Gemini Man, Will Smith deve fare i conti con se stesso

Gemini Man, ovvero la storia di un cecchino infallibile dei servizi segreti americani che, stanco di uccidere, vuole uscire dal giro e ritirarsi, soprattutto quando si accorge che dopo averne ammazzati 72 con una precisione chirurgica e senza alcun senso di colpa, l’ultimo, in fondo, non era ciò che i suoi capi gli avevano fatto credere.

Fin qui una trama già vista, ma tutto prende un’altra piega quando il protagonista, Henry Brogan, s’imbatte in un’altra versione di se stesso, un clone più giovane di 25 anni di nome Junior, che ha la missione di eliminarlo. In realtà scopriremo presto che Brogan si ritroverà a combattere un sistema corrotto guidato dal suo ex capo Clay Varris, divenuto nel frattempo un magnate delle biotecnologie militari-industriali e capo di un progetto che vuole creare un’unità segreta di su- persoldati geneticamente modificati per uccidere senza rimpianti.

Spacciando Brogan per un traditore, Varris scatena Junior (che nulla sa delle reali intenzioni del suo superiore), sulle sue tracce per ucciderlo, perché solamente una versione più giovane di lui, e che pensa esattamente come lui, può eliminarlo. Brogan, intuendo il pericolo, inizia una lunga fuga con l’agente della Dia Danny Zakarweski j (Mary Elizabeth Winstead) e con l’amico di sempre Barone (Benedict Wong), tra gli angoli più suggestivi prima della Colombia e poi deirUngheria, fino a quando i I due si trovano faccia a faccia, corpo a corpo, in una spettacolare sparatoria in una cittadina della Georgia. In realtà, nella trama c’è anche un elemento psicologico: si capirà cosa c’è dietro la creazione del clone Junior e lo si aiuterà a far uscire dalla strada buia che ha finora percorso.

Gemini Man si presenta quindi nelle sale il 10 ottobre come un avveniristico film d’azione, dove il vecchio Will Smith si batte più per un ideale che per un semplice “sporco lavoro”, regalando un’esperienza viscerale forte, originale, frutto di una tecnologia assolutamente unica. Eppure il progetto cinematografico risale addirittura a una ventina di anni fa: si era sul finire degli anni ’90, quando venne elaborato dalla Disney, con Tony Scott inizialmente scelto per dirigerlo e numerose grandi star del calibro di Harrison Ford, Mei Gibson, Clint Eastwood e Sean

Connery scelti a più riprese nel ruolo di Brogan. Ma non se ne fece mai nulla, per le difficoltà tecniche che una pellicola del genere presentava.

Ora, dopo diverse riscritture e battute d’arresto, e con la tecnologia 3D che in 20 anni ha fatto passi da gigante, il film vede la luce, e con lui Will Smith in un molo rinnovato che lo rilancia per la regia del visionario cinese Ang Lee: i suoi iperbolici prodigi visivi, che azzerano il confine tra realtà e videogiochi, consentono di ricostruire un giovane Will Smith in modo perfetto.

Il livello dei dettagli è a dir poco ecceliente, sia nei paesaggi urbani che nelle esplosioni in slow motion, dove le schegge di vetro sembrano uscire dallo schermo e raggiungere realmente gli spettatori.

Il Gemini Man di Ang Lee supera la realtà e cerca di trasformare un film d’azione, con una trama a tratti un po’ debole, considerando lo stile degli anni ‘90 da cui non si discosta, in uno show in terza dimensione. A volte sembra addirittura di trovarsi in una sorta di videogame, e di questo ne soffre il tratto umano dei personaggi.. Ideale per un pubblico che non cerca sofisticate emozioni, ma solo divertimento in due ore di effetti speciali.

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