Bossetti può uscire dal carcere: scoperta la prova che può scagionarlo

Pubblicato il: 7 Dicembre 2019 alle 5:13

Yara Gambirasio è un caso definitivamente chiuso? Nonostante la condanna definitiva all’ergastolo a carico di Massimo Bossetti, giunta senza grosse sorprese il 12 ottobre 2018 e che ha confermato le condanne espresse dai precedenti Tribunali, la trasmissione Quarto Grado dedicherà anche nella sua prima serata di oggi ampio spazio al delitto della tredicenne di Brembate (Bergamo), uccisa il 26 novembre 2010. Nove anni dopo, con l’assicurazione alla giustizia italiana di colui che è stato definito lo spietato killer, qualcosa ancora sembrerebbe non tornare al punto da far scattare nella difesa di Bossetti l’intenzione di procedere con la richiesta di revisione del processo.

Quel Dna che ha rappresentato per anni la prova schiacciante contro di lui, potrebbe essere al tempo stesso la prova della sua innocenza. Il muratore di Mapello ha sempre urlato la sua totale estraneità ai fatti che gli sono stati sempre contestati ed ha chiesto con forza una superperizia al fine di confrontare nuovamente il materiale biologico di Ignoto 1 con il suo Dna. Materiale che tuttavia sarebbe stato insufficiente per un nuovo esame ma che invece, come emerso di recente, sarebbe invece custodito in quantità accettabili. Da qui l’annuncio da parte della difesa dell’uomo di una denuncia per frode processuale.

YARA GAMBIRASIO, MASSIMO BOSSETTI VERSO REVISIONE PROCESSO?

Massimo Bossetti e la sua famiglia sono certi di poter dimostrare, anche dopo la sentenza di condanna pronunciata dalla Cassazione, l’innocenza dell’uomo in riferimento al delitto di Yara Gambirasio. Anche per tale ragione, la moglie del condannato, Marita Comi, ha incaricato un nuovo pool di consulenti per occuparsi del caso. Oggi a Quarto Grado scopriremo nuovi retroscena su uno dei casi di cronaca più controversi degli ultimi decenni.

Bossetti, intanto, spera nella revisione del processo e nel frattempo è intervenuto anche uno dei suoi avvocati, Claudio Salvagni che, come riferisce UrbanPost ha dichiarato: “Finalmente l’inversione di rotta che da sempre aspettiamo per dare a Massimo una concreta speranza di dimostrare la propria innocenza. Si riapre tutto, proveremo la sua innocenza”. Lo stesso penalista ha spiegato che sul corpo della piccola Yara Gambirasio vi erano diversi profili genetici mai identificati, 11 in tutto: “Soltanto una riconducibile a una persona nota, l’insegnante di ginnastica Silvia Brena (sangue o saliva), e poi altre denominate “uomo 1” e “donna 1”, e alcuni ritrovamenti piliferi”, ha spiegato.

TUTTI I DUBBI DELLA DIFESA

La traccia di Massimo Bossetti fu rinvenuta invece solo sulle mutandine della piccola Yara Gambirasio: “A me risulta anomalo che un omicida riesca a lasciare una goccia di sangue sulle mutandine e in corrispondenza dei leggins della povera Yara e nessun altro segno in tutto il corpo Non esiste alcun altro segno riconducibile geneticamente a Bossetti se non quello sulle mutandine. Un assassino tocca la vittima sul giubbotto, sul corpo, ovunque. Ebbene, nessuna traccia di Bossetti”, ha replicato ancora il suo difensore, avvocatoSalvagni, che ha dichiarato ulteriormente di essere certo dell’innocenza del suo assassino.

Ma le anomalie non terminerebbero qui, come spiegato dallo stesso nell’intervista a Libero: “È un omicidio senza un movente e senza una dinamica chiara […] non conoscendo Yara l’omicida avrebbe dovuto caricarla in auto con la forza senza farsi vedere da nessuno e senza mai toccarla. Le sembra possibile e realistico? Inoltre nella famosa traccia 31G20 non c’è il mitocondriale di Bossetti, e oltre ad esistere nella stessa traccia anche una parte di Dna di Yara esiste un altro incognito che non è né Yara né Bossetti”.

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