Alberto Angela consiglio per i giovani: ”se trovi una porta chiusa, girati dall’altra parte e cercane un’altra”

Pubblicato il: 10 Settembre 2020 alle 12:12

Avrebbe dovuto arrivare sino in Groenlandia con la serie di “Ulisse”: «Con la pandemia non me la sono sentita di mettere a rischio la salute della troupe. Il virus ci ha costretto a inventarci qualcosa di diverso, pure una puntata su Elisabetta II che quando le dissero che sarebbe stata regina esclamò: “Povera me!”», svela il divulgatore di Rai Uno. «In famiglia per tutelare mio padre, che ha 91 anni, abbiamo usato ogni cautela. Ora sogniamo un progetto insieme».

Sfoggia un sorriso sgualcito e la chioma spettinata da 39 anni di esplorazioni e viaggi tv e riparte dopo lo stop del Covid: «Non sono riuscito nemmeno a scrivere, con la tensione da lockdown, e adesso sono indietrissimo col nuovo libro», confida prima di tornare con Ulisse, il piacere della scoperta, i mercoledì sera su Rai Uno. Un nuovo debutto più complicato che in passato? «Particolarmente per noi che facciamo un programma di viaggi, di esplorazioni.

Avremmo dovuto andare sino in Groenlandia. Ma mi preoccupava prima di tutto la salute della troupe e ho detto: “Lasciamo perdere”. Che non significa fermarsi, ma riconvertirsi, cercare nuove idee. E trovarne, in un Paese come l’Italia, per fortuna non è difficile. Per esempio visitiamo Roma, dall’alto, a volo di rondine. Perché cose note da prospettive diverse appaiono inedite, inesplorate. Paradossalmente, poi, Covid ci ha fatto trovare un set inconsueto, i Fori Romani semideserti, pazzesco

. Non solo in tv, per ripartire serve uno sguardo nuovo? «Bisogna essere consapevoli che il nostro mondo occidentale arriva da un periodo assolutamente anomalo nella storia dell’uomo. 75 anni, dalla fine della seconda guerra mondiale, sostanzialmente di pace e sviluppo continuo. Tre generazioni che non hanno dovuto affrontare difficoltà. Ripeto, solo nel nostro angolo di mondo. Ecco, Covid ci ha aperto uno spiraglio su che cosa l’umanità abbia sempre dovuto attraversare: epidemie, carestie, guerre, da cui se ne esce sempre ingegnandosi.

So bene che il periodo più duro per molti non è alle spalle, anzi. Capisco l’ansia e l’angoscia di chi non sa cosa gli riservi il futuro. Ma l’uomo ha sempre saputo trasformare la rabbia in energia e dalle macerie delle guerre i giovani di ieri hanno costruito l’Italia di oggi». Oggi molti sondaggi danno i giovani invece particolarmente preoccupati per il futuro. «Io ho molta fiducia nei giovani. Sono molto più scaltri di noi, più reattivi. Lasciamo stare certi ritratti negativi delle cronache.

Ma ricordiamoci che l’Italia nel mondo viene presa a modello, positivo, per la gestione di questa crisi. Colossi come Russia, Usa, Brasile, India stanno messi molto peggio di noi. E poi io credo che il fatto di avere nel nostro Dna secoli di lettere, arte, storia, la cultura e la saggezza dei nonni, alla fine, si faccia sentire sempre. Ma a qualsiasi giovane, di qualsiasi epoca, io ripeto: il futuro dipende dalle tue capacità. Inutile piangersi addosso, aspettare aiuti dall’alto. E, soprattutto per le ragazze, bisogna avere la forza di rendersi indipendenti a partire dalla cultura. E se trovi una porta chiusa, girati dall’altra parte e cercane un’altra».

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