Tassa sulle bevande in arrivo, come mai? Di cosa si tratta e per quali e motivi



Di tassa sulle bevande zuccherate, gassate o no, si è parlato anche in Italia: nel 2012 era stato l’allora ministro della Salute Renato Balduzzi a proporre un’accisa di 3 centesimi su ogni bottiglietta da 33 cl di aranciata o simili (ipotesi di cui non è rimasta traccia nel Decreto sanità approvato lo stesso anno). Negli Stati Uniti l’idea era stata lanciata tre anni prima da Kelly Brownell e Thomas Frieden, rispettivamente docente a Yale e assessore alla salute a New York. Da allora diversi Stati ci hanno provato, ma non si è mai arrivati a una decisione “federale”. Anche a New York la tassa è stata deliberata, ma dopo 18 mesi era già sparita. Inoltre alcuni studiosi hanno avanzato dei dubbi sull’efficacia della misura nel contrastare obesità e tutte le patologie ad essa correlate, dal diabete ai tumori. Nel 2015 San Francisco è stata la prima città ad attuare una politica sanitaria contro l’eccessivo consumo di bevande zuccherate, votando un pacchetto di ordinanze per richiedere che sulle etichette fossero messi annunci di avvertenze sanitarie (“dannosa per la salute”) come si fa per i pacchetti di sigarette.



Le donazioni delle multinazionali

La strada verso la tassazione sembra essere in salita, anche se è noto che i drink zuccherati sono l’alimento più influente nel provocare un aumento di peso e che ridurne l’uso aiuta a dimagrire. Al contrario negli ultimi decenni il consumo è cresciuto a dismisura, soprattutto tra bambini e adolescenti, di pari passo con l’“epidemia” di obesità. Dietro all’antipatia generalizzata nei confronti delle accise sui drink potrebbe però esserci anche altro. Secondo uno studio pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine, negli ultimi anni due grandi multinazionali del settore, Coca Cola Company e Pepsi Co, avrebbero fatto donazioni per milioni di dollari a gruppi e associazioni (96 solo negli Usa) che si occupano di salute pubblica, e in diversi casi questo avrebbe coinciso con il ritiro del supporto a politiche per la tassazione delle bevande gassate. L’indagine è stata condotta da Michael Siegel, professore all’University school of public health di Boston, che con i colleghi ha analizzato database pubblici, comunicati stampa, notizie sui media e articoli scientifici che riportavano le fonti di finanziamento.

Il consiglio direttivo e i referenti regionali dell’Associazione italiana specialisti in Scienza dell’Alimentazione (Ansisa) hanno deciso all’unanimità di aderire alla campagna a favore della sugar tax. Sale così a sette il numero di società scientifiche che hanno aderito alla nostra iniziativa.  In questa lettera spiegano i motivi e auspicano che, se mai si farà una tassa sullo zucchero, la somma ricavata venga destinata a interventi educativi rivolti alla popolazione, ai genitori, nelle scuole, identificando i gruppi sociali a maggior rischio di obesità e malattie a essa collegate.

L’eccessivo consumo di bibite zuccherate aumenta il rischio di diabete e obesità con le relative complicanze e problemi odontoiatrici. La prevenzione delle patologie croniche sopracitate certamente migliorerebbe la salute della popolazione e la qualità della vita; ne potrebbe inoltre derivare una riduzione della spesa sanitaria a tutti i livelli di cura, dalla spesa farmaceutica a quella ospedaliera.



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