Golden Globe trionfa «Bohemian Rhapsody»

Pubblicato il: 8 Gennaio 2019 alle 8:11

Anno nuovo, Golden Globes nuovi. Per chi nasce al cinema nell’anno nuovo ricorderemo che i Golden sono i premi della stampa estera a Hollywood. Per coloro che pensano siano solo un premio in più dei tanti che periodicamente si danno ai cinematografari (tra un po’ ci saranno più premi che film) rammenteremo che in sé il Globe non ha grande importanza (non fa decollare i film né le carriere) ma ce l’ha (l’ha sempre avuta) come anticamera dell’Oscar. Chi vince il Golden a febbraio ha grosse probabilità di aggiudicarsi l’Academy awarda fine febbraio. Per fortuna probabile non significa sicuro. Altrimenti la fatidica statuetta tra due mesi andrebbe a Bohemian Rhapsody (miglior film) aRamiMalek(attore) e Regina King (attrice non protagonista). E non se lo meritano.

INCONGRUENZE Intendiamoci, non sono vittorie assurde. Ma la Rhapsody è solo un bel film musicale (e allora perché premiarlo nella categoria drammatico?) dove il personaggio centrale, il mitico Freddie Mercury, è trattato in maniera troppo delicata per risultare plausibile. E il suo interprete Rami Malek è encomiabile per lo sforzo di mimesi, ma mimesi non significa interpretazione. Per capire la differenza vedere per credere il Christian Bale di Vice (premiato come miglior attore in un film di commedia), che ha sì rifatto il malefico Dick Cheney, ma senza rinunciare a far capire cosa pensa del malefico («Grazie a Satana per avermi aiutato a interpretare il Diavolo »).

La Regina King “secondaria” non vale l’Amy Adams sempre di Vice. E Glenn Close? In The Wife è stata grandissima come sempre. Ma nella corsa al Globe noi le avremmo preferito Lady Gaga che in A star is born è stata una rivelazione (parola di super scettico della vigilia). È stata la Gaga a trainare il film presso il pubblico e la critica negli ultimi cinque mesi.Mala pellicola di Bradley Cooper data per favoritissima è stata bocciatissima al rush finale (un unico premio per la miglior canzone). A rigore un solo Globe s’è rivelato indiscutibile, quello a Roma di Cuaron, come miglior film straniero, che invece a sorpresa si è aggiudicato anche il premio come miglior regista. Roma di Cuaron vincerà anche agli Oscar, ne siamo convinti (anche perché tra le nomination, che saranno note tra una decina di giorni non si profilano per ora avversari di rilievo). Quindi per noi tra due mesi, conferma per Cuaron, ricollocazione di Christian Bale a interprete drammatico (come è logico). Vittoria per Lady Gaga e per A star is a born.

LACRIME FEMMINILI Certo non ci scandalizzeremmo se Glenn Close facesse l’accoppiata. Troppo brava la settantenne star, troppo azzeccato il suo ruolo in The Wife (per chi non l’ha visto, è la storia della moglie di uno scrittore che vive per anni all’ombra del marito finché non salta fuori che il Nobel sarebbe a lei a meritarselo perché è la vera autrice dei libri del coniuge). Forse ispirata dal ruolo, forse per la voglia di accodarsi (anche lei) alle pattuglia delle superstar femministe a lamentose, Glenn non ha voluto rinunciare stringendo il Globo al pistolotto sulle povere donne perennemente sacrificate dal sistema maschilista. Cavolo, Glenn ma di che cosa ti lamenti? Fai del cinema da quasi 40 anni (e teatro da quasi 50) non hai mai recitato all’ombra di qualcuno (anche quando i qualcuno si chiamavano Robert Redford o Michael Douglas). Hai vinto una carrettata di Globe, di Emmy e di Tony. È vero ti manca ancora l’Oscar. Ma se lo vinci tra due mesi, risparmiaci,per favore il pistolotto femminista.

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