Dove vedere diretta live tv Juventus – Dinamo Kiev Streaming Gratis su Sky o Dzan?

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L’idea di Andrea Pirlo di concedere un turno di riposo a Juan Cuadrado e Danilo pone diversi punti interrogativi sull’assetto della Juventus contro la Dynamo Kiev all’Allianz Stadium. L’unica certezza è la coppia d’attacco, dove torna Alvaro Morata a fare coppia con Cristiano Ronaldo, mentre Paulo Dybala si accomoda in panchina. Una scelta obbligata, poiché lo spagnolo è stato squalificato per due giornate in campionato e quindi può essere sfruttato in Champions. L’assenza di Cuadrado toglie l’elemento su cui si fondano gli equilibri nelle due fasi di gioco, per il lavoro del colombiano sulla fascia destra. Si potrebbe così vedere un più classico 4-4-2, con una difesa composta da Demiral, De Ligt, Bonucci e Alex Sandro. A centrocampo Ramsey dovrebbe muoversi sulla fascia sinistra, mentre su quella destra sono diverse le ipotesi possibili: c’è la tentazione di dare una maglia a Bernardeschi, con Kulusevski come alternativa, insieme allo stesso Chiesa, che potrebbe essere proposto sulla corsia che più ama. In mediana McKennie si candida per affiancare Bentancur.

Dove e come guardare la partita

Juventus Dinamo Kiev si disputerà questa sera, Mercoledi 2 dicembre 2020, alle ore 21.00  La partita sarà visibile sui canali Sky e nello specifico sui canali Sky Sport, sia sul satellite che sul digitale terrestre ed ancora Sky sport Arena al numero 204 del satellite. Ovviamente chi vorrà potrà seguire anche il match in diretta streaming. Gli abbonati potranno affidarsi a Sky Go per poter vedere il match, scaricando l’app su dispositivi mobili quali computer e notebook o ancora tablet e smartphone. Ci sarebbe ancora un’altra possibilità, ovvero guardare il match su Now Tv, il servizio di streaming live e on demand di Sky che da la possibilità di poter assistere ai più importanti incontri di calcio, ovviamente dopo aver acquistato uno dei pacchetti offerti.

Nel gioco delle rotazioni che potrà fare solo del bene a questa Juventus s’inserisce un ragazzino che il 26 gennaio compirà trent’anni, eppure a vederlo sembra destinato a non invecchiare mai. Alex Sandro ti guarda sempre alla stessa maniera: l’occhio è vivo, lo sguardo è tutt’altro che spento, il senso di sicurezza che sa trasmettere non stupisce più. Neppure l’infortunio con decorso mai così lungo da quando – estate 2015 – veste il bianconero ha cambiato i suoi connotati, ma questo non è il tempo dei bilanci. C’è una stagione cui dare una decisa sterzata, c’è una Juve che ha un disperato bisogno di condottieri in grado di affiancare sua maestà Cristiano Ronaldo, c’è l’ex Porto che non vede l’ora di tornare alle medie abituali: tipo una quarantina di presenze garantite ad ogni stagione, giusto per farsi ricordare a chi nell’osservare Gianluca Frabotta e Danilo sul prato s’era forse dimenticato che la fascia sinistra dei campioni d’Italia ha un padrone di casa indiscutibile da un pezzo.

Alex Sandro s’era fermato alla vigilia di Juve-Samp, prima di campionato. Dieci giorni fa contro il Cagliari ha giocato gli ultimi nove minuti dopo due mesi di stop, con il Ferencvaros 72 ore dopo è rimasto in campo fino alla fine e oggi è prontissimo a tornare sul palcoscenico, protagonista fra i protagonisti. Lui e la Juve hanno condiviso un sentimento: l’uno è mancato terribilmente all’altra e viceversa. L’esperienza del brasiliano tornerà più che utile a una squadra ricca di giovani e che finora ha alternato momenti di esaltazione collettiva a paurosi silenzi: si spegne la luce, tutti zitti e l’avversario gozzoviglia a suo piacimento. Bravo, il laterale bianconero, anche a leggere correttamente le situazioni in cui ha fatto da osservatore esterno, come in questa prima parte di annata.

Prendete alcuni frammenti della conferenza della vigilia di Juventus-Dynamo Kiev: «Quando la Juve vince va tutto bene, quando non vince tutti iniziano a parlare: siamo abituati. Ci mancano solo i risultati, però sappiamo di essere in crescita e che dobbiamo migliorare»; «Il modo di giocare è cambiato, la mentalità è la stessa»; «Sono sicuro che qui tutti abbiano l’esperienza e la voglia di dimostrare ciò che valgono»; «Nella Juve devi sfruttare le giocate quando hai il pallone, ma bisogna saper giocare anche senza»; «Per mentalità la Juventus deve sempre provare ad arrivare in fondo alla Champions»; «Vorrei vedere un salto di qualità in tutti i reparti, mantenendo alta la concentrazione fino alla fine per evitare di prendere ancora gol all’ultimo minuto».

Pillole di saggezza, istruzioni per un uso corretto della partita di stasera, che deve essere interpretata come fosse una finale. Alex Sandro si dice pronto per giocare e il suo rientro vale al pari di una benedizione su una squadra che mai come ora vive la necessità di coniugare gioco e risultati. È la stessa continuità che il brasiliano va cercando, quella che l’ha supportato nell’arco di un quinquennio in cui più volte è stato un uomo mercato, accostato al Paris Saint-Germain, ai due Manchester oppure al solito Chelsea dove Emerson Palmieri è tuttora un oggetto più misterioso di un ufo. In Inghilterra e non solo ci metteranno poco a ravvivare il gossip relativo a un eventuale scambio di cartellini, già solo per il fatto che Alex guadagni più dell’azzurro e la Juve debba darsi una calmata sul fronte ingaggi. Il brasiliano ogni volta s’è seduto sulla sponda del fiume, ma non ha pianto. Ha sorriso, piuttosto, perché lui ha il sangue juventino e non ha mai avuto dubbi sulla sua permanenza. Ma oggi è un altro giorno. E forse neanche il tifoso più ottimista in circolazione può immaginare quanto sia fondamentale il ritorno del numero 12 per tornare a regalare un sorriso ad Andrea Pirlo.

La Juve non è mai stata così ronaldiana. E Ronaldo non è mai stato così al centro dell’area, del gioco e del gol. Il paradosso è che Pirlo sta esaltando CR7 — arrivato in bianconero per un tocco “madridista” fin qui non del tutto realizzato — ma non ha ancora trovato la chiave per esaltare la Juve che gli gira attorno, se si esclude Morata. Con tre grandi attaccanti, e Dybala miglior giocatore del 2019-20, sarebbe ben misera soddisfazione godersi un Ronaldo super e basta. Tre attaccanti L’esperimento tridente prima o poi andrà fatto, perché l’idea originaria era schierare CR7, Dybala e… Dzeko assieme.

I tre attaccanti tutti in campo. Pirlo però in conferenza stampa ha spiegato che non li proverà stasera, almeno non dall’inizio, perché «Alvaro sarà squalificato nel derby e Paulo deve riposarsi per sabato». Però a partita in corso potrebbe anche accadere. Non è vero che Juve-Dinamo conta poco: al momento del sorteggio essere primo secondi farà una bella differenza, visto come stanno andando gli altri gruppi. CR7? No, CR9! Le cifre non sono indispensabili ma aiutano. Si percepisce a occhio nudo che con Ronaldo (che ha vinto la 18esima edizione del Golden Foot) la Juve di Pirlo è tutt’altra cosa. “Costretto” dal nuovo sistema tattico ad accentrarsi, il portoghese non sciupa tempo ed energie in zone non cruciali, arriva più concentrato al momento del tiro, soprattutto sembra meno egoista che in passato. Non assistiamo più a quei “finti” dribbling sulla fascia, oppure alla serie di tiri da fuori supponenti e inevitabilmente respinti dalla difese schierate. No, Ronaldo tira meno e tira meglio. Siamo già a 8 gol in 7 partite. Se poi servisse il conforto delle statistiche, eccolo. In questa Juve, CR7 tocca il 27% dei suoi palloni nei venti metri finali, e raggiunge quasi il 50% allungando il raggio d’azione di un’altra decina di metri.

Sempre in posizione centrale, da “9” qual è ormai diventato. Sarri aveva provato a spostarlo, ma in area CR7 andava poco lo stesso (20 per cento), mentre nei 30 metri girava un po’ più che con Allegri (44 per cento dei tocchi contro il 42). Due Juve diverse Ma c’è un altro dato ancora più significativo. Per la prima volta ci sono davvero due Juve: una con Ronaldo, una senza. Con Allegri e Sarri s’era avuta questa percezione ma soltanto in Champions dove il portoghese accentrava tutto il gioco (e le conclusioni a rete).Peròlo score finale era molto diverso. Con Allegri, 1,7 gol a partita con CR7 e 1,6 senza; 2,3 punti a partita “con” e 1,9 “senza”.CR7uno come tanti? Peggio con Sarri che addirittura, senza Ronaldo, aveva migliori medie punti e gol. Incredibile ma vero. Due turni a Morata Al rendimento di Ronaldo contribuisce una gestione più attenta delle energie (ma la panchina meglio tenerla in considerazione…) e l’intesa ideale con Morata che gli gira attorno, gli offre profondità, gli sottrae marcatori ed è un campione di altruismo nelle zone calde. Lo spagnolo però salterà le prossime due gare di campionato per squalifica «per avere rivolto al direttore di gara un’espressione irriguardosa».

La Juve sperava in un solo turno di stop e ha già fatto sapere che presenterà ricorso, ritenendo eccessiva la sanzione. Pirlo dovrà trovare il modo di far rendere al meglio CR7 anche con Dybala, che sarà il partner nel derby e con il Genoa. «Paulo gioca vicino all’attaccante — ha spiegato il tecnico —, ma è nella sua indole abbassarsi per toccare più palloni senza avere l’uomo alle spalle. Io gli ripeto tutti i giorni che deve muoversi in certi spazi ed essere libero di trovare la giocata vincente. Quando viene al di là del centrocampo deve giocare facile e non perdersi per portare palla altrimenti si stanca, invece deve essere lucido nel muoversi vicino alla punta, per esaltare le sue qualità». Il tridente Sarebbe interessante però capire come Pirlo vede i tre assieme: più che tridente, che riproporrebbe il Ronaldo “largo”, sarebbe interessante un “1-2” con Dybala libero di muoversi da trequartista, come gli piace (troppo), tanto l’area in quel caso sarebbe piena del “Moraldo”.

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