogna andare a giocarsela, spalla a spalla con Callejon (come sembra accada stavolta) oppure con Zielinski e/o Fabian Ruiz (in genere quelli della fascia opposta).
A Genova, serata stortissima per dirla in breve, un pallore senza motivo; a Torino, un pallone carico di effetti speciali: Napoli-Sassuolo è un’altra chance per sentirsi utili, anzi importanti, una sfida innanzitutto da lanciare a se stesso. E destra, sinistra o centro non fa certo differenza.

L’ultima trovata di Kevin Malcuit, l’uomo che ha chiuso la campagna acquisti del Napoli dopo una specie di staffetta infinita che ha visto alternarsi una lunga serie di terzini di fascia destra, è decisamente divertente: attraverso l’immancabile profilo Instagram, alla sezione “storie”, ha postato un’immagine doppia che lo ritrae così com’è, e dunque con il ciuffone riccioluto e biondo platino, e poi con il suddetto ciuffo di colore azzurro. Azzurro Napoli: «Ci penserò», scrive, a tingere i capelli così e ad accogliere il suggerimento di un tifoso. Già, la gente: prima concentrata soltanto sulla sua acconciatura, con un bel po’ di battute social a coté, e poi conquistata dalla sua falcata e soprattutto dalla capacità di piazzare ottimi cross. Questi sconosciuti, dalla destra, almeno fino alla partita con il Parma: la prima di Malcuit. Poi, una mezzoretta con la Juve e la tribuna in Champions, e oggi la seconda chance: con il Sassuolo toccherà a lui, ancora dal primo minuto.

AVANTI E INDIETRO. E allora, Kevin il biondo. Che senza paura ha affrontato l’esordio al San Paolo da oggetto semi-misterioso, riscuotendo all’unanimità consensi e applausi, e che senza problemi si mescola alla gente di Napoli: qualche pomeriggio fa è stato pizzicato in pieno centro cittadino, a via Toledo, a fare vasche avanti e indietro come un turista qualunque, proprio come fa in campo. Con tanto di cappuccio a coprire l’inequivocabile segno distintivo: i capelli di cui sopra. Il simbolo di Malcuit, almeno fino alla partita con il Parma: perché da quel momento il popolo azzurro lo riconosce come l’uomo dei cross.

IL BIS. Già, sembra strano ma è così: Hysaj, che di mestiere è più un marcatore che un corridore-crossatore, non ha nel dna il colpo che tanto piace ad Ancelotti, e dunque quando Kevin ha fatto il suo debutto cominciando a martellare la fascia di competenza e a seminare traversoni belli precisi, il San Paolo ha gradito notevolmente. E anche Carletto: a parole, ricamate con il miele nella conferenza post partita, e nei fatti, tant’è che oggi con il Sassuolo gli regalerà la seconda passerella da titolare. Il tecnico gli concede il bis e lui non dovrà fare altro che ripetersi: missione non semplice, certo, ma tutto sommato per guadagnare spazio in una squadra che cresce, anche in Europa, bisogna confermarsi ad alti livelli.

VIA EMILIA. Ventisette anni compiuti il 31 luglio, la passione per la musica RnB e per l’Nba (è tifoso dei Lakers), Malcuit s’è fatto notare dagli osservatori del Napoli soprattutto nell’ultima parte della stagione precedente: dove, con la maglia del Lille, ha cominciato a distribuire un buon numero di assist in sequenza (5 in totale nella scorsa Ligue 1, 4 dei quali nelle sette partite finali). Numeri e doti che l’hanno catapultato nel listone dei terzini destri seguiti dal club azzurro e che soprattutto rappresentano un patrimonio molto gradito ad Ancelotti. Sì: a lui piace il terzino che attacca e suggerisce, e l’impatto di Kevin con il campionato italiano, anche da un punto di vista atletico, è sembrato il migliore possibile. Bene, non resta che ricominciare a correre sulla via Emilia: dal Parma al Sassuolo. E sempre senza paura.

Fra poche ore scenderanno in campo al San Paolo Napoli contro Sassuolo, questa è l’ottava giornata di campione di serie A: la squadra allenata da Carlo Ancelotti ed il Sassuolo guidata dal tecnico Roberto de Zerbi si sfideranno in una gara molto importante per la classifica. Napoli è reduce dalla brutta sconfitta contro la Juventus per tre a uno, nel bel mezzo della scorsa settimana.

Il desiderio di spingere ancora sull’acceleratore è forte ed aiuterà il Napoli a superare il possibile calo di concentrazione post-euforia per il roboante successo sul Liverpool. Carlo Ancelotti vuole battere il ferro finché è caldo, per aggiudicarsi altri tre punti in una gara delicata come può essere quella con il Sassuolo rivelazione in serie A. Poi, ci sarà la sosta a rimettere tutto in ordine e permettere di tirare il fiato a tutti quelli che hanno spinto un po’ troppo sull’acceleratore. Tre in particolare nel Napoli, Koulibaly, Allan e Insigne: sono gli unici ad aver giocato tutte le 9 partite in cui gli azzurri sono stati impegnato finora. Ma da Castelvolturno arriva la sensazione che possano essere anche oggi (ore 18) del match. Tutti tranne Allan, indubbiamente quello più spremuto (in Serie A è il calciatore che fa più contrasti e subisce più falli) e per il quale Ancelotti sta ipotizzando il doppio ballottaggio: uno tra Rog e Diawara potrebbe scendere in campo dal primo minuto, qualora per il brasiliano dovesse esserci il pit-stop di un turno.

Dalla linea di centrocampo dovrebbero mancare quasi certamente Callejon e Hamsik, sostituiti nel ruolo da Fabian Ruiz (aveva fatto bene contro il Parma) e Zielinski, che desidera ogni tanto ricoprire la posizione di mezzala che gli è più congeniale. In difesa potrebbe esserci ancora Ospina tra i pali e dovrebbe essere ormai fisiologico il riposo per Albiol (ha giocato 5 delle 7 gare di campionato), al cui posto verrà utilizzato Maksimovic nel ruolo di centrale al fianco di Koulibaly, così da lasciare il posto sulla corsia destra a Malcuit, mentre Hysaj sarà dirottato a destra a causa dell’improvviso forfait di Luperto. L’attacco dovrebbe essere formato dal duo dei piccoletti terribili, con Insigne bomber che c’ha preso gusto a fare gol e Mertens che ritrova il posto da titolare (solo 3 volte in questa stagione dal primo minuto) e cerca anche il terzo gol in campionato, che sarebbe un sigillo d’autore. Attualmente Mertens è a quota 70 gol ed è ad una sola rete di distanza dal raggiungere sia Gonzalo Higuaín che José Altafini, al settimo posto dei migliori marcatori nella storia del Napoli in serie A. Dettagli, a corredo di una gara per la quale il Napoli ha un solo risultato utile: la vittoria.

Si cambia ancora: il camaleontico Sassuolo di De Zerbi è pronto a mutare pelle anche al cospetto del Napoli. La soluzione più probabile è il ritorno alla difesa a tre anche se De Zerbi non anticipa nulla: «Più dell’aspetto numerico conta l’atteggiamento. La disposizione in campo ce l’ho in testa, non so se sarà quella giusta ma tocca sceglierla prima della partita andando a sensazioni e percezioni. Sugli interpreti invece ho qualche dubbio». L’ unico sicuramente assente è Duncan, alla terza gara consecutiva di stop per infortunio: per il resto, solito elenco di ballottaggi. A centrocampo capitan Magnanelli – fresco di rinnovo fino al 2021 – dovrebbe scalzare Locatelli mentre in attacco è pronto il tridente “titolare” con Berardi, Boateng e Di Francesco. De Zerbi al San Paolo torna da ex: «Quelli in maglia azzurra sono ricordi indelebili. Ho contribuito alla vittoria di un campionato in B fondamentale per la crescita della società. Se il Napoli è in giornata anche il Liverpool fa fatica al San Paolo ma non andremo lì per difenderci: dopo la sconfitta col Milan, sono curioso di vedere come reagiremo».

Come rendere subito competitiva una Nazionale italiana con troppo ritardo accumulato e tanti giovani ancora da svezzare? Semplice: bisogna provare a tesserare calciatori nati in un altro Paese. Un tempo li chiamavano “oriundi”, gente del calibro di Sivori ed Altafini; oggi sono i “naturalizzati”, o meglio quelli che hanno il doppio passaporto. Nell’Italia più recente vanno elencati gli esempi di Amauri e Ledesma, poi Osvaldo e Paletta, proseguendo con Thiago Motta, Eder, Vazquez e fino a Jorginho. Quest’ultimo è diventato convocabile appena ebbe la certezza che la Nazionale del suo Paese di nascita, il Brasile, non si sarebbe curata delle sue prestazioni. Adesso il numero dei nazionali italiani provenienti da un’altra federazione potrebbe aumentare e sempre grazie al Napoli: nel mirino dei vertici federali è finito Allan Marques Loureiro. L’Italia sta pensando di tesserare questo instancabile 27enne, nato a Rio de Janeiro, con cittadinanza portoghese e che potrebbe prendere pure quella iatliana. E’ stato il ct Mancini in persona, nel corso di questa sua tre giorni partenopea, a chiedere ai dirigenti del Napoli se al loro tesserato potrebbe far piacere una chiamata nella selezione azzurra, ora che lo stesso centrocampista del Napoli ha espresso chiaramente il suo risentimento verso il ct della Selecao, Tite. «Rischia di diventare un argomento antipatico e provo a parlarne il meno possibile, perché è da tempo che lavoro sodo e con buoni risultati, ma non ho avuto alcun contatto, né una chance dalla Federazione brasiliana» ha detto alla testata carioca Esporte Interativo. Perché, allora, non cavalcare l’amarezza di Allan e garantirgli un posto fisso nella Nazionale italiana? Il ct Mancini ha lanciato l’idea al Napoli ed oggi al San Paolo lo vedrà all’opera: Allan, che ha giocato da 5 anni in Italia e che ha parenti italiani, sarà arruolabile quando avrà il passaporto italiano. Una pratica, però, non ancora avviata.

Un’alternativa molto diffusa per vedere con lo streaming live gratis legale e sicuro il posticipo delle 18.00 che andrà in scena domenica 7 ottobre al San Paolo e che metterà difronte il Napoli di Ancelotti al Sassuolo di De Zerbi, è quella offerta dai siti delle emittenti che operano fuori dall’Italia. Una possibilità del tutto legale perché i diritti vengono acquistati regolarmente nei rispettivi paesi e disponibile anche per gli utenti italiani a meno dell’entrata in vigore dei blocchi geografici. I tribunali sulla vicenda non si sono ancora espressi in maniera univoca. Ecco da dove si può iniziare con le ricerche:

  1. Grecia Ellinikí Radiofonía Tileórasi;
  2. Australia Special Broadcasting Service;
  3. Lussemburgo Radio Television Luxembourg;
  4. Birmania Myanmar National TV;
  5. Georgia Georgia Public Broadcasting;
  6. Austria Österreichischer Rundfunk;
  7. Indonesia Rajawali Citra Televisi Indonesia;
  8. Bosnia ed Erzegovina Radiotelevizija Bosne i Hercegovine;
  9. Honduras Televicentro;
  10. Irlanda Raidió Teilifís Éireann;
  11. Finlandia Yleisradio Oy;
  12. Croazia Hrvatska radiotelevizija;
  13. Cina China Central Television;
  14. Ecuador RedTeleSistema;
  15. Kosovo Radio Television of Kosovo;
  16. Colombia Radio Cadena Nacional;
  17. Germania Zweites Deutsches Fernsehen;
  18. Cipro Cyprus Broadcasting Corporation.

La decima (minuscola, please) è un richiamo del corpo, non dell’anima, un’esigenza irrinunciabile per deviare il corso dell’acido lattico e starsene a galleggiare in questa dimensione favolistica, ereditata dal Liverpool: si cambia ancora, e c’è la necessità di farlo, avendo consumato tanto ed essendo coscienti d’avere forza, talento e intelligenza per restare sulla giostra e divertirsi a oltranza. La decima (ed è la formazione, ovvio) che va incontro al Sassuolo è la figlia del calcio moderno, d’un Terzo Millennio che va fronteggiato a muso duro e con i muscoli elastici: perché giocare un giorno sì e l’altro pure consuma le energie fisiche ma pure quelle nervose e prim’ancora che germoglino i rimpianti e sempre utile fare un’analisi di se stessi e radiografarsi e rimettersi in discussione.

RIVOLUZIONE. Il decimo identikit del Napoli è indefinito, forse persino indefinibile, vive di pennellate nel chiaro-scuro di Castel Volturno, tra i misteri che hanno ragione di esistere per tenere elevatissima l’attenzione e magari pure la tensione: si riparte e però con un volto completamente nuovo, un lifting massiccio in qualsiasi zona del campo, un ribaltamento (quasi) totale che va dalla difesa, al centrocampo e all’attacco e risparmia (probabilmente, perché guai vivere di certezze) soltanto Ospina, Koulibaly, Allan e Insigne, rimescolando il Napoli per averlo sempre spumeggiante, carico d’autostima, possibilmente anche fresco.

ALL IN. La decima squadra diversa dalle precedenti è la figlia di un’idea nuova, alternativa, che fonde quella filosofia accumulata nell’infinito girovagare sui campi di mezz’Europa d’un allenatore senza paure: il turn-over è sacro, per non rischiare di affogare alla distanza in se stesso, per rinnovarsi, per motivarli tutti e non creare barriere gerarchiche insormontabili. Il resto l’ha fatto il sistema, la ricerca di modificare qualcosa o parecchio, di andare a sollecitare nuove emozioni tattiche per non fossilizzarsi: con il Sassuolo, riappare la difesa sistematicamente a quattro, con due esterni di fascia che spingono (e saranno Malcuit da una parte e Hysaj dall’altra) e restituiscono concetti-base. Ma poi si rimane dentro al Napoli in maniera pressoché eguale, nonostante siano diversi gli interpreti, percé a centrocampo ne succedono e quante, in una specie di all in da far tremare il tappeto verde.

DI CORSA. C’è una specie di mutamento generazionale, a pensarci bene: a riposo due presunti vecchietti (con rispetto parlando, s’intende) e sarebbero i trentunenni Callejon e Hamsik e largo ai giovanotti in grado di garantire geometrie, solidità e fantasia, per esempio Diawara (21 anni) e Verdi (26). E’ chiaro che non esistono ragioni anagrafiche, ma il metodo-Ancelotti interviene chirurgicamente sul Napoli, lo rimodella, con una plastica facciale a tutto campo: sempre là in mezzo, dove raccontano tutto nasca e tutto vada custodito. Il superstite, rispetto al Liverpool, dovrebbe essere Allan, nonostante la possente fisicità di Rog che incede alle spalle del brasiliano, e a sinistra, la corsia appartenuta mercoledì scorso a Fabian Ruiz, finirebbe per questa sera Zielinski, perché in una rotazione eccezionale va pure inserita una traccia di normalità. Poi davanti, beh, mica si lancerà la monetina: Insigne e Mertens, per cominciare.

LE ONDE. Dalla Lazio al Sassuolo, se ne sono visti di Napoli: ventuno calciatori utilizzati, per chiunque una chanches dall’inizio, moduli che sono evaporati, così d’incanto, e innovazioni anche stupefacenti spruzzate senza indugi: pure la decima formazione ha una serie di perché, nasce dalla volontà precisa di sfruttare un potenziale che Ancelotti riconosce («per questo è un gruppo forte, molto forte») che è appena all’inizio di una (sua) nuova vita.

E adesso a chi tocca? Perché sembra quasi tutto scritto, ma non lo è, che una la giochi il polacco e l’altra tocchi di diritto al belga: ma in quell’area, sono sedici metri e bastano e avanzano, c’è un ballottaggio che ondeggia sul filo dei riflessioni, alla ricerca dei bomber un po’ perduti. E se comunque va così, lì davanti più che altrove, c’è un motivo e anche una ragione: c’è la voglia matta, in Ancelotti, di scovare il centravanti ideale, sia esso alto o anche un po’ piccino, qualcuno che dia ulteriore senso alla manovra offensiva, un tipo senza troppi fronzoli, né eccessivi scrupoli, che la butti dentro.

A DRIES. Perché le statistiche, poi, a loro modo qualcosa suggeriscono e Dries Mertens, cinquantasei gol nelle precedenti due stagioni, ha un po’ perso il suo smalto: sarà colpa del Mondiale, sarà anche la difficoltà a calarsi un qualcosa che improvvisamente gli appaia «diverso», ma due gol finora rappresentano la spia luminosa d’una difficoltà crescente. Dodici mesi fa, per dire, era già sul personalissimo otto volante e ci aveva infilato persino una tripletta: dieci partite, otto gol, un mostro. Che poi è andato sparendo nel finale di campionato, e ci sta, e che adesso, raccontano impietosamente i numeri, ne ha segnati due, ha confezionato un assist, ha giocato poco, 367 minuti, e soprattutto lo ha dovuto fare fuori dal «tridente», che pareva fosse una sua insospettabile collocazione naturale. Stasera, si riparte: la comincia Mertens, così sembra, e sarà la quarta che gli capita di vivere dall’inizio e dunque di evitarsi quella panchina, divenuta un po’ un tormento e genesi di quel luogo comune che gli dà noia ma che affronta con ironia. «Non dite che sono un uomo che spacca le partite, quando entro a gara in corso. Sennò poi Ancelotti vi prende in parola».

E MILIK. Il centravanti classico, quello che sta in area, che la occupa, che fa reparto, che va a fare spallate – e anche le sponde – quello che quando arrivò, con la pesante eredità di Higuain sulle spalle, segnò sette reti in cinquecento minuti, ha dovuto convivere con la malasorte: due infortuni da spezzare l’umore di chiunque. Poi s’è messo in testa che la vita da bomber continua e ora tocca a lui indirizzarla: stavolta va in panchina, succede assai più raramente che a Mertens chiaramente, anche perché con il Liverpool gli è stato chiesto parecchio, un lavoro ai fianchi della difesa, per trascinarla al di qua della linea e far intrufolare gli altri. Milik è quello del primo gol stagionale (all’Olimpico con la Lazio), quello della doppietta al Parma, quello che ha un po’ rubato gli occhi ad Ancelotti, stupendolo con qualità che vanno e vengono, come le sagome dei centravanti nell’area di rigore avversaria. Qui si giocano una maglia, fors’anche il futuro: perché tra un’estate, altrimenti, immaginate un po’ cosa diventerebbe il mercato, già infestato mesi fa dalle ombre più fantasiose, dai sogni più suggestivi!

E sono dieci. Qualcosa cambierà anche oggi pomeriggio, Carlo Ancelotti. Sarà la decima formazione diversa, quella che affronterà il Sassuolo, su altrettante partite giocate, fin qui, tra campionato (8 compresa quella di oggi) e Champions League (2). Un turnover continuo, che sta apprezzando anche un ambiente che, nei precedenti tre anni, s’era abituato alla poca duttilità di Maurizio Sarri. La diversità è notevole, oggi il Napoli è un’oasi felice, dove non esistono giocatori scontenti, dove tutti i disponibili sanno di poter essere utili alla causa, di poter contare su un allenatore che non trascura niente e nessuno. Al di là della questione tecnica, la coesione del gruppo è parte integrante del progetto.

DUTTILITÀ’ Provate a indovinare la formazione. Resta questa, forse, la vera impresa del cronista. Con Sarri, gli undici titolari si recitavano a memoria: Reina; Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam; Allan, Jor- ginho, Hamsik; Callejon, Mertens, Insigne. Davvero difficile non azzeccarla, alla vigilia, soltanto in rarissime occasioni s’è sbagliato un nome. E poi, era facile da indovinare anche la prima sostituzione: Zielinski per Hamsik, in genere dopo il primo quarto d’ora della ripresa. Insomma, non si è mai vissuta la suspense per sapere la formazione. Oggi no, oggi è tutto diverso, indovinare gli undici di Carlo Ancelotti è come trovare un ago nel pagliaio.

Dieci formazioni inedite certificano quanto siano ragionate le scelte dell’allenatore, quanto siano dettate dal valore dell’avversario e dalla necessità di tenere a riposo chi evidenzia una stanchezza maggiore.

ROTAZIONE Nasce dalla necessità del tecnico di gestire un organico che dovrà impegnarsi in egual misura in tutte e tre le competizioni alle quali partecipa. Quest’anno non si tralasce- rà nulla, la magica notte di Champions League ne è la dimostrazione. Per battere il Li- verpool c’è voluto un notevole dispendio di energie fisiche e mentali ed è proprio questo il motivo per cui, stasera, contro il Sassuolo, Ancelotti ricorrerà all’ennesimo turnover. Dovrebbe esserci Malcuit, dal primo minuto, nel ruolo di esterno destro difensivo, con lo spostamento di Hysaj sulla fascia mancina, considerata la squalifica di Mario Rul. Inedita dovrebbe essere anche la mediana dove Allan e Hamisk potrebbero cedere il posto a Rog e Diawara. Insomma, non esistono comprimari o mezze figure, l’allenatore tratta tutti alla stessa maniera dando così modo a tutti i giocatori di sentirsi parte integrante del suo progetto tecnico.

STRATEGIA Quella di Carlo Ancelotti ha sorpreso persino il patron Aurelio De Laurentiis che ha sempre desiderato la valorizzazione dell’intera rosa, cosa che non ha mai potuto riscontrare durante la gestione Sarri. Dopo dieci partite, dunque, sono venti i giocatori schierati almeno una volta da titolari. Dei cinque restanti, Ounas è solo subentrato, mentre Ghoulam, Younes, Chiri- ches e Meret stanno recuperando dai rispettivi infortuni. Nessun condizionamento, allora, lo dimostrano i numeri. Il Napoli è una squadra camaleontica che, al di là dei giocatori che schiera, riesce sempre a rispondere alle direttive del tecnico. Quando ciò non è avvenuto e s’è reso necessario cambiare sul piano tattico, ecco la svolta, alla quarta giornata, contro la Fiorentina, Ancelotti non ha avuto esitazioni a passare dal 4-3-3 al 4-4-2, variazione che s’è resa necessaria per dare una maggiore copertura alla difesa e per accentrare Lorenzo Insigne negli ultimi venti metri. Certo non tutto ha funzionato alla perfezione, basti pensare al pareggio di Belgrado o alle sconfitte con Sam- pdoria e Juventus. Nonostante tutto, però, resta ancora il Napoli l’antagonista dei campioni d’Italia. Il cui rendimento non conosce soste. Ma, stavolta, si andrà avanti fino in fondo, non ci si abbandonerà nel primo hotel, si combatterà allo stremo, fino alla fine

Capita, quando si diventa allenatori, di chiedere ai propri calciatori quello che non sempre si riusciva a dare con le scarpette ai piedi. Roberto De Zerbi, che ora pretende giustamente sacrificio e corsa dai suoi talenti offensivi, a partire da quel Berardi che un po’ gli somiglia per via del mancino delicato, non è riuscito ad esprimere a Napoli le sue grandi doti tecniche perché non sempre ha tramutato il «giovedì nella domenica».

GIOCATE DA FUORICLASSE A

Castel Volturno se lo ricordano ancora molto bene cosa era capace di fare in partitella: giocate da fuoriclasse assoluto e compagni più giovani (Hamsik e Lavezzi nella prima parte del campionato di A 2007-2008) che cercavano di finire in squadra con lui. Quando però Reja lo mandava in campo (30 presenze e 3 gol in B nel 2006- 2007) non sempre Roberto ripeteva quelle gesta o comunque non aiutava a dovere la squadra in fase difensiva. Di conseguenza, da protagonista annunciato divenne un comprimario. Era arrivato, infatti, come grande colpo di mercato del d.g. Pier Paolo Marino al pari del collega Bucchi (lo scorso anno a Sassuolo ed ora suo successore in panchina a Benevento), ma De Zerbi si esprimeva alla grande in un attacco a tre e, in nome dell’equilibrio tattico, fu accantonato quando il vecchio Edy decise di passare al 3- 5-2.

PROMOZIONE DIFFICILE Tutta via fece in tempo ugualmente a regalare scampoli di grande calcio: fondamentale un suo gol contro il Rimini al San Paolo per sbloccare una gara soffertissima nella quale i romagnoli dominarono in lungo e in largo. De Zerbi la vinse praticamente da solo, adesso invece vuole da gli attaccanti del Sassuolo che giochino con e per la squadra: «Dobbiamo ripartire dall’atteggiamento che abbiamo avuto con il Milan, ma senza commettere gli stessi errori – ha detto ieri in conferenza -. Sfidare Ancelotti è un onore. Non andremo a Napoli solo per difenderci, lì ho ricordi indelebili avendo contribuito ad una promozione difficile dai cadetti alla A. Sappiamo che sarà dura ma cerchiamo di pensare a noi e non solo all’avversario che ci aspetta».

MAESTRO MARINO Ecco, questa è la filosofia di De Zerbi, che lo scorso anno con il Benevento mise in difficoltà il Napoli di Sarri attraverso il palleggio e grazie alla mossa di Guilherme

«falso nove». Il ruolo che a Sassuolo ha affidato a Boateng. «Ho già in testa la disposizione che avremo in campo tanto in fase difensiva quanto in fase offensiva – ha concluso De Zerbi -. Sugli interpreti da schierare invece conservo qualche dubbio che scioglierò aH’ultimo momento utile». In settimana ha provato sia la difesa a quattro sia quella a tre: comunque presenterà a Fuorigrotta un Sassuolo coraggioso come del resto è solito fare ovunque. Così gli è stato inculcato dai maestri che ha avuto in carriera, a cominciare da Pasquale Marino che a Foggia ne esaltò le qualità schierando De Zerbi attaccante esterno destro in un tridente con Del Core e Greco. Il capitano di quella squadra era Roberto Carannante, ex difensore napoletano che esordì con la maglia azzurra in Coppa Italia nell’anno del primo scudetto.

L’ indiscrezione arriva r dagli uffici della Fe- I derazione. Roberto Mancini sarebbe intenzionato a convocare Allan in Nazionale. Il centrocampista del Napoli è in possesso di doppio passaporto, brasiliano e italiano, e dunque potrebbe tranquillamente accettare la convocazione. Il cittì è stato a Napoli nei giorni scorsi e non è escluso che ci ritorni a breve per parlare direttamente col giocatore. Il quale dovrà poi decidere sulla scelta da fare.

DELUSIONE BRASILE In questo periodo, Allan è deluso dal comportamento del cittì brasiliano, Tite, che fin qui non l’ha mai preso in considerazione. Durante i suoi giri in Europa, Tite non si è mai fermato a Napoli per osservare il centrocampista, nonostante laggiù, oltre oceano, arrivino relazioni soddisfacenti sul suo rendimento. Da anni, Allan è in crescita, il suo livello di prestazione sta raggiungendo il massimo. Attualmente, è uno degli incontristi più forti, se non il più forte, di tutta la serie A. E proprio quest’evoluzione l’ha illuso di aver convinto Tite a chiamarlo nella Nazionale verde-oro. Convocazione che non è arrivata, però.

IPOTESI ITALIA E proprio da questa delusione che Roberto Mancini ha preso lo spunto per discutere dell’eventuale convocazione sia coi vertici federali sia con lo stesso giocatore. Non è escluso che Allan, anche per una forma di ripicca verso il cittì brasiliano, possa accettare la chiamata della Nazionale italiana. Un’ipotesi, al momento, che presto si potrebbe trasformare in realtà. Un incontrista forte come il centrocampista del Napoli è merce molto rara. Mancini ha valutato bene la questione e sa che Allan potrebbe essere davvero un punto di forza per la sua mediana.

Lo streaming gratis, legale e sicuro, per vedere la sfida tra Napoli e Sassuolo è ricercato dai tifosi e dagli appassionati senza abbonamento a Sky o a Dazn. In tal caso i siti delle emittenti che operano fuori dall’Italia potrebbero fornire una valida soluzione come per esempio: Slovacchia con l’emittente Slovenská Televízia, Serbia con l’emittente Radio-televizija Srbije, Turchia con l’emittente Turkish Radio and Television Corporation, Suriname con l’emittente Surinaamse Televisie Stichting, Paraguay con l’emittente Sistema Nacional De Television, Svizzera con l’emittente Schweizer Radio und Fernsehen, Paesi Bassi con l’emittente Sanoma Media Netherlands, Portogallo con l’emittente Rádio e Televisão de Portugal, Repubblica Ceca con l’emittente Ceca Ceská Televize, Svezia con l’emittente Modern Times Group

Ma se al posto dell’albanese c’è Malcuit, che spinge tanto, allora Fabian Ruiz che ama rientrare sul mancino può giocare ala destra «a modo suo» lasciando cioè la corsia libera al francese.

EQUILIBRIO È solo uno dei tanti «accoppiamenti» possibili. Per esempio, a Torino contro i granata si è rivelato molto interessante l’asse composto da Lupetto e Verdi. Più difensivo il primo rispetto a Mario Rui, più bravo il secondo rispetto a Zielinski nel puntare l’avversario sulla linea laterale. Contro il Sassuolo, però, potrebbe esserci – complice la squalifica di Mario Rul -, Hysaj dietro Verdi ma l’ex empolese, destro naturale, sarebbe frenato in fase di spinta giocando sulla corsia mancina e quindi non ci sarebbero problemi di equilibrio. Già, l’equilibrio: Ancelotti lo ricerca da sempre nelle sue squadre e a maggior ragione lo ha cercato nel Napoli sin dal ritiro di Dimaro perché aveva intuito qualche scricchiolio difensivo (10 le reti al passivo nelle prime 7 giornate). Così ha deciso di puntare forte su Zielinski che è, appunto, l’equilibratore per eccellenza. Nato trequarti- sta, si è consacrato interno con Sarri e Giampaolo ma è perfetto per giocare da «ala finta». Contro il Sassuolo potrebbe spostarsi in regia, ma comunque da esterno sinistro fin qui ha fatto molto bene perché ha dato anche una mano consistente in fase di non possesso quando il Napoli si compatta allargando rapidamente proprio gli esterni di centrocampo per evitare ad Hamsik di «scivolare» vicino alla linea laterale.

SORPRESA Se poi tutti i piani iniziali dovessero saltare per un imprevisto sviluppo negativo della partita, Ancelotti ha la carta a sorpresa in panchina: Adam Ounas ha velocità e imprevedibilità per far male alle difese italiane, come si è visto contro la Sampdoria. Generalmente parte da destra ma con il suo passo svelto potrebbe cavarsela bene anche a sinistra andando a cercare il fondo e i cross per Milik. È tutta una questione di incastri tra terzini, ah e punte. Ancelotti è davvero un maestro nel completare il suo puzzle chiamato formazione: i tasselli più importanti sono quelli che nasconde e inserisce alla fine. Il rebus delle fasce, infatti, non è stato quasi mai risolto fin qui da allenatori avversari e giornalisti ma spesso è risultato decisivo per le sorti delle partite del Napoli.

NAPOLI Rischiano il posto tutti, anche i due titolarissimi Koulibaly e Insigne che fin qui sono sempre stati nella formazione iniziale di Ancelotti. Non ha fatto mistero Carletto con i suoi calciatori che ha in mente di cambiare nuovamente tanto, non parlerà oggi con i giornalisti e dunque le sue scelte saranno imperscrutabili. In porta potrebbe esserci ancora Ospina ma soltanto perché il colombiano dovrebbe riposare dopo la sosta, come accade contro la Fiorentina perché rientrato solo poche ore prima della ripresa del campionato dall’impegno con la Colombia. Va verso la conferma Maksimovic, anche se potrebbe essere spostato al centro della difesa dopo la buona prestazione da terzino con il Liverpool. La sua fisicità potrebbe far comodo contro Boateng. Diawara spera di essere della partita anche perché Al- lan sembra destinato a rifiatare. Insomma, possibili sei cambi rispetto alla Cham- pions con Mertens sicuro del posto lì davanti.

RISARCIMENTO Saranno massimo in 30mila al San Paolo, dove potrebbe esserci, chissà, anche Roberto Mancini, avvistato ieri in città. Intanto, il club azzurro è stato condannato dal giudice di pace a risarcire gli abbonati della stagione 2016- 17 che avevano intentato una causa contro il Napoli poiché penalizzati dal fatto che il costo complessivo dei singoli biglietti si era rivelato inferiore al prezzo degli abbonamenti. Ora la società di De Laurentiis dovrà corrispondere la differenza ai suoi vecchi «fedelissimi».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *