Pensioni Quota 100 e Opzione donna ultime notizie, possibili penalizzazioni su importo liquidazione dipendenti

Ecco le ultime novità sulle pensioni e più nello specifico su Quota 100, che non risultano tanto incoraggianti soprattutto per una categoria di lavoratori, ovvero le donne. Sostanzialmente la Quota 100 altro non è che una proposta di revisione parziale della riforma delle pensioni, che è stata introdotta dal governo Monti nel 2011 e più nello specifico all’ex Ministro Elsa Fornero. Adesso, l’introduzione della Quota 100 è stata annunciata dal vicepremier Salvini e Di Maio per il prossimo anno e darà la possibilità di uscire anticipatamente dal mondo del lavoro a tutti coloro che risulti nel possesso di alcuni requisiti, come un’anzianità  lavorativa che sommata all’età anagrafica, deve risultare 100.

Da diverse settimane ormai si parla di Quota 100 e di requisiti per poter accedere a questo tipo di pensionamento, ma è anche emerso che alcune categorie di lavoratori andrebbero a perdere con questa nuova misura. Si tratterebbe infatti di una modalità di pensionamento che andrebbe a netto svantaggio delle donne per le quali l’unica speranza, rappresenta ad oggi la proroga di opzione donna.

Pensioni ultime notizie: donne svantaggiate da Quota 100

Come abbiamo in parte già anticipato, sembrerebbe che Quota 100 non sia vantaggioso per le donne a causa delle carriere discontinue che darebbero la possibilità alle donne lavoratrici di aspettare i requisiti per poter accedere alla pensione di vecchiaia, ovvero 67 anni a partire dal prossimo anno. Nelle scorse settimane si era diffusa la notizia secondo la quale Quota 100, partirà proprio a partire dall’inizio del 2019, senza alcun tipo di penalizzazioni. Tuttavia, non sembra essere proprio così, visto il limite contributivo che è stato fissato a 38 anni ed anche quello anagrafico a 62 anni. Opzione donna da la possibilità di uscire anticipatamente dal mondo del lavoro con 3 anni di contributi in meno e con un’età anagrafica affittata 57-58 anni. Con queste condizioni risulta particolarmente evidente come Quota 100 sia più indicata per i lavoratori maschi, mentre per le donne sarebbe più conveniente usufruire della misura Opzione donna.

Opzione donna 2019, tutte le novità

Grande spazio nel contratto di governo firmato da lega e Movimento 5 Stelle, è riservato a Opzione donna e alla sua proroga per il 2019.  Questo ha soltanto un obiettivo, ovvero dare alle lavoratrici che abbiano un’età pari a 57-58 anni e 35 anni di contributi, di poter andare in pensione soltanto con metodo di calcolo contributivo. Come abbiamo più volte anticipato, nel nuovo contratto di governo si parla della proroga di queste misure anche per il 2019, attraverso l’utilizzo delle risorse disponibili. Va comunque segnalato, che ad oggi la Proroga opzione donna non è presente nella nota di aggiornamento del Def, ma il fatto che Quota 100 che potrebbe andare a penalizzare proprio le lavoratrici donne, potrebbe lasciare spazio alla proroga fino al prossimo 2021.

Pensione Quota 100 e TFR e TFS: possibili penalizzazioni su importo liquidazione dipendenti

Si torna a parlare di uno dei temi caldi degli ultimi giorni, ovvero quello riguardante la Pensione quota 100. Questa si farà e partirà già dai primi mesi del nuovo anno e dunque del 2019. Questa è una delle tante novità riguardanti la riforma pensioni che è prevista dal disegno di legge di bilancio, approvata dal governo nel corso del Consiglio dei Ministri, che si è tenuto il 15 ottobre 2018. La Quota 100, permetterà di andare in pensione anticipata, ma bisognerà rispettare alcuni requisiti anagrafici e contributivi. Nonostante in seguito all’approvazione del ddl di bilancio 2019, il vicepremier Matteo Salvini  ha annunciato che non ci saranno penalizzazioni, le cose non sembrano essere effettivamente così. Nelle ultime ore, infatti, è emerso un dubbio, ovvero che il TFR e il tfs, potrebbero rientrare nella sfera delle penalizzazioni previste proprio da Quota 100. Effettivamente questa misura sulle pensioni, tanto voluta dal nuovo governo, potrebbe abbassare gli assegni per molti lavoratori e quindi non risultare poi così tanto conveniente per tutti.

Il problema riguarderebbe anche i dipendenti pubblici, ai quali lo Stato deve versare la liquidazione. Il problema, più nello specifico, potrebbe riguardare tutti quei soggetti che qualora quota 100 dovesse entrare in vigore, continuerebbero a lavorare, ma che invece a partire dal prossimo anno, potrebbero andare effettivamente in pensione. Ciò che ci si chiede, dunque, è se con Quota 100 la liquidazione possa arrivare più tardi e dunque i lavoratori in qualche modo potrebbero essere penalizzati.

Con quota 100 la liquidazione arriva più tardi?

Al momento le ipotesi sembrano essere due. Si potrebbe dilazionare i tempi della corresponsione del TFR e soprattutto del Tfs, che andrebbe versato al raggiungimento dei requisiti anagrafici per quanto riguarda la pensione di vecchiaia. Si potrebbe inoltre versarlo in tempo, sfruttando un anticipo bancario che potrebbe essere restituito dal Tesoro, attraverso un piano rateale 5 anni. Ad ogni modo, si tratterebbe di un modo per poter abbattere i costi annuali ma che peserebbe sicuramente sulle casse dello Stato. A parlare è stato Maurizio Petriccioli (Cisl fp), il quale è intervenuto sull’ipotesi di allungare i tempi di liquidazione.

Lo stesso ha riferito che allungare i tempi di corresponsione,  rappresenta un’ipotesi davvero inaccettabile, anche perché al momento esiste già una disparità di trattamento tra i dipendenti privati e pubblici. Il segretario sarebbe favorevole all’ipotesi del prestito, a patto però che non ci siano dei costi a carico del dipendente pubblico. Ad ogni modo, si tratta ad oggi soltanto di ipotesi e bisognerà attendere delle notizie ufficiali, che possano spiegare effettivamente cosa potrebbe accadere con l’entrata in vigore di quota 100.  Ad oggi, dunque, non è dato sapere che cosa potrebbe cambiare effettivamente sotto l’aspetto del TFR del tfs, con l’eventuale quota 100.

Pensioni, Inps: 6 milioni di pensionati sotto i 1.000 euro, 2/3 donne. Pensioni ultima ora

Calo significativo per le nuove pensioni Inps erogate nei primi nove mesi del 2018: tra gennaio e settembre – si legge nel Monitoraggio sui flussi di pensionamento dell’Inps – soprattutto a causa dell’aumento dell’età per la pensione di vecchiaia delle donne e per gli assegni sociali scattato nel 2018 (da 65 anni e sette mesi a 66 anni e sette mesi) le nuove pensioni sono state 349.621 a fronte delle 454.534 liquidate nei primi nove mesi del 2017. Si è registrato un crollo soprattutto nei nuovi assegni sociali passati da 57.758 a 13.168 (-77%).

Sono sei milioni – si legge ancora nel rapporto – i pensionati italiani con un reddito da pensione inferiore a mille euro al mese (il 37,5% del totale) e tra questi oltre il 64% (3,85 milioni) è rappresentato da donne. Tra le donne pensionate il 45,9% ha meno di 1.000 euro al mese. Le persone che possono contare su oltre 5.000 euro lordi al mese sono 266.180 (l’1,7% dei pensionati) in stragrande maggioranza (80,8%) uomini.

Nel periodo gennaio-settembre 2018 sono stati erogati benefici economici legati al Reddito di inclusione (Rei) a 379.000 famiglie coinvolgendo più di un milione di persone. Lo si legge nel Monitoraggio Inps sul Rei nel quale si spiega che “la maggior parte dei benefici vengono erogati nelle regioni del sud (69%)” per il 72% delle persone coinvolte. Il 47% dei nuclei beneficiari di ReI, che rappresentano oltre il 51% delle persone coinvolte, risiedono in sole due regioni: Campania e Sicilia.

L’età media di uscita dal lavoro verso la pensione cala nei primi nove mesi del 2018 a 63,9 anni dai 64,1 registrati nello stesso periodo del 2017. Il dato emerge dal Monitoraggio dell’Inps sui flussi di pensionamento ed è legato alla riduzione delle pensioni di vecchiaia che si è avuta con l’aumento dei requisiti scattati nel 2018 per le donne. Per l’accesso alla pensione di vecchiaia l’età media passa dai 66,4 anni del 2017 ai 67,3 del 2018 mentre per la pensione anticipata l’età media cala e passa dai 61 anni del 2017 a 60,9 anni nel 2018.

Analizzando la distribuzione mensile dei nuclei percettori di Rei, emerge, a fronte di un aumento del flusso dei beneficiari, una diminuzione dell’importo medio mensile erogato che in agosto scende sotto la soglia dei 300 euro; tale tendenza al decremento e’ collegabile all’aumento del numero dei nuclei monoparentali conseguente al carattere universale assunto dai requisiti.

L’importo medio varia sensibilmente, per costruzione della misura, per numero dei componenti il nucleo familiare, passando da 177 euro per i nuclei monocomponenti a 433 euro per i nuclei con 6 o piu’ componenti. Nel grafico successivo si evidenzia la distanza tra l’importo medio erogato e quello massimo erogabile in virtu’ del numero dei componenti del nucleo: la differenza media mensile tra i due importi varia tra 11 euro per i nuclei monocomponenti e 107 euro per quelli con 6 e piu’ componenti; i trattamenti assistenziali rilevanti ai fini del ReI (ad esclusione di quelli non soggetti alla verifica dello stato di bisogno) determinano in parte la mancata erogazione dell’importo massimo del beneficio. Analizzando la composizione dei nuclei per il periodo gennaio-settembre 2018, risulta che sono 208 mila i nuclei con minori; essi rappresentano il 55% dei nuclei beneficiari e coprono il 73% delle persone interessate. La classe modale dei nuclei con minori e’ quella con quattro componenti, che rappresenta il 32% del totale. I nuclei con disabili sono 69 mila e rappresentano il 18% dei nuclei beneficiari, coprendo il 18% delle persone interessate. La classe modale dei nuclei con disabili e’ quella con un solo componente, che rappresenta il 25% del totale.

Pensione Quota 100 e TFR e TFS: possibili penalizzazioni su importo liquidazione dipendenti

Si torna a parlare di uno dei temi caldi degli ultimi giorni, ovvero quello riguardante la Pensione quota 100. Questa si farà e partirà già dai primi mesi del nuovo anno e dunque del 2019. Questa è una delle tante novità riguardanti la riforma pensioni che è prevista dal disegno di legge di bilancio, approvata dal governo nel corso del Consiglio dei Ministri, che si è tenuto il 15 ottobre 2018. La Quota 100, permetterà di andare in pensione anticipata, ma bisognerà rispettare alcuni requisiti anagrafici e contributivi. Nonostante in seguito all’approvazione del ddl di bilancio 2019, il vicepremier Matteo Salvini  ha annunciato che non ci saranno penalizzazioni, le cose non sembrano essere effettivamente così. Nelle ultime ore, infatti, è emerso un dubbio, ovvero che il TFR e il tfs, potrebbero rientrare nella sfera delle penalizzazioni previste proprio da Quota 100. Effettivamente questa misura sulle pensioni, tanto voluta dal nuovo governo, potrebbe abbassare gli assegni per molti lavoratori e quindi non risultare poi così tanto conveniente per tutti.

Il problema riguarderebbe anche i dipendenti pubblici, ai quali lo Stato deve versare la liquidazione. Il problema, più nello specifico, potrebbe riguardare tutti quei soggetti che qualora quota 100 dovesse entrare in vigore, continuerebbero a lavorare, ma che invece a partire dal prossimo anno, potrebbero andare effettivamente in pensione. Ciò che ci si chiede, dunque, è se con Quota 100 la liquidazione possa arrivare più tardi e dunque i lavoratori in qualche modo potrebbero essere penalizzati.

Con quota 100 la liquidazione arriva più tardi?

Al momento le ipotesi sembrano essere due. Si potrebbe dilazionare i tempi della corresponsione del TFR e soprattutto del Tfs, che andrebbe versato al raggiungimento dei requisiti anagrafici per quanto riguarda la pensione di vecchiaia. Si potrebbe inoltre versarlo in tempo, sfruttando un anticipo bancario che potrebbe essere restituito dal Tesoro, attraverso un piano rateale 5 anni. Ad ogni modo, si tratterebbe di un modo per poter abbattere i costi annuali ma che peserebbe sicuramente sulle casse dello Stato. A parlare è stato Maurizio Petriccioli (Cisl fp), il quale è intervenuto sull’ipotesi di allungare i tempi di liquidazione.

Lo stesso ha riferito che allungare i tempi di corresponsione,  rappresenta un’ipotesi davvero inaccettabile, anche perché al momento esiste già una disparità di trattamento tra i dipendenti privati e pubblici. Il segretario sarebbe favorevole all’ipotesi del prestito, a patto però che non ci siano dei costi a carico del dipendente pubblico. Ad ogni modo, si tratta ad oggi soltanto di ipotesi e bisognerà attendere delle notizie ufficiali, che possano spiegare effettivamente cosa potrebbe accadere con l’entrata in vigore di quota 100.  Ad oggi, dunque, non è dato sapere che cosa potrebbe cambiare effettivamente sotto l’aspetto del TFR del tfs, con l’eventuale quota 100.

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