Omicidio Roberta Ragusa: Gli avvocati di Antonio Logli hanno fatto ricorso in Cassazione

Alle 6.45, quando è suonata la sveglia, mi sono accorto che mia moglie non era a letto con me. Dopo aver controllato in casa, ho notato che la porta d’ingresso non era chiusa a chiave come era stata lasciata la sera prima. Mia moglie si sarà allontanata in pigiama”. Inflessibile, ostinato, deciso a non mollare fino alla fine. Antonio Logli, 55 anni, ripete questa stessa versione da sei lunghissimi anni. Era la notte tra il 13 e il 14 gennaio del 2012, quando la moglie Roberta Ragusa è scomparsa per sempre dalla loro casa di San Giuliano Terme, in provincia di Pisa. Secondo il marito, la donna sarebbe fuggita in pigiama, senza documenti e senza soldi, e sarebbe tuttora viva in qualche località lontana.

Una versione che negli ultimi tempi è stata sostenuta anche dal figlio Daniele, 22 anni, che crede fortemente nell’innocenza del padre. I giudici, tuttavia, l’ hanno sempre pensata diversamente: Roberta è stata uccisa e il suo assassino è proprio lui, Antonio Logli. La condanna per omicidio a 20 anni di carcere, pronunciata in primo grado e confermata in Appello nel maggio scorso, non ha però attenuato la determinazione di Logli nel professarsi innocente.

In questi giorni, infatti, i suoi avvocati difensori, Saverio Sergiampietri e Roberto Cavani, hanno presentato un ricorso in Cassazione contro la sentenza. L’obiettivo? Annullare la condanna, ripetere il processo e farsi assolvere. In poche parole, Logli sta provando per l’ennesima volta a farla franca.

CONTESTATI GLI ORARI DEGLI AVVISTAMENTI

Nel ricorso presentato in Cassazione, i difensori di Logli intendono dimostrare «l’illogicità e la contraddittorietà» delle motivazioni scritte dai giudici nel confermare la pena inflitta al loro assistito. Ma cosa significa tutto questo? Quali sarebbero, a loro parere, gli elementi «illogici» e «contraddittori» evidenziati dai giudici? Quali errori sarebbero stati commessi nel motivare la condanna, tanto gravi da poter ottenere l’annullamento della sentenza? Ebbene, gli argomenti su cui Antonio Logli punta da sempre sono essenzialmente due.

Il primo riguarda la testimonianza di Loris Gozi, il vicino di casa che sostiene di aver visto Antonio Logli in strada la notte in cui è scomparsa Roberta. In particolare, il testimone afferma  di averlo notato in due diversi momenti: la prima volta Logli era da solo a bordo della propria macchina parcheggiata in via Gigli, a circa 400 metri da casa. La seconda, una ventina di minuti dopo, l’uomo litigava con una donna (presumibilmente Roberta) accanto a un’altra auto. Nel suo ricorso, Antonio Logli continua a negare di essere uscito di casa quella notte, dando quindi del bugiardo al testimone. Il marito di Roberta, inoltre, accusa Gozi di essere passato da un iniziale timore nel riferire la sua versione dei fatti all’improvvisa decisione di uscire allo scoperto e di integrare le proprie dichiarazioni con dettagli sempre nuovi. Non si tratta certo di una novità. Già in passato, infatti, Antonio Logli aveva provato a screditare Gozi. In un’intercettazione lo definiva addirittura «un tossicodipendente con problemi di soldi».

La seconda presunta contraddizione su cui punta Logli nel suo ricorso riguarda gli orari degli avvistamenti. Loris Gozi dice di aver visto Logli la prima volta tra le 00.30 e le 00.40. Poi, intorno all’una, lo ha notato litigare con una donna sulla stessa strada. Un’altra importante testimone, Silvana Piampiani, che decise di parlare per la prima volta proprio a Giallo, sostiene a sua volta di aver visto una coppia litigare. A suo parere, però, erano le 00.40 e non l’una di notte come affermato da Gozi. Gli orari, quindi, secondo la difesa, non tornano.

Questi, dunque, sono i due elementi su cui gli avvocati di Antonio Logli puntano già da diverso tempo per dimostrare che le prove raccolte non permettono una

ricostruzione certa dell’accaduto. Ma è possibile che questo nuovo ricorso possa riaprire un processo che per ben due volte ha già portato alla condanna del marito? Secondo l’avvocato Nicodemo Gentile, che in rappresentanza dell’Associazione Penelope si è costituito parte civile a processo, non c ’è alcun rischio che il verdetto già emesso dai giudici venga ribaltato. Dice infatti Nicodemo Gentile a Giallo: «Non temiamo in alcun modo il ricorso presentato in Cassazione. Le critiche già mosse anche in passato dalla difesa di Antonio Logli non sono mai state accolte dai giudici. Pertanto riteniamo che, valutati tutti gli indizi, vi sia un unico responsabile: Antonio Logli».

Come abbiamo anticipato, Antonio Logli viene difeso con forza anche dal figlio Daniele, che in una trasmissione televisiva ha recentemente ribadito la sua posizione. Ha detto infatti il ragazzo: «Io ancora oggi cerco mia madre. Purtroppo in prima persona non posso, non so cosa fare. Ma più che cercarla attivamente, spero sempre che lei torni, che lei stia bene. Noi siamo e saremo sempre pronti a riaccoglierla. Secondo me ci sono buonissime possibilità che sia viva. Se mamma sta bene e ci ascolta, sa che noi vogliamo soltanto che lei torni». Una cosa, secondo Daniele Logli, è certa: «Per come conosco mio padre, non è una persona violenta. Sono certo che non abbia fatto nulla a mia mamma. Se andasse in carcere, sarebbe l’ennesima tragedia per noi, ma io crederei comunque alla sua innocenza». Alle dichiarazioni del ragazzo ha risposto Giovanna Alpini, una cugina di Roberta: «Non capisco perché la stiano aspettando. Roberta è morta e non tornerà mai più. Daniele ha 22 anni e non è più un bambino: ora deve prendersi le sue responsabilità. Come farebbe un uomo». Poi ha aggiunto: «Loro facciano come credano, il nostro pensiero è suffragato dalle decisioni dei giudici».

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