Torino – Wolverhampton Streaming Gratis Diretta live Link Tv No Rojadirecta (Stasera ore 21:00)

Si gioca. E che Dio ce la mandi buona, come si dice. Arbitro compreso. Per cui che Dio la mandi buona al Toro lo diciamo anche in portoghese, nel dubbio. Però ci pensino prima di tutto Sirigu e Izzo. Belotti e Zaza. E compagnia giocante. Mazzarri, ieri, prometteva in conferenza «un grande Toro». Significa un Toro vero, con uno spirito come si deve e le palle quadrate. Maturo, equilibrato e appuntito il giusto. Tenace e coraggioso. E, potendo, pure spietato: dote assolutamente fondamentale in Coppa.

Il Torino è dunque arrivato al primo bivio fondamentale della stagione. Gli avversari non sono più semisconosciute squadre straniere assimilabili a formazioni di media B italiana. Attento al Lupo e in bocca ai Lupi: con evocazione al simbolo del Wolverhampton. Novanta minuti oggi, poi il ritorno in Inghilterra tra una settimana. Il piedistallo della qualificazione si può e deve scolpire stasera: il primo passo sulla strada che porterà il Toro o i Wolves ai gironi autunnali di Europa League. Dice Mazzarri: «Non c’è bisogno che vi spieghi chi sono i nostri avversari. Li abbiamo rivisti l’altra sera nel pari in rimonta con lo United, una delle migliori squadre al mondo.

Li seguiamo, li studiamo da tempo (in pratica, dal sorteggio degli accoppiamenti prima del turno scorso; ndr). Come noi, sono arrivati settimi in Premier. Come noi, sono entrati in Europa dopo aver battuto anche formazioni sopra di loro in classifica, nella scorsa stagione. Come noi, hanno tenuto tutti. Come noi, sono anche molto uniti e ben organizzati, giocano a memoria da tanti mesi. E hanno un allenatore molto bravo. E’ palese che sia un avversario difficilissimo ». Come il Toro, i Lupi adottano un 3-5-2 molto elastico, capace di diventare un 3-4-1-2 e di proporre folate spesso e volentieri dalle fasce. A differenza del Toro, però, hanno pure speso 100 milioni sul mercato e rafforzato la rosa: ma questo è un altro discorso che non ha come destinatario Mazzarri. «Però è vero, anche quest’anno loro hanno trovato rinforzi importanti»: Cutrone, in primis.

Il Toro invece è rimasto al verde. Pardon: è rimasto al Verdi, ma nel ruolo di convitato di pietra. E speriamo che non decollino rimpianti corposi e quindi anche colposi, dopo il ritorno. «Disputeremo di sicuro una grande gara. Lo spirito Toro verrà fuori di certo. Mi è bastato vedere i ragazzi in questi ultimi allenamenti, per capirlo». Gli chiedono di Zaza, che in effetti assomiglia a un nuovo giocatore: «Non rivelo la formazione, ma vi garantisco che a Zaza, come a Belotti e a tutti gli altri, sto ripetendo che non si dovrà mai mollare. E che tutti, ma proprio tutti, dovranno collaborare per fare bene la doppia fase di gioco».

Torino-Wolverhampton, dove vedere il match  giovedì 22 agosto

Il preliminare di Europa League, Torino-Wolverhampton in programma giovedì 22 agosto alle ore 21, sarà trasmesso in diretta tv su Sky, canali Sky Sport. Per coloro che vogliano vedere il match in streaming direttamente da smartphone, tablet o pc, Sky mette a disposizione degli abbonati l’applicazione Sky Go. Facilissima da scaricare. Buona visione!

Nel dettaglio, comunque, «Zaza e Belotti li ho visti migliorati in allenamento e nelle ultime gare. Ma la squadra è migliorata anche in generale. Nei movimenti specifici Simone e Andrea sono stati sempre bravi: parlano i loro gol», 7 in tutto. «E se giocheranno ancora assieme (queste le indicazioni; ndr), sono convinto che si potranno notare altri progressi». E se il Wolverhampton, la squadra più portoghese fuori dal Portogallo (“la squadra di Mendes”, il più potente agente del mondo, con un allenatore, 6 collaboratori e 7 giocatori lusitani), se insomma i Wolves avranno in campo un arbitro anche lui portoghese, il Toro dalla sua avrà di sicuro il pubblico: una bolgia vivente, uno stadio stracolmo. «Il pubblico ha capito e apprezzato il nostro spirito Toro e i progressi compiuti in modo esponenziale da più di un anno. I nostri tifosi sanno che la squadra darà sempre tutto.

Mai il pubblico ci è stato vicino come adesso: rispetto a un anno e mezzo fa, quando arrivai, siamo orgogliosi di aver riconquistato tanti tifosi con il lavoro, la crescita e i nostri sentimenti. La gente ci aiuterà di sicuro. Non c’è nemmeno bisogno di esortarla a darci una mano fino all’ultimo, qualunque cosa accada». Mazzarri sa che i tifosi sanno: «I tifosi sanno che i giocatori se lo meritano. Tutti hanno visto i nostri passi da gigante». «Gli esami non finiranno mai. Ma questo match non lo vivo come un esame, per il mio Toro. Piuttosto, lo vedo come la possibilità di confermare una volta di più a grandi livelli il percorso di crescita che ci distingue da mesi e mesi. E che ci ha portato a battere meritatamente anche squadre finite sopra di noi: Inter, Milan, Atalanta. Voglio rivedere quel Toro lì, insomma. Anzi, un Toro persino migliorato.

Unità, doti tecniche, grande organizzazione di gioco e spirito di squadra: sono le nostre forze, che possono portarci ancora più in alto. Sto ripetendo ai miei: date il massimo e cercate di ripetere in partita ciò che abbiamo provato in allenamento. Ovvero i sistemi per colpire gli avversari e le contromisure per farli faticare il più possibile. Ci sarà da soffrire, è scontato: ha appena sofferto anche lo United! Sono forti, hanno tanti giocatori dalla buona tecnica. Ma noi siamo preparati a rispondere alla loro doppia fase. Li abbiamo studiati bene». E l’arbitro portoghese? Dentro al Toro anche ai massimi livelli si colgono irritazione (eufemismo) e preoccupazione per questa designazione. Mazzarri, alla vigilia, è “obbligato” a rispondere così: «Vi dirò la mia sulla sua prestazione solo dopo la partita. Anche gli arbitri concorrono allo sviluppo di un incontro.

E io ogni volta spero che siano perfetti e che non incidano nel risultato». Vedremo stasera, insomma. Non vogliamo essere pessimisti in partenza, anzi: ma dobbiamo anche riferire la risposta di Mazzarri a una domanda sui contraccolpi psicologici in caso di eliminazione. «Sapremmo come reagire, per ritrovare le energie mentali necessarie per farci poi disputare lo stesso un grande campionato e per andare più avanti in Coppa Italia rispetto a un anno fa. Come l’Atalanta: eliminata ai preliminari di Europa League, ma alla fine arrivata terza in A alla pari dell’Inter. E adesso è in Champions. Comunque vada, queste 6 gare in Europa ci serviranno di esperienza, rappresenteranno altri passi della nostra crescita esponenziale». Tutto giusto e comprensibile. Ma adesso torniamo a cullare il sogno realistico della qualificazione, per favore.

A sua immagine e somiglianza. Perché c’è un’evidente simbiosi tra creatore e creato, dalle parti di Wolverhampton. Dove i Lupi, squadra con una spiccata propensione a compattarsi in difesa per poi distendersi in velenosi contropiede, sono guidati in panchina dall’ex portiere portoghese Nuno Espirito Santo. Uno abituato ad arroccarsi in risposte monosillabiche. Non certo per timore reverenziale nei confronti del mondo, al contrario: un segnale di sicurezza e sfrontatezza, tutt’al più.

Sulla falsariga di un più noto connazionale, che l’universo del calcio ha imparato a conoscere come lo Special One. Un carattere forte che non si lascia insomma toccare dalle critiche né scalfire dalle polemiche. Come quelle piovute sulla designazione del fischietto lusitano Artur Soares Dias alla vigilia della doppia sfida che metterà in palio un pass per la fase a gironi della prossima Europa League tra il Torino ed il Wolverhampton, appunto.

Il club più portoghese che la Premier League abbia mai sfornato. Dall’allenatore ad una mezza dozzina di giocatori in rosa, dall’intero staff tecnico a quel Jorge Mendes i cui tentacoli manovrano i fili di una società in grande crescita in Inghilterra come in Europa. «Ma la designazione è irrilevante – ha fatto spallucce Espirito Santo nella conferenza stampa della vigilia –. L’importante è non caricare di pressioni l’arbitro prima della gara, quindi parlarne il meno possibile. In campo ci saranno due ottime squadre ed un ottimo direttore di gara: sono certo che sarà una bellissima partita». Il tutto condito da un più che esaustivo «Let’s play, come on».

Come a dire: pensiamo soltanto a darcele di santa ragione in campo – nel senso più nobile del costrutto, s’intende – e non badiamo a questo contorno. «E poi – ha proseguito – noi siamo il Wolverhampton: rappresentiamo l’Inghilterra, facciamo parte del movimento dell’Inghilterra e abbiamo tifosi che arriveranno dall’Inghilterra. E’ una polemica inutile, pensiamo alla partita». Una partita alla quale il tecnico lusitano ha tutta l’intenzione di affacciarsi con il medesimo undici “collaudato” lunedì sera in Premier League nel pareggio casalingo contro il Manchester United. Da Rui Patricio, provvidenziale nel neutralizzare un calcio di rigore a Pogba, fino al tandem d’attacco, composto ancora da Jimenez e Diogo Jota con Cutrone inizialmente in panchina. Unico dubbio – sulla corsia di destra del tradizionale 3-5- 2 – la presenza di Doherty, uscito malconcio proprio dal confronto con i Red Devils. Al suo posto si scalda Traoré, il cui ingresso contro i Red Devils ha dato una bella scossa in positivo, anche se Espirito Santo rassicura sullo stato di forma del gruppo: «Stanno tutti bene». A modo suo, insomma.

Senza lasciar trasparire emozioni, senza far trapelare informazioni. Soltanto qualche sentito complimento nei confronti dei granata. «Una squadra forte e molto organizzata, guidata da un ottimo tecnico come Mazzarri – ha assicurato alla vigilia –. Cosa temo? Il gruppo, non un singolo in particolare: il Torino ha una difesa compatta, un centrocampo tecnico ed un attacco pericoloso. Si tratta di un avversario molto ostico, il sorteggio non ci è andato particolarmente bene». E nemmeno il calendario ha sorriso ai Wolves, impegnati appunto nel Monday Night in patria a soli tre giorni dall’andata dello spareggio europeo. Una sfida, quella contro lo United di Solskjaer, tirata e combattuta fino all’ultimo minuto. «Ma non sono preoccupato dalle scorie di quella partita – ha commentato il tecnico con grande serenità –: da inizio preparazione stiamo lavorando con l’obiettivo di affrontare due partite a settimana, le mie scelte prescinderanno da chi è stato impegnato in campionato ». Per questo l’undici titolare del tecnico lusitano dovrebbe risultare il medesimo. Con quattro connazionali in campo più uno. L’arbitro, naturalmente.

Una notte magica come questa il Toro non la viveva da tempo. Fatte le debite proporzioni, e al netto di uno stadio che tiene un terzo di folla rispetto al Delle Alpi di allora, si respirerà un’atmosfera in stile Real Madrid e Ajax: e con quello spirito, e in quel ricordo, bisognerà giocare e giocarsela. Di fatto, la doppia sfida dei playoff di Europa League contro il Wolverhampton è già un incrocio che può segnare, se non valere, un’intera stagione. Quando in realtà, ad agosto, la stagione dovrebbe ancora cominciare. Più del cuore, il Toro dovrà metterci testa. Dovrà essere abile calcolatore, senza farsi sopraffare dalla voglia di sbranare già nell’andata gli inglesi. Che poi di inglese hanno solo il nome e una tradizione pluricentenaria, perché gli eventi del calcio moderno hanno portato i Lupi a risvegliarsi con la carta d’identità portoghese. Lusitano, precisamente di Vila Nova de Gaia, è anche il direttore di gara: Artur Soares Dias. Si potrebbe pensare ad una trasferta per una gustosa amichevole in Portogallo, magari contro gli amici granata del Benfica. E invece no: la realtà dice Toro- Wolverhampton. La realtà dice che il Toro può contare su un pubblico che sarà un fattore, un valore aggiunto, un vero dodicesimo uomo in campo. Già, perché il richiamo al calcio internazionale ha vinto sulle vacanze. Il popolo risponde presente ed è più concentrato sul campo che sul mercato, considerato un contorno. Stasera c’è da spingere, il piede può stare incollato sull’acceleratore dell’entusiasmo. I biglietti già venduti hanno superato ieri quota 23 mila e la corsa ai botteghini, agli ultimi tagliandi rimasti per farcire gli spalti del Grande Torino, sarà accesa per tutta la giornata. Con picco verso l’alto pronto ad essere registrato dopo le ore 17, quando le vie adiacenti allo stadio inizieranno a colorarsi di granata e ad affollarsi di volti sorridenti. Si tifa Toro, stasera più che mai, perché la squadra ne ha bisogno: gli inglesi sono sul pezzo, arricchiti tecnicamente da un mercato nel quale hanno speso più di 100 milioni di euro. E per questo motivo nell’aria si respira grande rispetto nei confronti dell’avversario, capace di imbrigliare il Manchester United nell’ultimo Monday Night di Premier League. Il tifo sarà rovente, a maggior ragione dopo la designazione di Soares Dias: non esiste cultura del sospetto, ma le implicazioni del potentissimo Jorge Mendes nel Wolverhampton avrebbero potuto consigliare maggior cautela prima della scelta di un fischietto portoghese. I social si sono infiammati, figuriamoci cosa diventerà stasera il Grande Torino: un corpo unico, compatto, al fianco di Walter Mazzarri e dei suoi ragazzi. L’empatia che si è creata fra squadra e ambiente arriva da lontano. Dallo scorso campionato, vissuto sempre col vento in poppa. Vissuto da protagonisti e non da semplici partecipanti: la gente chiedeva questo ed è stata accontentata. E ora, la gente, ricambia. Stasera si può toccare quota 26 mila, se le ultime ore prima del calcio d’inizio seguiranno la falsariga di questi giorni. Nessuno bada al mercato, tutti sono focalizzati sul sogno europeo. L’EuroToro è pronto, il pubblico pure. Belotti e compagni dovranno metterci cervello e sangue freddo, al resto ci penserà lo stadio. Fondamentale contro il Debrecen, seppur al Moccagatta di Alessandria, ma pure al cospetto dello Shakhtyor Soligorsk. Stasera il Toro verrà messo davanti a tutto. Soprattutto davanti ai Lupi. Il Grande Torino diventerà una cattedrale del calcio mondiale. Un Santiago Bernabeu in miniatura, pronto ad emanare un “miedo escenico” color granata. Rigorosamente granata.

E’ la trattativa più lunga del mondo: e fa sorridere, detta così. Ma può fare anche girare le scatole ai tifosi. Ieri, per una serie di ragioni, soprattutto al mattino si sono allargate voci sulla possibilità che l’operazione Verdi- Torino non solo si fosse arrestata, ma fosse addirittura saltata. Detta in parole povere: il Napoli ha cambiato idea e ha deciso di non venderlo più. Ma non è così: fino a prova contraria, quantomeno. Sempre ieri, dopo questa ridda di voci più o meno incontrollate, fonti sia granata sia napoletane esprimevano concetti assolutamente simili, aderenti, coerenti tra loro. E ripetevano (a Tuttosport) che l’operazione Verdi non è affatto saltata, ma necessita dei tempi giusti e non solo di una quadratura economica dettagliata. Da Napoli sono poi arrivate anche indicazioni sulla possibilità che Verdi parta sì con destinazione Torino, ma più facilmente verso la fine del mese (il mercato chiuderà il 2 settembre). Il tutto va poi mescolato con le nuove conferme arrivavate dal fronte granata. In sostanza: aspettiamo solo un segnale del Napoli, ormai, per concludere l’operazione. Più in dettaglio, indiscrezione dopo indiscrezione, si può aggiungere che: 1) l’uscita di Verdi è condizionata dalla campagna di rafforzamento del club partenopeo sul fronte offensivo. 2) Ancelotti ha chiesto a De Laurentiis di tenere Verdi in rosa almeno sino alla prossima settimana, in attesa di verificare le reali condizioni di Lozano (ieri le visite mediche, post balordo infortunio pre-Ferragosto): il messicano anche nelle migliori delle ipotesi non potrà rappresentare un rinforzo ideale a gara in corso sabato sera, nella prima partita di campionato del Napoli a Firenze. Verdi, invece, sì: ha svolto regolarmente la preparazione estiva (invece adesso Lozano è in ritardo di condizione e ovviamente l’intesa con i compagni è tutta da costruire) e le sue doti di jolly offensivo potrebbero anche rivelarsi utili nella ripresa contro i viola. Di qui, dunque, le richieste di Ancelotti. 3) E il Toro? Il Toro più di tanto non può fare, a questo punto. Ma siamo convinti che se Cairo avesse offerto a De Laurentiis non il giusto ma la Luna, probabilmente l’operazione Verdi si sarebbe sbloccata anche prima. Perché nel prezzo ci sarebbe stato anche il “disturbo” per il Napoli: e una ragion di Stato da spiegare ad Ancelotti. 4) Ma Cairo, per l’appunto, ha offerto il giusto e non la Luna. Ovvero: 10 milioni per il prestito oneroso e altrettanti nel 2021 per l’acquisto obbligatorio, con la clausola di una divisione al 50% dell’incasso di un’eventuale cessione di Verdi a una terza squadra nel prossimo biennio. 5) L’impalcatura sostanziale è questa: come da trattative condotte a lungo dai due ds, Bava e Giuntoli, prima che entrassero in scena i rispettivi patron per risolvere le ultime distanze. Che, a tempo debito, saranno tradotte in un papiro ufficiale. 6) Per Verdi il contratto è pronto: 5 anni a 2 milioni netti a stagione, bonus compresi. 7) Il Torino nei giorni scorsi aveva anche tentato di esercitare pressioni così da avere Verdi in tempo per inserirlo nelle liste Uefa connesse agli spareggi con i Wolves (liste immodificabili dall’altro ieri notte): ma Cairo non è riuscito a sfondare e ora che Verdi non potrà comunque scendere in campo nemmeno nel ritorno, anche se venisse acquistato domattina, il club granata è tornato alla finestra, in attesa di una telefonata da Napoli. E così si torna alla trattativa più lunga del mondo. In compenso il ds Bava ha mosso nuovi passi in avanti nella corsa al vice-Sirigu, Paleari. Le distanze tra Cittadella e Torino si sono ridotte. L’affare potrebbe diventare in realtà anche già domani: in ballo un paio di milioni e una o due contropartite (si parla per esempio del giovane difensore di scuola granata Buongiorno).

Walter Mazzarri, nella conferenza stampa di presentazione della gara d’andata contro il Wolverhampton, ha avuto modo di guardare anche al futuro. Facendolo alla sua maniera: «Se venissimo eliminati, ci spiacerebbe. Ma guardiamo cosa ha fatto l’Atalanta l’anno scorso dopo il Copenaghen: c’è stato un contraccolpo psicologico iniziale, ma poi si sono ripresi alla grande e sono andati in Champions League». Non è un modo per mettere le mani avanti. E nemmeno un tentativo per togliere pressione al Toro. Tutti sanno che contro gli inglesi la posta in gioco è tanta, a maggior ragione perché ci sono gli sforzi della passata stagione da far fruttare. Ma non tutto sarebbe certo compromesso, in caso di addio precoce al palcoscenico europeo. Il primo a proiettare i granata verso un campionato importante è stato Giovanni Galli, che nell’intervista di lunedì scorso a Tuttosport ha usato parole ben precise su Belotti e compagni: «Il Toro sarà la rivelazione della Serie A, non ho dubbi: è costruito per grandi traguardi». A ruota, ai microfoni di TMW Radio, ci ha pensato l’ex tecnico Andrea Agostinelli, oggi opinionista, a tracciare la possibile strada che può percorrere il Toro a partire dal match di domenica contro il Sassuolo: «Per la lotta al quarto posto c’è una concorrenza molto forte, che non parte solo da Lazio, Roma, Milan e Atalanta. Io ci metterei anche il Toro di Mazzarri, che viene pubblicizzato poco ma che ha sempre commesso pochissimi errori finora. I granata sono forti, non è detto che non possano intromettersi nella lotta. Zaza è in ripresa, con Belotti può formare una delle migliori coppie in Italia». Non male, come benedizione. Specie da parte di un cuore biancoceleste doc che era stato interpellato in chiave Champions soprattutto in merito alle prospettive della sua Lazio. In un certo senso, si denotano le stesse considerazioni fatte ieri da Mazzarri. Che non ci ha pensato due volte a lanciare un piano B in caso di eliminazione dall’Europa League per mano del Wolverhampton: «Io sono sicuro che avremmo le risorse per fare un grande campionato e anche la Coppa Italia, visto che entriamo in scena dagli ottavi cercheremo di portarla avanti più dell’anno scorso. Quel che avremo fatto in queste sei partite servirà per crescere, sarà un’esperienza preziosa per il nostro gruppo». Sbagliato, dunque, paventare una tragedia in caso di qualificazione smarrita. La stagione vivrà un momento importante già stasera, ma pure da domenica non si scherza. La possibilità di diventare la mina vagante della zona Champions League è davvero stuzzicante.

Un sogno in centottanta minuti. Il Torino va alla carica: c’è il Wolverhampton tra i granata e la qualificazione alla fase a gironi dell’Europa League. Un ostacolo decisamente complicato da saltare quello dei playoff , visto che i Wolves sono la settima forza dell’ultima Premier League e che hanno già due partite di campionato alle spalle. Walter Mazzarri però è sicuro: «Sono convinto che faremo una grande gara, lo spirito Toro verrà fuori: voglio una squadra che non molli mai, che sia gruppo solido, unito. Daremo tutto e sono fiducioso soprattutto per questo». I primi due turni preliminari sono stati superati di slancio: troppo grande ed evidente il divario tecnico e tattico con Debrecen e Soligorsk. Ora il livello si alza decisamente: «Il Wolverhampton è un avversario difficilissimo, mi sembra palese – rileva il tecnico granata -. Tutti abbiamo visto come ha giocato lunedì contro il Manchester United. Come noi, ha conservato tutti i giocatori dell’anno scorso e sta inserendo piano piano rinforzi importanti; è una formazione molto unita e organizzata, con allenatore molto bravo, che sa aspettare quando vuole e aggredire quando vuole, proprio come ha fatto nel secondo tempo contro i Red Devils».

CONFERME. Per il Toro questa doppia sfida sarà un ulteriore passo nel processo di crescita iniziato con il gran girone di ritorno dello scorso campionato che ha portato a questi preliminari. «I 63 punti conquistati ci hanno permesso di essere qui oggi e ce li sentiamo nostri – riflette Mazzarri – Gli esami non finiranno mai ma per me questo non è un esame: abbiamo già fatto tanto, siamo arrivati qui meritatamente e abbiamo già vinto partite importanti lo scorso anno con unione, organizzazione, spirito di squadra. Ora sarà importante avere nuove conferme. Da quando sono arrivato, il percorso di crescita della squadra è stato esponenziale: da un anno a questa parte abbiamo compiuto passi da gigante e questo è il coronamento di una crescita costante. Adesso siamo arrivati alla verifica di questa crescita». Il rischio eliminazione non spaventa il tecnico livornese: «Siamo sfavoriti? Il calcio riserva sempre delle sorprese. I valori sono ormai molto vicini, ciò che fa la differenza sono l’organizzazione, il momento, lo stato di forma.

Vedremo sul campo se i Wolves saranno superiori a noi: se facciamo al massimo le cose che sappiamo, sarà difficile per chiunque. Dovremo accettare il verdetto di questo doppio confronto. Una eventuale eliminazione ci dispiacerebbe ma, nel caso, dovremmo fare come l’Atalanta che lo scorso anno ha trovato la forza per fare un grande campionato ed è arrivata terza. Queste sei partite di preliminari serviranno per crescere e per fare esperienza per il futuro». Nessun commento invece sulla designazione dell’arbitro portoghese Dias contro una squadra a forte impronta lusitana (14 tesserati tra giocatori e staff tecnico): «Non parlo mai degli arbitri prima della partita, spero solo che siano perfetti e non incidano sul risultato».

VAI GALLO. Sarà ancora una volta Belotti l’ago della bilancia dei destini del Toro, che sarà spinto dall’entusiasmo di oltre 23 mila tifosi. Il Gallo ha vissuto finora un’estate da protagonista, 4 gol tra Debrecen e Soligorsk e non intende fermarsi. Accanto al capitano ci sarà ancora una volta Zaza, anche lui esploso nei preliminari con 3 reti. In tutto fanno 7 gol in due, più della metà dei 13 complessivi messi a segno dai granata nelle quattro gare disputate finora. «La loro intesa è cresciuta, i movimenti sono migliorati: se giocheranno spero si vedano altri progressi». Recuperato Izzo, l’unico dubbio è a centrocampo tra Rincon, la soluzione più prudente, e Berenguer, l’opzione più offensiva.

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