Streaming Highlights Juventus – Napoli 3-1: Sintesi, Video e gol doppietta di Mandzukic e gol di Bonucci

La Juventus è nettamente superiore al Napoli che è la seconda o, al limite, la terza forza della Serie A. La sentenza del 29 settembre può essere spaventosa per il destino del campionato, perché il divario di sei punti (record in Serie A dopo 7 giornate) che i bianconeri mettono fra loro e la più vicina inseguitrice è comunque molto meno profondo dell’impressione di supremazia assoluta della squadra di Massimiliano Allegri. Ci sono tante trappole nelle restanti 31 tappe, assegnare lo scudetto a settembre sarebbe superficiale e frettoloso, tuttavia è difficile far finta di niente di fronte a una tale dimostrazione di strapotere in uno scontro diretto che segna la settima vittoria su sette partite della Juventus. Non si può ignorare il fatto che Cristiano Ronaldo non sia arginabile per 90 minuti e che una o due giocate determinanti gli entrano sempre.

Non si può chiudere gli occhi di fronte alla vastità della rosa di Allegri, che – per esempio – può sostituire un propositivo Dybala con un dirompente Bernardeschi, reggendo l’assenza di gente come Douglas Costa e Khedira. Sono fattori, questi, che comprimono le ambizioni altrui, perché rendono ancora più gravosa l’impresa. Chi vuole competere con la Juventus non ha margine di errore, non ha alternativa alla massima potenza sempre e comunque, col rischio costante di andare fuori giri, mentre la Juventus viaggia comodamente a velocità di crociera. Solo le lezioni di clamorosi ribaltoni, che il calcio ha impartito nella sua storia centenaria, impediscono di sbilanciarsi troppo e impongono di lasciare tutto aperto; la semplice e logica osservazione dei fatti, suggerirebbe altro.

La Juventus, per esempio, parte malissimo. Un quarto d’ora psichedelico in cui sbaglia più passaggi che nel resto della stagione. Errori di misura e di scelta, giocate forzate, sbadataggini sorprendenti di cui il Napoli approfitta, grazie a una saggia disposizione in campo e una abile predisposizione a sistemarsi sulle linee di passaggio degli uomini di Allegri. Meritatossimo, quindi, il vantaggio azzurro al 10′, quando un assurdo passaggio di Bonucci verso Dybala viene intercettato e avvia l’imbucata di Allan (prestazione intensa la sua) per Callejon, in area lo spagnolo tocca per l’accorrente Mertens che insacca facile. Difesa spettatrice.

Ronaldo non ci può credere. Si batte, corre, incita i compagni e li trascina verso il pareggio. Che arriva al 26′: CR7 vola a sinistra, finta e controfirma su Hysaj per poi dipingere un cross che l’Unesco ha già dichiarato patrimonio dell’umanità. Per Mandzukic insaccare di testa è piuttosto semplice. La partita inizia a inclinarsi e la Juventus schiaccia il Napoli fino a che, all’inizio del secondo tempo (4′) un’azione del tridente schierato da Allegri porta in vantaggio i bianconeri. Dybala, preferito a Bernardeschi e protagonista di un’altra prestazione incoraggiante e in crescita, spacca la difesa del Napoli con una ripartenza micidiale. Al limite dell’area Ronaldo raccoglie il pallone e scaglia un tiro violentissimo che sbatte sul primo palo e offre a Mandzukic un comodo tap-in.

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Il Napoli ha il merito di non arrendersi, Mario Rui però si fa cacciare bissando su Dybala il piede a martello piantato su Pjanic nel primo tempo, la Juventus gestisce con qualche piccolo affanno, ma riesce a trovare il terzo gol con Bonucci, che raccoglie una spizzata di Ronaldo su corner di Bernardeschi, rendendo ancora più inequivocabile la superiorità.

Cristiano Ronaldo sarà sempre Batman e Mario Mandzukic sempre Robin. I ruoli non si sono invertiti, semplicemente CR7 ha capito che cos’è la Juventus ed è talmente di un’altra categoria che riesce a decidere un match scudetto come quello di ieri contro il Napoli senza entrare nel tabellino dei marcatori. Più che una magia, è un’ulteriore conferma dell’immensa classe del cinque volte Pallone d’Oro e del potere solidale della Juventus. I gol ammazza campionato li hanno segnati Super Mario (doppietta) e Leonardo Bonucci, ma in tutti e tre i casi la parternità (e pure qualcosa in più) appartiene a Ronaldo. Suddividere i meriti in percentuali non è mai facile e nemmeno utile, ma le esultanze dei protagonisti valgono più di qualsiasi calcolo. Tanto Mandzukic – in entrambi i casi – quanto Bonucci hanno festeggiato dando l’impressione di cercare gli occhi di Cristiano.

Come a dire: «Il gol è tuo». Nessuna ruffianeria, anche perché parliamo di due leader come Mandzukic e Bonucci. I giocatori, però, sono i primi a saper riconoscere bene meriti e responsabilità e nei tre gol – e non solo in quelli – Ronaldo è stato devastante. Forse il miglior Cristiano visto in bianconero. Il primo assist è da manuale del cross, un gesto da primo Ronaldo. Il secondo è un pezzo del repertorio di CR7 e solo la sfortuna gli ha negato il gol trasformando il palo nel più comodo dei suggerimenti per Mandzukic. Nel 3-1 è andato in alto come sa fare solo lui e siccome era la giornata degli assist – e non delle reti (l’unica l’ha segnata a gioco fermo) – il suo colpo di testa è stato capitalizzato da Bonucci.

Super Mario non aveva mai segnato 4 gol nelle prime sette partite (dati Opta) e Ronaldo nello stesso arco di tempo soltanto nel 2010-11, al secondo anno di Real, aveva confezionato più assist (5 contro i 4 attuali). Il calcio è fatto di momenti e verrà presto il tempo in cui Cristiano Ronaldo tornerà a segnare con le sue medie pazzesche sfruttando gli spazi e le sponde di Mandzukic, che è maestro di generosità. Ma questo avvio ha rafforzato il feeling tra i due, che ormai sembrano una cosa sola. Un mostro a due teste con una voglia di vincere e ambire fuori dal comune: per questo vanno d’accordo seppur all’apparenza sembrino uno l’opposto dell’altro. Tutto a vantaggio della Juventus che adesso si gode un attacco spettacolare ma non ancora al massimo del suo potenziale, visto che il portoghese dai 3 gol attuali come al solito arriverà oltre i 30.

Una cosa è certa: il big match ha confermato che “l’uno per tutti e tutti per uno” rilanciato via social dal presidente Andrea Agnelli dopo Valencia e l’ingiusta espulsione di mister Champions non era un semplice spot. Era la certificazione di un sentimento. Un messaggio chiaro. Messaggio che Ronaldo ha compreso alla lettera. Non è che adesso il fenomeno juventino metterà da parte la sua ossessione per la perfezione, per i gol, per le statistiche e per i record. CR7 non cambierà perché quella è la sua forza, però la sensazione è che in bianconero abbia scoperto anche un altro modo per dimostrare di essere il numero. Al Real Madrid spesso aveva il broncio quando segnavano i compagni. Alla Juventus sta mostrando un sorriso che il suo amico dentista – che spesso lo raggiunge a Torino – potrebbe utilizzare come pubblicità. Il migliore dei segnali possibili per la Champions. E la sua Georgina se la ride: «Trasformi sempre gli ostacoli che ti mettono sulla strada in impulso e forza per crescere e dimostrare quanto sei grande. Grazie per averci fatto godere in ogni partita. Sempre meglio. Ti amo», il post di miss CR7 sui social.

Allegri, ma non troppo. Il successo di ieri sul Napoli (con annesso più 6 in classifica) rappresenta una dimostrazione di forza impressionante per la Juventus. Tuttavia la notizia dell’imminente addio di Beppe Marotta ha un effetto sordina sull’entusiasmo di chi, come Massimiliano Allegri, con il dirigente ha condiviso tante emozioni, tante gioie e qualche delusione. Se il toscano è l’allenatore della Juventus, del resto, è perché a suo tempo lo ha deciso Marotta. E dunque: «Con il direttore sono stato quattro anni e mezzo. E’ il miglior dirigente italiano, per non dire europeo considerando anche il premio che ha appena vinto. Ha costruito una Juventus forte e vincente. Contraccolpi? Beh, con lui ho e abbiamo anche un rapporto affettivo, è normale che ci mancherà. Ma dovremo essere bravi a sopperire anche alla sua mancanza d’ora in poi».

L’importanza di quanto accaduto sul campo, prima dell’annuncio inatteso, resta comunque enorme. Enorme come la prestazione di Cristiano Ronaldo. «Si diverte e si è integrato bene: è straordinario anche se ora fa più assist che gol. Ha una precisione nei passaggi con velocità davvero incredibile e noi dobbiamo essere bravi nel trovarlo nel modo giusto. Contro il Napoli e nella mezz’ora di Valencia è stato il miglior Ronaldo visto finora». Enorme come la prestazione della Juve: «Stiamo giocando e vincendo, ma dobbiamo vincere ancora tantissimo prima della fine. Altro che campionato non allenante! Ora arriveranno altri scontri diretti e la strada è lunga. Andare a più 6 dopo aver vinto sette partite è una bella cosa, però dobbiamo mantenere un profilo basso e continuare a lavorare. Possiamo e dobbiamo migliorare ulteriormente». Come e dove, è presto detto: «Siamo partiti contratti, sbagliando tanto tatticamente. Poi abbiamo smesso di giocare in superiorità numerica: mi sono arrabbiato perché bisognava andare più in verticale, invece facevamo i passaggi a un metro. Non a caso abbiamo rischiato su Callejon». Comprensibile: ora la prima preoccupazione di Allegri è fare tabula rasa dei facili entusiasmi e riportare tutti con i piedi per terra, altrimenti la Juve può diventare nemica della Juve.

Infine un plauso a Dybala: «Paulo ha fatto una buona partita. Se qualcuno lo critica solo perché non ha segnato, sbaglia. Mi è piaciuto quando si è messo a fare anche il centrocampista: lui dà il meglio se parte più arretrato. L’ho tolto perché martedì c’è la Champions e a disposizione in attacco ho solo lui e Mandzukic». Quanto ai cori contro i napoletani, contro Ancelotti e contro Koulibaly, Allegri si appella al suo stato di febbricitante: «Mio figlio mi ha attaccato l’influenza, guardate come sono combinato. Non ho sentito cori. Quanto ad Ancelotti, posso solo dire che è un grandissimo: ciò che ha vinto parla per lui».

Duro per quanto riguarda gli episodi arbitrali che hanno portato all’espulsione di Mario Rui, ma soddisfatto della “cazzimma” che hanno mostrato i suoi. Carlo Ancelotti, nonostante la sconfitta, salva l’atteggiamento della squadra, che non ha mollato nemmeno in inferiorità numerica, ma ritiene che la gestione del direttore di gara Banti sia stata «superficiale. Nello spogliatoio però questo episodio non pesa, perché siamo tutti consapevoli che è stata fatta una buona prestazione. C’è però del rammarico perché la partita era iniziata molto bene, poi quando la Juve ha messo in campo tutto il suo vigore agonistico ci siamo intimoriti un po’: siamo andati in difficoltà, anche se siamo riusciti a mantenere il controllo della partita e ad andare vicini al pareggio». Il migliore del Napoli? «Allan, senza dubbio, ha messo in campo tutto quello che aveva. La prima parte è stata perfetta sia dal punto di vista offensivo sia difensivo. Ronaldo? Ho ritrovato il solito Cristiano, importante nell’economia della sua squadra e della partita, è un valore aggiunto per il calcio italiano». Ora che la Juventus scappa a +6 il distacco si fa più ampio, ma solo in classifica: «Sul campo abbiamo mostrato che non c’è molta distanza tra noi e loro – rimarca il tecnico del Napoli. – Certo però dobbiamo ancora migliorare e crescere, ma questa sconfitta non cambia nulla per quanto riguarda gli obiettivi di stagione. Capita perdere, come potrebbe capitare a loro di perdere a Napoli. Saremo competitivi fino alla fine, e penso che lo abbiamo dimostrato anche in questa occasione». Sull’episodio dei cori contro di lui e i napoletani partiti dalla curva preferisce non commentare, ma lancia una stoccata: «Sono sempre i soliti, ci sono abituato. Mi consolerò guardando in bacheca la Coppa del 2003… (la Champions vinta dal suo Milan ai rigori in finale contro la Juve, ndr)». Touché.

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