Video Highlights Inter – Juventus 1-1: gol, sintesi e tabellino


Inter-Juventus highlights e gol: i momenti principali della gara valida per il 34° turno della Serie A 2018/2019. Allo stadio ‘Meazza’ di Milano, i nerazzurri di Luciano Spallettiaffrontano la squadra di Massimiliano AllegriInter terza in classifica con 61 punti e reduce dal pareggio interno con la Roma; Juventus(87) laureatasi Campione d’Italia nell’ultima gara vinta all’Allianz Stadium contro la Fiorentina. Nella sfida d’andata, vittoria bianconera a Torino per 1-0 con una rete segnata da Mandzukic. Adesso è nuovamente tempo di Derby d’Italia: Inter per rafforzare il terzo posto, Juventus per portare altri punti ad un campionato dominato. Rivedi tutti i gol del campionato su: Highlights Serie A.

 

Inter e Juventus di fronte a San Siro in un’ennesima edizione del derby d’Italia. I bianconeri, nello scorso weekend, si sono già laureati campioni d’Italia con cinque giornate di anticipo. A questo punto l’obiettivo potrebbe essere provare a eguagliare il record di punti stabilito con Conte (102) nel 2014, anche se la squadra di Allegri ha diverse assenze. I nerazzurri invece sono al terzo posto e cercano non solo un successo prestigioso ma anche di blindare la qualificazione alla prossima Champions League: cinque i punti di vantaggio su Milan e Atalanta, appaiate al quarto posto.

Proiettati già alla prossima stagione (anche a noi in futuro piacerebbero campionati più combattuti, ma non è certo colpa nostra se gli avversari latitano) e prima di affrontare il tema mercato che ci terrà impegnati fino a oltre metà agosto, inevitabile affrontare la questione “nuova maglia”. Per il 2019-2020 i designer si sono inventati qualcosa di traumatico: non si tratta qui di dividere le opinioni tra favorevoli o contrari, ma di una vera e propria rivoluzione. Lo choc visivo della prossima divisa juventina non ha precedenti: sparite le righe bianche e nere, la maglia principale sarà divisa in due parti attraversate da una sottile striscia rosa. Difficilissimo digerirla al primo impatto. L’ironia si spreca tra i tifosi, non solo tra i più tradizionalisti che dicono “la storia non si tocca” ma persino tra chi di norma non ha pregiudizi nei confronti dell’innovazioni: casacca da fantino del Palio di Siena, polo La Martina che andavano di moda a inizio anni 2000, scopiazzata dal Newcastle. Sono in molti a vivere come un tradimento questo outfit spiazzante, che al primo impatto sconcerta. Però questo accade anche con le nuove canzoni dei nostri gruppi preferiti: rispetto ai grandi classici fanno fatica a imporsi, poi magari le preferiamo ad altre. 

Non ho resisto dunque a confrontarmi con i miei amici tifosi di una meravigliosa chat bianconera, anch’essi inevitabilmente divisi. Mi viene in soccorso il precedente storico citato dal caro Stefano, relativo al Barcellona stagione 2008-2009, sponsor Qatar Airways, che eliminò le righe blaugrana a favore di due larghe bande, mentre addirittura nel 2013-14 le strisce da verticali divennero orizzontali. Proprio i catalani, mi rammenta, che sono orgogliosamente legati alle tradizioni hanno più volte rivoluzionato la divisa.  

Non avendo paura dei cambiamenti, anche quelli più radicali, sono convinto che molti dubbi potranno sciogliersi strada facendo. Ho quasi il sospetto che potrebbe piacermi, ma l’amico Gianmaria sostiene che la mia vena aziendalista sia talmente radicata che potrei sostenere anche una muta arlecchinesca. Questo francamente non lo so – in passato ho detestato pigiami argento e dorati, una seconda maglia rossa, quella zebrata tipo zoo, anche perché indossate in annate non proprio memorabili. Ecco, la differenza potrebbe farla proprio questo: quanto vinceremo con questa strana nuova divisa? 

Negli anni Beppe Marotta ha costruito la sua fama (anche) per la capacità di leggere con grande anticipo le manovre sui parametri zero. Non è un caso che il primo acquisto all’Inter dopo il suo arrivo sia uno svincolato (ovvero Diego Godin, anche se i discorsi con il giocatore erano già iniziati da tempo). All’uruguaiano – che in rosa prenderà il posto di Joao Miranda, verrà garantito un triennale da 6,5 milioni a stagione tra diritti di immagine e bonus, stipendio giustificato da una carriera pluridecorata. L’Inter a dicembre aveva sondato il terreno pure per Ramsey ma le cifre dell’operazione sono state ritenute troppo onerose (e il gallese ha firmato per la Juve). Marotta nella sua strategia sui parametri zero ha trovato terreno fertile nell’operato del ds Piero Ausilio che all’Inter in questi anni ha regalato, tra gli altri De Vrij, Asamoah e Banega (affare economicamente molto vantaggioso nonostante l’argentino non abbia reso secondo le attese). La coppia ha intenzione di riprovarci e il bersaglio grosso per il 2020 risponde all’identikit di Ilkay Gundogan, tuttocampista tedesco del Manchester City che – come ha ammesso Pep Guardiola – non ha intenzione di rinnovare con il club. 

 

C’è pure la Juve  

 

L’Inter negli ultimi mesi ha focalizzato le attenzioni degli osservatori sul giocatore (per verificarne soprattutto la tenuta fisica, il resto non si può discutere) anche perché si tratta comunque di un’operazione importante dato che Gundogan chiede 9 milioni a stagione. Oggi un Everest per l’Inter, ma grazie all’uscita dal settlement e alla qualificazione in Champions, a fine anno gli scenari potrebbero essere alquanto diversi. Sul giocatore c’è però mezza Europa e l’Inter, per provare a strappare il sì, non può che sperare di anticipare la concorrenza. Molte sono le variabili nella trattativa: i rischi maggiori, anche se pure la Juve ha preso informazioni sul giocatore, portano al Bayern Monaco e al Real Madrid, club che hanno la forza economica per trattare già in estate Gundogan pagando il cartellino al City. Qualora il tedesco non dovesse muoversi da Manchester, crescerebbero esponenzialmente le possibilità del club nerazzurro che, nel caso, potrebbe anche pensare tra un’estate di monetizzare dalla cessione di Brozovic, se il croato dovesse fare un grande Europeo. Ma questo è ancora un discorso futuribile. 

Inter – Juventus  Streaming, dove vedere la partita in tv

La partita Inter – Juventus verrà trasmessa Sabato 27 Aprile in diretta e in esclusiva da Sky e nello specifico su Sky sport Serie A canale 102 Sky Sport 251. Tutti gli abbonati Sky potranno seguire la partita in streaming anche da dispositivi mobili come smartphone, pc, tablet e attraverso le piattaforme online Sky Go e Now TV. Molti sono i portali che danno la possibilità di assistere ad eventi sportivi in diretta streaming e sono davvero tanti. Esistono anche tanti siti che propongono eventi dal vivo, ma che non sono legali e danno anche nella stragrande maggioranza dei casi problemi e scarsa qualità video e audio. In genere questi siti vengono anche essere oscurati dalla Polizia informatica, proprio per la violazione del diritto di riproduzione. Esistono quindi dei portali legali che danno la possibilità di poter vedere le partite di calcio in streaming live, offrendo anche una qualità HD. Tra queste non possiamo non citare Sky Go e Premium Play che sono a pagamento, mentre altri sono gratuiti.

Rojadirecta Inter – Juventus

ROJADIRECTA Inter – Juventus – Come sito di streaming gratuito uno dei più famosi è Rojadirecta. Il sito spagnolo dovrebbe presentare il link della gara poco prima dell’inizio del match. Vi ricordiamo, come sempre, di non usare questa pratica, visto che potreste incorrere in multe e sanzioni elevate.

Basta la parola», si diceva 60 anni fa a Carosello per pubblicizzare il confetto alla prugna che aiutava l’intestino pigro. Vale anche per Inter-Juve. Non nel senso della prugna. Nel senso che 26 punti di distacco e uno scudetto già festeggiato non guastano le aspettative. E’ Inter-Juve. «Basta la parola». Appunto. Il Derby d’Italia mantiene il suo fascino e diversi motivi di interesse. La cornice sarà degna della storia e della rivalità: tutto esaurito da 78.000.

CLASSIFICA I 6 punti di vantaggio sulla Roma, sesta, non sono un margine di serenità sufficiente per staccare il piede dall’acceleratore, perché l’Inter alla penultima viaggerà a Napoli e perché la concorrenza, tutto sommato, ha un calendario più tenero. Battere la Juve invece vorrebbe dire blindare quasi definitivamente il terzo posto e gestire senza ansia l’eventuale scivolone al San Paolo. Anche la Juve darà comunque una sbirciatina alla classifica, perché ad Allegri non dispiacerebbe eguagliare i 102 punti di Conte e al club non dispiacerebbe guastare i piani Champions della più acerrima rivale della storia recente. Che l’ex amico Beppe Marotta stia ora dall’altra parte, non è ragione che induca la Signora a particolare tenerezza. Anzi… Sarà la solita battaglia, insomma. Lo si intuisce da un’altra spia. Allegri aveva annunciato che nelle ultime partite di campionato avrebbe sperimentato soluzioni nuove, tipo Cancelo e Bernardeschi in mediana. Ieri Max ha fatto capire che i due giocheranno al solito posto. Al futuro penserà un’altra volta. Stasera penserà a vincere.

ALLENATORI Spallettie Allegri, tutto sommato, di questi tempi, si assomigliano. L’Inter non ha annunciato di voler sostituire il suo allenatore e la Juve ha assicurato pubblicamente di voler tenersi il suo. In realtà le due società danno la sensazione di non essere pienamente convinte della conferma e di avere in testa pensieri liquidi in materia. Battere l’Inter non cambierà la situazione di Max, il cui destino si giocherà su altri piani. Il tecnico dovrà capire se la Juve è disposta ad accettare le sue richieste per ripartire con gli stimoli giusti. La Juve dovrà decidere se buttarsi in una svolta tecnica, con un profilo molto alto, per raggiungere quella qualità di gioco che ora manca. Battere la Juve invece potrebbe servire molto a Spalletti e non solo per ragioni di classifica. In una stagione sofferta e complicata da casi e casini, il tecnico ha fatto comunque crescere la squadra e ne ha rafforzato l’identità tecnica, nonostante le tare di un mercato imperfetto (playmaker ecc). Quanti altri allenatori, liberi, potrebbero garantire di più? Una vittoria e, ancora di più, una prova di forte personalità, ridurrebbero il trauma dei 26 punti di distacco e pianterebbero nella testa dell’Inter il sospetto che nel prossimo campionato, con un mercato finalmente all’altezza della disponibilità della proprietà, si potrà mettere in campo una diversa competitività. Stasera si gioca già per il prossimo scudetto. Anche. CR7 Cristiano Ronaldo vuole vincere la classifica cannonieri, per diventare il primo a riunire tre nobili troni del gol: Inghilterra, Spagna, Italia. I cannibali sono fatti così, saltano da un record all’altro, hanno sempre fame di primati. Una curiosità: nei sette scudetti precedenti, mai la Juve ha avuto il capocannoniere del torneo. A conferma che il centro di potere stava dalle parti di Buffone Chiellini. CR7, che a quota 19 gol insegue Quagliarella (22) e la coppia Zapata-Piatek (21), vuole cambiare la storia anche perché chi lotta per la Champions deve avere il gol facile e non solo le barricate solide. Ed è lì che punta sempre Cristiano. E la Juve, of course.

ATTACCANTI Ma stasera sarà interessante anche seguire le altre punte. Lautaro sembra in vantaggio su Icardi, ma Spalletti ieri ha lasciato aperto uno spiraglio alla coppia. Per Maurito, che si è fatto un nome segnando gol alla Juve e che alla Juve è legato da teorie di mercato, sarà una partita non banale. Kean pare in svantaggio su Bernardeschi, ma prima o poi sarà della partita. Lo abbiamo già detto che questo Inter-Juve dev’essere osservato con le lenti del futuro. Lautaro-Kean è un antipasto della sfida che verrà. I ragazzi della Via Gol. Ma date un occhio anche al duello a distanza Skriniar- Chiellini, eccellenze mondiali nel ruolo, che anticipano e ringhiano. C’è tanta carne al fuoco stanotte a San Siro. E’ Inter-Juve. Basta la parola.

Non puoi pensare di toglier loro il trono, se ogni volta che li incontri chini la testa, riconoscendone la superiorità. Non puoi programmare di ridurre il gap se non sfrutti l’effetto San Siro e un avversario potenzialmente appagato. Anche per questo con la Juve per l’Inter non ci sono solo in palio i 3 punti Champions. Per la classifica, una vittoria oggi o a Udine pari sono, per consapevolezza e futuro no. Per Spalletti e per il presidente Zhang, che ieri ha cenato con la squadra, nemmeno: con l’Inter Luciano non ha mai battuto la Juve, farlo vorrebbe dire cavalcare un’onda che si è fatta più benevola anche in ottica futura. Il tecnico conosce i suoi tifosi: «Questa è la partita: si gioca tutto l’anno nei bar, negli uffici, in vacanza. Le squadre sono ai poli opposti del tifo. Fare bene è fondamentale per ridurre le distanze e riuscire in un tempo limitato anche a batterli». Dirlo è più facile che farlo e i 26 punti di distacco sono lì a testimoniarlo: «Però essersi avvicinati al Napoli è un gran risultato. Le distanze dalla Juve si colmano attraverso la via del gioco, della filosofia su come stare in campo e del carattere. Poi, certo, prendendo i campioni il mestiere dell’allenatore è più facile».

PRESENTE E FUTURO Quel mestiere che Spalletti rivendica di fare bene, mentre continua la sua battaglia contro «i mulini a vento che girano e portano i discorsi dove fa comodo, attaccando chi vogliono». Il riferimento è alla critica, mentre la società «fa bene a cercare il meglio per l’Inter. Se in questo meglio ci sono io, va accettato». Però sottolinea: «Potevo passare un turno in più, ma la crescita va giudicata su altro: possesso palla di qualità, pochi gol subiti, vittorie e mentalità in trasferta, un solo espulso». Anche contro i campioni cercherà di gestire la palla con «qualità ed equilibrio». Al progetto sarà utile Brozovic: «Marcelo sa far fare strada al pallone. Un chip nella palla che mi dica quanto si muove e a che velocità sarebbe interessante». Con Epic accanto a Vecino la formazione è fatta. Spalletti vuole tenere aperto il dubbio in attacco («Possono giocare insieme, ma ridurre l’Inter a quei due offende gli altri »), ma Lautaro e il suo «coerente percorso di crescita» sono in netto vantaggio su Icardi, sul cui futuro il tecnico si dice «tranquillo». Per occuparsi di Ronaldo c’è «gente di spessore », ossia Skriniar e De Vrij.

Benvenuti nella terra di mezzo. Massimiliano Allegri ha alle spalle otto mesi di partite, vittorie, rimonte, eliminazioni e davanti agli occhi un appuntamento con Andrea Agnelli. Si farà a maggio, probabilmente a inizio mese: i due parleranno di programmi, motivazioni reciproche e, comunque vada la prima parte del discorso, denaro. Questi però sono i giorni di mezzo, quelli dell’attesa, con una strana atmosfera: si sentono voci su altri allenatori e il campo, con lo scudetto già vinto, non è una distrazione. Allegri ieri ha fatto il punto sul suo futuro alla Juve: «Dobbiamo analizzare ciò che è andato bene e ciò che è andato male. La cosa più importante è essere lucidi. Quando ci vedremo? Ci sono stati Pasqua, Pasquetta, 25 aprile, ora primo maggio. Lasciamo passare questo periodo, poi la società deciderà. Gli altri anni parlavamo a giugno, quindi siamo in anticipo». Nell’attesa, Max programma apparizioni pubbliche – domani sera sarà su RaiUno a “Che tempo che fa” – e fa autocritica: «Quest’anno per la prima volta siamo arrivati male ai quarti. E sicuramente ho responsabilità anche io».

FORMAZIONE (E NON SOLO) Inter-Juve in questo scenario passa quasi in secondo piano. Quasi. Occhio a intercettare i segnali da Torino. Chiellini, che certo non è al 100%, ha voluto esserci perché Inter-Juve è Inter- Juve. Si è fermato Bentancur – affaticamento, se ne riparla per il derby di venerdì – ma la Juve sarà la migliore possibile. Probabilmente con Can difensore in un 3-5-2 adattabile, trasformabile in un 4-3-3, con uomini decisi quasi al 100%: Bonucci e Chiellini dietro, Cancelo (o De Sciglio) e Alex Sandro larghi, Cuadrado-Pjanic-Matuidi in mezzo, Ronaldo con Bernardeschi, favorito su Kean, in attacco. Allegri ha detto che Spinazzola sarà utile dalla panchina, come uno tra Federico e Moise. Invece, ancora niente Douglas Costa: «Non lo vedo più. Non so nemmeno se è biondo o moro», ha commentato sorridendo. In altri due momenti invece ha scelto aggettivi precisi, significativi. Max ha definito la Champions «bella e bastarda », come una dea capricciosa, mentre su un avversario ha scelto il complimento XL: «Icardi è straordinario». Qualcuno ha pensato a un corteggiamento da calciomercato?

Il clamore delle grandi trattative è ancora lontano, ma le mosse incrociate di Inter e Juventus fanno già rumore: a prescindere dagli obiettivi (più o meno concreti) in comune. Pensi a Federico Chiesa o a Sandro Tonali e t’imbatti nelle immancabili schermaglie di Beppe Marotta e Piero Ausilio in antitesi a quelle di Fabio Paratici sulla sponda opposta. Vista con superficialità potrebbe sembrare la solita minestra, resa bollente dalla storica rivalità tra le due società. Invece stavolta va in onda una trama differente, con i dirigenti impegnati in una sfida personale sulle due sponde. Del resto sia Marotta che Paratici devono dimostrare di poter fare a meno l’uno dell’altro. E questo comprensibile moto d’orgoglio permette di apprezzare il lato umano di vicende che ormai siamo abituati a leggere (purtroppo) con la lente del cinismo.

CONTROFFENSIVA Non sfuggirà come proprio l’approdo di Marotta in nerazzurro sia stato il segnale di una novità significativa per il nostro calcio. Nel momento più aureo del dominio della Juventus, da Milano parte una controffensiva ben congegnata: con il preciso intento di programmare un futuro ambizioso. L’attuale strapotere tecnico bianconero va (ovviamente) di pari passo con il differenziale economico tra le due società. Un vantaggio ormai considerevole, frutto in maniera evidente delle capacità gestionali del club di Andrea Agnelli. Ma quel divario è anche l’effetto delle fragilità patite dai nerazzurri dal Triplete in poi. L’eclissi dell’eraMoratti e i tentennamenti della gestione Thohir, e il club di Corso Vittorio Emanuele è rimasto inghiottito tra le pene del fair play finanziario.

IL SOGNO CHIESA Invece il contratto triennale all’ex a.d. della Juve vale come una firma sul futuro. Senza frenesie la proprietà cinese intende colmare quel gap e vede nel mercato una delle strade per accelerare senza follie. Lo scatto per Godin è stato il primo avviso ai naviganti, ma nel frattempo sono nati altri fronti ancor più importanti. Prendiamo il caso di Federico Chiesa, da almeno un anno nel mirino della superpotenza torinese. In passato l’Inter non ha mai potuto affondare i colpi per intavolare un discorso economico con i Della Valle. Strada facendo, però, qualcosa è cambiato. Innanzitutto il ritorno in Champions League restituisce ai nerazzurri ciò che avevano perso negli ultimi tempi. E in ogni caso, ora come ora, Marotta e Ausilio possono permettersi anche di mettersi in vetrina con il preciso intento di rendere la vita difficile ai rivali.

LA CLAUSOLA-PELLEGRINIUna strategia che la stessa Juve porta avanti da tempo e con successo. Paratici si siede su tutti i tavoli più interessanti anche con il solo scopo di far alzare i prezzi. E indurre i concorrenti a scappare. Certo, la partita per la stella viola è troppo importante per immaginare svolte in tempi brevi. I colpi di scena mettiamoli in preventivo. Anche sul conto di Lorenzo Pellegrini: potrebbe nascere un duello per il centrocampista, l’altro giallorosso che si può ipotizzare in uscita, grazie ad una clausola da 30 milioni.

E SE ARRIVA CONTE… Allo stesso modo Inter e Juve stanno usando tutte le armi diplomatiche per conquistare la pole nella rincorsa a Tonali, il pezzo pregiato del Brescia che guida la volata per il ritorno in A. Il centrocampista è incedibile: Cellino ha spostato l’orologio delle trattative al 2020. Ma ciò non placa i suoi estimatori e non ci sarà da sorprendersi se nasceranno nuove scaramucce nelle prossime settimane. Come quelle di gennaio, quando sia Inter che Juve si erano interessate al baby del Chievo, Emanuel Vignato, fresco di convocazione per lo stage azzurro di lunedì. E la tensione potrebbe ulteriormente salire se a fine stagione si concretizzasse anche l’approdo di Antonio Conte alla Pinetina, al posto di Luciano Spalletti. Allora sì che la sfida sarebbe totale: non c’è bisogno di aggiungere altro.

Un’oncia di Bitter Campari, orgoglio milanese dal sentore amaro, e una di Vermouth rosso, simbolo dolce di Torino. Nello stesso bicchiere lo spirito delle due capitali del Nord, diverse eppure capaci di mescolarsi come in quel cocktail chiamato Mi-To, Milano-Torino. La rivalità ha, però, fatto epoca: ha coinvolto la cultura e l’economia, senza mai risparmiare lo sport. Oggi l’Inter golosa di Champions e la Juve mai sazia di scudetti continuano la sfida cittadina in un momento di entusiasmo: lo sport sta regalando, infatti, gioie e speranza tra Piemonte e Lombardia. Così a Torino i cocktail servono per festeggiare il prossimo arrivo dei giganti con la racchetta: dal 2021 organizzerà le Atp Finals di tennis e il sindaco Appendino conta di incassare 500 milioni a fronte di 250 di spesa. Spera che torni l’eccitazione vissuta ai tempi dell’Olimpiade invernale, il maxi-evento che Milano vuole abbracciare con Cortina: l’edizione del 2026 sarà assegnata il 24 giugno e molto del futuro della città passa dalla sfida all’ultimo voto con Stoccolma.

ASSESSORI CONTRO«Non è un derby, ma un gioco di squadra italiano: le nostre città dialogano attraverso lo sport, noi abbiamo la Next Gen e loro le Atp Finals! E poi i veri rivali per tutti adesso sono gli svedesi…», dice Roberta Guarnieri, assessore allo sport di Milano. Il suo collega a Torino è un ex atleta professionista e preparatore di squadre olimpiche tra curling, bob, atletica e tiro con l’arco. Lui, l’assessore Roberto Finardi, nell’agonismo sguazza sempre: «Le Finals non sono una consolazione alla mancata candidatura olimpica di Torino – commenta –: ogni gara è diversa, è una partita da vincere. Con Milano c’è sana rivalità, come se l’Italia avesse 2 punte da 30 gol a stagione ». Collaborare a distanza, quindi, come ai tempi della regina Margherita di Savoia: per lei a fine ‘800 il meccanico milanese Edoardo Bianchi costruì la prima bici da donna. Tra l’altro, la Milano-Torino, nata nel 1876, è la più antica tra le classiche italiane del ciclismo.

IL CONFRONTO Da un lato San Siro, eterno anche se un po’ ammaccato, dall’altro l’Allianz che guarda al futuro più il «Grande Torino», felice lascito olimpico. Tra altri impianti e fiere, piscine e palazzetti coperti, le capitali dello sport si guardano a neanche un’ora di treno. Con una certezza antica: a parte le battaglie per lo scudetto tra la Juve e le milanesi, raramente le squadre delle due città si sono scontrate per un titolo. Certo, ognuna va fiera dei propri primati: il 1º aprile 1966 l’Olimpia Milano conquistò la prima Coppa dei Campioni nella storia del nostro basket contro lo Slavia Praga; il 18 marzo del 1980 la Robe di Kappa Torino diventò la prima nel volley strappando la Coppa al VKP Bratislava. Ma oltre alla palla, è l’acqua di fiume a legare le due anime: il 15 ottobre 1890 Guido Alessandro Bonnet fondò la Canottieri Milano dopo essere rimasto folgorato da quattro vogatori della Canottieri Caprera di Torino sgorgati fin sul Naviglio Grande. Brindò con 60 soci entusiasti, chissà se con Vermouth oltre al Campari.

Tutto ineluttabilmente vero, incontrovertibilmente certificato: Neymar da Silva Santos Júnior, per brevità (e più semplicemente) Neymar, giovedì era a Torino. Sbarcato all’aeroporto di Caselle, s’è poi recato nel capoluogo piemontese.
Le domande che sono scaturite spontanee: è andato a incontrare i dirigenti della Juventus? S’è recato segretamente alla Continassa a firmare un nuovo contratto con i campioni d’Italia? Ha visionato la collina in cerca di qualche lussuosa villa in cui soggiornare l’anno prossimo?
Calmi. Non esattamente, anche se per alcune lunghe e guduriosissime ore i tifosi bianconeri hanno avuto modo di far galoppare la fantasia e ipotizzare – forzando un po’ le più elementari regole del fair play finanziario – una coppia da sogno composta dal campione brasiliano e da Cristiano Ronaldo, per una Juventus quantomai galattica e prepotente. Sontuosa e ricca, peraltro, considerando appunto che Neymar primeggia nella lista dei calciatori più costosi della storia: nel 2017 il Paris Saint Germain ha versato nelle casse del Barcellona 222 milioni di euro, per averlo.
Ebbene, la realtà delle cose è un po’ diversa. Anche se in effetti il nome di Cristiano Ronaldo c’azzecca eccome. Il motivo del blitz di Neymar a Torino è infatti legato alla realizzazione di uno spot pubblicitario proprio insieme con CR7.

I due si sono infatti ritrovati presso un capannone in zona Mirafiori laddove era tutto allestito per le registrazioni di una campagna pubblicitaria per una compagnia telefonica portoghese. Evidentemente la location torinese è frutto di un gioco di incastri dal punto di vista logistico dettato da tempistiche e impegni vari delle varie macchine organizzative (stiamo parlando, di fatto, di tre aziende dal fatturato ultramilionario: compagnia telefonica, ma anche Ronaldo e Neymar ovviamente). Peraltro la stella del Paris Saint Germain non se n’è avuto troppo a male all’idea di evitare un viaggio al collega e raggiungerlo a Torino, considerando la grande stima che nutre nei suoi confronti: «Un mostro, è un onore e un piacere affrontarlo in campo da avversario. Ogni volta che si gioca contro le sue squadre bisogna dare il doppio e anche questo mi ha aiutato a migliorare», ha spiegato l’attaccante in tempi non lontani. Magari un po’ meno positivamente hanno preso la cosa a Parigi, giacché pure i transalpini saranno di scena questa sera, peraltro in una partita ancor più decisiva di Inter-Juventus (la finale di Coppa di Francia contro il Rennes) e Neymar sarà in campo dall’inizio, ma tant’è: «Non sono suo padre, né un poliziotto», la risposta di Thomas Tuchel a chi gli chiedeva un parere in merito.
I tifosi parigini, comunque, possono stare tranquilli. Almeno per ora… Ronaldo-Neymar coppia torinese solo per questioni commerciali, non tattiche. Anche se sullo sfondo continua a campeggiare una frase del presidente Agnelli: «Dovremo prendere il prossimo Ronaldo: ma all’età di 25 anni». Galoppare con la fantasia è dunque lecito.

Gita a Milano? Non per Cristiano Ronaldo, nemmeno sfiorato dal tormentone dei tifosi bianconeri, che si godono lo scudetto anticipato punzecchiando gli interisti a proposito dell’irridente spensieratezza che possono permettersi nel derby d’Italia. Non CR7: per lui questa sera conta. Sostanzialmente perché per lui conta sempre, anche quando sfida i compagni nella gara dei tiri in porta, ma questa sera ha motivazioni che vanno oltre il suo smisurato senso della competizione. 

Primo: vuole vincere la classifica dei cannonieri, così da essere il primo ad averla vinta in Inghilterra, Spagna e Italia (da sabato è il primo nella storia ad aver vinto i tre campionati). Ogni partita da qui alla fine conterà, ogni gol sarà un passo verso il suo traguardo personale. Nessuno si stupisca, insomma, di vederlo indemoniato dalla trequarti interista in su. 

Secondo: si gioca a San Siro, un tempio mondiale del calcio e Ronaldo lo vuole conquistare di nuovo. Fino all’undici novembre scorso era uno dei pochissimi grandi stadi in cui non aveva segnato. Il gol al Milan, con relativo «siuuu» urlato dal sempre nutrito contingente juventino al Meazza, è rimasto nel cuore di CR7 che vuole un bis contro l’Inter. 

Terzo: settantamila spettatori sugli spalti, 200 paesi collegati attraverso 40 emittenti televisive e 420 operatori dell’informazione accreditati con 55 media stranieri presenti sono numeri che stimolano ulteriormente l’ego del portoghese. Detto che Ronaldo si impegna anche quando gioca allo Stirpe con il clamore mediatico settato al minimo, non disdegna mai un po’ di pubblicità globale per ricordare quanto è forte ai suoi milioni di tifosi sparpagliati per il mondo ma tenuti legati dalla sua fitta rete social. 

Inter-Juventus per Ronaldo non sarà, quindi, la gita scolastica di cui ridacchiano i tifosi bianconeri, anche se il ritrovo della squadra è fissato solo per questa mattina (niente ritiro) e MassimilianoAllegri aspetta la squadra direttamente a Milano: il modo per concentrarsi lo troverà di sicuro. 

Ma con lui anche la squadra, perché se per Cristiano Ronaldo è sempre una questione di agonismo spinto, ci sono una serie di giocatori della Juventus che contro l’Inter sosterranno un piccolo o grande esame in vista della prossima estate. Tra chi non c’è (vedi il bistrattato DouglasCosta) e chi c’è (Cuadrado, per esempio) si conta una manciata di giocatori che si giocano la rinconferma. E poi ci sono quelli sui quali sono in corso esperimenti tattici, come EmreCan, e quindi dovranno cercare di dare il massimo per renderli più attendibili. 

PavelNedved, uso a seguire molto da vicino il lavoro della squadra in allenamento con l’incalzante severità del suo sguardo e qualche parolina al momento giusto avrà fatto capire ai giocatori di Allegri che contro l’Inter non si scherza mai, che c’è di mezzo l’orgoglio e che, soprattutto, la società saprà valutare con attenzione l’atteggiamento dei singoli che anche in una partita teoricamente senza una finalità di classifica devono dimostrare la massima serietà e l’impegno necessario. 

Nessuno ha voglia di fare una brutta figura a San Siro, non ora che nell’immaginario collettivo bianconero l’eliminazione con l’Ajax fa ombra all’impresa dell’ottavo scudetto conquistato. Inter, derby con il Torino e trasferta a Roma sono partite che devono portare in modo trionfale o quasi alla consegna del trofeo, prevista per il 19 allo Stadium dopo Juventus-Atalanta. E CR7 lo sa benissimo. 

Con la Champions, si decide pure il futuro di Luciano Spalletti. Tutto, a quarto posto conquistato, sarà più chiaro. Certo è che Antonio Conte, nonostante l’ingerenza della Roma, è sempre al centro dei pensieri di Beppe Marotta. L’operazione ha però costi importanti e per questo motivo Suning, qualora l’uomo di Certaldo dovesse centrare l’obiettivo, potrebbe optare per la permanenza dello status quo, pur essendo pure Steven Zhang da sempre un grande ammiratore dell’ex ct della Nazionale. La situazione è fluida e Spalletti – che per nulla ha gradito il montare delle indiscrezioni sull’ormai prossimo sbarco all’Inter del collega – ieri (dopo aver visto in forte risalita le sue possibilità di restare) ha voluto prendersi una prima, piccola, rivincita. «Io devo sempre dare il meglio di me stesso, poi c’è sempre qualcuno che ti va a giudicare – ha sottolineato – La mia società è giusto che vada a cercare il meglio per l’Inter e, se ci sono io dentro a questo miglioramento da fare, va accettato». Anche da chi (e qui la punzecchiatura è tutta per i media “colpevoli” di aver seguito una pista più che concreta) avrebbe tirato la volata a Conte. «Per quanto mi riguarda l’Inter poteva passare un turno di più nelle Coppe, ma è un discorso che va affrontato a fine campionato quando ce le facciamo due chiacchiere, facendo anche qualche nome e cognome. Perché bisogna parlare di chi fa il proprio lavoro in maniera corretta e chi lo fa in modo scorretto», la “minaccia” – neanche troppo velata (ma almeno con un sorriso sulle labbra) – ai presenti. Spalletti, a corredo, ha pure snocciolato i capisaldi dello spot che farebbe sul suo buon governo della Repubblica nerazzurra «in questi due campionati abbiamo preso pochi gol e ne abbiamo segnati tanti, abbiamo espresso un gioco propositivo fatto sul possesso palla, abbiamo vinto molto in trasferta e, più in generale, siamo sempre andati a giocarcela. In più abbiamo avuto un solo giocatore espulso a stagione, risultando i migliori di tutti a livello comportamentale». 

 Quasi superfluo sottolineare come una vittoria sulla Juve darebbe ancor più forza alle possibilità che Spalletti resti ancorato allo scoglio anche per la prossima stagione: «Questi tre punti potrebbero diventare fondamentali perché abbiamo di fronte un colosso come la Juve. Andiamo a giocarci fiduciosi la partita perché nelle prestazione fatte dall’Inter contro di loro si è visto che non c’è una distanza così ampia. Ronaldo? I nostri hanno uno spessore tale da potersi confrontare con un campione come lo è lui». Inter che stasera proverà a ritrovare una vittoria che a San Siro manca dal derby del 17 marzo (giocato però formalmente in trasferta): «E’ solo una coincidenza il fatto di riuscire a fare gol fuori casa e non in casa perché l’atteggiamento è sempre lo stesso e a San Siro si attacca di più. Noi con la Juve proveremo come sempre a tenere palla e a posizionarci nella loro metà campo, badando però all’equilibrio per non avere problemi con le ripartenze (fondamentale in tal senso sarà il rientro di Marcelo Brozovic, ndr). Il calcio che vogliamo proporre è difficile perché il possesso va fatto a cinque metri dagli avversari: solo così poi si riesce subito a posizionarsi nella fase difensiva. Io sono fiducioso perché i ragazzi hanno passato una settimana restando sempre “connessi”. Quella con la Juve è una partita che si gioca tutto l’anno nei bar, in ufficio, in spiaggia: è una sfida manifesto per il nostro campionato. E di conseguenza fare bene, visto che negli ultimi campionati ci sono stati sempre davanti, diventa fondamentale per andare a diminuire sempre qualcosa affinché si possa in un tempo limitato andare anche a vincerci con la Juve». Che è il grande obiettivo di Suning.

All’andata, alla Juventus è bastata un’incornata di Mario Mandzukic per battere l’Inter: ora che l’attaccante croato “ammazzagrandi” è infortunato, tocca a Cristiano Ronaldo andare a segno contro i nerazzurri. Il fuoriclasse portoghese guiderà i bianconeri e accanto dovrebbe avere Federico Bernardeschi. Max Allegri non scioglie il ballottaggio sul partner del penta Pallone d’Oro. «Se giocherà Bernardeschi, il cambio sarà Kean. Se giocherà Kean, il cambio sarà Bernardeschi». Ma il toscano sembra essere in vantaggio. Del resto non ha tante alternative il tecnico bianconero con sette giocatori in infermeria (l’ultimo è Rodrigo Bentancur, alle prese con un affaticamento muscolare alla coscia) e 20 convocati tra cui tre ragazzi dell’Under 23 (Del Favero, Pereira da Silva e Nicolussi Caviglia). 

Anche se dice di non voler sperimentare stasera a San Siro Allegri potrebbe riproporre Emre Can terzo difensore centrale insieme con Leonardo Bonucci e Giorgio Chiellini, che ha recuperato dall’infortunio e parte subito titolare. Il centrocampista tedesco è già arretrato in difesa, giocando come terzo centrale a destra contro l’Atletico Madrid all’Allianz Stadium, dove ha disputato un’ottima prova nella rimonta di Champions League. Contro il Cagliari è stato invece impiegato in entrambi i ruoli: mezzala accanto a MiralemPjanic e difensore centrale in sostituzione dell’infortunato MartinCaceres. Adesso però è chiamato a superare un altro esame. «Emre Can ha fatto bene da terzo centrale quando giocavamo nella metà campo avversaria, bisogna vedere se sarà bravo quando ci sarà da difendere» s’interroga Allegri. Certo che se dovesse funzionare il tecnico si troverebbe in rosa un jolly assai prezioso anche in chiave di svecchiamento della difesa.  

Nel centrocampo a cinque dovrebbero invece agire Cancelo e Alex Sandro da esterni, Cuadrado e Matuidi da mezzale e Pjanic da regista. «Poi dalla panchina avremo Spinazzola» il cambio già programmato. In caso di 4-3-3, non cambierebbero i protagonisti ma soltanto le posizioni in campo: Cancelo o De Sciglio a destra, poi la coppia centrale Bonucci-Chiellini e Alex Sandro a sinistra, Emre Can-Pjanic-Matuidi in mezzo, Cuadrado più Ronaldo e Bernardeschi davanti. 

E come già era stato annunciato dopo la Fiorentina e la conqusita dello scudetto, la Juventus non andrà in ritiro: la squadra si trova direttamente questa mattina alla Continassa e poi partirà in pullman direzione Milano.  

Icardi? Se non sarà, difficilmente farà gol…». ( I Sorride, Massimiliano Megli, e stuzzica Luciano Spalletti, alle prese con il dilemma tra Maurito e Lautaro Martinez. «leardi è un giocatore straordinario che alla Juventus ha sempre fatto gol. Bisognerà essere bravi, se d sarà, a non fargli fare gol; se non d sarà diffìcilmente d riusdra (ride, ndr). Fèrò dè sempre una prima volta e magari domani non segnerà. ..». Punta anche sulla legge dei grandi numeri, Max, per esor- dzzare lo spauracchio dell’ex capitano nerazzurro che quando vede bianconero si scatena. E chissà che la punzecchiatura di Allegri e soprattutto quei complimenti all’argentino non possano aprire la porta allo sbarco clamoroso di Maurito inbianoonero. Meglio averlo nella propria squadra che come avversario, verrebbe da pensare… FUTU R0. Il tema resterà buono per le prossime settimane, quando si parlerà sempre più approfonditamente di futuro. La questione del domani riguarda da vidno lo stesso tecnico juventino: sarà ancora Megli l’allenatore della Juve nella prossima stagione? Stando alle rassicurazioni pubbliche offerte dal presidente Agnelli e dallo stesso Max, verrebbe da pensare di sì. Ma non tutto è ancora deciso, la situazione resta fluida e potrebbero esserci sorprese perché c’è ancora un passaggio decisivo nella vicenda. incontro Allegri-Agnelli che dovrà chiarire ogni cosa sul futuro della panchina dei campioni d’Italia. «Non c’è una data per l’appuntamento con la società, lasciamo passare il primo maggio poi d vedremo. Altre volte d siamo visti anche a giugno, quindi siamo in anti- dpo…». Niente fretta, quindi, massima serenità. «Servirà luddità nel prendere le decisioni per creare le basi e i presupposti di una nuova annata importante e vincente – rileva Max – E non d sono condizioni o richieste da parte mia. Ci sarà un confronto, in cui analizzeremo dò che è andato bene e dò che è andato male. Un confronto da cui bisognerà usarne migliori per programmare una stagione che sarà difficile: per vincere il nono scudetto, per tentare di vincere la Champions, la Coppa Italia e la Supercop pa serve luddità. Bisogna essere luridi nelle valutazioni e distaccati da quello che è successo quest’anno. Quando riparte la stagione, si azzera tutto. Ciò che abbiamo fatto rimane scritto nella storia, il resto sono chiacchiere».

CHAMPIONS. Tra gli argomenti della discussione, d sarà anche l’eliminazione subita con l’Ajax: «La Champions è una competizione talmente bella quanto “bastarda”. Se non arrivi al momento giusto nelle migliori condizioni, paghi. Noi quest’anno abbiamo fatto bene fino alla sosta invernale, poi è stato tutto un rincorrere gli infortuni. E’ normale che ci siano critiche, perché conta il risultato, ma la Juventus non è una folata di vento che fa un anno di Champions e basta; negli ultimi anni si è stabilizzata nelle prime otto d’Europa, quindi buttare all’aria un lavoro fatto e che verrà continuato nei prossimi anni è eccessivo. In questa stagione per la prima volta nei miei cinque anni siamo arrivati male ai quarti. E sicuramente ho responsabilità anche io». Quanto peseranno sul futuro?Un tempo, neppure tanto lontano, Inter-Juventus era la sua partita. Perché Mauro leardi, 8 reti in 11 incroci contro i bianconeri, alla Vecchia Signora ha spesso regalato dispiaceri. Stasera invece tutto porta a pensare che starà a guardare perché, come noto, per Spalletti non è più il titolare. Nelle gerarchie dell’allenatore toscano viene prima Martinez e anche la conferenza stampa di ieri lo ha fatto capire. .Al netto della pretattica sulla scelta del centravanti («Chi gioca tra lui e Lautaro non si dice, ma in settimana i ragazzi hanno lavorato tutti bene»), Ludo non ha certo messo Mau- rito al centro del progetto come temeva .Allegri o come succedeva prima della traumatica rottura di metà febbraio. Ffer Max, però, il tecnico di Cer- taldo ha avuto una risposta dopo la sua frase in conferenza stampa alla Continassa («Non gioca leardi? Meglio per la Juve») quando ha parlato a Sky «Qualcuno non si aspetta questo o quel giocatore in campo, ma ridurre l’Inter a questi due nomi è offensivo verso gli altri. E’ necessario essere attenti a distribuire in un gruppo i ruoli e i conpiti: quello che sa fare uno non basta perché il calcio è un gioco di squadra» ha piegato Luciano, criptico anche quando gli è stato chiesto se sarebbe deluso da leardi in caso di trasferimento alla Juventus la prossima estate: «A me danno fastidio poche cose. E le cose che mi danno fastidio, danno più fastidio a quelli che le fanno». Un modo per ribadire che non le manda a dire dietro e che affronta sempre faccia a faccia chi commette degli errori. E successo anche con leardi, che secondo lui non si è comportato bene in inverno con lo spogliatoio, e per questo tra i due il rapporto si è incrinato irrimediabilmente. Comunque vada le loro strade si separeranno a fine stagione.

FARÒ I NOMI. La presentazione del big match contro la Juventus però è stata anche l’occasione per parlare di futuro e delle critiche che Spalletti riceve da tempo. Il nome di Conte, suo possibile successore se la società varerà il cambio in panchina, non è stato mai fatto, ma non ce n’è stato bisogno per scatenare le riflessioni… minacciose di Spalletti: «Poca considerazione nei miei confronti? Per quanto mi riguarda io devo dare il meglio di me e poi d sarà qualcuno che mi giudicherà. La società è giusto che cerchi il meglio per Plnter: se ci sono io in quel meglio, va accettato (lo ha detto sorridendo e allargando le braccia in modo da lanciare un messaggio ai suoi detrattori, ndr). Se invece d si riferisce ai mulini a vento, quelli girano sempre e portano il discorso dove gli pare in base ai voleri dei direttori dei giornali, alle telefonate che si ricevono, ai procuratori e a quello che fa comodo. Ma la gente si accorge di certe cose… In fondo al campionato ci diremo le cose giuste facendo nomi e cognomi». E di sicuro non voleranno parole al miele.

GAP CON LA JUVE. Spalletti naturalmente ha parlato anche del divario con la Juve, la sua bestia nera: «Le ultime due sconfitte contro di loro hanno dimostrato che a livello di gioco espresso la distanza non è così ampia come la classifica del campionato fa intendere. Ecco perché siamo fiduciosi in vista di questo incontro. I tre punti sarebbero fondamentali sia per la corsa Champions sia a livello psicologico anche perché far risultato con un colosso come la Juventus, che ha campioni del calibro di Ronaldo e Pjanic, ti dà una bella spinta. Loro verranno qua per metterci in difficoltà con le ripartenze e sarà fondamentale come faremo girare la palla. Ein- gresso tra le prime quattro è ancora tutto da conquistare perché in Serie A c’è grande equilibrio, una cosa fondamentale per mettere in dubbio il predominio dei bianconeri. .Ai ragazzi chiederò di giocare come nelle ultime trasferte, pensando a costruire dal basso. Alla lunga paga».

Un occhio alle figuracce da evitare a San Siro, l’altro al calendario su cui appuntarsi l’incontro con il presidente Andrea Agnelli. Anche se siamo a fine stagione l’agenda di Massimiliano Allegri resta congestionata. «Non ci siamo dati una data. Dopo la partita-scudetto c’è stata Pasqua, poi il 25 aprile, ora il 1° maggio. Lasciamo passare questi giorni, poi quando la società vorrà parleremo. Ci sono state annate in cui ci siamo incontrati a giugno, siamo in anticipo».
Questa però non è un’annata come le altre perché è la prima in cui la Juventus di Allegri è uscita malamente dalla Champions. E si parlerà anche di quello nell’incontro in cui sarà definito il futuro dell’allenatore, che va in scadenza nel giugno 2020. «Analizzeremo quello che è andato bene e quello che è andato male. Bisognerà essere lucidi nelle valutazioni e distaccati da quello che è successo» spiega Allegri. E poi si getteranno le basi della nuova stagione «per creare obiettivi nuovi a livello di crescita della squadra, per essere competitivi come tutti gli anni». Allegri non tentenna quando parla della prossima annata alla guida della Juventus, ma illustra anche le condizioni affinché il cammino continui insieme. «Quando si programma il futuro ci si confronta. E dal confronto bisogna uscirne migliori per una stagione che sarà difficile, serve lucidità per vincere il nono scudetto, tentare di conquistare la Champions, di nuovo la Coppa Italia e la Supercoppa. L’anno prossimo, quando la stagione riparte, si azzera tutto. Bisognerà lavorare, correre, allenarsi. Quello che abbiamo fatto rimane scritto nella storia, il resto sono chiacchiere».
Ma c’è ancora un campionato da chiudere e, soprattutto, la Juventus può essere l’ago della bilancia nella corsa Champions. Affrontare l’Inter, seppur con lo scudetto già cucito sul petto, richiede sempre una soglia molto alta di attenzione perché la rivalità del derby d’Italia non viene mai meno. A San Siro Allegri schiererà la Juventus migliore con il ritorno di Giorgio Chiellini, che sarà titolare,e l’assenza di Rodrigo Bentancur, non convocato per un affaticamento muscolare alla coscia. «Vogliamo fare il meglio possibile perché perdere ci fa girare le scatole. Non andiamo in giro a fare figuracce da qui alla fine: siamo la Juve, ci sono belle partite che stimolano e vogliamo fare più punti possibili». A San Siro Allegri rivedrà Beppe Marotta per la prima volta da avversario («Sono stati 4 anni bellissimi, con lui abbiamo fatto un ottimo lavoro di crescita. Poi siamo professionisti e le strade ogni tanto possono dividersi») e si ritroverà di fronte Mauro Icardi. «Se sta in panchina meglio, alla Juve ha fatto sempre gol». Non ha intenzione di fare esperimenti contro i nerazzurri, per le allegrate ci sarà tempo. «Ci sono due cose che m’incuriosiscono: una è Bernardeschi mezzala. Ora è costretto a fare l’attaccante, ma voglio capire se può fare il centrocampista: ci vuole equilibrio mentale perché non ci sono tempi morti in mezzo. L’altra è Cancelo: voglio provarlo come mezzala».
Ma nelle chiacchiere della vigilia di Inter-Juventus spunta ancora l’Ajax, nota dolente della stagione. «Con il senno di poi non si va da nessuna parte. La Champions è talmente bella quanto bastarda: arrivi nel momento clou nelle condizioni imperfette e paghi. Abbiamo fatto bene fino alla sosta, poi abbiamo ripreso e rincorso gli infortunati. Dopo l’Ajax ho sentito tante critiche, giuste perché conta il risultato, ma la Juve si è stabilizzata nelle prime 8 in Champions: buttare all’aria un progetto da continuare è eccessivo. Bisogna lavorare per capire dove si è sbagliato. Quest’anno per la prima volta nei miei cinque anni, siamo arrivati male ai quarti. E sicuramente è colpa anche mia» l’onesta ammissione.

Radja Nainggolan va alla ricerca del suo primo scalpo prestigioso con la maglia dell’Inter. Finora in campionato il centrocampista belga ha segnato a Bologna, Genoa, Sampdoria e Frosinone (in Champions rete nel successo con il Psv a Eindhoven). Manca ancora un colpo decisivo contro una grande delle zone alte della classifica, in quelle partitissime nelle quali solitamente il numero 14 era abituato a lasciare il segno quando giocava con la Roma. Complice una stagione tormentata dagli infortuni, questo non è ancora successo in nerazzurro.

Per Nainggolan la sfida con la Juventus sembra l’ideale per sbloccarsi in un big-match. Il belga ha sempre vissuto con grande partecipazione gli incroci con i bianconeri: «E’ sempre stata una partita particolare per me perché i bianconeri mi hanno cercato in passato e poi non si è fatto niente», ammette il giocatore nerazzurro nel corso di un’intervista a Dazn alla vigilia del derby d’Italia di questa sera a San Siro. Il Ninja parla della sua predisposizione per le grandi partite: «Preferisco sfidare le squadre più forti per cercare di batterle, è una cosa che ho sempre avuto in testa». Da questo punto di vista la Juventus rappresenta il banco di prova migliore anche se arriva a San Siro già matematicamente Campione d’Italia e quindi non ha esigenze particolari di classifica: «È la squadra da battere da tanti anni e penso che qualsiasi squadra vorrebbe battere la Juventus. Per noi è una partita importante per raggiungere il nostro obiettivo».

Per il giocatore fortemente voluto all’Inter da Spalletti potrebbe essere una serata di svolta. Lui stesso ha bisogno di un riscatto dopo mesi tra alti e bassi. Non era certo questa la stagione che si sarebbe aspettato dopo il trasferimento da Trigoria alla Pinetina: «Spero di non avere più infortuni e migliorare fisicamente. Mi auguro che i tifosi riescano a vedere il miglior Nainggolan. L’importante quest’anno è centrare l’obiettivo – ripete con riferimento alla qualificazione in Champions League – abbiamo fatto un cammino importante con alcune difficoltà ed episodi che hanno danneggiato un po’ tutti». Il centrocampista nerazzurro individua un momento cruciale nell’annata dell’Inter: «È mancata un po’ di maturità per invertire la rotta e riprendersi subito dopo un brutto momento. Nell’ultima partita del girone di Champions League, ad esempio, bastava vincere, dopo quella delusione sono arrivati dei risultati negativi». Il pareggio con il Psv Eindhoven, che ha impedito di centrare la qualificazione agli ottavi, ha frenato per diverse settimane l’Inter.

Nel futuro dei nerazzurri potrebbe esserci un giovane italiano che Nainggolan conosce bene: Niccolò Barella, ora al Cagliari, la squadra che ha lanciato il belga in Serie A. In comune i due giocatori hanno anche lo stesso procuratore: Alessandro Beltrami. «Nel modo di giocare mi ricorda un po’. Mette sempre tutto se stesso, è uno che fa la differenza non segnando o facendo assist, ma perché fa giocare meglio i compagni. Giocare insieme a lui? Perché no! Giocare con calciatori forti è sempre bello». Sarà il prossimo mercato a dire se l’affare andrà in porto. Infine una battuta su Pjanic, oggi avversario ma ex compagno a Roma: «L’ho sentito qualche giorno fa perché aveva bisogno di biglietti – sorride – Miralem è uno di famiglia, non importa a quale ora o data. È una persona importante per me e abbiamo fatto un percorso insieme, è un ragazzo che sento spesso e volentieri».

Le cose più serie, Massimiliano Allegri, le dice con una battuta. Quella di ieri pomeriggio su DouglasCosta è di quelle affilate come un bisturi e ha sezionato la controversa stagione del brasiliano, iniziata in modo promettente e finita in modo imbarazzante con infortuni più o meno misteriosi e quei venti minuti di Amsterdam, nei quali nonostante tutto poteva ancora cambiare la storia della qualificazione. Quel palo, un palo «bastardo» lo definirebbe Allegri, ha invece lasciato sul tavolo bianconero lo scottante caso Costa, giocatore di talento tanto indiscutibile quanto geniale, ma senza continuità e dannatamente fragile. Non solo nei muscoli, ma anche nel carattere e nell’attitudine.
«Douglas Costa è sparito, non so neppure se è biondo o moro», ha scherzato Allegri in modalità livornese, probabilmente digrignando dentro al sorriso il pensiero che nei momenti chiave della stagione gli sarebbero serviti come l’aria il suo dribbling secco, che ubriaca, e lo scatto da fermo che polverizza qualsiasi difensore.
L’annata di Douglas si è incrinata contro il Sassuolo, in un momento particolarmente felice, dopo una serie di prestazioni positive che stavano facendo maturare ad Allegri l’idea di un gioco diverso, nel quale sfruttare la dinamitarda imprevedibilità del brasiliano per innescare Ronaldo. In quel maledetto pomeriggio, però, Douglas Costa, forse provocato, non aveva trovato di meglio dafare che sputare addosso a Federico Di Francesco, meritandosi una severa reprimenda (con multa) della Juventus e una squalifica di quattro turni. «Vabbè, c’è la Champions», avrà pensato Allegri. E invece no, perché nella gara successiva, contro lo Young Boys, Douglas Costa era incappato nel primo infortunio della stagione. Non lungo, perché era tornato quasi subito, in contemporanea con il termine della squalifica, senza però mai essere efficace come a inizio stagione, tranne che in rare occasioni.
Poi il nuovo infortunio, il 2 febbraio contro il Parma. Non era stato presentato come una cosa grave: «Contusione con ematoma». Roba da una decina di giorni in teoria, ma poi si scopre un guaio al polpaccio, non si sa se conseguente alla botta o accaduto in un’altra occasione. Il risultato però è che Douglas ricompare in gruppo un mese dopo, in tempo per giocare contro l’Atletico Madrid al Wanda Metropolitano, dove sarebbe stato molto utile. Sarebbe perché in realtà Douglas ha una ricaduta alla vigilia della partenza e torna fra gli indisponibili con la velocità di solito usata per saltare gli avversari.
Un altro mesetto ai box e DC ricompare per la trasferta ad Amsterdam, dove finalmente torna in campo. Entra a partita in corso e rischia di ribaltarla con quello scatto verso la porta che spacca in due la difesa olandese e quel tiro che illude tutti ma finisce sul palo.
La vera illusione, però, è quella di averlo recuperato perché quei venti minuti in campo costano l’ennesima ricaduta e Douglas Costa scompare di nuovo per la gara di ritorno, nella quale sarebbe stato sicuramente utilizzato da Allegri.
Solo sfortuna? Per il 90% sì. Ma nel corso della stagione, Douglas non ha mancato di far alzare qualche sopracciglio nei piani alti della sede: per esempio quando nel pieno della sua squalifica e in mezzo a periodo di stop per infortunio aveva organizzato un blitz parigino per andare al festone di compleanno di Neymar, causando pure un incidente sulla Milano-Torino. Cose che non capitano a Cristiano Ronaldo, così per dire.
E ora? La Juventus ha il dubbio: il suo talento è roba da Champions, il resto un po’ meno. Il risultato del ragionamento è che in presenza di un’offerta allettante (dai 50 in sù) l’idea di cederlo verrebbe presa in considerazione. In seria considerazione.

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