Press "Enter" to skip to content

Milan – Roma Link streaming No Rojadirecta

Tra le novità che sta prendendo piede da tempo per vedere i match di Serie A e tra cui potrebbe rientrare anche Milan Roma c’è quella della diretta streaming sui siti dei bookmaker, a patto di essere registrati ed essere giocatori attivi. Siamo infatti davanti a una strada che non è percorribile da tutti, ma presenta alcuni paletti all’ingresso. E c’è poi da fare i conti con un’altra limitazione da verificare di volta in volta. Non sono infatti proposte tutte le gare del campionato di calcio di Serie A: di conseguenza non è affatto detto che sia così semplice riuscire a sintonizzarsi venerdì sera con il Meazza. A ogni modo si tratta di un’opzione da testare all’occorrenza.

La prima dell’8, del 9 e del 10 tutti insieme. Rino Gattuso vara il tridente sequenziale con Suso, Higuain e Calhanoglu con il turco che prenderà il posto di Fabio Borini, che gli ha fatto da supplente contro il Napoli. In difesa, dopo le prove settimanali che hanno visto tra i protagonisti Caldara e Abate, Gattuso ha scelto di dare continuità alle sue scelte e giocheranno ancora Calabria e Musacchio insieme a Romagnoli e Rodriguez per confermare il pacchetto arretrato visto al San Paolo. In mezzo al campo, infine, ci sarà spazio per il tridente canonico composto da Kessie, Biglia e Bonaventura con Bakayoko in panchina.

Nella squadra rossonera ritorna fra la rosa Calhanoglu, calciatore terminato i giorni squalifica; rimangono da vedere condizioni fisiche di Zapata. Un altro possibile ritorno questa volta tra i titolari è Abate, in netto vantaggio su Calabria: ci sarà un grande debutto al centro della difesa con il calciatore Romagnoli.

Casa giallorossa è fortemente in dubbio la presenza di Perotti, il ministro di Francesco ha già disponibile l’ex Shaarawy per formare il trio d’attacco insieme a Dzeko e Under. Unica certezza l’assenza di Alessandro Florenzi, causa infortunio contro l’Atalanta

Venerdì 31 agosto 2018 alle ore 20,30 Milan e Roma si sfideranno per la terza giornata del campionato di Serie A 2018 2019. Qui di seguito tutte le informazioni su come e dove vedere in tv e in diretta streaming Milan Roma Milan Roma dove vederla

Dove vedere Milan Roma in tv

La gara Milan Roma sarà visibile in esclusiva su Sky Sport Serie A (satellite, digitale terrestre e fibra) e Sky Sport 251 (satellite e fibra).

Dove vederla in streaming

In streaming la partita sarà visibile per gli abbonati Sky su Sky Go, che consente di vedere i programmi Sky su pc e dispositivi mobili.

Ci sono poi tanti altri siti che trasmetteranno la gara in streaming: dove vedere le partite di calcio in streaming.

Esistono vari modi per vedere le partite di calcio di ogni competizione in diretta streaming sul proprio dispositivo elettronico, sia esso un PC, uno smartphone o un tablet.

Molti siti, che propongono questi eventi dal vivo, sono illegali e offrono il più delle volte una qualità video e audio scarsa, oltre a venire periodicamente oscurati dalle autorità di polizia informatica per violazione del diritto di riproduzione.

Ci sono però numerosi portali che offrono la possibilità di vedere le partite di calcio in streaming live e in qualità HD. Molti, come Sky Go e Premium Play, sono a pagamento, altri del tutto gratuiti.

Le emittenti straniere che si possono vedere sono diverse e per accedervi basta cliccare sul relativo link. Quelle disponibili sono:

  1. Ceca Ceska Televize e Slovenska Televizia;
  2. Cina China Central Television;  
  3. Australia Special Broadcasting Service;
  4. Georgia Georgia Public Broadcasting;
  5. Honduras Televicentro;
  6. Radio Television of Kosovo;
  7. Colombia Radio Cadena Nacional;
  8. Ecuador RedTeleSistema;
  9. Surinaamse Televisie Stichting;
  10. Sanoma Media Netherlands;
  11. Turkish Radio and Television Corporation;
  12. Austria Osterreichischer Rundfunk;
  13. Germania Zweites Deutsches Fernsehen;
  14. Schweizer Radio und Fernsehen Grecia Elliniki Radiofonia Tileorasi;
  15. Cipro Cyprus Broadcasting Corporation;
  16. Radio e Televisao de Portugal;
  17. Lussemburgo Radio Television Luxembourg;
  18. Irlanda Raidio Teilifis Eireann;
  19. Finlandia Yleisradio Oy;
  20. Radio-televizija Srbije;
  21. Radiotelevizija Bosne i Hercegovine;
  22. Croazia Hrvatska radiotelevizija.

Oltre i gol incassati, sei ed equamente divisi, Donnarumma e Olsen si fac­ciano un giro sui social dove c’è tutta un’altra serie di critiche da parare. Sempre di rete si tratta: Gigio e il collega della Roma, che venerdì saranno per la prima volta avversari, condi­vidono oggi il medesimo desti­no. A Donnarumma rimprove­rano il pareggio subito a Napoli e i più ironici chiedono se an­che stavolta abbia fatto un vi­deo in compagnia dello zio: la gag – dopo la paratona su Milik del campionato scorso – finì su Internet e infilò di nuovo Gigio nella centrifuga. A Olsen adde­bitano invece il terzo gol subito due sere fa dall’Atalanta: ed è di nuovo la rete – che ora ripropo­ne il sombrero del predecessore Alisson su Solly March del Brighton — a essere impietosa. Le parabole dei gol subiti sono differenti come diverse sono le traiettorie dei loro destini.

SERENITÀ A 19 anni Donna­rumma ha iniziato la quarta stagione da titolare in Serie A al San Paolo: è bastato che Zielin­ski trovasse un angolo basso scoperto per rimettere Gigio nel mirino. Si è alzato invece il livello della critica: il punto non è se quel pallone fosse più o me­no intercettabile, ma il fatto che Donnarumma non si sia ve­stito da supereroe. Le pretese sono ecceziona­li: a Gigio si chie­de ogni domeni­ca di trasformar­si in divinità per compiere inter­venti prodigiosi.

Viceversa, viene rispedito sulla terra. Può invece darsi che sia in corso un processo di «norma­lizzazione» da cui il Milan potrà infine trarre guadagno: Donna­rumma non è più il salvatore della patria, non ha trascorso un’estate in prima pagina per  vicende contrat­tuali e non è più un titolare senza valida alternati­va. Oggi Gigio è un giovane che deve guadagnar­si la porta e che può crescere af­fiancato nel lavoro quotidiano da Reina, dodicesimo sulla car­ta ma numero uno per prepara­zione e leadership. «Da quando si allena con Pepe, Gigio è un giocatore diverso. Se fa copia- incolla da quello che Reina può insegnargli, diventerà il più for­te al mondo». Un processo che passa per forza anche da qual­che imperfezione, che effetti­vamente c’è stata.

FANTASMI L’eredità di Alisson non era certo facile da gestire. Lo sapeva Olsen, lo sapeva la Roma e lo sapevano media­mente un po’ tutti. E non pote­va che essere così, vista la quali­tà del portiere brasiliano. Ol­sen, però, era ed è ancora sicu­ro di poter tenere lontani i fantasmi del passato, forse an­che perché a Roma è arrivato con l’etichetta di mister clean sheet, visto l’alto numero di partite in cui ha tenuto imbat­tuta la sua porta. È la prima vol­ta, dopi i sei mesi trascorsi in Grecia, che lascia Svezia (con cui è stato titolare al Mondiale) e Danimarca. «Alisson ha mo­strato a tutti che è un portiere fantastico, ma ora ci sono io. Lo rispetto, ma quello che posso fare è solo concentrarmi sul mio lavoro», ha detto nel gior­ no della sua pre­sentazione in giallorosso. Poi, però, sono inizia­te le partite vere ed allora qualche dubbio è venuto fuori. Con il Torino, ad esem­pio, ha rischiato il patatrac su un tiro di Baselli (presa «scivo­losa», con il pallone che gli è sfuggito di mano ed è uscito di un soffio), contro l’Atalanta è apparso approssimativo sul gol del 3-1 di Rigoni, un sinistro in­ filatosi proprio sul suo palo. Che poi soffrisse sulle palle basse un po’ si sapeva ed è anche lì che sta cercando di lavo­rare Marco Savorani, il prepa­ratore dei portieri della Roma. Olsen non si arrende, anche se il fatto che ancora non parli l’italiano (ma lo sta studiando assiduamente) lo limita molto nella guida della difesa e nel­l’interazione con i compagni di squadra. Già, perché con l’Atalanta è apparso a volte in diffi­coltà anche nella ricerca degli appoggi sui compagni, quando c’è da far ripartire l’azione dal basso. In attesa di momenti mi­gliori, insomma, per ora biso­gna far passare la burrasca. Che poi vuol dire cercare di piazza­re una prestazione convincente a San Siro contro il Milan. Se Gigio farà lo stesso potrebbe fi­nire senza gol, con buona pace anche della rete.

Se le cose andranno per il verso romanista, domani noi giornalisti lavoreremo un po’ meno. Motivo? Il titolo ce lo ha già dato Eusebio Di Francesco. «Vorrei che si scrivesse: “Grande risposta”, è il filo conduttore di questi giorni». Giorni di alchimie, che potrebbero partorire per stasera due novità: il varo della difesa a tre (con l’innesto di Marcano) e l’impiego in tandem di Schick e Dzeko, con alle spalle Pastore.

NZONZIE KARSDORP Di sicuro stavolta partiranno titolari Kardsporp (che manca da dieci mesi) e Nzonzi (all’esordio da titolare), ma il sistema di gioco è ancora in dubbio. Possibile appunto il 3-4-1-2 – provato negli ultimi due giorni – ma non esclusa neppure la conferma del 4-2- 3-1 visto all’inizio della ripresa contro l’Atalanta, però con Schick probabilmente al posto di Under ed E1 Shaarawy sulla fascia sinistra, lasciando così il ballottaggio Fazio-Marcano. Insomma, un bel rebus, che si complicherebbe nell’ipotesi, non peregrina, del 4-3-1-2, con l’attacco già detto all’inizio e Cristante in appoggio alla mediana, col rischio però di consegnare le fasce al Milan. Una cosa però è certa: Di Francesco vuole vedere uno spirito diverso rispetto al match con l’Atalanta, che lo ha fatto arrabbiare così tanto da spingerlo a scagliare un pugno sulla panchina, con relativa frattura alla mano. «Il gesto è stato un grande errore – ammette -. Non dovevo e ne ho pagate giustamente le conseguenze. Mi è servito da lezione, non riaccadrà. Ma è stata una prestazione inaspettata anche per me. È mancata l’anima per fare la guerra. Io però devo alimentare l’entusiasmo. L’anno scorso in partenza la situazione era peggiore; abbiamo 4 punti e qualcuno ne ha anche un po’ meno. Si deve parlare con criterio, senza essere faziosi. Ci vuole equilibrio. D’altronde ci si scorda sempre con facilità quello che si è fatto. Alla seconda giornata stiamo facendo già un processo all’annata: è tutto prematuro».

ESODO GIALLOROSSO Per que sto la Roma – che sarà accompagnata da 2800 tifosi – può cambiare pelle. «Devo trovare soluzioni. Se vedo che qualcosa non va, modifico e non è segno di debolezza, ma segnale di intelligenza. Ciò non vuol dire che dimentico ciò che è stato fatto. Prima del Barcellona mi avreste detto che ero pazzo, poi sono passato per fenomeno. Chi non fa e non osa non sbaglia. Io sono qua a prendere le mie responsabilità. Parlare di numeri piace a tutti, posso cambiare il sistema di gioco, ma tutto va a a farsi friggere quando i giocatori non mettono cattiveria, determinazione, concentrazione, attenzione e applicazione massima. Schick? È forte l’altro giorno è entrato e ha avuto 2 o 3 palle gol. Può giocare dall’inizio o determinare a partita in corso».

LUI E MANOLAS Con l’Atalanta, invece, determinante non è stata la partenza di Strootman nella testa dei giocatori («nel gruppo non ne ho sentito parlare; lui che aveva il desiderio di cambiare»), ma qualche singolo appannato. Il più citato è Manolas, su cui facciamo una sintesi: «Nelprimo tempo non sembrava quello che conosciamo». Questo ovviamente vale per tutta la Roma. Sta al Milan capire se è stato un leggero malessere o una vera malattia.

Dopo il Napoli, il menu offre la Roma che un campionato fa banchettò a San Siro grazie ai gol di Dzeko e Florenzi. Gattuso spera che la pietanza non sia di nuovo indigesta per la sua squadra, anche perché altrimenti la sosta riservata alle Nazionali si trasformerebbe in uno stillicidio. In malaugurato caso di sconfitta infatti non basterebbe la fiducia sbandierata da Elliott nei confronti dell’allenatore per evitare che possano riaffiorare nuove voci riguardanti Antonio Conte, il tutto nonostante l’interessato abbia scelto di prendersi un anno sabbatico. Il buon Rino dovrà farci l’abitudine: da quando l’ex et è rimasto senza lavoro, sarà automatico associare il suo nome abbinato alle disgrazie del collega di turno. Gattuso comunque vanta a prescindere tutte le attenuanti del caso date da un calendario alquanto indigesto che ha opposto il Milan – dopo il rinvio della gara casalinga con il Genoa – a chi una stagione fa aveva fatto corsa di testa con la Juve e alla squadra che ha centrato l’ultima semifinale di Champions. Champions che, tra l’altro, è l’obiettivo che per Elliott varrebbe quasi come uno scudetto.

Il Milan, oltre che alla spinta dei sessantamila attesi stasera al Meazza, dovrà affidarsi alle lune di Gonzalo Higuain che con San Siro ha sempre avuto un feeling speciale come dimostrano gli scalpi presi nell’ultimo campionato con la Juve: del Pipita è stata la doppietta che ha matato Montella ma soprattutto il gol scudetto segnato all’lnter che ha provocato il crollo psicologico del Napoli, sconfitto il giorno successivo a Firenze. Il tutto nonostante con la Roma l’argentino abbia segnato appena 3 gol in 12 precedenti anche se, quando ci è riuscito, la sua squadra ha sempre vinto. Agli atti ci sono una semifinale di ritorno in Coppa Italia nel 2013-14 (3-0), un 2-0 in campionato nel 2014-15 e, negli anni in bianconero, il gol partita nel big match del dicembre 2016 allo Stadium.

Ma Gattuso – pure in caso di ko con i giallorossi – potrebbe affidarsi alla cabala. Infatti, l’ultima volta in cui il Milan ha perso le prime due gare in campionato, alla fine è arrivato ugualmente terzo (a pari merito con la Juve seconda, a quota 74 punti, dieci in meno dell’lnter campione dMltalia). È accaduto proprio dieci anni fa – stagione 2008-09 – quando la squadra allenata da Carlo Ancelotti perse 2-1 all’esordio a San Siro con il Bologna concedendo poi il bis a Marassi con il Genoa. Quello però era un Milan infarcito di campioni, mentre questa squadra, per fare bene, deve anche acquistare certezze. E una vittoria contro una delle più accreditate avversarie per la zona Champions sarebbe carburante formidabile per spiccare il volo.

Se Higuain e Dzeko saranno i protagonisti della partita di stasera, molto dipenderà anche dalla verve di Hakan Calhanoglu e Javier Pastore. Saranno i due fantasisti, infatti, a dover illuminare San Siro: i bomber saranno il braccio armato, loro la mente. Il Milan ritrova il turco: la scorsa annata Calhanoglu è esploso definitivamente con Gattuso in panchina, ha trovato la sua dimensione da esterno sinistro del tridente segnando 6 gol e servendo 8 assist. Il turco non ha giocato a Napoli per squalifica, stasera rientrerà e si prenderà il Milan sulle spalle: «Hakan può essere una soluzione per servire di più Higuain – ha sottolineato ieri Gattuso -, perché rientra e mette palloni velenosi dentro l’area». Calhanoglu dal canto suo non vede l’ora di affiancare il Pipita: «Higuain è un giocatore importante, ha grandi qualità e non vedo l’ora di giocare con lui – ha raccontato il turco a MilanTv Sappiamo come giochiamo e in allenamento ci stiamo conoscendo bene. Gattuso? Da quando è arrivato ho iniziato a giocare meglio».

IN CERCA D’IDENTITA Calhanoglu per ora resterà al suo posto da ala sinistra nel 4-3-3, ma non è da escludere che prossimamente Gattuso lo provi anche da mezzala o da trequartista nel 4-2-3-1. Un sistema, fra gli altri, che potrebbe scegliere stasera Di Francesco. Il tecnico giallorosso ha provato diverse soluzioni, ma tutte sembrano condurre a una certezza: Pastore trequartista. L’argentino ex Psg finora ha cambiato spesso posizione – mezzala, ala, fantasista -, ma ha convinto poco. Anche con l’Atalanta ha segnato nel primo tempo quando era nel tridente, ma le cose migliori le ha fatte vedere nel suo ruolo di trequartista nella ripresa (assist per Manolas). E da lì pare voler ripartire Di Francesco: «Avevamo parlato con il mister della mia posizione e ho già detto che venivo in Italia per fare la mezzala, ma giocherò dove vuole l’allenatore – ha raccontato Pastore dopo il 3-3 di lunedì con i bergamaschi -. La soluzione da trequartista nella ripresa con l’Atalanta ha funzionato, ma dipenderà da partita in partita».

Milan da Champions? Per Rino Gattuso, evidentemente segnato da quanto successo la scorsa settimana a Napoli, ancora no: «I primi 55 minuti hanno detto che tecnicamente siamo da primo quarto posto, poi però abbiamo dimostrato che ci mancano ancora diverse cose a livello mentale, caratteriale ed emotivo». Il ko subito in rimonta al San Paolo ha ferito Gattuso. Il tecnico rossonero, in vista del delicatissimo match di stasera a San Siro con la Roma ha voluto vedere il bicchiere mezzo pieno, ma pure mezzo vuoto: «Voglio ripartire dai primi 55 minuti di Napoli. Non è tutto da buttare via, ci sono state tante buone cose – ha argomentato Gattuso -. Purtroppo prima della partita mi ero augurato di non vedere la squadra spegnere la luce, invece è bastato un episodio contro per uscire mentalmente dal campo. E noi non possiamo permettercelo, dobbiamo migliore l’interpretazione della partita, voglio una squadra per 90 minuti sul pezzo». L’episodio negativo col Napoli è stata la palla persa da cui è scaturito il primo gol di Zielinski, un mix di errori a cui ha partecipato, in parte, anche Biglia. Proprio il cambio dell’argentino con Bakayoko cinque minuto dopo l’1-2 è stato evidenziato ieri da Gattuso come il suo principale errore: «Ho sbagliato, ho avuto fretta nel toglierlo e così ho sostituito il giocatore che dava equilibrio a tutta la squadra – ha spiegato -. Poi ho inserito al suo posto Bakayoko che in due settimane ho sempre provato in allenamento da mezzala e solo una volta da vertice basso. Quello è stato l’errore principale».

DIFESA DURA Dopo il match di Napoli alcune frasi su Bakayoko del tecnico avevano creato rumore, probabilmente perché mal interpretate («deve imparare a ricevere palla, si deve mettere in modo corretto a livello di postura»); parole che hanno avuto molta ridondanza in Francia e sui social. Gattuso sulla questione è entrato in tackle: «Ho detto che ci vuole tempo per i nuovi, perché si devono adattare a nuovi allenamenti, un ambiente diverso. Qualcuno ha detto che l’ho massacrato, ma io non sputo mer… sui miei giocatori – ha tuonato Ringhio -, bisogna riportare le cose per bene». E Gattuso, sul tema giocatori, è stato chiaro su tutti: «Non c’è nessun caso Donnarumma, forse poteva fare qualcosa in più sul secondo gol, ma sono contento di lui. Caldara? Per lui come per Laxalt o Castillejo vale lo stesso discorso per Bakayoko, ci vuole tempo. Higuain va servito meglio? Forse – ha chiosato il tecnico -. Dobbiamo sfruttarlo meglio, ma questo non significa che debba giocare più vicino alla porta». Battuta finale sulla Roma: «Ha grandissime qualità balistiche, tecniche e fisiche: se gli lasciamo campo, sono dolori».

Con la mano fasciata (e operata) per il pugno scagliato contro la panchina, a ricordargli l’arrabbiatura contro l’Atalanta, Eusebio Di Francesco prova a voltare pagina: «Ho fatto un grande errore, un gesto che non devo fare. Ero nervoso e arrabbiato perché non riuscivamo ad esprimere le nostre potenzialità. Ne ho pagato le conseguenze, mi è servito da lezione. Sicuramente non riaccadrà più. Mi aspettavo anch’io un’altra prestazione ma siamo solo alla seconda giornata e stiamo facendo già un processo generale a come può essere l’annata. È tutto un po’ prematuro, io devo essere equilibrato per tutelare la squadra». Processi no, ma valutazioni sì. Come quella sul mercato. L’addio di Strootman («Kevin aveva il desiderio di cambiare, di fare una nuova esperienza, lo quando dico che viene prima la Roma intendo che voglio giocatori che hanno il desiderio di continuare a vestire questa maglia e di dare tutto quello che hanno, lo non trattengo nessuno perché per me viene prima di tutto la squadra»), sommato alla volontà di alzare il raggio d’azione di Pastore dopo appena 45 minuti contro il Torino, cambia la fisionomia di una squadra che inizialmente doveva esser stata costruita per il 4-3-3. Questa sera, dopo averlo già sperimentato nel secondo tempo di lunedì, si virerà invece sul 4-2-3-1 con la possibilità di cambiare a gara in corso e optare per la difesa a tre (provata a lungo negli ultimi due giorni). Segnale chiaro che anche il tecnico è alla ricerca di nuovi equilibri: «Non svelerò niente di quello che attuerò contro il Milan, ma la premessa generale quando si parla di sistema di gioco è che va a farsi friggere quando i calciatori non mettono in campo cattiveria, determinazione, concentrazione, attenzione e massima applicazione nel giocare insieme di squadra. Ogni numero diventa relativo nel momento in cui non si gioca con queste caratteristiche – ricorda l’abruzzese – Questa è una rosa che comunque può giocare con tanti moduli, e il mio lavoro è cercare di trovare le soluzioni a quello che non va, quindi se vedo che una cosa non funziona cerco di modificarla. Non è un segno di debolezza ma di intelligenza. Chi non osa non sbaglia mai, e io sono qua per prendermi le mie responsabilità». Come quella di far rifiatare il tandem azzurro Pellegrini-Cristante, pronto per essere titolare nella nazionale di Mancini ma in lista d’attesa a Trigona: «Li devo tutelare, con l’Atalanta ho fatto una scelta tattica penalizzando loro, ma non potevo cambiare tutta la difesa, anche se l’avrei fatto».
Lo scorso anno Di Francesco ha già dimostrato di saper cambiare e bene.

Questa sera è pronto a far debuttare dal primo minuto Nzonzi che soltanto qualche giorno fa aveva accreditato di una ventina di minuti nelle gambe. Il francese è chiamato insieme a De Rossi sia a proteggere una difesa che nelle prime uscite non ha convinto ma anche ad alzare il baricentro della squadra, come accaduto contro l’Atalanta.
Quella contro il Milan è una formazione molto offensiva con Pastore e tre attaccanti, senza considerare che come terzini ci saranno Karsdorp (al posto dell’infortunato Florenzi) e Kolarov.
Equilibrio: quella parola magica che lo scorso permise alla Roma di vincere 8 gare 1-0 e collezionare 18 cleen-sheet in campionato, ai quali sommare anche i 5 in Champions. Ritrovarlo non sarà facile ma da questa ricerca passa la stagione della Roma.

MILAN ROMA, PROBABILI FORMAZIONI

Per il Milan potrebbe rientrare Abate dal primo minuto così come esordire Caldara, mentre si pensa ad un Calhanoglu dal primo minuto al posto di Borini. Per la Roma torna Karsdorp e De Rossi, in campo anche Nzonzi e Under insieme a Pastore.

Milan (4-3-3): G. Donnarumma; Abate, Caldara, Romagnoli, Rodriguez; Kessié, Biglia, Bonaventura; Suso, Higuain, Calhanoglu. All. Gattuso.

Roma (4-2-3-1): Olsen; Karsdorp, Manolas, Fazio, Kolarov; De Rossi, Nzonzi; Under, Pastore, El Shaarawy; Dzeko. All. Di Francesco.

Be First to Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *