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Michael Jackson, due ex bambini ospitati dal cantante a Neverland raccontano gli abusi

È stato l’artista più premiato, più ricco, e più famoso in tutta la storia della musica. Oltre un miliardo di dischi venduti, decine di premi, quasi un miliardo di dollari di guadagni netti all’anno per oltre dieci anni lo hanno reso nel A 2006 «l’essere vivente più conosciuto del pianeta» per Ém il Guinness dei Primati, in cui detiene a tutt’oggi quaranta record mondiali.
Oggi, a quasi dieci anni dalla sua morte (25 giugno 2009),  Michael Jackson torna a far parlare di sé. Ma per un ben diverso motivo. Il documentario Leaving Neverland (“lasciando Neverland”, la gigantesca villa con zoo, parco dei divertimenti e 2700 acri di terreno sulle colline di Santa Barbara) non lascia dubbi su cosa fosse in realtà “Jacko” nella vita privata: un pedofilo seriale, un instancabile molestatore di bambini che collezionò oltre cento vittime sotto i dieci anni. Prove talmente convincenti che remittente di Stato britannica Bbc ha ordinato a tutte le sue stazioni radiofoniche e televisive di non trasmettere mai più le canzoni di Jackson.

Definito “disturbante” e “terrificante”, Leaving Neverland si basa principalmente sulle dirette testimonianze in video e fotografiche di due delle più “longeve” vittime del cantante: Wade Robson e James Safechuk (oggi entrambi trentaseienni) che vissero a Neverland con Jackson per cinque anni. E che oggi raccontano le loro spaventose esperienze con l’emozione e l’angoscia di chi riesce finalmente a svegliarsi da un lunghissimo incubo. Dopo la visione del docufilm, le più celebri firme del giornalismo inglese e statunitense sono concordi nel definire Michael Jackson come «un uomo triste, strano e mentalmente disturbato: un pericoloso predatore criminale», mentre i due, per loro sfortuna, protagonisti della storia sono stati ritenuti «credibili oltre ogni possibile ragionevole dubbio».

Ecco le due testimonianze: «Ho conosciuto “Jacko” quando avevo solo cinque anni, dopo aver vinto un concorso di danza», racconta oggi Wade Robson. «Era il mio idolo, il cantante più conosciuto del mondo, e convinse i miei genitori a lasciarmi a Neverland anche per molti giorni di fila perché, diceva, voleva farmi crescere come suo ballerino. La fama di Michael era tale da sopraffare le resistenze di ogni genitore: fece la stessa cosa con altre decine di famiglie. E lo schema era sempre lo stesso: si guadagnava la fiducia dei genitori, li riempiva di regali e di denaro e si faceva affidare i loro bambini per “educarli”. Poi, qualche mese dopo, cominciano i primi approcci sessuali, che rapidamente arrivavano al vero e proprio rapporto sessuale. Con me, cominciò sette mesi dopo che mi ero praticamente trasferito a Neverland e continuò per cinque anni».

Stessa storia per James Safechuck, entrato a Neverland a sette anni per girare uno spot. Quando compì i dieci anni, Jackson arrivò a “sposarlo” con una vera e propria cerimonia nuziale che si tenne davanti ad altri bambini “ospiti” di Neverland. «Fu solo l’inizio di tre anni di rapporti sessuali ogni volta che dormivo a Neverland», ricorda oggi Safechuck, «e io non riuscivo a oppormi: vivevo come a mezz’aria, tra la terrore e la vergogna che i miei genitori potessero scoprire qualcosa. Ma anche per loro “Jacko” era un idolo: ricopriva mia madre di gioielli e mio padre di denaro. Oggi, a distanza di quasi vent’anni, sono ancora in terapia da uno psichiatra per riuscire ad accettare il male che mi ha fatto».

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