Serena Autieri, per ora niente vacanze, presto ci sarà un annuncio

Una famiglia bella e unita, quella di Serena Autieri, basata sulla condivisione dei progetti. Ci ha raccontato il segreto del suo matrimonio, di come ha conquistato il marito Enrico Griselli e l’importanza della complicità nel rapporto di coppia.

Qual è il ruolo della donna di oggi? «Le donne hanno un ruolo molto importante nella società. Abbracciano ruoli diversi portando avanti la carriera e la famiglia, come è sempre stato».

La capacità delle donne di avere più ruoli nella società può essere considerata la debolezza degli uomini? «Non credo che gli uomini siano in difficoltà con le donne forti. L’importante è andarsi incontro e trovare una persona che in qualche modo sia come un puzzle con te. Nel mio caso è successo e sono felice di questo rapporto, di questo amore, di condividere tante cose e di avere lo stesso ideale di vita. Le donne e gli uomini devono essere insieme per fare sempre di più e sempre meglio».

È questo il segreto del suo matrimonio? «Sì, possiamo dirlo. È anche il segreto per tenersi in forma, perché se si sta bene dentro, se c’è quella luce che uno coltiva sempre, si sta meglio. È importante avere un uomo, un compagno che ti stimoli a crescere. Credo che sia questa la ricetta per durare più a lungo come coppia».

La piccola Giulia, sua figlia, ha mostrato interesse per la recitazione? «È la cucciola di mamma, mi segue in teatro qualche volta, ma ha iniziato a studiare musica, la chitarra in particolare, e fa tante altre attività. La musica apre la mente, la fantasia e la logica. Credo che i genitori debbano assecondare le inclinazioni dei figli».

Da Napoli a Roma, che rapporto ha oggi con la sua città di origine? «Ho un legame molto forte, di grande passione e di voglia di tornarci sempre. Amo le sue mille sfaccettature, è bello tuffarsi in tutti i suoi colori. Viaggiando tanto per l’Italia, posso dire di avere un luogo del cuore in ogni città».

Qual è il suo luogo del cuore di Napoli e Roma? «Di Napoli amo il lungomare, il Castel dell’Ovo, quello è il luogo in cui sto bene. A Roma mi piace passeggiare per le stradine di Trastevere, mi piace respirare la città che ho immaginato leggendo le poesie di vari autori».

Ha un ricordo speciale di queste due città? «Quando mi sono trasferita a Roma avevo 19 anni, mi sembrava di vivere una favola, mi sentivo abbracciata e coccolata come da una mamma, “Mamma Roma”. Non mi sono sentita abbandonata, nonostante fossi giovane e sola, non mi sono mai sentita neppure spaesata. I ricordi speciali di Napoli sono legati alla mia infanzia, a quando ci riunivamo la domenica dai nonni e cantavamo le canzoni classiche napoletane. Si viveva di pane e canzoni. Poi nell’adolescenza ho preso un po’ le distanze».

Quando ha riscoperto la musica del repertorio classico napoletano? I «L’ho riscoperta quando da adulta ho cominciato a comprenderne i testi, documentandomi per capire a chi erano state dedicate. Ogni parola è una scena di Napoli».

C’è una canzone che l’ha fatta innamorare? «Sì, tante. Con le canzoni napoletane ho conquistato mio marito. In quel periodo lui lavorava a Dubai, lo raggiungevo spesso, gli cantavo le canzoni napoletane e lui mi guardava incantato. Mi chiedeva di ricantargli qualche canzone e io gli rispondevo che non ero un jukebox. Ci addormentavamo mentre gli spiegavo il significato delle canzoni. Quando poi è tornato in Italia e ci siamo sposati ha deciso che la gente doveva sentire quello che sentiva lui, quindi ha prodotto “La Sciantosa”, che è stato un grande successo.

A cosa sta lavorando? «Ho tanti progetti in questo momento, per il cinema e per il teatro. Ci sono tanti copioni che sto leggendo e che sto valutando. Mi piace molto essere coinvolta anche nella parte creativa». La vedremo anche come regista? «No, per il momento continuo a fare il mio lavoro di artista. Mi piace far parte di progetti che puntano ad aiutare i giovani. Da alcuni anni portiamo in scena “Rosso Napoletano”, nato per sostenere i ragazzi. Abbiamo avuto una risposta incredibile, ai provini si sono presentati oltre 2000 giovani. È importante dare ai ragazzi delle opportunità, non solo con le scuole di teatro, che sono fondamentali, ma anche facendoli andare in scena».

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