Dove vedere Juventus Young Boys streaming gratis live tv Link diretta web





IN FONDO. Lo Young Boys risponde proprio a questo identikit, essendo esordiente in Champions. Niente scherzi, quindi, nessuna sorpresa, per non gettare alle ortiche i tre punti preziosissimi conquistati a Valencia. «Si riparte con nuove grandi motivazioni e con la voglia di arrivare fino in fondo – spiega Barzagli -. Questo è lo spirito con cui la squadra affronterà questa competizione; ora dobbiamo pensare allo Young Boys e fare una grande prestazione per ottenere i tre punti».

MAROTTA. Barzagli, 37 anni, è alla settima Champions League in bianconero. Una storia d’amore, quella con la Juve, iniziata grazie a Beppe Marotta. Andrea ha parole al miele per l’ormai ex amministratore delegato. «Sono dispiaciuto perché lo reputo un grande manager. E’ lui che mi ha portato alla Juve in un periodo non facile della mia carriera e da lì sono partiti grandi successi. Anche a livello umano è difficile trovare dirigenti di questo genere con cui riesci a parlare tranquillamente e sanno cosa vuol dire il rapporto tra due professionisti. Mi dispiace molto, gli faccio un grande in bocca al lupo».

JUVENTUS YOUNG BOYS STREAMING TV – Oggi Martedì 2 ottobre 2018 alle ore 18,55 Juventus e Young Boys si batteranno per la seconda giornata valida della fase a gironi

Come vedere Juventus Young Boys in streaming gratis

La gara Juventus Young Boys potrà essere vista in esclusiva su Sky Sport Diretta Gol sul canale Sky Sport 251

Dove vederla in streaming Juventus – Young Boys

In streaming la partita sarà visibile per gli abbonati Sky su Sky Go, che consente di vedere i programmi Sky su pc e dispositivi mobili. Esistono vari modi per vedere le partite di calcio di ogni competizione in diretta streaming sul proprio dispositivo elettronico, sia esso un PC, uno smartphone o un tablet.

Molti siti, che propongono questi eventi dal vivo, sono illegali e offrono il più delle volte una qualità video e audio scarsa, oltre a venire periodicamente oscurati dalle autorità di polizia informatica per violazione del diritto di riproduzione. Ci sono però numerosi portali che offrono la possibilità di vedere le partite di calcio in streaming live e in qualità HD. Molti, come Sky Go e Premium Play, sono a pagamento, altri del tutto gratuiti.

Il tempo trascorso dall’addio di Marotta è ancora troppo poco. Almeno per Allegri. Che pur comprendendo l’importanza dell’uscita, non si sbilancia nel commentare la sua nuova percezione della Juve. «E’ fresca, sono passati solo due giorni. Dopo quattro anni e mezzo c’è grande dispiacere per il direttore che se ne va, perché si rompe un rapporto umano e professionale. Ora però bisogna assestarsi». Nulle di meglio, quindi, che il campo. Il calendario fitto di queste settimane propone la seconda di Champions dopo il Napoli: se la Juve vince fissa la sua miglior partenza della storia, con 9 successi su 9 tra campionato e coppa. Le quote dei bookies internazionali indicano sempre più i bianconeri quale favoriti alla vittoria di questa Champions, iniziata con il successo netto di Valecia (2-0 con doppietta di Pjanic su rigore). Allegri, anche se per ora tra i cinque campionati migliori d’Europa è l’unico ad aver messo da parte solo vittorie, non vuole cali. «C’è una partita che va giocata con grande rispetto e che va vinta sul campo».

RITMI. Certo, sulla carta lo Young Boys è l’avversario più facile di quelli incontrati fino a questo momento. Più semplici di alcuni incroci affrontati in campionato, dove peraltro la Juve ha già fissato il massimo vantaggio sulla seconda da quando esistono i tre punti a vittoria (1994): +6 sul Napoli. Qui, però, entra in scena l’allenatore. Che non vuole dare segnali di cieca fiducia: «Gli svizzeri sono una buona squadra, hanno un buon allenatore che li fa giocare bene e sono in serie positiva non so da quanto. Ho visto una grande compattezza difensiva, si aiutano tutti e sono una squadra fisica. Noi dovremo essere veloci e tecnici. Non è affatto facile, anche se poi se alla fine vinceremo ci diranno che era facile».

ASSENZA. Per la Juve la sfida di stasera è molto importante, perché in caso di vittoria si metterebbe in posizione stracomoda nel girone. Allegri quindi insiste: «Servono novanta minuti di intensità e concentrazione per non vanificare quanto fatto in Spagna». Proprio lì fu espulso Ronaldo, che oggi salta la partita, la prima da juventino. «Come immagino la Juve senza di lui? L’ho già vista a Valencia… Per fortuna ha preso solo un turno di squalifica e quindi in casa del Manchester United potremo averlo a disposizione. Diciamo che ha giocato tanto e aveva anche bisogno di un po’ di riposo dopo che contro il Napoli ha giocato la sua migliore partita da quando è arrivato».

SCELTE. Il tecnico bianconero chiude con i soliti rebus sulla formazione che ha in mente di schierare nella penultima partita del miniciclo che si chiuderà sabato a Udine, prima della seconda sosta stagionale dedicata alle nazionali: «Chiellini e Cancelo non giocano, poi devo decidere. In attacco sicuramente ci saranno Dybala e Mandzukic mentre ho qualche dubbio a metà campo. Khedira? E’ recuperato ma dall’inizio non gioca». Ok, ma almeno il modulo? ne ha fatti almeno quattro finora. No, Allegri non svela neanche quello: «Vediamo. Possiamo giocare con due dietro e tre mediani (cioè difesa a 4, ndi) o viceversa con tre dietro e due in mezzo (cioè difesa a 3, ndi)». Tanto conta vincere.

In un mazzo di briscole sparse, loro sono gli assi di coppe e denari. Da Marotta a Conte, andata e ritorno. I trofei, certo, ma non solo quelli. Il carisma, l’organizzazione (aziendale o tatica, siamo lì). Pensare che a ottobre siano sul mercato, Conte da qualche mese e Marotta da poche ore, è stupefacente. Sarebbe come se due super attici a pezzi stracciati restassero invenduti. Sarebbe come se Cristiano Ronaldo sbagliasse tre rigori di fila. Ci sono i numeri, che valgono più di diecimila parole. In tre anni di Juve il bilancio del triplo tricolore (e dintorni) in tandem canta così: 273 punti, 83 vittorie, 24 pareggi e 7 sconfitte. Everest. Quando, luglio 2014, Conte litigò di brutto con la Juve e decise di lasciare, qualcuno interpretò la svolta attribuendola a un’improvvisa diatriba con l’amministratore delegato. Erano storie di programmazione, la pretesa di un’asticella più alta. In realtà il malcontento era generalizzato, non aveva un destinatario: Conte si sentiva un sopportato, sintesi tra il genio incompreso e l’allenatore-manager che non riusciva a incidere. Non c’entrava Marotta, ma lo smisurato super ego di Antonio che con la storia del ristorante da 100 euro (della serie non puoi sederti al tavolo senza quella cifra) immaginava di aver detto tutto. E salutò.

L’ATTESA E GLI SCENARI. Marotta è stato preso in contropiede, pensava di poter durare ancora e magari di prendere per le Grandi Orecchie il trofeo che manca al palmares. Nulla perché Andrea Agnelli ha presentato il conto. E la vicenda Ronaldo può aver pesato, malgrado le smentite: più per uno spirito d’iniziativa eccessivo di Beppe, non gradito alla proprietà, che per un atteggiamento passivo – troppo soft – nella mega operazione dell’estate. Marotta è un ex uomo mercato prestato con successo al tavolo nobile dei perfetti amministratori delegati. Ha la sintesi giusta per sbattere in faccia il curriculum ai livelli più alti. In Italia ci aveva pensato timidamente il Milan, prima di andare su Gazidis e tenendo l’altra porta aperta per Gandini più Leonardo più Maldini, sulla carta sono ottimi e abbondanti. L’aria di grandezza di Suning è tale da poter pensare a un allargamento delle cognizioni non soltanto tecniche, la fiducia ad Ausilio è stata certificata dai fatti. Ma bisogna portare pazienza. La Roma è un club ambito, ma almeno oggi sono soltanto sussurri. C’è l’estero, a media o lunga scadenza. Cottura media: il Manchester United dove tutto dipende da Mourinho, dove una rivisitazione si impone, dove la coppia sarebbe perfetta (Beppe più Antonio) se Mourinho precipitasse nei prossimi – delicatissimi – giri di carte. Special One (attuale Normal One) non si sente a rischio e la mette sul piano dei numeri contrattuali: guadagna 16-17 milioni a stagione via United, altri 10 abbondanti arrivano dagli sponsor, fino al 2020. Tutto giusto, ma gli altri numeri (i risultati) peserebbero di più se la carestia continuasse, la classifica fosse un pianto e qualche big strapagato – leggi Pogba – non vedesse l’ora di tagliare la corda. Lo United sarebbe la cottura media, il Real quella lunga se in Italia non si muovesse foglia. Marotta ha un eccellente rapporto con Florentino Perez, il Real aveva cercato Conte prima di andare su Lopetegui, ma don Antonio si mise di traverso. Ecco l’altro punto.

ORGOGLIO E TESTARDAGGINE. C’è stato un periodo, tra giugno e luglio, che Antonio aveva utilizzato per rispedire al mittente qualsiasi offerta, anche la più faraonica. Il chiodo fisso: andare fino in fondo nel contenzioso con il Chelsea. Si erano lasciati malissimo, non ci sarebbero stati santi nelle valutazioni di Antonio se non la priorità di vincere la battaglia sulla penale. Ma a Conte manca il campo come l’ora d’aria per qualsiasi prigioniero, lui adora la Premier, quindi eventualmente si ammorbidirà. In Italia gli piacerebbe il Milan, dove Gattuso resiste con i fatti. Subentrare in corsa sarebbe un supplizio per uno che predilige le urla di luglio, ma c’è sempre un’eccezione.
Idealmente affacciati su un balcone di proprietà, Marotta e Conte sanno che qualcuno alzerà lo sguardo e farà un fischio. Chi prende la coppia realizza un affare, come quel voucher che recita così: con 15 giorni alle Maldive, ti regaliamo il week-end e ti lasciamo il frigo pieno di delizie. La Marotta&Conte new association: sarebbe un super intrigo.

LE PAROLE DI ANDREA. All’arrivo in Lega Agnelli ha trovato ad attenderlo un plotone di giornalisti ed è andato subito al sodo: «Non ci sarà nessun tipo di cambiamento nel nostro modello – ha iniziato – e la Juve continuerà a funzionare come oggi ovvero attraverso la gestione di un consiglio di amministrazione che sarà eletto dall’assemblea degli azionisti del 25 ottobre e che successivamente distribuirà le deleghe. Il modello di gestione che c’è dal mio arrivo ad oggi si poggia su tre pilastri che saranno immutati, ma cambierà la leadership dei vari pilastri: Giorgio Ricci assumerà la funzione di responsabile dei ricavi, Fabio Paratici quella di responsabile dell’area sport, Marco Re quella di responsabile dell’area servizi, che sono la finanza, le risorse umane e i servizi tecnologici». Il CdA non eleggerà alcun amministratore delegato, i vertici delle tre aree avranno come referenti in consiglio lo stesso Agnelli (ricavi e servizi) e Nedved (sport).

RINGIOVANIMENTO. Agnelli è andato avanti spiegando la scelta: «Ricci, Paratici e Re sono persone che ormai hanno in media 45 anni, gente che è pronta e preparata ad assumersi responsabilità in prima persona. Lo sono grazie anche allo straordinario lavoro di questi ultimi 8 anni fatto assieme da Beppe Marotta e Aldo Mazzia. Ai risultati ottenuti hanno abbinato la crescita di questi giovani dirigenti che adesso… non sono più giovani, ma che di fronte a loro avranno delle sfide molto ambiziose uguali e se non addirittura superiori a quelle del 2010. Dobbiamo farci trovare pronti di fronte alle sfide globali e dobbiamo essere in grado di competere con le squadre che sono leggermente davanti a noi dal punto di vista dello spettro dei ricavi: mi riferisco al Bayern Monaco, alle inglesi, alle due spagnole e al Psg. Davanti a noi abbiamo sei anni molto definiti per quelli che sono le competizioni nazionali e internazionali (il format della Champions non cambierà fino al 2024, ndr). Il campo è determinante ed escluso totalmente che Paratici possa essere in uscita nei prossimi mesi, ma al fianco dell’area sport sono altrettanto importanti la funzione dei ricavi e quella dei servizi».



Lascia un commento