Meghan Markle e Kate Middleton: le cognate fanno buon viso, ma se potessero si prenderebbero a male parole

Un pesce fuor d’acqua che in acqua, per una sera, è riuscito a tornare. Così è apparsa Meghan alla première europea del film Re Leone, il remake di Jon Favreau del classico Disney: raggiante e a suo agio sotto i riflettori, padrona del tappeto rosso (che in realtà era giallo, colore bandiera del film), primadonna come non la si vedeva da tempo. Perché certo, l’ex attrice americana sta cercando in ogni modo di adattarsi, per amore del principe Harry, alla corte inglese e alle sue regole.

Ma nell’ultimo anno, dalle nozze alla nascita di baby Archie, le sbavature e i passi falsi sono stati tanti. Uno strappo al protocollo qua, un capriccio di troppo là, l’allontanamento da William e Kate, persino qualche voce di fastidio nei suoi confronti da parte della regina Elisabetta. Tra le star del cinema riunite in Leicester Square, invece, nel cuore del quartiere londinese dei teatri, la duchessa torna per un attimo a sentirsi diva come prima di incontrare il suo principe. Pazienza se il vestito da quasi duemila euro di Jason Wu le va un filino troppo stretto, il corpetto tira sul torace e il punto vita, un tempo di vespa, oggi è pressoché inesistente: dal parto sono passati poco più di due mesi e la remise en forme richiede qualche tempo, mica son tutte come sua cognata Kate che per tre volte poche ore dopo aver dato alla luce i figli è uscita dalla clinica come da una beauty farm.

Stasera Meghan si gode il momento. Elton John loda le sue scarpe scintillanti – tacchi a spillo firmate Aquazzurra con brillanti sul cinturino – e lei, finalmente, è di nuovo nel suo elemento: sorride ai fotografi, bacia e abbraccia Beyoncé neanche fosse un’amica d’infanzia, in barba all’etichetta reale che storce il naso per ogni contatto fisico a eccezione delle strette di mano. Poco importa se lei e la popstar, che nella pellicola dà voce alla leonessa Nala, si incontrano di persona per la prima volta: da un pezzo si ammirano a distanza e appena si trovano una davanti all’altra si riconoscono come sorelle. «Mia principessa », la chiama la cantante tutta d’oro vestita, poi le fa i complimenti per Archie: «Ho visto le foto, è proprio un bel bambino», le sussurra, e l’altra gongola, cuore di mamma. «Vi vogliamo bene, ragazzi», conclude anche a nome del marito Jay-Z, che intanto dispensa consigli a Harry: «Trovate sempre tempo per voi due», lo istruisce con disinvoltura da bar. La serata è un trionfo, tutti ne escono felici come pasque. Meghan, con il suo chignon un po’ severo da signorina Rottenmeier e quelle maniche lunghe in velo utili (ma non troppo) a contenere l’abbondanza non ancora smaltita, si becca pure il plauso di chi – e sono tanti – apprezza il suo coraggio di mostrarsi così, umana e imperfetta.

Ma il gala cinematografico finisce e insieme l’idillio. Il giorno dopo siamo punto a capo: la duchessa è di nuovo l’ultima arrivata a corte, quella che va a Wimbledon in jeans quando l’abc del buon reale prevede look studiati fino all’ultimo bottone, quella che manda le guardie del corpo a dire in giro di non scattarle fotografie sugli spalti perché è lì «in veste privata» quando tutti sanno che i membri della famiglia devono sempre sorridere all’obiettivo. Quella, ancora, che a una partita di polo si presenta – ma non era in maternità? – con i capelli così lunghi e folti che per forza sono extension: niente di male, per carità, vi aveva fatto ricorso anche Kate, ma è un altro segnale che il fisico della signora, provato dalla gravidanza, fatica a riprendersi e necessita di un “aiutino”. Per non parlare della faida con la moglie di William, che continua sotterranea nonostante i tentativi di salvare le apparenze. Dopo aver assistito ai match di Wimbledon in giorni separati, Meghan e Kate si ritrovano insieme nel Royal box, la tribuna reale, in occasione della finale femminile.

E mentre in campo si fronteggiano Serena Williams e Simona Halep, sugli spalti si gioca la partita tra le cognate, che fanno buon viso, ma se potessero si prenderebbero a male parole. Invece sorridono, chiacchierano, sembrano amiche per la pelle. Sanno di essere in vetrina, si espongono consapevoli agli occhi del mondo: la duchessa di Cambridge esile e perfetta come al solito, in un abito verde Dolce & Gabbana già visto ma sempre impeccabile; l’altra in camicia bianca e gonna plissettata Hugo Boss, un look che certo non la slancia, destinata inevitabilmente a fare la parte della bruttina. La prima spavalda e a suo agio, madrina del torneo e di casa tra i campioni, l’altra dimessa, come in punizione dopo la reprimenda per le precedenti falle di etichetta. Vince Simona Halep, Meghan ne esce sconfitta come l’amica del cuore Serena Williams. Il giorno dopo, Kate fa uno strappo alla regola e consola Roger Federer, al quale Novak Djokovic ha appena soffiato il trofeo, con una poco regale pacca sulla spalla. L’avesse fatto l’altra sarebbe venuto fuori un putiferio. Lei invece può. Capito, Meghan?

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