Ecotassa auto 2019: Cilindrata, incentivi e importo, duro colpo al mercato italiano

Da domani un cospicuo numero di autovetture costerà di più. Entra in vigore l’ecotassa voluta dai grillini, che comporta rincari nei prezzi d’acquisto da 1.100 a 2.500 euro per i veicoli che superano una determinata soglia di emissioni di anidride carbonica. Non saranno colpite solo le potenti auto tedesche o i suv ma anche i modelli più grintosi delle utilitarie, Cinquecento inclusa. La coincidenza con l’approvazione del reddito di cittadinanza è solo temporale ma rende l’idea del percorso della politica economica del governo di marca M5s: un’autostrada verso il tracollo, dove si punisce chi produce e consuma e si foraggia chi non fa nulla e non ha né arte né parte, perfino se è un criminale, come spiegato da Sandro Iacometti in apertura di giornale.

La tassa sulle quattroruote è un altro colpo a un mercato che in Italia in dieci anni ha perso il 50% della produzione e proprio questo mese è rallentato di un ulteriore 1,4%. Considerato che l’auto, con l’edilizia, è il fondamento dell’economia italiana, non c’è da stare allegri. La recessione è già annunciata e arriva da fuori, Di Maio e i suoi si stanno dando da fare per allargarla. Questi grillini sono quantomeno stravaganti. Si oppongono alla Tav con una relazione che afferma che la ferrovia farebbe venire meno le entrate delle accise sulla benzina e poi fanno la guerra alle auto che consumano di più. Certo, la salvaguardia dell’ambiente non è una quisquilia ed è vero che il governo ha previsto, oltre alla super gabella, sconti per le auto elettriche. Ma quello è un mercato a trazione cinese, al massimo tedesca, e il 25% dell’energia in Europa è ancora ricavata dal carbone, che inquina più di una Ferrari.

Se vogliono combattere l’inquinamento i cinquestelle devono spendere per investire sulla ricerca in Italia non per detassare il prodotti stranieri. Il super bollo in vigore da domani ricorda molto quello di Monti sulle auto di grossa cilindrata e sulle navi, che provocò il crollo del settore automobilistico e navale senza portare più soldi in cassa. È paradossale che arrivi da un governo che ha fatto della battaglia all’Europa e al re dei tecnocrati un proprio caposaldo. Il professore era convinto, come Bersani oggi, che per far quadrare i conti andassero puniti i ricchi e i privilegiati, tra i quali includeva i pensionati esodati, lasciati senza assegno per tre anni. Ha sbagliato i calcoli ed è stato smentito dalla realtà, visto che l’austerità non ha fatto che aggravare la crisi. Di Maio è ancora peggio. Crede di poter scongiurare la crisi dando soldi a chi non lavora e punendo chi si sbatte.

Talvolta, come nel caso dell’obbligo di chiusura domenicale dei negozi o nei vincoli alle assunzioni a tempo determinato previste dal decreto dignità, si sforza perfino di impedire di produrre. L’unica consolazione è che su questa strada il leader di M5S è sempre più isolato. Lo sta mollando perfino Conte, che pure gli deve tutto. Il premier ha rilasciato martedì un’ampia intervista al giornale degli industriali, quelli che Di Battista e soci chiamano ancora prenditori anziché imprenditori, per giurare che l’Italia investirà; pure sulla Tav. Per andare avanti, Conte, come Tria, si sta spostando sulle posizioni di Salvini. È costretto a farlo, per rassicurare i mercati e gli investitori stranieri che qualcosa si muoverà malgrado Di Maio, la cui sola strategia è tener fermo tutto, il che è anche il minore dei mali visto che il vicepremier come si muove fa danni. Il leader della Lega al momento è un leone in gabbia. Vorrebbe fare l’autonomia, la legittima difesa, la tav, le opere pubbliche, i tagli fiscali ma ha una palla al piede di cui non può ancora liberarsi. Si limita a prenderla a calci nelle urne e così conta di fare anche alle Europee.

Fca investe 4.5 miliardi negli Usa per costruire un nuovo stabilimento e accrescere la capacità produttiva di altri cinque. Assumerà 6.500 persone. Difficile non vedere in questo annuncio una risposta al governo italiano visto che da domani, 1 marzo diventerà operativo il nuovo sistema di eco-incentivi per l’auto. Il fisco incentiverà le auto ibride ed elettriche che l’Italia non produce. Saranno, invece, penalizzati i modelli tradizionali compresi quelli a metano che rappresentano la frontiera ecologica di Fca. Nona caso al Salone di Detroit, il nuovo capo del gruppo, Mike Manley aveva annunciato il ridimensionamento degli investimenti (cinque miliardi) previsti per l’Italia dal piano industriale. Vedremo se la settimana prossima al Salone di Ginevra tornerà sull’argomento.

LE BRICIOLE IN ITALIA E così oggi, mentre Fca annuncia il massiccio programma di espansione negli Usa, riserva all’Italia meno delle briciole. Partiranno a giorni i primi investimenti a Pomigliano sia per il mini-suv dell’Alfa che andrà in produzione a maggio sia con l’ aumento dei turni per la Panda. Melfi invece chiuderà per sedici giorni il mese prossimo mettendo in cassa integrazione tutti gli operai. Lo stop serve unpo’ per adeguare la catena di montaggio destinata alla Jeep Renegade ibrida e un po’ per la caduta del mercato causata dalla guerra mondiale al diesel. D’altronde non deve stupire l’attenzione di Manley per gli Usa dove il gruppo realizza, ormai da anni, gran parte del fatturato e l’intero ammontare degli utili. Il nuovo stabilimento sorgerà alle porte di Detroit che, dopo dieci anni, superata la grande crisi torna a essere la più importante “motor-town” del mondo. Con questi investimenti Fca punta a rafforzare quelliche sono diventati i suoi marchi di punta: Jeep e il pick up Ram che in Europa è praticamente sconosciuto. Con questo investimento il gruppo punta a recuperare un po’ del ritardo tecnologico accumultato sui nuovi motori e a completare sulla parte alta della produzione l’offerta dei due marchi.

DIVIDENDO DELLA ROSSA «Tre anni fa Fca ha intrapreso un cammino mirato alla crescita della redditività, facendo leva sulla forza dei marchi Jeep e Ram» dice Manley. «L’annuncio di oggi rappresenta la fase successiva », prosegue sottolineando che«consente a Jeep di entrare in due segmenti di mercato ad alto margine in cui attualmente non è presente oltre a permettere la produzione di Jeep elettrificata, tra cui almeno quattro modelli ibridi plug-in e la flessibilità di produrre veicoli full battery electric». Da Detroit l’attenzione si sposta ora a Maranello dove la Ferrari ha fissato in 1,03 euro il dividendo di quest’anno. Complessivamente saranno distribuiti 194 milioni di euro. Nel 2018, il cavallino rampante ha centrato tutti gli obiettivi: utile di 787 milioni (+ 46%) e ricavi per 3,42 miliardi. Il dividendo sarà distribuito dopo l’assemblea del 12 aprile.

Ci siamo. Da domani, sull’acquisto di auto nuove, scatta l’ecotassa fortissimamente voluta dal vicepremier Di Maio. Il tributo non colpisce minimamente l’emissione di polveri sottili o benzene, gli inquinanti che fanno scattare i blocchi alla circolazione nei grandi centri urbani. Nel mirino ci sono le emissioni di Co2, l’anidride carbonica, uno dei gas serra ritenuti responsabili del cambiamento climatico. Nella versione definitiva l’ecotassa scatta da 161 grammi di anidride carbonica emessa per chilometro. Fortunatamente sono state cancellate le fasce di emissioni inferiori, inizialmente previste, che avrebbero comportato un prelievo praticamente generalizzato, anche a carico delle utilitarie il cui prezzo di listino si colloca sotto i 10mila euro. Nonostante le correzioni apportate nel corso della maratona di fine anno per approvare la Legge di bilancio, sono cadute nelle maglie della nuova imposta anche automobili tutt’altro che di lusso, con cilindrate e prezzi di listino non particolarmente elevati, anzi. La loro unica «colpa» è quella di trovarsi al di sopra della fatidica soglia dei 160 grammi-chilometro di Co2. È il caso, ad esempio, della Fiat 500 L che nella versione Cross, 1.360 centimetri cubici di cilindrata, emette 161 grammi di anidride carbonica. E per questo paga 1.100 euro di malus, su un prezzo di listino pari a 21.550 euro. Il 5,1% in più.

MECCANISMO INIQUO Per avere un’idea sulla iniquità del nuovo balzello, chi decidesse invece di acquistare una Porsche Panamera 2.9 Sport Turismo che a listino costa 127.081 euro, pagherebbe 2.500 euro aggiuntivi, che rappresentano il 2% dell’importo. Mala 500 L è in buona compagnia. Perfino sulla Dacia Lodgy Stepway, in vendita a 14.900 euro (che ha lo stesso livello di emissioni) scatterebbe il prelievo aggiuntivo di 1.100 euro, con il prezzo aumentato a 16mila euro e un’incidenza del malus addirittura del 7,4%. Non va meglio alla Giulietta 1.4 Turbo dell’Alfa Romeo, alla Opel MokkaX Ecotec e alla Ford Kuga EcoB1.5. Penalizzato perfino il nuovo fuoristrada a 4 ruote motrici della Suzuki, il Jimni 1.5 che a listino costa 24mila euro e subisce pure lui il rincaro di 1.100 euro.

Il paradosso della nuova norma è che, a fronte del prelievo su automobili che sono tutto fuorché di lusso, vengono invece risparmiate gamme di veicoli ben più costosi. Ecco qualche esempio. Della Serie 7 Bmw, che conta in tutto undici versioni, con prezzi di listino da 96.200 a 181.300 euro, soltanto tre motorizzazioni sono soggette al malus. Situazione analoga per la Classe C della Mercedes: su 128 modelli a listino, con prezzi variabili da 38.000 a 117.000 euro circa, appena12 ricadono nel campo di applicazione del tributo. Graziata del tutto, invece, la Peugeot: sulle centinaia di modelli e versioni diverse commercializzati nel nostro Paese, non uno è toccato dalla nuova misura.

Vale la pena di ricordare che l’imposta riguarda soltanto le le immatricolazioni di auto nuove, a partire dal 1° marzo, domani. Escluse, invece, le compravendite di veicoli usati e pure le vetture a chilometri zero. Il prelievo è stato modulato su quattro diverse fasce di emissioni. Da 161 fino a 175 grammi-chilometro di anidride carbonica si pagano 1.100 euro. Da 176 a 200 g/km la tassa è di 1.600 euro e arriva a 2.000 euro per le automobili con emissioni dai 201 ai 250 grammi di Co2. Oltre questa soglia si paga indistintamente 2.500 euro, l’importo massimo previsto. È previsto invece un bonus per l’acquisto di veicoli elettrici o ibridi con emissioni fino a 20 grammi-chilometro di Co2: 4mila euro, che diventano 6mila in caso di rottamazione di un’auto vecchia.

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