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La Juventus fa sul serio per Adrien Rabiot e dalla Francia arriva un nuovo indizio. Il ds juventino Fabio Paratici la scorsa settimana è stato a Parigi e secondo i ben informati avrebbe incontrato anche la signora Veronique, la madre-manager del centrocampista che si sta per svincolare dal Psg. Un blitz che conferma la svolta dei bianconeri, che dopo essersi defilati per qualche tempo (a gennaio il ragazzo sembrava già del Barcellona), hanno deciso di riallacciare i rapporti con l’entourage di Rabiot.

La pista è calda, però l’affare non è ancora chiuso. Da un lato Paratici sta cercando di limare le esose richieste di Madame Veronique e dall’altro sta aspettando di capire con chiarezza il futuro di Paul Pogba. Il ritorno del Polpo resta il grande sogno. Ecco perché, prima di chiudere per Rabiot, alla Continassa vogliono verificare fino in fondo la situazione dell’ex bianconero, sul quale è in pressing anche Zinedine Zidane. La sensazione è che il destino di Pogba condizionerà anche quello di Rabiot e di Tanguy Ndombele, altro francese nel mirino dei bianconeri e dei blancos.

Se Zizou dovesse spuntarla per Pogba, la Juventus andrebbe decisa su uno dei suoi connazionali o su Nicolò Zaniolo della Roma. E in questo momento, nonostante l’apertura del presidente Jean-Michel Aulas del Lione («A parità di offerte mi piacerebbe dare Ndombele ad Agnelli»), c’è Rabiot in pole position nei pensieri di Paratici. Il 24enne finito ai margini del Psg a causa del mancato rinnovo (ultima presenza a dicembre) è un giovane-vecchio pallino dell’uomo mercato juventino. Sono almeno 5 anni che Paratici tenta di portare Rabiot in bianconero. Il Paris Saint Germain si è sempre opposto. Ma stavolta – trattandosi di uno svincolato – il presidente dei parigini Nasser Al-Khelaifi non andrà nemmeno interpellato.

Su Rabiot, dopo l’uscita di scena del Barcellona, restano attive Real Madrid e Tottenham. Insidie pericolose, seppur in Francia sostengano che il centrocampista e sua madre siano sempre più convinti dell’opzione Juventus. La signora Veronique apprezza la costanza con cui i dirigenti bianconeri hanno fatto la corte al figlio negli ultimi anni e Adrien è affascinato dalla possibilità di giocare al fianco di Cristiano Ronaldo.

MOVIMENTO IN DIFESA

Rabiot potrebbe essere il secondo colpo gratis dopo quello già ufficializzato di Aaron Ramesey (Arsenal). In caso di doppietta a parametro zero, di sicuro un centrocampista lascerà Torino (il maggior indiziato è Khedira: occhio al Bayern), ma la sensazione è che la Juventus a quel punto proverà a investire con decisione in difesa. Viste le difficoltà per Matthjis De Ligt dell’Ajax – il Golden Boy vuole seguire De Jong al Barcellona – i bianconeri continuano a lavorare su diversi tavoli. Se i vari Savic (Atletico Madrid), Ruben Dias (Benfica) e Boateng (Bayern) vengono tenuti in grande considerazione, un tentativo verrà effettuato anche per i più costosi Marquinhos (24enne del Psg) e Raphael Varane, 26enne del Real Madrid). Quest’ultimo è campione del mondo con la Francia e di tutto con i blancos e, visto l’arrivo al Bernabeu di Eder Militao del Porto, sta valutando una nuova avventura. Il Psg sembra in vantaggio sulla Juve, ma in quel caso potrebbe lasciare Parigi proprio l’ex romanista Marquinhos.

Juventus – Torino  Streaming, dove vedere la partita in tv

La partita Juventus – Torino verrà trasmessa Venerdi 3 Maggio in diretta e in esclusiva da Sky e nello specifico su Sky sport Serie A canale 102 Sky Sport 251. Tutti gli abbonati Sky potranno seguire la partita in streaming anche da dispositivi mobili come smartphone, pc, tablet e attraverso le piattaforme online Sky Go e Now TV. Molti sono i portali che danno la possibilità di assistere ad eventi sportivi in diretta streaming e sono davvero tanti. Esistono anche tanti siti che propongono eventi dal vivo, ma che non sono legali e danno anche nella stragrande maggioranza dei casi problemi e scarsa qualità video e audio. In genere questi siti vengono anche essere oscurati dalla Polizia informatica, proprio per la violazione del diritto di riproduzione. Esistono quindi dei portali legali che danno la possibilità di poter vedere le partite di calcio in streaming live, offrendo anche una qualità HD. Tra queste non possiamo non citare Sky Go e Premium Play che sono a pagamento, mentre altri sono gratuiti.

Rojadirecta Juventus – Torino

ROJADIRECTA Juventus – Torino – Come sito di streaming gratuito uno dei più famosi è Rojadirecta. Il sito spagnolo dovrebbe presentare il link della gara poco prima dell’inizio del match. Vi ricordiamo, come sempre, di non usare questa pratica, visto che potreste incorrere in multe e sanzioni elevate.

Sirigu è già appoggiato al palo a sistemare la barriera, perché la meravigliosa punizione che Messi ha imbucato all’incrocio del Liverpool lo ha messo in guardia. Con quel gol la Pulce è arrivato a 600, traguardo raggiunto sabato scorso da Ronaldo contro l’Inter. Conoscendo l’orgoglio ipertrofico di Cristiano, c’è da scommettere che alla prima occasione proverà a rimettere il muso avanti, come dice Allegri. E la prima occasione è stasera: Juventus-Torino. Nel ricco menù del derby c’è anche questo duello: il portiere più forte della Serie A contro il penta-Pallone d’oro che vuole la terza nobile corona del gol, dopo quelle di Premier e Liga.

PER LA STORIA Ma non è questo il tempo della paura per il Toro che sente il vento nelle vele e vede l a cost a Champions a 3 soli punti. Da quando la Coppa Campioni si chiama così (‘92), mai i granata hanno giocato un derby di ritorno con così poca distanza dal quarto posto. Tre anni fa i punti erano 22, due anni fa 20, l’anno scorso 13, ora 3 … Numeri che danno il senso di una crescita. Come i 9 punti in più rispetto al torneo scorso. Sei risultati utili di fila (3 vittorie) valgono comeuna rincorsa prima del volo, con la spinta poderosa della propria storia. Il popolo granata legge il derby di oggi con il miglior omaggio da offrire domani al settantesimo anniversario di Superga.

Il Grande Torino disputò l’ultimo derby il 13 febbraio 1949. Vinse 3-1 con un gol di Gabetto e due di Loik. La Gazzetta titolò: «Sono sempre i più forti». Nino Oppio, firma storica, commentò: «Oggi più che mai vale la nostra proposta: considerare il Torino campione d’onore e creare… un primato in seconda». Troppo forti, fuori concorso. Il 6 novembre 1949 si giocò il primo derby dopo Superga. Vinse la Juve con lo stesso risultato: 3-1. Il mondo capovolto: un aereo a terra, i giovani eroi morti. Segnò anche Boniperti; per il Toro, Carapellese, che non aveva trovato spazio nel Grande Torino e che venne richiamato in granata dopo la tragedia per portare la fascia di Valentino.

PER L’EUROPA Della Juve di oggi tutti pensano ciò che scrisse Nino Oppio: «Fa un campionato a parte. Gli altri corrono per il secondo posto». Ha già festeggiato il titolo, ma avrà motivazioni calde perché anche Allegri deve pensare a un popolo. Perdere un derby, dopo l’eliminazione dalla Champions che brucia ancora, sarebbe sale sulla ferita. Per questo ci aspettiamo una grande partita, la festa di Torino capitale del calcio italiano: 144 punti in due, contro i 118 di Milano, i 113 di Romae gli 83 di Genova. L’unico guaio per questo derby è che cade troppo a ridosso di quell’opera d’arte che è stata Barcellona-Liverpool, ma anche Tottenham- Ajax era da museo.

Chi ha ancora negli occhi le due semifinali, si affaccerà al derby con molte pretese estetiche. Diversi per indole e palmares, più distanti dei 60kmche separano Livorno da San Vincenzo, Allegri e Mazzarri di questi tempi sono affratellati dallo sforzo di dimostrare che non giocano male. Ma le semifinali di Champions hanno dimostrato impietosamente tutto che è mancato alla Juve in Europa: coraggio, intensità, qualità tecnica… Il gioco del Toro oggettivamente è migliorato, sulle fasce si vede più iniziativa. Dallo scorso torneo a questo Mazzarri ha spostato avanti di duemetri il baricentro (48,3 m-50,5 m). Ma il paragone che orgogliosamente Walter tesse con l’Atalanta non regge ancora. Basti il dato dei tocchi nell’area avversaria: 1.056 per la Dea, 690 per il Toro. Un abisso. Lontana dal Gasp anche la Juve: 861.

L’Atalanta conta otto giocatori oltre i 50 tocchi nell’area altrui, tra i quali 3 difensori (Hateboer 95, Mancini 57, Gossens 53). Il Toro ne ha la metà e un solo difensore (De Silvestri 59). E’ un dato sensibile perché, come abbiamo visto nelle due splendide semifinali, in Europa domina chi riesce a riempire l’area degli altri con tanti uomini e a permetterseli grazie a una perfetta organizzazione. In questo, Juve e Toro, su piani diversi, devono crescere ancora. Una gioca pensando alla prossima Champions, l’altra per arrivarci. Auguriamoci uno spettacolo degno dell’Europa. La capitale deve farsi bella.

Pensavate non venissi, eh?». Un banalissimo ritardo di 5’ alla conferenza che precede il derby offre a Massimiliano Allegri lo spunto per tirare ancora fuori il suo lato più gioviale dopo il battibecco in tv con l’opinionista Sky Daniele Adani e gli spunti da showman offerti da Fabio Fazio e davanti al tapiro di «Striscia ». Ma il tono torna subito serio: l’incontro per programmare il futuro con Agnelli avverrà presumibilmente la settimana prossima e quindi il tormentone sul suo futuro non si spegne. «Stamattina e anche l’altro giorno ci siamo visti con il presidente, perché quando lui è qui succede quasi tutti i giorni. Quando mi chiamerà avremo un incontro, non c’è nessun problema. Le voci che circolano su altri allenatori per me sono sbagliate, ma voi scrivete quello che sentite. Tutti gli anni è sempre la stessa cosa: Allegri va via, poi sono cinque anni che sono qui. Abbiamo anche un vantaggio rispetto alle altre stagioni: possiamo programmare con un mese d’anticipo».

INCONTRO CHIAVE La sensazione è che chi ha scommesso sulla permanenza di Allegri passerà al banco a riscuotere. Andrea Agnelli si era esposto subito dopo l’eliminazione con l’Ajax ed è improbabile che faccia marcia indietro, visto anche l’eccellente rapporto personale che lo lega ad Allegri. Eventuali colpi di scena non possono ancora essere esclusi e non sono necessariamente legati al rinnovo con ritocco dell’ingaggio, attualmente sui 7,5 milioni. Quando Allegri ribadisce che «c’è da parlarsi per analizzare cosa non è andato e dove migliorare, perché se siamo usciti con l’Ajax anche io ho le mie colpe » lascia trapelare che la riunione con Agnelli sarà meno di forma e più di sostanza rispetto a quelle delle scorse primavere. Giocatori da inseguire, pezzi da novanta sacrificabili, la questione degli infortuni e molto altro. Allegri non raccoglie l’invito a chiarire le richieste che porterà al presidente, ma dà una risposta particolarmente significativa. «Esporrò le mie idee, vedrete che andrà tutto bene e la Juve resterà molto competitiva. Ma una cosa ve la posso dire: dopo 5 anni le mie motivazioni sono intatte. E se decido di affrontare una sesta stagione con grande entusiasmo è perché sono convinto del progetto a livello tecnico. Altrimenti non ripartirei».

EMRE E RAMSEY Allegri parla per la prima volta di Ramsey, che sarà bianconero da luglio: «Ottimo acquisto, perché ha qualità, sa inserirsi e ha il gol nei piedi. Emre Can ancora in difesa col Toro? No, credo che al momento lui sia un centrocampista che in alcune circostanze, come con l’Atletico, possa fare il difensore. Oggi giocano Bonucci e Chiellini, mentre valuterò se schierare Kean subito o a gara in corso (più probabile questa ipotesi, ndr)». Quella su Emre è una rivelazione importante in chiave mercato: col tedesco di base a centrocampo, i difensori necessari dovrebbero essere due.

IL DERBY La Juventus lo affronterà con lamassima serenità e la solita chilometrica lista di infortunati. Rispetto all’Inter, torna solo Caceres ma escono Rugani (infiammazione tra adduttore e pube) e Alex Sandro, con Spinazzola in vantaggio su De Sciglio per rilevarlo. «Il Torino non è lassù per caso. Ha solidità e fisicità, complimenti a Mazzarri ».

Sogna una notte da Toro. Da respirare fino in fondo «con ottimismo e fiducia », da vivere «senza risparmiare un solo briciolo di energia », senza precludersi nulla. «Non firmo per lo zero a zero: firmo solo per il massimo». Sì, è chiaro: Mazzarri è carico a molla, e mentre racconta il derby che sarà, nella testa immagina strategie e mosse per firmare l’impresa nella tana della Juventus. «Sembrano invincibili, ma può anche succedere che faremo qualcosa di straordinario ». Partendo da una consapevolezza ormai sedimentata nei pensieri di Walter: «Sono convinto che la mia squadra abbia raggiunto un livello di crescita tale che le permetterà di giocarsela alla pari».

IL DESTINO Il Toro è pronto alla battaglia del derby. Per la prima volta, Mazzarri cambia registro quando commenta la classifica: «Il nostro destino comincia a dipendere quasi esclusivamente da noi», dice. Un destino dall’intenso profumo europeo, con sullo sfondo quel sogno Champions che di tanto in tanto riaffiora nel discorso: «E’ un derby fondamentale per qualsiasi cosa. Qualche tempo fa avremmo già immaginato al 99% il risultato, oggi invece si può sperare in qualcosa di diverso. E’ già molto bello dare la possibilità ai tifosi di sognare: per ora, fermiamoci qui».

LA LAUREA Il passaggio allo Stadium «sarà il nostro esame di laurea, dopo aver superato tante prove di maturità. Sappiamo che affrontiamo la prima della classe, per cui riuscire a giocare a testa alta in casa loro sarebbe il vero ultimo step in un processo di crescita di cui sono molto contento e nel quale abbiamo bruciato le tappe. Se faremo bene, dopo potremmo davvero sentirci una squadra importante. Sta a noi dimostrarlo ».

CONSAPEVOLEZZA Nella descrizione di Walter di questa «bella settimana corta» c’è spazio per un racconto. «Al gruppo ho fatto notare come non abbiamo mai sofferto contro le squadre più importanti. Ho chiesto di ripetere le prestazioni, ad esempio, fatte con il Milan o l’Atalanta. Ai ragazzi ho detto: “Questa consapevolezza dovete averla dentro di voi per affrontare la prima in classifica”. Siamo convinti di essere una squadra che sta diventando veramente forte».

IAGO DOLORANTE Avendo Moretti squalificato, De Silvestri è favorito su Bremer come centrale in difesa, («deciderò in mattinata»), mentre non è stato convocato Iago Falque per il riacutizzarsi del dolore al ginocchio destro. «Abbiamo la maturità giusta per gestire l’euforia che ci circonda. Speriamo di uscire dal derby con dei punti in tasca».

L’ELOGIO DI CHIELLINI Sottolinea come «non credo che troveremo una Juventus rilassata, ma noi non siamo una squadra che sottovalutano. Non a caso, ho sentito che giocherà Chiellini, un fuoriclasse della difesa, vuol dire che faranno la gara al massimo». Ultimo messaggio per Belotti: «Sarà il suo derby: è in forma smagliante, le grandi partite lo esaltano». Dopo la Juve, sorgerà l’alba a Superga del 4 maggio: «Ci dedicheremo tutti a questa ricorrenza importante non solo per noi di fede Toro, ma per tutta l’Italia».

Non sono ancora state fissate le amichevoli di giugno della nazionale cinese, eppure a luglio c’è già il sorteggio delle qualificazioni mondiali e a settembre si va in campo per i tre punti. Obiettivo Qatar 2022, per raggiungere il quale s’è mosso anche il governo. Probabile che a Pechino attendano l’ultima parola di Marcelo Lippi per decidere come ripartire, dopo la bella Coppa d’Asia e l’interim di Fabio Cannavaro. L’accordo non è per niente lontano. Lippi ancora frena, ma non è forse un caso che, alla presentazione del Centro Sportivo Marco Polo di Viareggio – un nome che, converrete, ha un «che» di cinese –, ci fosse anche Massimiliano Maddaloni, «da sette anni il mio vice». Anche lui con la valigia idealmente in mano. Lippi: «Sono tornato, abbiamo parlato di tante cose, adesso non so come andrà. Quella in Cina per me è una favola, mi sono trovato benissimo e sono gratificato dalla considerazione che hanno di me. Ancora ripenso al saluto del presidente Xi Jinping. Vedremo cosa succederà…».

D’ACCORDO CON ALLEGRI In attesa del «Lippiter » e del miliardo e mezzo di cinesi che vogliono andare al Mondiale, qui ci sono una sessantina di milioni di italiani appassionati dal più prosaico litigio in tv tra Adani e Allegri. Lippi ci mette un po’, ma alla fine sceglie con chi schierarsi: «Sono entrambi professionisti esemplari e preparati. È accaduto anche a me, da allenatore, di arrabbiarmi dopo una partita, quando le cose non andavano bene. So bene che ognuno fa il suo lavoro, ma sentirmi dire “dovevi far questo” oppure “perché hai fatto quello” ti fa girare le scatole. Non sto dalla parte di nessuno, però sono d’accordo con Allegri ».

JUVE SPETTACOLARE Allegri che Lippi ha sempre apprezzato fin dai tempi del Milan e che gli ricorda un po’ se stesso, toscano, arrivato alla Juve alla stessa età, subito campione d’Italia, e, aggiungiamo, abbastanza simile nella gestione del gruppo e nella «lettura» della partite dalla panchina: «Se hai un altro anno di contratto come Allegri non lasci la Juve. Fa bene a restare a meno che non consideri finito il suo ciclo, come successe a me. Poi tornai e vinsi di nuovo, forse sbagliai ad andare via. Anche se l’Inter era una grande e non fu poi una annata così fallimentare». Sulla Juve, però, Lippi tiene a precisare un altro discorso: «Mi pare si stia esagerando con la storia dello spettacolo e del risultato, travisando le famose parole di Boniperti secondo il quale vincere è “l’unica cosa che conta”. Ci sono state Juve così, ma anche tante Juve, come la mia, spettacolari, aggressive e vincenti ».

AJAX INEVITABILMENTE In tutto questo, l’eliminazione con l’Ajax: «Inevitabile se arrivi nei quarti, con le più forti, e i ritrovi senza trequattro dei tuoi migliori e la squadra non al massimo della condizione. Se non puoi schierare Chiellini, che è il Ronaldo della difesa, Mandzukic, Douglas Costa e non hai Cuadrado, perdi. Questo è successo. Poi l’Ajax gioca bene, è questa la sua scuola,ma in questo momento ha anche trovato cinque o sei fenomeni tutti assieme e quindi fa risultati. Ma non paragonatela a quella del passato che era molto, molto più forte». A proposito di grandi: «Mi piacciono quelle che non giocano più il tiquitaka, ma fanno tre o quattro passaggi per evitare il pressing avversario, con due attaccanti che s’incrociano e tagliano il campo, ed esterni che partono velocissimi».

SUPERMESSI Negli occhi di tutti, però, non un’italiana in semifinale ma lo spettacolo di Messi. Che ha fatto il fenomeno, sì, però, «era circondato da fenomeni», e li elenca tutti, da Ter Stegen a Coutinho «che dicono abbia giocato male, ma se gioca male così…». E quindi è tutto più facile anche per uno come Messi «che però nell’Argentina non riesce a fare le stesse cose, la prova che ha bisogno di essere circondato da gente di qualità. Una partita del genere l’ha fatta la Juve con l’Atletico: tutti giocarono benissimo e Ronaldo fu determinante. E comunque è difficile che una spagnola non faccia spettacolo».

CONTE E GATTUSO Lippi chiude parlando di due allievi: «A Gattuso mando un grande abbraccio, ma non deve dire che è sempre colpa sua. Lo dice un po’ troppo spesso e così dà degli alibi ai giocatori. Conte oggi lo vogliono tutti, non so cosa passi nella sua testa. Sono convinto che privilegerà il progetto, ma non è detto debba essere la squadra più blasonata». Come il maestro che sette anni fa scelse la Cina e non se n’è pentito.

Il suo vero derby, Cristiano Ronaldo lo gioca contro il fantasma di Lio Messi che gli rode da mercoledì sera, quando l’argentino è tornato protagonista della Champions League. L’ennesima staffetta fra i due fenomeni in cima alla classifica virtuale dei migliori del mondo. Il derby non può valere quanto una semifinale di coppa, ma è pur sempre un derby e per Cristiano è la prima partita a portata di mano per rispondere al suo eterno antagonista che, manco a farlo apposta, lo ha raggiunto a quota seicento gol con i club. Segnare questa sera, per CR7, significherebbe quanto meno tornare avanti in quel conteggio, oltre a pesare nel duello con Fabio Quagliarella per la classifica cannonieri, nella quale il doriano è primo con 23 gol (in 33 partite) seguito proprio da Ronaldo con 20 (in 28 gare).
Il suo vero derby, Cristiano Ronaldo, lo gioca anche contro se stesso: carico di quell’energia che lo spinge fin da quando, bambino, non ha mai accettato la sconfitta e, soprattutto, ha iniziato a lavorare duramente sul suo fisico. Il risultato è sotto gli occhi, ammirati, di tutti, e lui spiega alla rivista spagnola Icon: «Alla Juve mi sono adattato perfettamente, hanno visto che non sono un venditore di fumo. Penseranno: è Cristiano e lo è perché si prende cura di sé stesso. Una cosa è parlare, un’altra fare». Lui fa, eccome se fa! Dosi supplementari di allenamenti, a volte svolti a casa e una concentrazione maniacale in ogni esercizio che svolge sul campo della Continassa. La stessa minuziosità che mette in ogni sfida: che sia Champions o ping-pong con il compagno di squadra. CR7 non ama perdere mai, né ammette che la sconfitta entri nel suo vocabolario emotivo-professionale.
Alla Continassa in questi giorni è stato uno dei più determinati. Niente di sorprendente: sabato scorso, contro l’Inter a San Siro, era parso avere – da solo – molte più motivazioni del resto della squadra che è riuscito a scuotere nella ripresa quando i bianconeri hanno pareggiato e sfiorato il successo. Allegri ieri ha parlato alla squadra, ha ribadito l’importante di non fare brutte figure, soprattutto nel derby, soprattutto all’Allianz Stadium e, anche se difficilmente ci sarà un clima infuocato, la Juventus non riesce ad abbandonarsi alla distrazione totale quando gioca nel suo impianto. Ronaldo non ha avuto bisogno di dire ai compagni quanto lui tiene a vincere il trofeo dei bomber, lo sanno tutti e tutti vogliono aiutarlo.
«Lo spogliatoio è fantastico», ha spiegato infatti CR7 alla rivista spagnola, che lo ha intervistato a Madrid in occasione della presentazione della sua clinica per il trapianto di capelli e ha cercato di scoprire il personaggio più del calciatore: «La prima cosa che faccio quando arrivo in un nuovo gruppo è essere me stesso, niente di più. La mia etica del lavoro è sempre la stessa. Se un dirigente arrivasse in un’azienda e cominciasse a stravolgere tutto la gente non lo vedrebbe come un vero leader. Semplicemente direbbe: questo è il mio capo, ma non mi tratta bene e non rispetta le nostre abitudini. Devi essere umile e capire che non sai tutto, poi, se sei intelligente, ottieni con calma piccole cose che ti permettono di migliorare come atleta».
Si è chiacchierato molto su cosa Ronaldo pensi della Juventus da quando la squadra è uscita prematuramente dalla Champions League. Chi è vicino a CR7 afferma che la delusione Champions è difficile da smaltire per lui, ma che sta crescendo la smania di rifarsi la prossima stagione: «Se vi stupite nel vedere Ronaldo che si lamenta in campo con i compagni, spronandoli ad attaccare o a passargli la palla, vuol dire non che non l’avete mai osservato bene quand’era al Real. Lui è così, in campo vive di adrenalina, voglia di vincere e gol». Succederà anche stasera, perché Ronaldo è un uomo derby piuttosto micidiale: 44 le stracittadine giocate fra Sporting Lisbona (1), Manchster United (11), Real Madrid (31) e Juventus (1), di queste ne ha vinte 23 e ha segnato 27 gol. L’ultimo proprio al Torino nella partita d’andata.

Non si placa la polemica tra Allegri e Adani, o meglio – considerando il ruolo molto differente dei due protagonisti – tra i paladini degli schemi, dei moduli e chi invece considera preminenti i giocatori e i loro numeri. Ho la sensazione che l’allenatore juventino – capace di dire chiaramente molte cose logiche – fatichi (e non per colpa sua) a far passare il suo messaggio base. Non certo che l’organizzazione non conti – e sarebbe assurdo solo pensare che un tecnico di tale livello trascuri un… particolare del genere – quanto il fatto che da parecchi anni a questa parte si parli un po’ meno di istruttori, addestratori, di fondamentali, e tutto si risolva con una diagonale o un terzino votato continuamente a spingere. Il gesto tecnico – ed è quasi inutile citare l’esempio Messi – dovrebbe essere invece maggiormente al centro dell’attenzione anche a livello giovanile, quando si apprendono le basi del mestiere. Non mi permetto di entrare nel merito della discussione – non avendo titoli a sufficienza – ma non posso fare a meno di sottolineare di aver visto anche recentemente portieri posizionati con le gambe troppo vicine, e senza dunque la forza necessaria per staccare, o difensori sbagliare l’invito all’attaccante, lasciando l’interno invece dell’esterno. Magari hanno fatto anche bene la diagonale o tenuto le distanze, poi però il gesto tecnico non li premia.
In tutta questa discussione c’è l’esempio del Torino che stasera giocherà un derby fantastico proprio con la Juve. Un Torino, nell’opinione popolare, che propone un calcio antico e che invece è molto più moderno di quanto possano raccontare i sostenitori di un certo tipo di calcio, in cui una copertura individuale a uomo o un esterno un po’ più bloccato vengono visti come un insulto. Il Torino di oggi è invece una squadra più ancora che un collettivo, capace di occupare perfettamente gli spazi e tenere le distanze, secondo le teorie di quell’allenatore “italianista” e bravissimo che è Mazzarri. La sua difesa a tre, anni fa vista come un insulto alla predisposizione al gioco, fu copiata alla vigilia di un Napoli-Juve proprio da Conte e adesso è ad esempio uno dei punti di forza di quell’Atalanta giustamente riconosciuta come avveniristica. La verità, perdonate il termine un po’ perentorio, è che non esiste un solo tipo di calcio, ma l’unico scopo del pallone è valorizzare – e siamo sempre lì – le caratteristiche di ogni singolo giocatore, per metterlo in condizione di esprimere al meglio il suo talento.
Insomma, anche per questo il derby di stasera si preannuncia come uno spettacolo, tra la Juve di Allegri – che a me piace moltissimo, è spero che non si offenda nessuno… – e il Torino di uno tra gli allenatori più preparati (e innovativi) del nostro calcio. Il resto, oltre all’organizzazione e al talento dei singoli, lo fa poi una componente diciamo così altrettanto difficile da discutere: il senso dell’appartenenza. E questo Toro, il Toro di Cairo, di Mazzarri, di Belotti, dei suoi fantastici tifosi, di un club che è una Leggenda, di senso dell’appartenenza ne ha da mettere in gioco. E almeno su questo non c’è – almeno spero – nessun motivo per pensarla, o raccontarla, diversamente.

«Portaci, portaci, portaci in Europa, presidente portaci in Europa» hanno cantato i tifosi granata del Toro Club Saluzzo dove Urbano Cairo è intervenuto telefonicamente la sera del 1° maggio, mentre si giocava Barcellona-Liverpool. L’entusiasmo monta, l’affetto nei confronti di squadra e società pure. La gente, a questo punto, sogna la Champions League: «Vi piace la Champions, eh?», l’ammiccamento del patron alla platea collegata col Nou Camp. «Vi ci porterei tutti a spalle, ma quest’anno per me è difficile. Siamo a tre punti dall’Atalanta che sta andando spedita», la frenatina. «Ma è comunque un sogno, chissà, intanto sono orgoglioso di essere qui a giocarcela. Pensiamo a giocare tutte le partite come col Milan e alla fine tireremo le somme», l’accelerata. Non aveva mai vissuto una settimana così, Cairo. «Abbiamo buttato via qualche partita ma fa parte della logica delle cose. Nel calcio ci sono momenti a cui pensi quello che poteva essere, potevamo avere 4 punti in più. Ma di punti e occasioni ne buttano via tutti, non soltanto noi. Il presente dice che è arrivato il momento di dare un senso concreto a quello che abbiamo fatto sino ad oggi e non pensare ad altro». Quindi premere sull’acceleratore.

A TUTTO toro

Cairo esalta le caratteristiche combattive del gruppo. «A me sembra che la squadra abbia acquisito “cazzimma” e la capacità di dare il 120 per cento nei momenti criciali. Come succedeva a Pulici e Santin, (presenti all’inaugurazione saluzzese di un monumento al Grande Torino, ndr), stiamo imparando a dare di più nei momenti importanti. Il tutto grazie a Mazzarri: ha dato ai nostri giocatori convinzione, autostima, conoscenze. Sanno cosa fare, e poi quando mi dicono che è un difensivista io dissento totalmente, casomai è un allenatore che fa fare a tutti difesa e attacco. Molte volte vedo che il Toro porta 6-7 giocatori in prossimità dell’area. E poi tutti si muovono a fisarmonica. E’ un mister che io sono felice di avere dopo tanti anni che gli facevo la corte. E poi la squadra, abbiamo tenuto i migliori e preso giocatori come Lukic, Aina, Meité, Djidji, lo stesso Zaza che in queste quattro partite ci deve dare qualcosa di speciale. Siamo in un bel momento ma dobbiamo cercare di essere freddi. Dopo il derby andremo al Duomo e poi a Superga, sarà certo toccante come sempre. E’ il giorno della memoria ma in qualche modo è anche il giorno in cui il Torino è rinato riuscendo ad andare avanti».

FIEREZZA DI CAPITANO

Dalla serata di Saluzzo – condotta dallo speaker dello stadio Grande Torino, Stefano Venneri, ancora rauco dopo le urla di domenica scorsa al gol di Belotti – al pensiero del Gallo condottiero del manipolo granata, stasera allo Stadium, il passo è breve. Non solo perché il capitano resta il leader tecnico e morale della squadra di Mazzarri, auspicabilmente anche in Europa per le stagioni a venire, ma per il suo richiamo costante, in campo e a parole, ai valori degli Invincibili periti a Superga di cui domani ricorre il 70° anniversario. «Essere capitano del Toro è motivo d’orgoglio, soprattutto in occasione del 4 maggio – le parole del bomber che andranno in onda appunto domani sera in uno speciale realizzato dalla redazione di Sport Mediaset per la trasmissione Focus (in onda alle 21.15), dal titolo “Gli Invincibili: il sogno spezzato-70 anni di passione e orgoglio” – Descrivere quello che si prova a Superga è molto difficile, perché si crea una magia particolare. Quando arriviamo ci sono sempre migliaia di persone e davanti alla lapide c’è posto per pochissimi. Ma la cosa che colpisce di più è il rispetto e la compostezza di tutti, il religioso silenzio. Leggere i nomi delle 31 vittime, di fronte a tutte quelle persone, è una grande emozione. La prima volta, nel 2017, la ricordo come fosse ieri. I nomi non li ho letti: li ho proprio urlati. Volevo che mi sentissero fin lassù, nel cielo». Magari stasera gli daranno la spinta per una grande partita.

La Juve scudettata da un lato, il Toro scalpitante dall’altro. E con la voglia malcelata di fare uno scherzetto non banale, perché stavolta è la Champions a stuzzicare i granata. Cinque i personaggi chiave tra i campioni d’Italia, cinque i controbattenti disposti ad alzare la voce nel tempio bianconero.

Sfida in famiglia per Leonardo Bonucci. In questo caso si va oltre il classico concetto di “cugini granata e bianconeri” e si sconfina direttamente in quello di padri e figli. Giacché Lorenzo Bonucci – il primogenito – è un tifoso del Toro e ha come idolo calcistico il Gallo Belotti, del quale conserva gelosamente qualche maglia autografata con dedica. Inutile dire la scelta quando gli è stato chiesto quale scuola calcio volesse frequentare… Giusto domenica scorsa Lorenzo&Leonardo sono stati inquadrati insieme nella tribuna del Grande Torino, mentre assistevano alla sfida con il Milan: Lorenzo faceva il tifo, Leonardo studiava i prossimi avversari. Vederli insieme, però, lo spirito quanto più genuino e sincero con cui ci si possa approcciare allo sport. Ciò non di meno, anche a costo di dare un dispiacere a Lorenzo, Bonucci senior darà il massimo per essere protagonista.

Accanto a Bonucci, Chiellini. Con tutta la sua Mole… Non nel senso di stazza, bensì di esperienza nel capoluogo piemontese. Il primo derby l’ha giocato il 30 settembre 2007: sono passati 12 anni. Nei quali Chiellini ha maturato rispetto per la controparte («Il Toro è una squadra che mi sta simpatica, a parte quei 180 minuti in cui siamo rivali») togliendosi comunque parecchie soddisfazioni. E segnando anche un gol decisivo: 7 marzo 2009, capocciata imprendibile all’81’. Un bis, non gli dispiacerebbe.

«Il boato del pubblico mi fece provare grandi emozioni e in più segnare all’ultimo secondo è una sensazione fantastica. Quello del derby è un grande ricordo e spero ci sia la possibilità di ripetermi, anche se è più importante vincere», parola di Cuadrado (decisivo il 31 ottobre 2015: gol al 93’). Il colombiano non ha intenzione di restare nell’immaginario collettivo, quest’anno, soltanto per aver schiumato la testa di Allegri nel festeggiare lo scudetto (come ormai consuetudine); ha in mente anche altre soluzioni.

Non è scontato che parta titolare. Anche a partita in corso, però, Leonardo Spinazzola può dire la sua. Allegri l’ha stuzzicato per benino, di recente, dicendo che «dopo l’Atletico era in giro per la Continassa e non sapeva se doveva tirare di destro o di sinistro…». Da che è tornato alla base, dopo l’esperienza nelle giovanili bianconere dal 2010 al 2012, sarebbe il suo primo derby. Vuole subito incidere.

Idem come sopra, non è scontato che Moise Kean parta titolare. Allegri, però, punta parecchio su una punta che nel 2019 ha toccato vette altissime in termini di prolificità (7 reti tra campionato e Coppa) e ora punta al gol dell’ex, ripensando all’esperienza nelle giovanili granata. La Juventus lo soffiò alla concorrenza, facendo un gran colpo.

Di sicuro ad Andrea Belotti sarà capitato di vedere la doppietta con cui Rizzitelli si prese il Delle Alpi il 9 aprile del ’95, ultimo successo granata nel derby in trasferta. Sinistro secco e colpo di testa imprendibile: non male il ricordo, che può servire da ulteriore stimolo per un cannoniere da 15 gol stagionali, cui manca il sigillo di una vita. In fondo, l’area su cui sorge l’Allianz è la stessa dell’impianto che lo precedette. Quale chance migliore per incidere, contro una Juve senza obiettivi?

Sei punti in meno dei rivali nel ritorno: se i granata vantano numeri simili, il merito è soprattutto di un classe ’87 dai riflessi tali che togliergli 4-5 anni dalla carta d’identità non sarebbe operazione malvagia. E pensare che c’è stato un tempo in cui Salvatore Sirigu era stato sondato dai bianconeri, lui che ha sempre visto in Buffon un mito cui accostarsi con rispetto. Donnarumma è il futuro della Nazionale, ma Totò è garanzia di qualità.

«Serve un pizzico di follia», ha detto. E su Chiellini: «Lo stimo come uomo e come calciatore. E’ un campione». Armando Izzo è un cuore di Napoli, che nasce nella povertà di Scampia e arriva al calcio battendo fortissimo. E quando incrocia la Juve, impazzisce per l’attesa. Lui che goleador non è, ma sa segnare nei momenti clou (Inter, ricordi?), giocherà il derby con la missione di uno scugnizzo vero, pronto a smontare i bianconeri. Smanioso, come il post della vigilia su Instagram: «Queste partite sono l’essenza del calcio! Faremo del nostro meglio e metteremo tutte le nostre forze per tutti noi del Toro!».

Se sei di Pamplona, la virilità dei tori ce l’hai nel sangue. Tanto più se Alex Berenguer pensa al golaço che domenica ha steso il Milan e s’immagina il bis nel teatro di «quelli di Venaria», dov’è collocato lo Stadium secondo il credo geografico del mordace popolo granata. Il basco per il bene del Toro si piazzerebbe perfino in porta. La Juventus faccia molta attenzione.

L’EX ULTRASTIMOLATO

Simone Zaza guarda al derby con occhi tutt’altro che stralunati. Lui, allo Stadium, ha vinto uno scudetto mettendo lo zampino in una notte di metà febbraio del 2016: sinistro deviato, Napoli beffato e tricolore indirizzato verso la Torino juventina. Nel Toro l’ultimo segnale di vita l’ha lanciato il 14 aprile, Domenica delle Palme, provando a portare un segno di pace in un ambiente che mal sopportava i suoi sinusoidali sbalzi d’umore. Macché: gol al Cagliari e cartellino rosso affibbiatogli dal permalosetto Irrati. Oggi, però, c’è il derby: chissà, magari Simone entra e autografa la stracittadina.

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