Emanuela Orlandi, in una lettera al legale degli Orlandi l’indicazione di cercare al cimitero Teutonico

“Cercate dove indica l’angelo”. E questo il nuovo indizio che potrebbe portare alla luce importanti novità sulla scomparsa di Emanuela Orlandi? Tutto inizia l’estate scorsa, quando l’avvocato della famiglia della ragazza di cui-non si hanno tracce dal 1983, Laura Sgrò, riceve nel suo studio una lettera anonima contenente una fotografia. Nell’immagine c’è una statua di un angelo su una tomba che si trova nel cimitero Teutonico, all’interno del Vaticano, luogo che dà sepoltura ai personaggi delle più grandi famiglie austriache e svizzero tedesche. Un luogo accessibile solo a chi vive all’intemo delle Mura dello Stato Pontificio. Un luogo dunque conosciuto da pochissime persone. Una segnalazione interessante, perché indica un luogo preciso.

«Serve il benestare del Vaticano» Una tomba di marmo, sempre pulita e piena di fiori freschi. E, appoggiata in alto, al muro, una grande statua di un angelo che tiene in mano un foglio con la scritta in latino “Requiescat in pace”, cioè “Riposa in pace”. Perché un riferimento così preciso? Chi può conoscere a fondo questo luogo da ritenerlo utile per fare verità sulla scomparsa di Emanuela Orlandi? «Certe cose bisogna chiarirle per escluderle. Sono andata a verificare le condizioni della tomba – racconta l’avvocato Sgrò. Ho fatto tutti gli accertamenti che era possibile fare, ora dobbiamo attendere le autorizzazioni da parte del Vaticano».

L’istanza è stata presentata alla Santa Sede e ancora non sono arrivate risposte. «Per noi è un diritto sacrosanto sapere cosa è successo a Emanuela. Sono passati 36 anni da quel giorno ma per me è come se fosse oggi, e non mi arrendo all’idea di non sapere quale sia la verità sulla sparizione di mia sorella». Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, non si arrende. Da sempre lotta per conoscere che fine ha fatto la sorella, per sapere cosa sia successo quel maledetto pomeriggio d’estate. Era il 22 giugno del 1983. Emanuela era una ragazza di 15 anni. Sparisce intorno alle 19 dopo essere uscita da una scuola di musica.

Era una cittadina vaticana, come tutta la sua famiglia, perché figlia di un commesso della Prefettura della casa pontificia. «Noi vivevamo dentro la città del Vaticano, dentro le mura, mio padre lavorava lì e aveva un alloggio assegnato per la sua famiglia. Eravamo quattro figli – racconta Pietro Orlandi. Quel giorno, quando abbiamo capito che Emanuela non rientrava a casa, ci siamo allarmati e attivati nello stesso tempo.

La sera della scomparsa non abbiamo potuto formalizzare la denuncia… mi ricordo che ci siamo uniti tutti per cercarla quella notte. Con i miei amici siamo andati in giro nei parchi e nelle ville, abbiamo chiamato gli ospedali, abbiamo girato tutta la città. Per noi era impossibile che Emanuela fosse andata via, impossibile che si fosse allontanata volontariamente. Non l’avrebbe mai fatto. Era chiaro che fosse successo qualcosa di terribile». Adesso la nuova pista porta in Vaticano, dentro le mura di un luogo che per la famiglia è un simbolo centrale nella storia della scomparsa di Emanuela. «Ma non è la prima volta che ci chiedono di cercare nei posti legati alla Santa Sede – continua Pietro Orlandi.

In questi anni ci sono arrivate tantissime segnalazioni». Molte, però, si sono rivelate un buco nell’acqua. Dunque false piste, come l’ultima segnalazione di ottobre scorso. Le ossa ritrovate nella Nunziatura del Vaticano a via Po a Roma. La speranza era quella di avere riscontri positivi dagli accertamenti scientifici… «Troppi depistagli negli ultimi anni» Nessuna traccia né presenza di Emanuela in quel luogo. Il responso è stato negativo. Le ossa ritrovate non erano le sue. E in questa lunghissima vicenda la misteriosa scomparsa di Emanuela più volte ha incrociato la strada del Vaticano, diventando un giallo intemazionale che coinvolge direttamente la Santa Sede. «Negli anni ci sono stati tanti depistaggi, false piste, numerosi avvistamenti.

Anche Papa Wojtyla intervenne con diverse appelli. Ma mai nessuno si è fatto avanti per raccontare la verità. Nessuno parla. Ma c’è chi conosce la verità». E la sensazione è di un silenzio lungo e dominante. «L’indagine l’ha sempre portata avanti la Procura italiana. Il Vaticano non ha mai aperto un’inchiesta interna. Perché? Una volta che ho incontrato fugacemente papa Francesco mi ha detto che Emanuela era in cielo. Ho chiesto tante volte di poterlo incontrare, ma nulla. «Io sono certo che la verità è nascosta. Non è possibile che non ci siano elementi che ci aiutino a ricostruire cosa sia successo quel maledetto 22 giugno».

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