Gigi D’Alessio: “Anche a The Voice sarò sempre me stesso”

Oltre venticinque anni di carriera, più di venti milioni di copie vendute, tre dischi di diamante e più di cento dischi di platino. Senza dimenticare i concerti che hanno riempito arene e piazze in Italia e nel mondo con migliaia di persone. Sono alcuni dei punti di forza per cui la produzione di The Voice of Italy 2019, ogni martedì sera su Raidue fino alla finale del 4 giugno, ha deciso di puntare su Gigi D’Alessio come coach insieme a Elettra Miura Lamborghini, Morgan e Gué Pequeno. Quello che porta in dote il cantautore napoletano, oltre alla tipica verve partenopea, è un mix di saggezza e di esperienza che gli è valso il soprannome di “cardinale” da parte della conduttrice, Simona Ventura, da lui definita, a sua volta, il “sole del programma”. È un periodo in cui splende tanta luce nella vita professionale di D’Alessio, ma anche in quella privata. A fine 2018, dopo un anno di pausa successivo a una crisi, l’artista, 52 anni, è tornato insieme ad Anna Tatangelo, 32, vent’anni di differenza. 11 loro amore sta durando complessivamente da quattordici anni e nove anni fa è stato coronato dall’arrivo di un figlio, Andrea. Dal precedente matrimonio di Gigi con Carmela Barbato, 51, dalla quale D’Alessio ha divorziato nell’autunno 2014, sono nati, invece, Claudio, 33. Ilaria, 27 e Luca, 23.

Cosa ti ha convinto ad accettare il ruolo di coach a The Voice of Italy? «Mi ha spinto la voglia di imparare. Sto imparando tanto dai miei colleghi e dai ragazzi. Ognuno di loro mi insegna qualcosa. Dal canto mio sto cercando di trasmettere quello che ho imparato nella vita, perché ho fatto tanta gavetta e dopo ventisei anni sono qui». Come stai affrontando il tuo compito? «In questi contesti uno deve essere vero. Non ho mai avuto una doppia personalità. Io sono così, coi miei pregi e i miei difetti. Se mi viene di fare una battuta la faccio, se mi viene da dire qualcosa di inusuale lo dico.

Tutto, comunque, fa spettacolo. Siamo in uno show televisivo, dove ci sono dei talenti da ascoltare. Ma a The Voice ci sono molta spontaneità e tanta improvvisazione». La tua compagna, Anna Tatangelo, è stata giudice di X Factor nel 2010. Ti sei confrontato con lei per questa nuova esperienza? «A casa mia sono tutti felicissimi. Sanno che cosa significa ricoprire un simile ruolo, avere una grande responsabilità. Per alcuni mesi noi coach abbiamo tra le mani il destino dei ragazzi che si presentano.

Non dobbiamo deluderli e nemmeno creare grosse aspettative». Tuo figlio Luca, poco più che ventenne, nato dal tuo precedente matrimonio, sta seguendo le tue orme: ha debuttato un paio di anni fa nel mondo della musica. Andrea, che hai avuto con Anna Tatangelo nel 2010, è ancora piccolo. Ma se uno dei due, un giorno, ti annunciasse che parteciperà a un talent, come reagiresti? «Perché no? Si tratta di un’opportunità, lo non l’ho avuta nella mia vita. Pensate che il mio primo passaggio televisivo è stato a UnoMat- tina su Raiuno alle 7.15.

Mi hanno visto soltanto i panettieri!». In diversi erano un po’ prevenuti nei tuoi confronti. Molti, anche sui social, hanno espresso stupore e qualche perplessità quando è stato fatto il tuo nome per The Voice. Il quarto coach doveva essere il trapper Sfera Ebbasta, poi escluso dalla Rai forse per evitare ulteriori polemiche dopo la tragedia di Corinaldo (Ancona), in cui hanno perso la vita sei persone in coda per un suo concerto. «Stimo Sfera Ebbasta, lo rispetto ed è anche un mio amico. Di nomi, per il ruolo, ne sono stati fatti tanti: Carla Bruni, Edoardo Bennato e mi pare la Regina Elisabetta! Non credo di essere stato il sostituto di nessuno. Sono stato scelto, non mi sono proposto e quando mi scelgono non mi faccio troppe domande.

Musicalmente penso che mettere insieme Sfera e Gué sarebbe stata una sovrapposizione di ruoli, anche se Gué è ormai un pilastro del genere urban e Sfera sta iniziando a costruire il suo percorso. Con me, forse, quelli che gestiscono il programma hanno optato per un altro tipo di musica, di melodia. Mi sento onorato di partecipare»Che rapporto hai con gli altri colleghi? «Noi quattro abbiamo già creato una famiglia. Ci chiamiamo i “Coach Family”. Ho trovato degli amici e dei fratelli più piccoli con grande professionalità. Siamo distanti apparentemente, ma in realtà ci unisce la comune passione per la musica. Non siamo qui per far vincere il nostro ego, ma vogliamo far vincere il programma, dal quale fare uscire un artista duraturo. Speriamo di trovare il talento giusto. Io sono qui a portare il mio piccolo contributo». Che cosa deve avere un concorrente per convincerti? «Deve mostrare di avere i pilastri di cemento armato, ovvero delle basi forti attorno a cui poter costruire una struttura, una carriera. Quando abbiamo detto di no a qualcuno, abbiamo sottolineato “no per adesso”, non abbiamo certo consigliato di cambiare mestiere. Anche perché chi lo dice è cresciuto coi no. Tante volte ho dovuto dirmi di sì da solo. Ho fatto bene a crederci».

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