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Pensioni ultime notizie: “quota 100” boom agli sportelli. Intanto il flop della fattura elettronica?

La prima cosa che voglio dirvi, che noi oggi lanciamo la campagna di informazione in tutt’Italia del movimento cinque stelle, non solo sulle cose fatte fino adesso in questi sette mesi di governo, ma su come utilizzare gli strumenti che possono migliorare la qualità della vita degli italiani. È una campagna che cerca di spiegare più possibile alle persone come utilizzare delle possibilità che abbiamo messo legge di bilancio e che servono a far uscire questo paese dalla crisi. Ha detto Luigi di Maio

Alle 17 di ieri le domande per “quota 100” (la possibilità di andare in pensione con 62 anni di età e 38 di contributi) erano già 10.519. Una cifra che fa ha fatto esultare Matteo Salvini, che pubblica su Twitter una foto di cittadini in coda a un patronato Cisl (quella che vedere qui a fianco).

Nella mattinata, per la verità, il presidente dell’Inps Tito Boeri aveva provato a gettare un po’ d’acqua sul fuoco dell’entusiasmo: è ancora troppo presto per parlare di boom, le domande(che è possibile presentare dal 29 gennaio) sono sostanzialmente in linea con le previsioni… «Ieri (mercoledì, ndr) alle 19 eravamo a 5.500 domande di cui il40%direttamente all’Inps. Le stime del governo parlano di circa mille domande al giorno quindi ora siamo un po’ al di sopra. Ma questo dipende anche dal fatto che c’è un po’ di incertezza sul finanziamento della misura e quindi penso sia legittimo aspettarsi nei primi giorni un numero maggiore di domande». Sarà. Sta di fatto però che in meno di ventiquattr’ore le domande sono quasi raddoppiate e nella serata di ieri, come detto, superavano le 10.000.

La provincia con più richieste è stata Roma (1.051), seguita da Napoli (556) e Milano (437). «Secondo le stime della relazione tecnica ci saranno con quota 100 circa 290mila pensioni in più nel 2019. Poi c’è chi potra beneficiare di opzione donna e del congelamento dell’adeguamento della speranza di vita per le pensioni anticipate: nel complesso ci saranno circa 325mila persone in più che andranno in pensione nel 2019rispetto al quadro precedente la riforma», ha detto Boeri.

Quanto invece al reddito di cittadinanza, bandiera del M5S,lo stesso presidente Inps ha voluto mettere le mani avanti: nei primi mesi di distribuzione dell’assegno, l’istituto di previdenza non riuscirà a verificare il patrimonio mobiliare (conti correnti, titoli di stato, obbligazioni, buoni fruttiferi, azioni o quote in società, partecipazioni in società italiane o estere) di chi lo percepirà. Mentre l’ex premier Mario Monti non boccia la misura ma dice che le risorse andavano trovare colpendo «i più benestanti», «per esempio con una patrimoniale».

fattura elettronica meno incassi Industriali furiosi: Palazzo Chigi ci ascolti

La diffusione del dato sul Pil ha scatenato una valanga di reazioni. Parole scontate, polemiche e attacchi politici. In pochi hanno fatto un passo avanti. Per dare una soluzione costruttiva o per capire se il futuro sarà peggiore o migliore. Sicuramente da segnalare sono le frasi di Massimo Miani, presidente nazionale dei commercialisti, che lancia un allarme sulla fattura elettronica: «Il tema non è solamente fiscale – ha sottolineato -, questo processo può mettere veramente in difficoltà le imprese: se non emettono fatture ai fornitori si ritardano gli incassi. Un fenomeno che se troppo esteso rischia di mettere in crisi l’intero sistema».

Ovvio che i pagamenti non salteranno, però rallenteranno. E in recessione perdere soldi non è il massimo… Altro allarme è quello lanciato dal presidente di Api Torino, Corrado Alberto, interpellato dall’Adnkronos: «Temo che ora la clausola di salvaguardia sull’Iva non ce la toglierà nessuno. Ci sarà da divertirsi – ha aggiunto con amara ironia – siamo in recessione e stiamo facendo politiche come il reddito di cittadinanza e quota cento a debito. È come se un imprenditore si indebitasse non per comprare un nuovo impianto ma per andare in crociera. Sempre più spesso mi viene da fare il paragone con il Venezuela: ha fatto politiche di sostegno al reddito utilizzando come fonte di finanziamento i proventi del petrolio, poi il mercato è cambiato, il petrolio è calato, e il Paese si è trovato in recessione. L’Italia -ha rincarato la dose il presidente dei piccoli imprenditori – ha scelto di dare soldi che non ha, temo quindi che ci troveremo in una situazione molto simile da cui sarà difficile uscire. Basti pensare cosa accade sul fronte infrastrutturale: c’è un’opera iniziata e finanziata, la Torino-Lione, in grado di creare un volano produttivo di uno a tre e si decidere di non procedere».

È entrato nel dettaglio Vincenzo Boccia, proprio sul fronte infrastrutture: «Come diciamo da tempo ci sono risorse già stanziate per oltre 26 miliardi che superano i 30 miliardi se si considera anche la Tave bisogna mappare le opere di importo inferiore ai 100 milioni, comunque aprire i cantieri quanto prima». Per il leader di Confindustria, «si pone una questione temporale oltre che sostanziale. Noi abbiamo adesso il problema del rallentamento, a gennaio avremo un rallentamento ancora superiore rispetto al quarto trimestre dovuto al rallentamento della Germania. Quindi speriamo che il governo faccia propria l’idea di aprire subito i cantieri». Più deciso è Marco Bonometti, presidente di Confindustria Lombardia: «Serve un cambio di rotta immediato o sarà la catastrofe. Lo avevamo detto già a settembre- ha risposto all’Adnkronos- ma non siamo stati ascoltati e ora il rischio di far sprofondare il Paese nell’abisso è fortissimo.

Il rallentamento indica un paese che non solo non cresce, ma che non ha più fiducia, non hanno fiducia le imprese che creano ricchezza e lavoro e non hanno più fiducia i cittadini bombardati in continuazione da frasi ad effetto». LaCgil invece, per combattere la recessione, andrà in piazza il 9 febbraio. Come al solito il sindacato crede che in piazza nascano i fiori della ripresa…

Il patto coi disoccupati rischia di arenarsi sui dettagli secondari

Finalmente, il decreto legge del Reddito di cittadinanza è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. In tredici articoli molto fitti, viene disegnato un modello che cerca di declinarne le sue diverse finalità di essere misura di politica attiva per il lavoro, di inclusione sociale e di integrazione dei redditi sotto la soglia di povertà. Al di là di qualche necessario ritocco in sede di conversione, è un modello che non tralascia alcun dettaglio, coinvolge una pluralità di soggetti, prevede molti adempimenti, richiede plurimi incroci di banche date, dispone grandi quantità di controlli e stanzia un’ingente quantità di risorse. L’individuazione della platea dei potenziali beneficiari si basa su requisiti reddituali e patrimoniali precisi, che arrivano fino ad analizzare se le auto ed i motocicli posseduti siano nuovi o di seconda mano. A quasi tutti i beneficiari, viene chiesto di rilasciare la Dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro e di avviare un percorso di collocazione lavorativa, dopo aver sottoscritto un Patto per il lavoro che impegna anche a sottoporsi ad un bilancio delle competenze, alla partecipazione a iniziative di orientamento e formative. È anche previsto l’obbligo di sostenere colloqui psico attitudinali e di registrarsi al Sistema informativo per le politiche per il lavoro, non ancora completamente realizzato, a cui dovranno aggiungersi altre piattaforme non ancora conosciute nemmeno alle istituzioni che dovranno utilizzarle. I beneficiari dovranno anche consultare quotidianamente il sistema informativo per abituarsi all’autonoma ricerca attiva di occasioni di lavoro, che evidentemente saranno registrate proprio nel sistema informativo. Parallelamente, i centri per l’impiego dovranno essere rafforzati con le 4mila nuove assunzioni previste dalla legge di bilancio, per essere in grado di offrire le tre occasioni di lavoro congrue ad una platea stimata intorno al milione e mezzo di persone. Agli stessi centri per l’impiego sono però assegnati anche compiti di controllo e sanzione, che dovrebbero estendersi fino ai casi di anomalie comportamentali non meglio specificate dalla norma. Con tutta evidenza, l’ideatore del modello ha preso molto sul serio il rischio che il reddito di cittadinanza possa diventare una mera misura assistenziale, tale da lasciare impunemente il disoccupato sul divano di casa. Per questo, la sua disciplina è corredata da un sistema di controllo, che qualcuno pensa di poter realizzare anche attraverso la delazione del vicino di casa invidioso. Al netto della persistente opinione che questa misura possa tradursi in un disincentivo al lavoro, non si può sostenere che sia un modello con buchi enormi. Anzi, dopo diverse attente letture del testo, sembra proprio un progetto ben disegnato, un esperimento di laboratorio ben riuscito. Certo, a qualcuno può ricordare l’invenzione del teletrasporto del film «La mosca» di David Cronenberg in cui lo scienziato riusciva a smaterializzarsi in una cella per ricomporsi in un’altra, finché una mosca non partecipò per caso all’esperimento per ritrovarsi poi mischiata mostruosamente con il corpo dello stesso scienziato.

I meccanismi messi in gioco dal Reddito di cittadinanza sono maledettamente complessi e prevedono la condivisione di informazioni cruciali sui singoli beneficiari. Mac’è una tecnologia, quella della blockchain, che può risolvere la maggior parte dei problemi. Ne parliamo con Silvia Ciucciovino, professore ordinario di Diritto del lavoro presso l’Università degli StudiRomaTre. Per verificare, innanzitutto, se vi siano esperienze utili in materia. «Sul tema », spiega la professoressa Ciucciovino, «stiamo organizzando un convegno che terremo al Cnel, il 25 febbraio, proprio per portare le prime sperimentazioni che sono state fatte da alcune università sui titoli di studio, dalla Corte deiConti sul controllo di legittimità degli atti amministrativi, dall’Inps sui trattamenti previdenziali all’estero. Senza dimenticare le sperimentazioni dell’Università di Palermo nella filiera alimentare». Dunque non mancano gli esempi a cui ispirarsi? «Non mancano, ma siamo quasi ovunque alla fase sperimentale ». E per il Reddito di cittadinanza? «Come gruppo interdisciplinare dell’Università diRomaTre abbiamo fatto due proposte all’Anpal, in tempi antecedenti il Reddito di cittadinanza. Una per gestire con questa tecnologia il fascicolo elettronico del lavoratore, con un sistema di certificazione progressiva di tutti i mattoncini che compongono l’identità professionale del lavoratore nel mercato, ma con caratteri di certezza e trasparenza. Una rivoluzione copernicana. La seconda proposta era invece per gestire l’assegno di ricollocazione ». La blockchain è assurta agli onori delle cronache con le criptovalute. Che differenza c’è con quella che si potrebbe applicare alla misura appena varata dal governo? «Nel caso del Bitcoin e delle altre valute digitali si tratta di una blockchain senza permessi in cui tutti possono partecipare e vedere tutto. Nel nostro caso, invece, abbiano a che fare con dati della pubblica amministrazione per cui tutti i nodi della catena devono essere autorizzati da un’autorità centrale». Ad esempio l’Anpal? «Certamente». Ma le norme appena approvate sul Reddito di cittadinanza prevedono qualcosa di simile? «Non mi sembra che ci sia molto dei registri distribuiti che invece rappresentano l’elemento portante della blockchain in modo tale, ad esempio, che l’Inps possa vedere tutti i dati del singolo centro per l’impiego, le associazioni datori ali che assumono possano vedere tutti i dati dell’Inps e dei centri per l’impiego… Tutti hanno una rappresentazione dei dati condivisi dal proprio database. L’idea del registro distribuito, appunto ». Per semplificare, dunque, la blockchain potrebbe essere un toccasana per il reddito di cittadinanza? «Sarebbe la soluzione delle soluzioni, soprattutto per quel che riguarda la verifica dei requisiti soggettivi e dei comportamenti dei beneficiari che rappresenta un aspetto molto rilevante per verificare il diritto a percepire la misura ». Di quali informazioni parliamo? Chi le detiene? «In parte l’Inps, in parte l’Agenzia delle Entrate e poi i centri per l’impiego, i registri automobilistici e addirittura quelli navali per verificare il possesso di autoveicoli e imbarcazioni». Con quale obiettivo? «Superare la pura e semplice autocertificazione da parte dei destinatari ». Mail decreto non prevede già che Inps e centri per l’impiego debbano condividere tutte le informazioni sui singoli beneficiari? «A una prima lettura del decreto non si direbbe. Parrebbe che sia prevista la comunicazione e non la condivisione di base dati. Oltre ai requisiti i registri distribuiti sarebbero utilissimi anche per verificare i comportamenti delle persone beneficiarie del Reddito di cittadinanza». I comportamenti? In che senso? «L’offerta di lavoro che dovrà essere formulata al disoccupato verrà registrata dal centro per l’impiego. Qualora il destinatario la rifiuti, l’informazione sul diniego dovrebbe essere accessibile all’Inps che potrebbe ridurre o sospendere l’erogazione del trattamento in modo automatico, grazie a un algoritmo caratteristico della blockchain. Invece, al momento non è previsto un sistema di condivisione delle informazioni e tutto sarebbe affidato alla vigilanza degli ispettori del lavoro».

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